Interventi a gamba tesa

La tempesta dopo la quiete dopo la tempesta.


Essere realisti.
Buona parte delle volte vieni scambiato per un pessimista cronico ed è una sorta di condanna.
Non son passate che una manciata di ore dalla vittoria (convincente come raramente questa stagione) contro la Fiorentina che subito il tuo cervello non può esimersi dal tornare a ragionare sulla situazione tragicomica in cui versa la società.
E direte, va beh, sai quante volte succede che ci sia caos a livello dirigenziale? Quante volte vi son state diverse correnti di pensiero che volevano indirizzare l’andamento di una società a loro piacimento (e a loro comodo)? Mi direte, è una cosa che accade dai tempi in cui Roma era composta da otto capanne in croce e Romolo stava ancora pensando come far fuori Remo.

Mi direte tutto ciò, e io vi risponderò che invece siamo dinnanzi ad un conflitto in cui il Dr. Freud ci avrebbe sguazzato come Mexes nell’olio solare al cocco. Perché qui, il conflitto è così profondo che si radica all’interno di ogni singolo milanista, che quindi vive una sorta di schizofrenia galoppante sul da farsi.
Il discorso, pur avendo più sfaccettature che Balotelli tagli di capelli improponibili, è in realtà molto semplice.

Galliani o non Galliani?

E dinnanzi a questo amletico dubbio il tifoso rossonero si strugge, perché vive combattuto tra ciò che fu, ciò che è e ciò che potrebbe essere.
È come se il milanista si trovi a essere a metà tra un Gollum (più bello, spero) e un Tyler Durden (più brutto, temo) e questo discorso è confermato dalla rete dove il rossonero medio sembra maggiormente bipolare di un adolescente in preda ad ormoni impazziti.

Detto ciò, io questo discorso, lo sintetizzo così.

Galliani ha creato il Milan Berlusconiano che vinse tutto lo scibile umano. Galliani però ha costruito il Milan con due fondamentali elementi che sono strettamente collegati:
– caterve di denari dell’allora Sua Emittenza
– una fitta rete di contatti che farebbe impallidire Lord Varys (se non avete letto/visto Games of Thrones redimetevi n.d.a.).

Mancata una, è crollata l’altra.
Una sorta di Schema Ponzi che ha per oggetto non i soldi degli investitori ma i sentimenti e gli umori dei tifosi (oltre ai soldi dell’ormai invisibile azionista di maggioranza, ma quello è un dettaglio)

Perché il problema è quello.
Così, non va.

E quando si è vociferato di cambiare, di far sì che vi sia una struttura societaria moderna, che sopperisca la poca disponibilità economica con la conoscenza dei giocatori, con lo scouting, con un modo totalmente differente di far calcio, pare che Galliani e la cricca di stampa a suo favore (e che evidentemente ne trae benefici) sia passata al contrattacco.
Hanno deciso di attaccare il bersaglio più semplice, il nuovo allenatore che, da realista qual è (vedi sopra), pare abbia sentenziato di essersi ritrovato una rosa del tutto insufficiente. Che, detto tra noi, non è che ci volesse un genio a capirlo.

E quindi sotto con il massacro. Immagino i problemi per i suddetti operatori del settore nel titolare dopo la vittoria di Firenze; hanno dovuto in fretta e furia smontare il patibolo e far rientrare alla base la forca.

E non ci sarebbero problemi se il pensiero rossonero si fermasse qui.
Fuori Galliani e via con l’anno zero (l’ennesimo).

Ma.

Dopo che tutti questi pensieri ti hanno dato l’illusione di aver finalmente trovato un filone di pensiero lineare e coerente, ecco che monta la schizofrenia.

Galliani è stato il volto e il parafulmine del Milan per quasi un trentennio.
È un dirigente scafato che in sede di trattativa è formidabile..non esprimo un pensiero mio personale, mi rifaccio agli oggettivi colpacci fatti in sede di mercato, siano questi portati a termine, siano questi sfumati per colpa di una sbarbatella e del suo fidanzatino brasiliano.
È oggettivo, Galliani è rispettato e riconosciuto worldwide come un numero uno e un dirigente “amico” (“in agosto hanno aperto la sede del Real Madrid solo e unicamente per me”).

Poi però pensi di nuovo a tutte le manfrine insopportabili del club più titolato, del quantitativamente ultracompetitivi, del siamo a posto così e non vedresti l’ora di assistere al cambiamento di rotta (il #cambiaverso va molto di moda).

Ma non finisce lì, perché è un attimo che pensi a quanto potrebbe dare alla causa comune se solo fosse meno accentratore e più disponibile a far spazio ad una nuova struttura manageriale.

Poi pensi a tutte le voci che girano, di commissioni intascate, di favori di qua e di là, di creste e affini e ti monta una rabbia che vorresti utilizzare le cravatte gialle in una maniera vagamente più cruda.

Non se ne esce più.
Combattuti fino in fondo.
Invidiando quei tifosi che si son fatti la loro idea ben definita e son quasi diventati integralisti chi di una parte chi dell’altra.

Io non ci riesco, se avete idea di come aiutarmi, non tiratevi indietro, ogni consiglio è ben accetto.


 

Milanese, classe 87 e milanista. Non credo in nulla che non sia uscito dai piedi di Cantona o Le Tissier. Mi disimpegno come praticante avvocato nel tempo libero. Detesto chi considera il tifoso un accessorio o il male del calcio. Considero Argentina e Balcani i veri genitori del calcio come dico io. La vita è da affrontare con la Garra giusta.