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- di Gian Marco Porcellini

Luis Suarez, storia di un brutto anatroccolo divenuto cigno.


La metafora del brutto anatroccolo che sboccia in un cigno dall’eleganza regale è spesso inflazionata, eppure per spiegare la metamorfosi di Luis Suarez, lui che in realtà si fa chiamare el conejo (la lepre), risulta azzeccatissima. Da bad boy pseudo razzista assetato di sangue (non è retorica: per info rivolgersi a Bakkal ed Ivanovic), a top scorer di tutti i principali campionati europei: nel giro di pochi mesi l’attaccante del Liverpool ha rovesciato nomea e carriera a suon di gol e prestazioni mostruose. Grazie alle quali il popolo di Anfield Road ora sogna quel titolo che in Premier League non tocca con mano dal lontano 1990.


Vado? No resto. Ripensando all’estate da separato in casa della punta uruguagia, neanche il più inguaribile degli ottimisti tra i supporters del Merseyside (sponda red naturalmente) si sarebbe potuto augurare un 2013-’14 così spumeggiante. E un Suarez così travolgente. La panacea di tutti i mali ovviamente sono le 10 giornate di stop inflittegli dalla federcalcio britannica per aver “azzannato” il braccio di Ivanovic (21 aprile 2013, Liverpool-Chelsea 2-2), la terza maxi squalifica nel suo curriculum, dopo il morso al collo di Bakkal del Psv nel 2010 costatogli 7 turni, e gli insulti razzisti ad Evra del Manchester United nel 2011 (8). Prodezze da ragazzaccio incorreggibile secondo i più, mal sopportato dalla maggioranza dei tifosi d’Oltremanica, malgrado in patria spopoli per via di un divertente spot pubblicitario in cui fa dell’autoironia circa i suoi eccessi sul terreno di gioco (https://www.youtube.com/watch?v=mPn2np3Y0zU). Complice questo sentimento diffuso, e forte di una clausola rescissoria da 40 milioni di sterline nel caso di mancato accesso alla Champions League, preme per essere ceduto. L’Arsenal lo vuole a tutti i costi, tant’è che arriva ad offrire la suddetta cifra più una sterlina, ma il presidente dei reds John W Henry, oltre a specificare che quella postilla contrattuale in realtà fissava il paletto da cui intavolare un eventuale trasferimento, sbeffeggia Wenger twittando: “Cosa pensate stiano fumando lì all’Emirates?”. L’entourage del cannoniere minaccia di impugnare le vie legali, per contro il club lo mette fuori rosa. La frattura sembra insanabile. Sembra, perché grazie al capolavoro diplomatico di coach Rodgers e capitan Gerrard nella prima decade di agosto, il numero 7 viene convinto a tornare sui suoi passi e restare. È l’inizio di una nuova vita.

Luis Suarez, Liverpool 13-14

Golden year. 29 settembre 2013: Sunderland-Liverpool, debutto stagionale. Alla faccia dei 5 mesi suonati lontano dai campi, il sudamericano inaugura il nuovo corso con una doppietta. È solo il primo capitolo di un libro scandito da gol a raffica. In men che non si dica infatti conquista la vetta della classifica marcatori. E pensare che il suo campionato è scattato soltanto alla 6a giornata. Vola el pistolero, altro soprannome figlio delle sue esultanze, vola il Liverpool, rientrato finalmente nell’élite del calcio inglese grazie alla “S&S”, il tandem Suarez-Sturridge, presto divenuto lo spauracchio di tutte le difese del torneo. 49 centri in due in Premier, di cui 29 ad opera dell’uruguagio in appena 27 partite. Meglio di Messi, Ronaldo, Diego Costa ed Ibrahimovic. Passando in rassegna le sue marcature, emerge clamorosamente la sua poliedricità: dalle reti di rapina ai bolidi da fuori area, dalla maestria nel gioco aereo come nelle serpentine palla al piede, destro a giro e destro secco, punizione e “dai e vai” in campo aperto, da cui trasuda la sua straordinaria intelligenza nell’attaccare la profondità. Manca solo una voce nel suo campionario, i rigori. Ma si sa, quelli sono monopolio di Gerrard.

Tecnica ed ignoranza. Il ciclone Suarez però sa andare oltre il gol. Perché è sì un primo violino sublime, ma alle 29 perle va aggiunto il primato pure nella graduatoria degli assist, ben 11. In più è il secondo per numero di occasioni create in Premier (75), preceduto soltanto da Hazard (87). L’ex Ajax canta e porta la croce. Cecchino dal killer instinct micidiale, ma anche uomo squadra eccezionale, in grado di aprire gli spazi, difendere e far rifiatare la squadra. Uno dei segreti della banda di Rodgers sta effettivamente nel pressing alto dei suoi avanti che spesso si traducono in ripartenze corte. El conejo è il primo a sacrificarsi in fase di non possesso, aggredendo come uno squalo l’avversario in uscita. Il meglio di sé naturalmente lo offre quando il pallone tra i piedi ce l’hanno i suoi compagni. Nell’attuale 4-3-1-2, che per buona parte della stagione è stato un ibrido tra il 4-2-3-1 ed il 4-3-3, il 7 parte da punta centrale, salvo poi allargarsi ora a destra, ora a sinistra, per favore gli inserimenti di Sterling e Sturridge. Se poi gli spazi negli ultimi 20 metri si intasano, non ha problemi ad arretrare il proprio raggio d’azione per ricevere palla nei piedi e provare a sbrogliare la matassa in prima persona.

Luis Suarez, Daniel Sturridge, Liverpool-v-Fulham-Premier-League-2013-14

Good boy? E l’attaccabrighe che collezionava cartellini e squalifiche a pioggia dov’è finito? A dispetto delle 22 ammonizioni accumulate nel biennio precedente, quest’anno si è fermato a quota 4, sgarrando soltanto il 18 gennaio con l’Aston Villa, quando ha inscenato una simulazione che gli ha fruttato un rigore. L’eccezione che conferma la regola. Perché a parte questo episodio, il suo autocontrollo è divenuto pressoché impeccabile. In barba a quegli arbitri che talvolta assecondano falli e provocazioni dei difensori rivali. Bazzecole se ti chiami Luis Suarez e hai deciso che non era più il caso di scialacquare l’immenso talento regalatogli dagli dei del pallone. A cui i tifosi della Kop hanno intonato un coro sulle note di “I just can’t get enough” dei Depeche Mode (https://www.youtube.com/watch?v=c0ewYsYS80o). “Non riesco proprio ad averne abbastanza” cantano .

E come dargli torto.

 

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