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- di Andrea Ugolini

Seedorf: Il Barack Obama Rossonero


Moltissimi tifosi rossoneri hanno visto l'esonero di Max Allegri come una vera e propria liberazione. Il feeling tra il tecnico toscano e gran parte della piazza, si sa, non è mai stato dei migliori e, dopo la sconfitta contro il Sassuolo di qualche settimana fa, i detrattori dell'ex allenatore rossonero sono stati accontentati. Il livornese non era l'unico colpevole della posizione in classifica del Milan ma, si sa, nel calcio paga l'allenatore. Sempre.

La società ha scelto di guardare avanti da subito e di voltare bruscamente pagina puntando forte su Clarence Seedorf. Uomo dallo spiccato carisma, dalla infinita e profonda conoscenza della materia e poco importa se è la sua prima esperienza da allenatore, il Milan lo ha scelto coraggiosamente e lui si è messo in gioco con altrettanto coraggio.   

L'uomo dalle quattro Champions vinte ne ha viste di tutti i colori sui campi da calcio, ha militato nelle squadre più importanti d'Europa lasciando ovunque ottimi ricordi di se. Non all'Inter dove però sono in pochi a separarsi serenamente dalla società. Tutti i suoi ex compagni parlano di un giocatore che allenava da dentro il campo sin da giovane. Le mura di Milanello hanno visto discussioni tecnico tattiche di ogni genere durante le quali Seedorf faceva lucidamente valere le sue ragioni con compagni, allenatori, dirigenti, giornalisti. Famoso l'episodio in cui, appena arrivato al Milan, Seedorf pretendeva di insegnare i movimenti a Manuel Rui Costa, che non la prese benissimo. Come non la prese benissimo Khala Kaldaze, quando, ormai esasperato dai "consigli" di Seedorf, durante una partitella del giovedi, tentò di appendere al muro il logorroico fantasista.

L'olandese in queste prime settimane di lavoro ha riscosso grandi consensi all'interno dell'ambiente lavorativo, cosa per niente scontata visti gli spifferi di algida tramontana che arrivavano da Milanello quando si parlava di lui come nuovo tecnico. Fonti certe, interne, ci parlano di uno staff tecnico pronto a dimettersi in tronco con l'arrivo dell'ex centrocampista, cosa poi non verificatasi. Pare che il nuovo mister, grazie alla proverbiale dialettica,  stia riuscendo a coinvolgere tutti nel suo progetto cercando di portare novità nei metodi di lavoro, sul campo e fuori, pur stando attento alle consolidate tradizioni incise sulla pietra del centro sportivo di Carnago.   Dal punto di vista mediatico, intendendo il rapporto con la stampa, Seedorf è sempre stato un campione. Predica e trasmette serenità all'ambiente, trasuda umiltà, evita polemiche e parla solo e solamente del suo lavoro, di "cose di campo".

"Cose di campo" appunto. Parliamo un po' del pane e salame di questo gioco. Della vera essenza che in questo calcio moderno sembra sempre più sfuggire a tifosi ed addetti ai lavori. Il poliglotta del Suriname ha dal primo giorno spiegato alla squadra la sua idea di calcio e lo ha fatto in cinque lingue diverse, non in livornese stretto. Il suo credo, manco a dirlo, prevede un gioco offensivo con una squadra che conduce i ritmi della partita rimanendo il più possibile insediata nella metà campo avversaria. Nelle tre partite di campionato (escludiamo l'indecorosa eliminazione dalla Coppa Italia, dove si è visto uno dei Milan più molli di sempre) disputate dal Milan di Seedorf è limpidamente emersa l'idea di voler dominare e attaccare sempre, subendo il meno possibile grazie al baricentro alto e al pressing a tutto campo; questa filosofia ha avuto parziale ma limpida espressione sabato contro il Torino, partita in cui il Milan ha dominato l'avversario subendo solamente due contropiede di cui uno mortifero. Sabato è stata la migliore delle tre gare delle nuova gestione. Nonostante il risultato non positivo la partita in questione può essere vista come il vero inizio, il primo step del nuovo Milan. Certamente ci sono ancora svariate cose da sistemare, soprattutto in vista dell'appuntamento di Champions, sicuramente i problemi non sono tutti risolti ma per ora la squadra sta seguendo le direttive del neo tecnico. Il punto dolente sin qui mostrato dalla squadra schierata con il nuovo modulo è la condizione fisica e mentale dei tre trequartisti che spesso sono apparsi lenti e prevedibili negli ultimi trenta metri. Con il recupero totale degli effettivi in questione e con le loro doti coniugate al massimo al gioco di Seedorf potrebbe vedersi una manovra più fluente, veloce e imprevedibile. Senza dimenticare che, con questo modulo, la differenza potrebbe farla El Sharaawy e senza dimenticare il neo acquisto Taarabt, sul quale Seedorf punta molto. Inoltre vi è una soluzione offensiva che verrà provata e messa a punto dal tecnico: quella che prevede Balotelli nei tre in appoggio a Pazzini, garantendo al numero 45 una maggiore libertà d'azione e una maggiore pericolosità. Per quel che riguarda il centrocampo Montolivo e DeJong sono parsi molto più a loro agio con questo modulo, specialmente in fase di interdizione e, per questo motivo, anche la difesa è apparsa più solida. I due gol presi sono figli di errori individuali gravissimi. Inoltre fanno ben sperare le prestazioni di Adil Rami, altro uomo nuovo del Milan che, mi sbilancio, farà la differenza nel reparto arretrato.

L'inizio per il Barack Obama rossonero sembra essere positivo sotto ogni aspetto, ma appare chiaro che, si, su QUESTA sponda del Naviglio, il meglio deve ancora venire.


 

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