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- di Raffaele Campo

Ti stimo lo stesso, Fantantonio Cassano.


E' la sera del 18 Dicembre 1999 e allo stadio "San Nicola" di Bari va in scena la partita di campionato tra Bari e Inter. La squadra di casa allenata da mister Eugenio Fascetti vince 2-1 grazie alle reti-capolavoro di due ragazzini, prima di allora totalmente o quasi sconosciuti: Michael Enyinnaya e Antonio Cassano. Il primo si rivelerà un'autentica meteora e presto se ne perderanno le tracce, mentre se dovessimo parlare di Cassano di certo non basterebbe un semplice articolo come questo.


Uomo dalle mille incarnazioni, per molti un personaggio e un idolo più che un giocatore di calcio. Amato e detestato, ormai ho perso il conto di tutti gli articoli che ho letto su questo ragazzo.

Sono da apprezzare la sua sincerità e la sua spontaneità, a volte forse anche troppa. Proprio per quest'ultima caratteristica se lo conoscessi di persona probabilmente farei fatica ad andarci d'accordo, ma lo ritengo  comunque una grande persona. Certo più per la sostanza che per la forma.

Cinque anni fa ho letto la sua autobiografia "Dico tutto", e di quel libro mi è rimasto impresso un episodio molto particolare. Sempre quella stessa sera del 18 Dicembre 1999, data che ha cambiato la vita di Antonio, al suo ritorno si presentà a casa sua quasi tutta Bari Vecchia, per complimentarsi e per portargli qualche regalo. Cassano cacciò via quasi tutti e restò solo con i suoi amici. Voleva festeggiare solo con loro, non anche con persone che quasi non conosceva o che comunque prima di quel gol non l'avevano mai o quasi mai considerato. Fantantonio definisce questo episodio la sua prima "Cassanata", ma è la "Cassanata" che più ho ammirato. Gesto magari poco elegante, ma pieno di significato.

Quest'anno - forse per l' enorme dispiacere di non vederlo più con la maglia della mia amata Inter - lo sto osservando quasi a ogni partita e posso confermare quello che ho sempre pensato di lui dal punto di vista tecnico: Fantantonio non è da grande squadra.

Le sue annate miglioriinfatti sono state due:la prima, con la Sampdoria, in particolare nella stagione 2009/2010 quando giocava in coppia con Pazzini e i blucerchiati centrando la zona Champions , e questa in corso con la maglia del Parma.

Con i ducali, così come accadde a Genova, fa la differenza, segna e regala valanghe di assist. Con lui vicino Amauri, Biabiany e ora Schelotto gongolano. Se il Parma sta stupendo tutti il merito è di Donadoni per l'impronta e per il gioco che ha saputo dare alla squadra ma anche di Cassano. Si è preso la squadra sulle spalle, da vero leader e trascinatore.

L'apice di questa sua grandissima annata è stato proprio questa domenica con la sua doppietta al Milan sotto la Curva Sud, davanti ai tifosi che lo detestano e lo riempiono di fischi per la sua scelta di lasciare i rossoneri per accasarsi ai cugini dell'Inter.


Tuttavia nelle altre squadre dove ha giocato, Nazionale compresa e ad eccezione del Real Madrid dove giocò pochissimo e malissimo, ha fatto vedere molte cose buone e positive, ma non è mai stato così decisivo e spesso non ha retto la pressione.

Non è mai stato un leader se non in squadre provinciali come Sampdoria e Parma. Nei big match raramente ci si è ricordati di lui.  Probabilmente Antonio rende al massimo quando sa di essere imprescindibile, cosa che difficilmente accade in un grande club. Per esempio nel Barcellona di Guardiola gli unici davvero intoccabili erano Puyol, Xavi, Iniesta e Messi.

Il genio di Bari Vecchia in carriera ha vinto pochissimo: una Liga con il Real (nemmeno da lui festeggiata), uno scudetto e una Supercoppa italiana col Milan. Ma gli spetta un primato unico: è il giocatore più forte della storia per una squadra provinciale.

Ti stimo lo stesso, Fantantonio.

 

 

 

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