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- di Michele Bosco

BENITEZ, DE LAURENTIIS E LA "PASSIONE" AZZURRA


È da poco passata la Pasqua ma le dichiarazioni di Benitez nel post partita dell'ultimo turno di campionato hanno di fatto allungato il periodo di passione in casa Napoli.

"Manca la mentalità, manca il carattere. Questa squadra non sembra abituata a lottare per vincere. Lo scorso anno il Napoli è arrivato secondo, ma Roma, Milan e Inter erano lontanissime dalla vetta. Non voglio prendermela con l'arbitro ma mi sembra che ci sia un rigore su Pandev e che il gol dell'Udinese fosse in fuorigioco. Peró di queste cose dovete parlarne voi, non io. Credo che qualcuno debba capire che deve trovare gli stimoli giusti anche in una situazione di classifica in cui magari non è facile trovarne. Anche così si costruisce una mentalità vincente. [...] Non ci sono scaffali in cui c'è scritto «cattiveria», «grinta» oppure «voglia di vincere». Bisogna conquistarla giorno dopo giorno". 


Queste "pare" siano state le parole del tecnico partenopeo dopo la partita con l'Udinese, come riportano le varie testate sportive. Aggiungendo anche un richiamo esplicito e "forte" ad Insigne per un mancato passaggio a Callejon in un'azione che secondo il mister spagnolo avrebbe potuto regalare la seconda rete alla propria squadra.

Per la prima volta, almeno in modo così evidente, Benitez pare non riuscire a mascherare rabbia e tensione dopo l'ennesima delusione degli ultimi tempi.

Scarica responsabilità sulla squadra, sull'arbitro e poi addirittura attacca un proprio giocatore facendo nome e cognome. Infine, cosa forse più grave, scredita il secondo posto della passata stagione. Parla di caratteristiche che non si possono acquistare ai "grandi magazzini" e chiosa sull'argomento mercato con chi gli chiede un parere sulle recenti dichiarazioni del "suo" presidente che parla di un progetto basato sui giovani, che Rafa avrebbe "sposato" e avallato, non chiedendo al proprio mister di vincere subito bensì di costruire nel tempo.


E se proprio De Laurentiis era "esploso" dopo la sconfitta di Parma, che aveva ratificato l'abbandono definitivo all'idea di competere per il secondo posto, anche lo spagnolo inizia a dare i primi segnali di cedimento nel suo classico "aplomb".

Andrebbe capito, però, cosa l'allenatore ci abbia messo di suo se dopo quasi un anno di lavoro scarica sui calciatori la responsabilità di non avere determinate caratteristiche. Soprattutto perché probabilmente è stato scelto proprio per vestirne la squadra nel "cambio di stagione" programmato e tanto pubblicizzato da ADL dopo il periodo di Mazzarri.

Che gli azzurri non abbiano l'abitudine a competere per il vertice pare scontato. Così come questo campionato non sembra essere poi tanto più competitivo rispetto a quello precedente. È netta la sensazione che l'andamento della Roma abbia scombussolato i piani societari e la relativa programmazione della prossima stagione. Come se si fosse dato per scontato che nella peggiore delle ipotesi si sarebbe arrivati comunque secondi garantendosi la certezza dell'introito Champions.


Invece il Napoli arriverà terzo (ormai si può dire) e nell'anno dei mondiali dovrà programmare un'estate rovente tra mercato, gestione dei calciatori impegnati in Brasile, preliminare e, se si metterà in bacheca la Coppa Italia, anche la finale di Supercoppa Italiana. Tutto nell'incertezza sul budget a disposizione legato all'accesso alla fase a gironi della maggiore competizione europea.

Così si spiegherebbe (il condizionale è d'obbligo visto che si prova a dare spiegazione di quanto si osserva dandone interpretazione ma senza avere la presunzione di esser nel giusto) il nervosismo dell'imprenditore romano che aveva puntato sul mister spagnolo per mantenere i livelli raggiunti e, soprattutto, garantirsi un salto di qualità verso l'internazionalizzazione del brand. Quest'ultimo, a sua volta, inizia a mostrarsi insofferente ad alcuni elementi della rosa e alle linee guida della proprietà soprattutto in sede di mercato.


Ma le domande che verrebbe da farsi sono varie, a entrambi. Ci sarebbe da chiedere perché Benitez abbia sempre avallato le scelte di mercato con dichiarazioni accondiscendenti. "Non è facile trovare difensori migliori dei nostri". Ne è ancora sicuro, mister? E, se si, allora la colpa è sua se si continua a prendere tanti goal? Delle due, una. Non si scappa. Perché continua a parlare di "costruzione", di mentalità, in funzione delle quali mai è lecito un cambio di sistema di gioco? Perché gestire l'alternanza dei calciatori come se si avesse tra le mani la rosa di una big europea, quando invece ci sono lacune strutturali che, soprattutto ora in mancanza di coppe, suggerirebbero di puntare su un "undici" più definito per garantirsi maggior compattezza?

Perché, presidente, continua a "rateizzare" nel tempo gli obiettivi e la sbandierata volontà di vincere, smorzando le ambizioni di una piazza che invece si sente pronta e che contribuisce come poche altre all'economia del club con la sua infinita passione? Insomma, De Laurentiis, lei vuol vincere davvero?

 

Ce ne sono e ce ne sarebbero altre ma nessuno, almeno per ora, risponderà. Se non il tempo.

Perchè una cosa è evidente, la "passione" azzurra è appena iniziata...

 

Michele Bosco

@imagoemmebi


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