Interventi a gamba tesa

Le schegge del Porce: bandiere inossidabili e giovani rampanti

1) Sono onesto, pure io da quasi due anni a questa parte lo sto tartassando. Non perché lo consideri un mezzo giocatore o un bombato. Semplicemente perché nelle sue 5 stagioni alla Juventus Sebastian Giovinco ha sprigionato solo a sprazzi il suo talento purissimo. Mi ha impressionato fin dalla prima volta in cui l’ho visto all’opera dal vivo, quel lontano 8 giugno 2006 al Neri di Rimini (Juventus-Fiorentina 2-0, finale campionato Primavera). E francamente 8 anni fa prospettavo un futuro ben più radioso di quanto possa luccicare il presente dopo la perla di ieri contro l’Udinese. Forte tra i deboli (Parma, con tutto il rispetto per la piazza), debole coi forti (Torino, sponda bianconera), ha però avvertito eccessivamente il peso della maglia della vecchia signora. Un vero peccato. Anche in chiave nazionale.

2) Una stagione racchiusa in 90 minuti. Il 4-2 con cui il Napoli ha piegato la Lazio quale manifesto del 2013-’14 partenopeo: la strabordante superiorità di Higuain, salito a quota 17 gol, il genio del folletto Mertens, ma più in generale le folate offensive dei guastatori azzurri. Poi ancora, la rivedibile tenuta difensiva e gli imbarazzi di un centrocampo più funzionale nel costruire che nell’interdire. Denominatore comune: mancanza di equilibrio e continuità. Conclusione: il Napoli è una squadra incompleta per fare il 4-2-3-1, vedremo se De Laurentis in estate completerà il mosaico con 2-3 tessere da piazzare dietro e in mezzo al campo.

3) Sforzandoci di andare oltre al triangolo amoroso Wanda Nara-Maxi Lopez-Mauro Icardi, Sampdoria-Inter 0-4 è stata anche la gara del risorgimento di Samir Handanovic, prodigioso in almeno 4 circostanze. D’accordo, i nerazzurri a Marassi vincono con 4 reti di scarto, ma se giochi con un uomo in più per 70 minuti e il migliore in campo è il tuo portiere, restano da sistemare ancora alcune cosucce. Ciò detto un applauso a mister Mazzarri, che ha finalmente concesso una chance da titolare al gatto nero Kovacic. Sperando sia solo il primo capitolo della saga di Mateo in nerazzurro.  

4) Dall’horror al manga. Torino-Genoa è la classica partitaccia di fine stagione, che in palio mette poco o nulla e dove ognuno dei 22 non vede l’ora di fiondarsi sotto la doccia. Ma dopo 80 minuti di sbadigli e tedio esistenziale, il match si trasforma in un episodio del cartone “Holly e Benji”, nello specifico la sfida tra New Team e Toho. Per la Toho entra in campo Mark “Gila” Lenders, che sblocca subito la contesa. Consapevole che per battere Ed “Perin” Warner serve qualcosa di sensazionale, la coppia d’oro Tom “Immobile” Becker e Oliver “Cerci” Hutton s’inventa allora in due minuti altrettanti capolavori fantasmagorici che fanno esplodere lo stadio. Finale? 2-1 per la New Team e tutti a casa a finire i compiti.

Sport Calcio Seria A: Torino-Genoa

5) Giuro che se la scucchiaiata di Balotelli su calcio da fermo ad ispirare la rovesciata di Mexes era uno schema (http://video.gazzetta.it/milan-catania-1-0/73e62364-c352-11e3-a58d-d701bbddff5e?playlistId=c6e9b630-4de5-11e3-9fdf-747749803d0b, vedere cosa combinano i 2 a 2:10), vado una settimana in Tibet e mi faccio monaco #sepromettopoimantengo.

6) A prescindere da come finirà il campionato, vanno fatte due ovazioni grandi così a Chievo e Bologna. Alle due squadre cioè con la cifra tecnica più esigua di questa serie A, che nonostante tali limiti stanno gettando il cuore oltre l’ostacolo. Il Chievo, dopo il 4-2 al Livorno, si è portato a +5 sulla zona rossa, il Bologna invece, impattato 1-1 il derby col Parma, rimane distante 3 punti dal Sassuolo terzultimo, appaiato a quota 25 col Livorno. Un margine senz’altro risicato, ma provate voi a vincere le partite con Cristaldo, Bianchi, Moscardelli, Acquafresca e Paponi di punta.

7) I soloni del mercato già sentenziano: la Fiorentina deve cedere Cuadrado per fare cassa e rinforzarsi. Al che io mi pongo un paio domande: se per acquistare la prima metà la viola ha speso 6,5 milioni e per rilevarlo definitivamente dall’Udinese Macià dovrà spendere verosimilmente una cifra tra i 9 e i 12 milioni, ha senso rivenderlo anche per una trentina di milioni? Per un ricavo netto attorno ai 15 e senza la possibilità di ammortizzare l’investimento? A mio avviso no. Ma soprattutto: spiegatemi come si fa a rimpiazzare Cuadrado con 15 milioni.

8) Aveva rivelato che quello di domenica, in caso di mancata qualificazione ai play-off, poteva diventare il suo passo d’addio. Ma ad Alessandro Del Piero è bastato fare leva sulla sua classe per prorogare la fine della carriera: due assist nel 2-1 al Perth Glory (sublime il lob ad imbeccare Garcia) e sky blue qualificati alla post season. Quando una spruzzata di talento allunga la vita.

Alessandro Del Piero, Sidney-Perth Glory 2-1 15-4-14

9) Fatelo vedere in tutte le scuole calcio questo epico Liverpool-Manchester City 3-2. Una gara in cui è concentrata l’essenza dello sport. Il culto della memoria per le 96 vittime della strage di Hillsborough nel 1989 da parte di entrambe le tifoserie (da noi invece cori e striscioni beceri inneggianti alla strage di Superga e ai 39 deceduti dell’Heysel), il minuto di religioso silenzio (e non di applausi), l’assordante “You’ll never walk alone” strillato dalla Kop,  l’huddle a fine partita del capitano dei reds Steven Gerrard nonostante le lacrime trattenute a stento (“questa è andata, ora dobbiamo giocare a Norwich con lo stesso spirito. Dobbiamo mantenere la calma e tirare fuori il nostro orgoglio”). In mezzo 97 minuti vibranti ed incerti, un autentico spot per il calcio. La consueta partenza lampo dei ragazzi di Rodgers, scandita dall’1-2 di Sterling e Skrtel. Dopodiché il copione abituale prevede la goleada di Suarez e soci al malcapitato di turno, ma di fronte non c’è un avversario qualunque. E i citizens lo dimostrano malgrado l’infortunio di Yaya Tourè, rimontando al doppio svantaggio grazie alle invenzioni di David Silva e Milner. Ma questa è la giornata del Liverpool. La giornata di Coutinho, il brutto anatroccolo scartato dall’Inter trasformatosi in cigno lungo le rive del Mersey, che firma il definitivo 3-2. Ed ora il cuore pulsante di Anfield, a 360 giri di lancette dal termine del campionato, è primo davanti a tutti.

10) Off topic: Jorge Lorenzo giustifica la sua falsa partenza nel gran premio di Moto Gp ad Austin:“Colpa del fuso orario, ero ancora tarato su quello spagnolo”. #sportellata.

classe ‘90 formatosi a Rimini. Calciofilo per inerzia, volleyballista (inteso come raccontaballe) per passione. Collaboratore al “Corriere di Romagna” dal 2009 al 2014, la Lega Pro da ormai troppo tempo è diventata il suo pane quotidiano. Valentina Arrighetti la sua dea, tradita soltanto per qualche sveltina con Fernando Torres e Earvin Ngapeth. Caporedattore Sportellate.it

2 Responses to “Le schegge del Porce: bandiere inossidabili e giovani rampanti”

  1. Repair BMW Greensboro

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