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- di Jacopo Landi

El futbol no es un deporte, no es un juego, es simplemente emoción


Che cos’è “il gioco del pallone” El Futbol?

Al di là di due lord inglesi che, tra un brandy e un tramezzino, hanno inventato questo gioco meraviglioso, di una semplicità spiazzante, cosa diavolo mi rappresenta il gioco del pallone ?

Per alcuni solo 22 uomini che si ammazzano di botte e ogni tanto si ammazzano di botte infierendo sull’avversario anche con un pallone. Questo prende il nome di: calcio medievale.

Per altri è un gioco dove 22 uomini inseguono un pallone al quale devono far varcare la linea di porta avversaria. Questo è: un gioco di pallone.

Per altri ancora è il danzare su un prato con una palla tra i piedi e questo, unito a due braccia aperte, si chiama Brasile.

Per molti altri è correre a caso finchè qualcuno non sbaglia qualcosa e “io speriamo che me la cavo” con l’interessante variante del “io speriamo che se il pallone mi arriva tra i piedi ci saprei fare qualcosa di buono”. (la grammatica è volutamente sbagliata)

Ci sono quelli per cui il gioco del pallone è un gioco di “sciabolate e azioni importanti, diagonali triangolari, esagoni trapezoidali e teste di minchia rotondissime e molto rosee”.

E poi ci sono quelli che colgono l’essenza della fantasia applicata all’estetica, spazzata dal vento tra i capelli, evidenziata del verde scintillante di un prato lussureggiante e dall’emozione pulsante di una serie di persone che ti gridano:“Corri, cazzo, corri, non fermarti e facci un gol”. Questo signori, ovvero la fantasia nel suo aspetto più ludico, estetico e rivoluzionario (socialmente parlando): è il gioco del calcio.

Il calcio è, tra le altre cose, nascere poco più bassi di un metro e settanta e vincere un mondiale praticamente da soli con al massimo una mano da parte di Dio.

Il calcio è sfuggire alla poliomelite, tenersi come ricordo una gamba più lunga dell’altra e usare questa per diventare l’ala più forte della storia del calcio (per altro, Garricha, sì proprio lui, era solito scendere in campo dopo essersi composto artigianalmente un liquore brasiliano che era formato a sua volte da altri due liquori. Ecco, lui li miscelava, ne beveva un litro e poi faceva quello che tutto il mondo conosce). Garrincha ha dimostrato la palese superiorità del talento ubriacante. Se n’è andato a 50 ? Non ne basteranno 500 per dimenticarlo.

Il calcio è dire addio al calcio stesso a 30 anni, dopo tre palloni d’oro, dicendo: “La notizia è corta: semplicemente ho deciso di smettere di fare il calciatore” che suona un po’ come: “Please bitches”, che suona a sua volta un po’ come presentarsi con un whisky a 34 anni dal Signore e dirgli: “Sono durato un anno in più senza impegnarmi, come la mettiamo vecchio mio ?”

Il calcio è giocare in difesa, perdere un Mondiale per un rigore infausto e piangere e chiedere scusa. Chiamarsi Franco che è comune e aggiungerci un Baresi che hai, con anni di onorata carriera, innalzato a leggenda.

Il calcio è presentarsi regolarmente sbronzo in campo, dire “Pelè good, Maradona better, George Best” e andartene a 60 anni per il conto che il tuo vizio ti serve rimanendo a imperitura memoria il numero sette del Manchester United.

Il calcio, signori e signore, in sostanza, è formato da storie che si miscelano all’emozione. Il calcio è la possibilità oltre il ragionevole dubbio. Il calcio è il poter cambiare il proprio status quo, il poter affermare: “Eccomi io sono qui”.

E va bene il tifo, io per primo sono interista, ma quando questo tifo offusca la parte più bella del calcio che è il calcio stesso, allora questa stessa passione toglie qualcosa di irrecuperabile.

Il calcio è Gaetano Scirea che se ne va senza un cartellino rosso. Il calcio è il grande Torino o Gigi Meroni, portati via dal fato, unico in grado di batterli. Il calcio è una finale persa in rimonta con tre gol o una finale che vola via senza mai perdere contro i propri cugini.

Il calcio è emozione e fantasia, tecnica e rima sullo spartito della bellezza, uno spartito che come tutte le cose sante parla la lingua silente dei gesti.

“Mai si estinguerà il lutto per il ritiro anticipato di Marco Van Basten” nessuno come lui, da interista, mi ha toccato il cuore, Giovanni Galli suo ex compagno di squadra al Milan disse di lui: “E’ un pezzo di ghiaccio in grado di farti provare delle emozioni incredibili”.

 

Vi lascio con le mie personali classifiche, mi aspetto commenti e risposte (intelligenti).
Fine delle trasmissioni.
Per ora.

Squadra di club più forte della storia: Milan sacchiano dei tre olandesi e della difesa italiana.
Nazionale più forte della storia: Brasile di Pelè, Garrincha, Didì e Vavà
Giocatore più completo della storia: Alfredo di Stefano
Giocatore più forte della storia: Diego Armando Maradona
Portiere più forte della storia: Gianluigi Buffon
Terzino destro e sinistro: Jairzinho e Maldini
Centrali di difesa: Baresi, Beckenbauer e Scirea
Centrocampisti centrali: Matthaus, Pirlo, Rivera, Rijkaard
Esterni destro e sinistro di centrocampo: Cristiano Ronaldo e Messi
Trequartista: Cruijff e Zidane
Attaccante: Van Basten e Ronaldo
Allenatore: Clough/Mourinho


 

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Nato il 6 aprile del 1988 a Milano figlio orgoglioso di una città che ama con odio. Nelle vene sangue misto che ne fanno un figlio del mondo senza fissa dimora. Tra un gin tonic e un whiskey ben concepito ha consacrato la propria esistenza all’arte della buona musica con De Andrè, Shane McGowan e Chat Baker a strapparsi pezzetti di anima. Il cinema come confessione condivisa. L’amore per la beat generation e per quel mostro di James Dean. Interista con aplomb anglosassone per il gioco più bello del mondo. Crede che verranno tanti giocatori meravigliosi ma più nessuno con la corsa di Nicolino Berti.

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