Interventi a gamba tesa

Sì al comunismo del pallone


Il mio collega e sicuramente appassionato quanto se non più di me di calcio, Jacopo Landi, ha scritto un articolo a dir poco spettacoloso ed emozionante riguardo a questo sport. Ed è proprio per via della sua bellezza che quell’articolo merita una risposta da chi la pensa diversamente.


Questa decade non è stata dominata ne dal presunto barcelonismo ne tantomeno dal presunto guardiolismo. E’ stata dominata da chi ha fatto le cose per bene. E’ vero il calcio è Ronaldo Ô Fenomeno, è Cristiano Ronaldo, è George Best ed è anche Van Basten. Il calcio non è Mourinho ma è Guardiola. Tutto l’odio che si prova verso quest’uomo non può essere dato da nulla se non dall’invidia. Invidia verso una persona che è riuscita a far giocare bene dei fenomeni, cosa molto più difficile del far giocare in maniera armonica giocatori scarsi. Il calcio per me è l’estro di Del Piero ma è anche il 4-3-3 di Zeman, il 4-1-4-1 del “Pep”, ed il 4-2-3-1 di Klopp. Il calcio è la Roma di Spalletti con trequartista Simone Perrotta e terzino Max Tonetto.


 


 

Il calcio è Messi. Il calcio non è la Juve di Capello ma è quella di Conte. Il calcio non deve essere solo l’esaltazione del fenomeno ma deve essere la sua normalizzazione a favore di un sistema che comprende calciatori che non sono del suo livello ma che vengono rafforzati dal sistema stesso. Senza il comunismo del pallone Sergio Busquest non avrebbe mai avuto la carriera che ha, Philip Lahm non avrebbe mai fatto il mediano e Javi Martinèz non sarebbe mai stato acquistato dal Bayern per 40 milioni. Senza il comunismo del pallone oggi non avremmo mai avuto il Borussia, e di conseguenza la sua curva. Se Immobile, Insigne e Verratti non avessero mai giocato in quel magnifico 4-3-3 oggi starebbero a marcire in qualche campo di B o di Lega Pro. Il calcio è organizzazione, una cosa che darà i mezzi per battere i più forti. Il fato poi è proprio quell’essenza che non dovrebbe premiare i più bravi ma i più meritevoli. La seminafinale Barcellona-Chelsea era giocata da due squadre una brava e una un po’ meno. Ma grazie al fato hanno vinto coloro che avevano carattere e che grazie ad una scelta di gioco, condivisibile o meno, ovviamente, hanno raggiunto il loro obiettivo e con merito. Il calcio è l’Athelic Bilbao del suo ex allenatore Bielsa e non l’Atletico Madrid dei due Dieghi, Simeone e Costa. Il calcio è sì Balotelli, è sì George Best; ma ciò che amiamo di loro sono i piedi, non il carattere. Cristiano Ronaldo, Ronaldo e anche il nostro amato Baggio, non sarebbero ciò che sono ora se non avessero giocato in delle squadre, che, attraverso il gioco, esaltassero le loro caratteristiche.



Il calcio è, e sottolineo è, il calcio totale dell’Olanda, nazione che dobbiamo infinitamente ringraziare per averci donato giocatori del nome di Van Basten, Gullit e Frank Rijkaard; ma anche per Stootman e Mertens, come direbbe il maestro Arrigo: giocatori a tutto campo e a tutto tempo. Giocatori quest’ultimi che non sarebbero mai esistiti senza l’esistenza di quel calcio totale tanto odiato. Il calcio è fatto di Pogba, ma anche di Giaccherini, di Llorente ma anche del prestito di 6 mesi di Borriello. Il calcio è la nazionale di Prandelli e non quella di Lippi. Il calcio è il Celta Vigo di Luis Enrique che in Spagna sorprende tutti e che qui in Italia è stato preso in giro. Il calcio è Manuel Pellegrini che fa giocare divinamente tutte le sue squadre. Il calcio è il derby della lanterna. E’ il Sassuolo di Di Francesco e non di Malesani. E’ la Roma di Zeman e non quella di Ranieri. E’ la vittoria dei deboli contro i forti. Degli scarsi contro i fenomeni. E’ la vittoria del gruppo contro gli individualisti. E fatemelo dire: di Guardiola contro Mourinho. Ed è la vittoria del  fatto che tanti giocatori bravi possano anche giocare bene, vedi Barça e Bayern di Monaco. Il calcio non è un orchestra dove ognuno suona ciò che vuole ma in cui tutti suonano lo stesso spartito esaltando di conseguenza le proprie abilità. Il comunismo del pallone è cio che ti fa credere che tutto sia possibile. Che anche tu che stai leggendo quest’articolo possa giocare assieme a dei fenomeni perché c’è un sistema che te lo consente.


 


 

Il prato verde è uno dei pochi luoghi sulla terra in cui etnia, religione e colore della pelle non contano veramente nulla. E’ come al solito devono vincere i più forti? No. Non è giusto. Sarebbe troppo facile e prevedibile. Lasciamo, almeno, nel calcio la speranza che tutto davvero possa succedere. Penso che nella vita si debba difendere sempre le proprie idee ma che nello stesso momento si debba essere contro qualsiasi forma di estremismo. Ma se il comunismo del pallone è cio che a me piace. E’ giusto essere comunisti del pallone.

Mi chiamo Marwan e sono nato a Roma. Studio al quinto anno dell’istituto tecnico commerciale e sono da sempre amante di due cose: sport e giornalismo, specie quello radiofonico. Lo sport che amo è il calcio. Quello che pratico è il nuoto ma seguo anche il basket, ovviamente quello NBA, e ultimamente mi sto interessando di NFL. Il resto è storia. Se vi va seguitemi su Twitter: @capemarwan