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- di Marco Toselli

Perché senza Barzagli l'Italia può anche non andare in Brasile.

Non solo la sua carriera è stata tremendamente sottovalutata: con The Wall in campo è soprattutto il rendimento dei compagni a essere stravolto in positivo. Storia del perché Barzagli è uno dei più grandi difensori della storia recente. Dovendone malauguratamente fare a meno, squadre e nazionali hanno fatto una fine tremenda: è provato.


 

È una provocazione, ma fino a un certo punto. La lampadina si è accesa al 63° di Juventus-Inter di inizio febbraio, 3-1 casalingo. Il tendine della caviglia fa male, è infiammato. Barzagli esce, al suo posto Caceres. È subito evidente una linea difensiva bianconera che fatica non a prendere le misure degli avversari, ma le proprie. Passano cinque minuti e il gol dell’Inter arriva da mischia in calcio d’angolo, per la rabbia incontenibile di Conte. Rete casuale? Forse, ma chi ha visto il match ha notato una Juve che ha continuato a ballare dietro in un altro paio di circostanze, prima di tornare ad alzare il ritmo.

Non è un mistero che per la retroguardia bianconera “The Wall” sia fondamentale, né che quando è mancato la Juve abbia effettivamente dovuto faticare più del solito. In Champions League gli ottavi non sono svaniti a Istanbul ma, con le parole di Conte, “ci siamo complicati la vita nelle partite precedenti”. In Danimarca Andrea, costretto al riposo, non ci è andato e il gol del Copenhagen è stato sufficiente per l’1-1 finale.

Prima di prendere in considerazione la Nazionale può essere utile ricordare chi è Barzagli e cosa ha fatto nella sua carriera. Ha vinto il Mondiale 2006 si dirà ed è vero ma non da titolare fisso. In realtà ci sono tante altre storie più interessanti.

Giovanili nella natia Toscana, nel 2001 va all’Ascoli, nella vecchia serie C: miglior difesa del campionato e promozione in B, dove gioca 18 partite e contribuisce alla salvezza del club. È già entrato nel mirino delle under della Nazionale, ma soprattutto nel taccuino dei team di serie A. È il Chievo a credere in lui e a farlo debuttare nel massimo campionato, stagione 2003-2004, mister Delneri. Andrea ha 22 anni ma la sua squadra risulterà, a fine campionato, la terza miglior difesa, nona in classifica salva in scioltezza. È l’anno in cui Andrea non smette mai di vedere l’erba del campo di calcio: Gentile lo porta con l’under 21 all’Europeo in Germania, che l’Italia vince. Lo chiamano anche alla selezione olimpica per Atene 2004: Andrea va e porta a casa una medaglia di bronzo. Quando Barzagli l’anno dopo se ne va da Verona i clivensi sono tra i più bucati del campionato e si salvano per un punto. Lui è tra i giovani difensori più quotati del panorama italiano ed è a Palermo, tecnico Guidolin: la rosa è all’altezza in tutti i reparti e Barzagli aggiunge alla sua collezione di imprese la qualificazione di una neopromossa alla coppa Uefa. L’anno dopo sarà di nuovo Delneri a guidarlo come allenatore, almeno fino a gennaio complice Zamparini. In coppa i siciliani giungono fino ai quarti contro lo Schalke, in campionato arrivano ottavi ma ripescati di nuovo in Coppa Uefa per lo scandalo Calciopoli. L’anno dopo fu solo l’infortunio al crociato di Amauri e la conseguente crisi di risultati a fermare il Palermo nella corsa alla Champions League.

2007, 26 anni: Andrea è capitano del Palermo in quella che sarà una stagione molto complicata. Dalla B salgono a tutta velocità Juventus, Napoli e Genoa. C’è poco spazio per le ambizioni dei rosanero che chiudono il campionato all’undicesimo posto. Complice l’infortunio di Cannavaro c’è posto per lui agli Europei del 2008 ma si fa male al menisco dopo la fase ai gironi e non potrà giocare i quarti di finale contro la Spagna. C’è spazio anche per qualche feroce critica nei suoi confronti da parte dei tifosi azzurri, che criticano Barzagli per lo 0-3 subito contro una super Olanda.


 

I top club italiani non sembrano pronti a investire su di lui. 12 milioni di euro è la cifra che nell’estate 2008 il Wolfsburg è pronto a sborsare per accaparrarsi il centrale dal Palermo. Prima, in Italia, pochi conoscevano a malapena l’esistenza della squadra teutonica, reduce da un quinto posto in Bundesliga dopo qualche anno in bassa classifica. L’annata di Barzagli è mostruosa: gioca tutte le partite del Wolfsburg, dal primo all’ultimo minuto. Il club, attraverso la coppia Grafite-Dzeko, vince il campionato, l’unico della sua storia, arrivando davanti al Bayern di Luca Toni, Podolski, Klose, Schweinsteiger e Ribery. Se qualcuno può prendersi una parte del merito è proprio Sant’Andrea, che il campo di gioco non l’ha lasciato mai. L’anno dopo è l’esordio di Barzagli in Champions League: sarà eliminazione dal girone del Manchester United, la terza piazza vale il passaggio in Europa League dove arriva fino ai quarti contro il Fulham.

“Lippi mi ha detto che avrò ancora le mie occasioni se saprò lavorare bene”. Lo dichiara Barzagli in un’intervista alla Gazzetta dell’autunno 2008. Il livornese è il nuovo CT della Nazionale ma un anno e mezzo dopo non inserisce Andrea nella lista per il mondiale in Sud Africa. E sì, in quel mondiale abbiamo subito gol in tutte le partite, anche dalla Nuova Zelanda. Sarà invece Delneri, di nuovo lui, a inserirlo nella Juventus nella sessione invernale del mercato, a inizio 2011. Come sia andata e stia andando sotto la gestione Conte è storia recente o titolo dei quotidiani sportivi dell’altro ieri.

È anche attraverso il primo campionato con il nuovo tecnico che Barzagli riceve le convocazioni di Prandelli e in seguito la chiamata all’Europeo 2012. Le prospettive cambiano: “The Wall” si infortuna seriamente ma questa volta i tifosi sono in apprensione, diversamente dalle critiche del 2008. È invece gioia collettiva quando emerge che Andrea farà parte della spedizione in Polonia e Ucraina. Il polpaccio però è acciaccato, la condizione fisica fragile come quella di tutti gli azzurri, che devono arrendersi alla Spagna in finale.


 

In Brasile con l’Italia Sant’Andrea ci è già andato l’anno scorso per la Confederations. Con tutta la scaramanzia del caso non può non tornarci quest’estate. Non ci sono alternative, non esiste un difensore che possa sostituirlo con altrettanta sicurezza per il reparto.

Alla Juventus sono stati spesso Ogbonna e Caceres a dargli fiato. La Nazionale verterà con buone probabilità sulla difesa a 4. In tutte le partite in cui Barzagli ha giocato, Bonucci era al suo fianco. Ecco il primo punto: se dovesse mancare “The Wall”, Bonnie si troverebbe a dover interpretare una difesa a 4 senza il sostegno suo compagno bianconero. È superfluo ribadire quanto sia importante Andrea non come individuo ma come elemento portante del collettivo difensivo. Concludere che, con Barzagli, Bonucci e Chiellini alla Juventus siano totalmente cambiati per affidabilità e auto-sicurezza è storia. Senza di lui in azzurro, Prandelli ha scelto gli altri due bianconeri come centrali, assistiti da due esterni, spesso Abate da una parte, recentemente Pasqual dall’altra. Alternative al centro: Ranocchia, Ogbonna, Astori. Analizzando le varie combinazioni resta un dato: Barzagli è probabilmente l’unico insostituibile e non poter disporne costringe a soluzioni estreme:  De Rossi sulla linea difensiva ad esempio, come è già successo in Polonia.

Ha fatto la differenza ovunque è andato, dalla serie C alla Nazionale. Chi se ne è privato e ha dovuto dirgli addio lo ha rimpianto amaramente. Senza The Wall per l'Italia non potrebbe essere lo stesso Mondiale.

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