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- di Gian Marco Porcellini

Champions show


Il Bayern Monaco pigliatutto nel 2013, rinnovato dal tiki taken di Guardiola, il Real Madrid di Carletto Ancelotti e del trascendentale Cristiano Ronaldo, il Barcellona del solito Messi, il Psg ai piedi di Ibrahimovic, il Manchester City granitico e spumeggiante al tempo stesso, il Borussia Dortmund finalista della passata stagione. E poi ancora il balbettante ma pur sempre blasonato Manchester United, il Chelsea di quella vecchia volpe di Mourinho, l’ignoranza dell’Atletico Madrid e l’Arsenal di Wenger, che alla bellezza ha aggiunto il cinismo. Serve aggiungere altro?
La Champions League sta per ricominciare con la fase ad eliminazione diretta. Sulla carta la più incerta e spettacolare da almeno 6 anni a questa parte. Allacciatevi le cinture e tenetevi forte, si parte. Pardon, si ri-parte.


 

Schweinsteiger

Bayern 2.0. In un’ipotetica griglia in stile Formula 1, impossibile non piazzare in prima fila il Bayern Monaco di Pep Guardiola. Fare meglio di Jupp Heynckes, vincitore nel 2012-’13 di Bundesliga, coppa di Germania e coppa Campioni, è praticamente impossibile, eppure il tecnico catalano ci sta quasi riuscendo. Pagato lo scotto del debutto con un 2-4 nella supercoppa tedesca per mano del Dortmund, l’ormai ex totem del Barcellona ha debellato eventuali gonfiori di pancia di una rosa sostanzialmente confermata in blocco, tracciando un’evoluzione nell’idea di gioco dei bavaresi. Non soltanto in termini di mero assetto tattico (dal 4-2-3-1 al 4-1-4-1), ma anche di mentalità: al pragmatismo e al vigore teutonico, Guardiola ha abbinato infatti un palleggio più ragionato, scandito da triangolazioni e continui interscambi tra interni ed esterni d’attacco, votati alla ricerca dell’ampiezza tipica del suo calcio. In più ha reinventato Lahm mediano, rispolverato Rafinha terzino destro e arretrato Javi Martinez al centro della difesa, lo stesso percorso che è toccato a Mascherano al Barca. Perché in un organico sterminato per quantità e qualità, si può sperimentare di tutto traendo ottimi dividendi, pure una mezza punta come Gotze nel ruolo di centravanti. Risultati e prestazioni non fanno che corroborare la bontà delle sue scelte: + 16 sulle inseguitrici in campionato, mondiale per club messo in bacheca quasi passeggiando, semifinale del trofeo nazionale raggiunta in scioltezza e primo posto nel gruppo D di Champions. Insomma una marcia trionfale (2 soli ko in 35 gare), ma il bello viene adesso. L’urna di Nyon non si è rivelata particolarmente benevola coi bavaresi, che dovranno incrociare le armi con l’Arsenal.

Insidia gunners. Un Arsenal più consapevole della propria forza e con un Ozil in più nel motore, rispetto a quello che comunque mise i brividi la passata stagione al popolo dell’Allianz Arena (2-0 a Monaco, dopo l’1-3 dell’andata). Una formazione, quella di Wenger, tornata ai vertici della Premier (secondo posto a -1 dal Chelsea) e fresca di qualificazione ai quarti di Fa Cup (2-1 sul Liverpool domenica). Naturalmente scintillante, grazie alle invenzioni di Ozil, la polivalenza di Wilshere e il fiuto del gol di Ramsey, out però da fine 2013, divenuta in questo 2013-‘14 più matura e fredda sotto porta. Per compiere un ulteriore scatto servirebbe una figura di riferimento, come gli Henry, Fabregas e Van Persie del recente passato, senza i quali nei match clou i gunners hanno pagato in termini di carattere, con imbarcate clamorose (3-6 col City, 1-5 col Liverpool). Il pronostico è un 70-30% in favore dei campioni uscenti, ma Guardiola e il Bayern sanno bene di avere gli occhi del mondo puntati addosso. E non raggiungere la finale, per la critica equivarrebbe ad un fallimento.

Ronaldo Benzema Isco

Real… Ronaldo.  A meno di un’incollatura dal Bayern, inseriamo il Real Madrid. Le merengues hanno impiegato forse più del dovuto ad assimilare il credo di Ancelotti, ma ora fanno paura. Almeno se non più di Cristiano Ronaldo. Lui che più di tutti sulla faccia di questo pianeta è in grado in questo momento di fare la differenza da solo, e che spesso e volentieri coi suoi 35 gol ha tolto le castagne dal fuoco nei mesi iniziali, quando il club di Perez non brillava certo per la coralità della propria manovra. Grazie però al passaggio dal 4-2-3-1 al 4-3-3 di inizio 2014 e alla rivalorizzazione di Di Maria nelle vesti di mezzala sinistra (abile a rimpiazzare l’infortunato Khedira dopo un periodo di ambientamento), la squadra ha trovato il suo punto d’equilibrio: 5 punti rosicchiati a Barcellona ed Atletico Madrid, con cui condivide la vetta della Liga, e finale di coppa del Re centrata in seguito al doppio successo (3-0 e 2-0) sugli stessi cugini in semifinale. Dopo una fase a gironi imperiosa (16 punti su 18 portati a casa), ecco che si inizia a fare sul serio pure nell’Europa che conta, con gli ottavi contro lo Schalke 04. Il quale non può costituire una minaccia per CR7 e soci.

Barca-City, outsider di lusso. Delle 8 partite in programma, la più equilibrata sarà senz’altro quella che aprirà le danze, vale a dire il big match tra Manchester City e Barcellona. Una supersfida tra due outsider di lusso, colorate di albiceleste. Dai tecnici Martino e Pellegrini, ai fuoriclasse Messi e Aguero, col Kun che però non potrà essere della contesa stasera causa stiramento alla coscia. Ma si tratterà pure del confronto tra chi viene ormai etichettato da qualche anno come squadra bollita, i blaugrana, sebbene poi dal 2008 siano sempre arrivati almeno in semifinale, e il nuovo che avanza, i citizens, che dopo le ultime due edizioni disastrose, hanno superato di slancio il gruppo D, battagliando oltretutto alla pari col Bayern (una vittoria a testa). Imprescindibile nel 4-2-3-1 dei britannici l’onnipresenza di Yaya Touré, lui che era stato scaricato dal Barca perché troppo grezzo, e che invece Oltremanica si sta rivelando il centrocampista più completo al mondo. Neanche a dirlo, è l’ivoriano, assieme a Kompany, il caposaldo di un undici perennemente votato all’attacco, alle prese a sua volta con un avversario abituato a piantare le tende nella metà campo altrui. Stilisticamente un po’ meno spettacolare (col Tata in panca può capitare persino di vedere la palla sparacchiata in avanti), penalizzato in parte dai guai di Messi e Neymar (il brasiliano resterà in forse fino all’ultimo) e dall’eclissi di Iniesta, meno illusionista e più umano da quando è stato arretrato sulla stessa linea di Xavi e Busquets, ma rinfrancato dalla crescita del jolly Fabregas e dall’esplosione di Sanchez (17 gol). E al netto di tutto ciò sempre vincente: leadership assoluta nel girone H, primo posto in campionato e pass per la finale di coppa del Re già in tasca. La parola passa al campo: chi approderà nei quarti? Soprattutto, assisteremo ad un incontro a viso aperto, o una delle due rinnegherà il proprio credo rispolverando il buon vecchio catenaccio e contropiede?

Borussia-dortmund

Onda giallonera. Restando in tema di ripartenze, impossibile non pensare al Borussia Dortmund e alle sue accelerazioni, ormai divenute una sorta di paradigma nell’immaginario collettivo moderno. “Il migliore contropiede al mondo” l’attestato di Guardiola. Per info chiedere al Napoli, trafitto 3-1 al Westfalenstadion dalle sgasate di Reus e compagni. Forse addirittura più forti rispetto al 2012-‘13, in virtù degli arrivi in estate dello sgusciante Aubameyang e Mkhitaryan, il nuovo Zidane, al posto del “traditore” Gotze. Ma quando nel girone te la devi vedere con Marsiglia, Arsenal e Napoli, per di più senza la difesa titolare (out Piszczek, Subotic, Hummels e Schmelzer contemporaneamente per svariate settimane), la vita si complica maledettamente. Tanto che per ottenere il visto per gli ottavi, i gialloneri hanno dovuto sudare fino all’87’ dell’ultimo match in casa dei transalpini, mandati al tappeto dalla stoccata di Grosskreutz. Sfumato il campionato (BVB terzo a -17 dalla vetta), gli uomini del mago Klopp, in netta ripresa dopo la sosta invernale, potranno quindi dedicarsi anima e corpo alla campagna continentale. L’impegno con lo Zenit San Pietroburgo di Spalletti, qualificatosi con la miseria di 6 punti, appare relativamente difficile, ma ripetere le gesta di 12 mesi or sono senza l’undici titolare al completo, è impresa assai ardita.

Psg a tutta Ibra. Da una tedesca all’altra, il Bayer Leverkusen chiamato a smarcarsi dal ruolo di vittima sacrificale dinanzi al Paris Saint Germain. Facile a dirsi, molto meno a farsi. Perché è vero che Blanc sarà orfano di Cavani, ma il suo sostituto uscirà da un ventaglio di nomi che comprende Lucas, Menez e Pastore. Se gli altri due membri del tridente rispondono poi ai nomi di Lavezzi ed Ibrahimovic, capite benissimo che per i rossoneri il doppio confronto si trasforma in una sorta di scalata dell’Himalaya. Nello specifico se si considera lo stato di grazia del fuoriclasse svedese in questa stagione (35 centri in altrettante partite, primo posto tra gli assist man, testa della classifica in Ligue 1 e finalista in coppa di Lega), giunto al culmine della sua carriera a 32 anni. Il quale dovrà dimostrarsi per la prima volta fenomeno anche dai confini nazionali. Ma non si vive di solo Ibra: nel 4-3-3 dell’ex cittì della nazionale francese, spiccano, oltre ai nostri Sirigu e Verratti, la classe del ministro della difesa Thiago Silva ed il dinamismo del lottatore Matuidi. Passa pure dai loro piedi le sorti del Psg.

Chelsea-v-West-Ham-United-Premier-League-1770721

Nobiltà britannica. A chiudere la rassegna delle principali pretendenti, Chelsea e Manchester United. Magari un paio di gradini sotto le formazioni elencate in precedenza, ma pur sempre in possesso di pedigree e numeri per tentare l’exploit. In particolare la banda di Mourinho, che quando è partito sfavorito negli exit poll, ha stupito tutti, vedi i trionfi con Porto (2004) e Inter (2010). Manca qualcosa, specie nella zona nevralgica del campo (Matic, acquistato a gennaio, non può essere schierato in quanto impiegato nella fase iniziale dal Benfica), eppure Lampard e compagni, primi in Premier e di scena il 26 febbraio in casa del Galatasaray, hanno comunque i solisti in grado di spaccare le partite in transizione, Oscar e Hazard su tutti. Ovviamente scivoloni come quelli col Basilea nel girone (doppio ko) non saranno più ammessi. Dovrà invece puntare sullo spirito di rivalsa lo United: tagliato fuori da ogni competizione in Inghilterra, a David Moyes, alle prese con un intricatissimo dopo Ferguson, resta solo la coppa dei Campioni. Dove nel primo turno si è comportato egregiamente, conquistando 4 vittorie e 2 pareggi. Superare l’Olympiacos è obbligatorio, il resto è “facoltativo”.

Napoli vs Milan - Serie A Tim 2013/2014

E le italiane? A tenere alto l’onore del bel paese, con Juventus e Napoli retrocesse in Europa League, il solo Milan di Seedorf. L’olandese sta provando a rimettere il gioco al centro del pianeta rossonero col suo 4-2-3-1, ma il cammino è parecchio tortuoso, per un undici da un lato più manovriero e propositivo, dall’altro ancora troppo statico a sbilanciato in avanti. Per il diavolo paradossalmente sarebbe stato più semplice incrociare un top club e chiudersi a riccio, piuttosto che una squadra rognosa e spigolosa quale quella di Simeone, più votata a ripartire che ad imporre il suo ritmo. Però va pur sempre ribadito che i colchoneros, sulla carta sì superiori, godono di salute buona ma non eccezionale, che David Villa è out e che Arda Turan e Diego Costa non brillano come un paio di mesi fa. Così come va rimarcato che i rossoneri in Europa tirano fuori il meglio di sé. Sempre. Serviranno però 180 minuti intrisi di classe, rabbia e perfezione per avere ragione dei madrileni.

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