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- di Andrea Ugolini

Milan, sconfitta che fortifica


C'era tanta curiosità intorno all'esordio europeo di Clarence Seedorf e del suo nuovo Milan.
Le aspettative non erano altissime visto che la squadra rossonera era data per spacciata da mesi.
Moltissimi addetti ai lavori e tifosi erano realmente convinti che il Milan avrebbe "perso male", facendo brutta figura, dimostrando una nettissima inferiorità.
E invece, ancora una volta, i detrattori del Vecchio Diavolo sono rimasti di stucco.
La sorpresa purtroppo non è rappresentata dal risultato ma dalla prestazione che ha visto sugli scudi vari componenti della squadra rossonera. I nuovi Taarabt e Rami hanno confermato l'ottimo periodo di forma, Balotelli ha fatto una grandissima partita da centroavanti vero, Kakà e Poli sono stati i più pericolosi e brillanti, anche se, la palma di migliore in campo spetta a Nigel De Jong.
Lo 0-1 finale non racconta la verità: quell' uno sul tabellino rappresenta l'unico tiro in porta dell'Atletico (al minuto 82), mentre il Milan nel primo tempo ha giocato una grande partita, costruendo palle gol importanti, mettendo in difficoltà i Colchoneros.
Ma, si sa, "il calcio è strano (Beppe)."

 

Il Milan ha perso in casa, ma lo ha fatto giocando alla pari contro una squadra in grande forma, con la migliore difesa della Champions, che sta tenendo testa a Barca e Real in Liga.
Nel primo tempo la squadra di Seedorf trascinata da capitan Kakà è stata nettamente superiore (a detta di tutte le persone in buonafede) all'Atleti, sul piano del ritmo e soprattutto sul piano del gioco costringendo la banda Simeone a giocare come giocava il suo allenatore, picchiando chi è più forte. Vedere, ad esempio, l'entrata criminale di Insua su De Sciglio che ha costretto Seedorf alla sostituzione nel primo tempo del giovane terzino, oppure il fallo da rigore su Poli.
Nella ripresa i rossoneri sono calati dal punto di vista fisico e sono venuti a mancare smalto, velocità e brillantezza nella manovra ma, nonostante ciò, i rischi difensivi sono stati ridotti al minimo.
L'Atletico, dal canto suo, ha rispettato il canovaccio tattico anche nella ripresa, continuando a menare come se non ci fosse un domani (uno dei tanti falli porterà alla sostituzione del pluribersagliato -ma va?- Balotelli per un infortunio alla spalla). La solita sbavatura su palla inattiva ha fatto il resto. Implacabile Diego Costa che ha buttato dentro l'unica palla a lui disponibile in tutta la partita. Non è un caso che tra i colpevoli rossoneri ci siano i due terzini di serata, Abate (entrato al posto di De Sciglio) ed Emanuelson, peggiori in campo. Per distacco. Infinito. Anche Abbiati e Rami (migliore dei rossoneri fin li) non sono esenti da colpe. Insomma 0-1 e ci si vede al Calderon fra un mesetto.

 

Ma con quale spirito il Milan andrà a giocare la partita di ritorno?
Quante e quali aspettative devono avere tifosi e giocatori?
Il Milan è spacciato?
Le risposte, forse, stanno nelle dichiarazioni dei protagonisti dopo la partita.
Giocatori, allenatore e dirigenti della squadra spagnola si sono affrettati nel dire che al ritorno dovranno stare attenti, perchè il Milan è una squadra temibile.
Parole di circostanza o parole di chi sa di averla immeritatamente scampata dopo un forte spavento?
Clarence Seedorf , contentissimo della prova dei suoi e con molte certezze in più, rispondendo a una domanda su come sia l'ambiente al Calderon dato che avendoci giocato lo conosce bene, ha risposto con una frase eloquente, un urlo di battaglia:
"...è vero, io conosco il Calderon. Ma il Calderon conosce me."
L'impressione è che nell'ambiente rossonero ci siano ottimismo e consapevolezza di poter fare bene.
La prestazione disputata mercoledi sera sembra essere stata un' iniezione di fiducia per il futuro di questo gruppo, anche se ad oggi l'impresa sembra impossibile. Domenica, a Marassi, si avranno i primi segnali sull'effetto che questa partita ha lasciato ai rossoneri, che sia negativo o positivo.

 

Il Barack Obama rossonero, che dalle frasi in mix zone è parso già molto carico e smanioso in vista del ritorno, ha tre settimane per motivare i suoi, affinare la strategia (già ottima quella di mercoledi) e preparare sul piano psicologico ed emotivo i ragazzi.
Deve fare venire ai suoi giocatori gli occhi della tigre.
Quelli che aveva lui nelle notti di Champions.
Quando nessuna impresa era impossibile.


 

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