Interventi a gamba tesa

No al comunismo del pallone


Il calcio è estro, fantasia, improbabilità che sfanculano le probabilità entrando in maniera prorompente su un rettangolo di erba. Il calcio è ego, è essere stronzi nei confronti della mediocrità. Il calcio è tanta inconoscibilità, molto fato ma pochissimo caso.


 

Questo preambolo vuole presentare l’argomento del pezzo ovvero “il comunismo del pallone” sottolineando, sinteticamente, da che parte noi si stia, ovvero, da quella opposta.

Il calcio di questi ultimi anni è stato segnato da due fattori:

1)      il barcelonismo

2)       il guardiolismo.

Per quanto simili, questi stili di gioco (o modi di intendere il calcio), non sono propriamente identici.

Il barcelonismo si basa su uno stile di gioco tale, di tale levatura, da rendere sempre meno rilevanti gli interpreti che lo mettono in pratica e quindi, sostanzialmente, elevando moduli e tattica sul fattore umano (diciamo un’Olanda del calcio totale 2.0).

Il guardiolismo si issa su questo concetto migliorandolo e cercando di renderlo esteticamente accettabile, se non gradevole, facendo crollare quanto più possibile il fattore di rischio portato dagli avversari.

Il Barcellona di Rijkaard, infatti, non aveva lo stesso stile di gioco di quello di Guardiola (puntava sulla qualità dei propri interpreti: Ronaldinho-Eto’o-Deco), che invece si basava su una fitta rete di passaggi atti a tramortire psicologicamente l’avversario, logorandolo a livello mentale e di ritmo di gioco, per poi tramutare il tutto in fulmine azioni verticali che solitamente si concludevano col passaggio dell’ala o del terzino sganciato in mezzo all’area per il tap-in della punta o del finto centravanti. Su questa intelaiatura di gioco hanno innestato Messi e così facendo sono giunti al proprio obiettivo. Il Bayern Monaco attuale, ha invece snaturato alcuni suoi interpreti in funzione di un’idea di gioco ma non avendo Messi ha puntato tutto sulla propria mediana e sull’estro dei laterali di metà campo (in realtà dei trequartisti adattati) Ribery e Robben, in grado sempre di rompere l’inerzia della partita.

In sostanza però, amici miei, l’idea che queste squadre (e questo modo di  intendere il calcio) portano avanti non è nè più nè meno quella di una mera proprietà commutativacambiando l’ordine degli addendi il risultato dell’operazione non cambia”; se non fosse che il risultato cambia eccome invece, perché il calcio, ribadiamolo, ha molto a che fare col fato ma pochissimo col caso. Il calcio è convinzione nei propri mezzi portata all’esasperazione più totale dell’ego. Il calcio è mentalità, concentrazione, fantasia ed estro. Per questo Messi non potrà mai allacciare gli scarpini a Maradona, nonostante i 574 palloni d’oro che questi incompetenti burocrati vorranno consegnargli. Per questo Messi senza Xavi e Iniesta ma con un’Argentina molto più forte di quella dell’86 in Messico combina poco o nulla, perché difetta in forza mentale, in ego e in spirito, carattere fondamentalmente.


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Per questo, per quanto il Barcellona o la Spagna o il Bayern possano vincere, il loro modo di giocare non sarà mai quello vincente, perché il calcio è dare la palla all’uomo più forte, sentirsi tranquilli e in pace con se stessi quando gliela si consegna e lasciare che lui faccia le proprie magie. Il calcio sono geometrie e corse e triangolazioni. Passaggi filtranti e finte. Il calcio è tecnica e dinamismo non un pallone che rotola o meno su un rettangolo a seconda che questo stesso sia stato bagnato o meno. Il calcio non è democratico, non è comunista. Il calcio è fantasia e la fantasia non si inventa ma esce. Per questo il calcio non sarà mai l’Olanda del calcio totale (non è vero che non abbia vinto per sfortuna, è stato un chiaro segnale) ma sarà semrpe Crujif. Per questo il calcio sarà sempre Cristiano Ronaldo e il Real Madrid o Berlusconi che dinnanzi all’ultimatum imposto da Sacchi tra lui e Van Basten, Berlusconi l’ha fatto accomodare sulla panchina della nazionale (che poi in finale non ci arriva per il suo estremismo tattico ma semplicemente perché aveva Gesù Baresi in difesa e Baggio che aveva deciso di giocare a pallone davanti). Il calcio è George Best e, a un livello poco inferiore, Ibrahimovic. Il calcio è sicuramente Cantona e Gascoigne. Il calcio è Platini che si alza la palla col tacco e la mette sotto l’incrocio accarezzandola di punta o sempre lo stesso Platini che con lo sguardo di chi la sa lunga si sdraia in mezzo al campo. Il calcio è il fattore umano e tentare di eliminare questo fattore o di standardizzarlo è, come in tutte le cose della vita, una stronzata, perché le nostre diversità devono essere la base su cui costruire l’unità di un collettivo, nella vita come nello sport.

Signori, il calcio è Ronaldo in finale con la Lazio. Van Basten contro il Goteborg. Il calcio è Cristiano Ronaldo che è il più forte di tutti quelli di oggi: completo, forte, prorompente, fantasioso. Un cecchino di carattere che fa sempre la differenza giocando in una squadra meno forte del Barcellona. Cristiano Ronaldo entra in campo sapendo che vincerà, è una sentenza, un condanna per il prossimo (e involontariamente mai sintesi fu più azzeccata di quella di Blatter col comandante dell’esercito).

Il Calcio è il Real Madrid che vince non tanto per la sua storia quanto per la sua filosofia “El Madrid no juega, emociona” (Il Madrid non gioca, emoziona) poche parole che spiegano una filosofia. Prendi i migliori, dagli una biglia e stai zitto. Poi magari diventi come Del Bosque. L’allenatore influisce sull’affiatamento e sul carattere dei giocatori e del gruppo, specialmente quando quel gruppo non è il più forte, ma al di fuori di questo, chi allena deve solo cercare di non fare danni.

Il calcio è emozione. Non comunismo, non spersonalizzazione. Date la palla ai migliori, punto, basta, tutto qui.

Fine delle trasmissioni. Per ora.


 

Jacopo Landi, sangue misto nato nell'aprile del 1988 in quel di Milano ma in realtà appartenente (in parti uguali), per origini, a: Emilia Romagna, Toscana, Valle d'Aosta, Lazio, Abruzzo ed India. Lavora un po' in tutti i settori possibili, tranne quello del narcotraffico. Matura esperienza come giornalista, prima cinematografico e poi sportivo presso il giornale on-line Italia Post, il sito calciomercato.com e le collaborazioni coi giornalisti Fabrizio Biasin e Alfredo Pedullà. Ha inoltre collaborato con la compagnia teatrale "I Birbanti" e firmato un corto personale "Una birra al bar" tratto da una novella del buon (e sacrosanto) Bukowski. Dal 2013 collabora prima con la Nella Longari arte, poi con la M77 Gallery e infine con la Renata Fabbri Arte contemporanea; prima di tornare nel mondo della produzione in qualità di sceneggiatore. Non potrebbe vivere senza filosofia, donne, cinema, whisky e buona musica. Collabora con Sportellate perché dopo il video di Corona sul "pene" di Adriano non riteneva di poter essere da meno.

2 Responses to “No al comunismo del pallone”

  1. Chico, CA Real Estate

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