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- di Gian Marco Porcellini

Le schegge del Porce, 4-2


1) Prendiamo i due terzetti di centrocampo di Juventus e Inter: Pirlo-Vidal-Pogba per i bianconeri, Kuzmanovic-Taider-Kovacic per i nerazzurri. E già si scava un abisso in favore dei piemontesi. In più aggiungiamoci il dominio straripante degli uomini di Conte pure sulle fasce, laddove in teoria il duello pareva più equilibrato (Lichtsteiner e Asamoah due spanne sopra Jonathan e capitan Nagatomo) ed ecco una delle chiavi più lampanti per spiegare lo scarto di due reti, a dire il vero fin troppo generoso con la banda di Mazzarri, con cui i padroni di casa si sono imposti allo Juventus Stadium (3-1). Permettendosi il lusso di “regalare” Llorente e Tevez agli avversari. Fermo restando che per quest’Inter ci sarebbe stato poco da fare in qualunque caso, a maggior ragione senza gli addetti alla qualità, leggi Hernanes, Guarin e Cambiasso, l’atteggiamento remissivo di Alvarez e compagni fin dal fischio d’inizio (della serie “meglio una morte veloce e indolore che una lenta agonia”) risulta ad ogni modo inaccettabile. Perché l’unico modo per tentare di colmare il gap tecnico è gettare sul campo agonismo, aggressività ed organizzazione, il timore reverenziale altro non è che l’anticamera della resa incondizionata. Ricordate, tanto per rimanere in tema, le vittorie della Juve di Ferrara e Del Neri sull’Inter ben più quotata di Mourinho prima e Leonardo poi, piuttosto che il trionfo di Stramaccioni a Torino della passata stagione? E dire che gli ospiti, nonostante una prova arrendevole, hanno divorato tre ghiotte occasioni con lo stremato Palacio. Chiudo con una battuta presa dall’ottimo Luigi Garlando de “La gazzetta dello sport”. <“Il meglio deve ancora venire”, titola il libro di Mazzarri. D’altronde fare peggio di domenica è impossibile>.

2) Da due domeniche a questa parte la lotta tra Fiorentina e Napoli per il terzo posto si è trasformata in una gara di ciapanò. Da una parte la viola dalle idee intorpidite dalla lista chilometrica di assenze (Gomez, Rossi, Tomovic, più Cuadrado e Borja, non al meglio, in panca, con quest’ultimo entrato a gara in corso) e dal pressing infernale del Cagliari, che a mio parere senza il rigore di Pinilla difficilmente avrebbe sbloccato il punteggio (1-0). Dall’altra la banda di Benitez in vena di doni in quel di Bergamo (3-0 per l’Atalanta).

3) Va bene che all’Olimpico di Roma non andava in scena una gara campale per le sorti del campionato, va bene che ad Istanbul si disputava l’ultima giornata della fase a gironi della Champions League e che i sorteggi erano dietro l’angolo, ma per una volta la serie A, rinviando Roma-Parma, ha dimostrato di avere molto più buon senso della Uefa, la quale invece diede a dicembre il via libera per giocare Galatasaray-Juventus su un campo ben più disastrato di quello capitolino.

4) Dopo queste 4 partite di Seedorf sulla panchina del Milan, resto convinto che non tutte le colpe erano di Allegri. La squadra è più coraggiosa e volenterosa, ma i limiti permangono. Soprattutto sugli esterni alti, incapaci di dare ampiezza ed equilibrio alla squadra.

5) Sassuolo regina del mercato indiscussa tra le piccole, ma rinnegare il 4-3-3 e stravolgere la rosa a metà stagione può essere un rischio. Almeno quanto l’ingaggio di Malesani al posto dell’eroe della promozione Di Francesco.

6) Ora, di calcio non ci capisco molto e non assisto agli allenamenti del Genoa, ma tenere giù Vrsaljko per far giocare Antonini mi lascia quantomeno perplesso. Allo stesso modo non capisco il motivo per cui De Ceglie, un laterale mancino puro, a Firenze abbia agito da interno, mentre nel derby con la Samp nel secondo tempo sia stato spostato sulla destra.

7) Freddura time: d’accordo il lancio di Pirlo telecomandato con cui ha messo Lichtsteiner davanti al portiere, ma l’assist no look con cui Inler ha smarcato Denis è roba da fuoriclasse.

8) È il capolavoro del Chelsea, è il capolavoro di Mourinho, che infligge il al Manchester City il primo ko interno dell’anno (0-1, gol di Ivanovic). L’ha vinta a centrocampo il transparent one, lasciando fuori a sorpresa Lampard in luogo di Matic e David Luiz, la cui aggressività ha spezzato le trame di gioco e dato il là alle sgasate di Hazard in campo aperto. Poco felice al contrario la scelta di Pellegrini di alzare in mediana Demichelis, che centrocampista non è e a differenza di Fernandinho non è in grado di coprire in ampiezza il campo da solo. Risultato? Dopo 20 minuti a spron battuto, il 2-4-1-2 dei padroni di casa (sì, perché Zabaleta e Kolarov di fatto agiscono sulla linea dei centrocampisti, mentre David Silva s’accentra sulla trequarti) in fase offensiva si è inceppato sulla trequarti, dove Cahill ha inghiottito Dzeko. Esultano i blues, esulta l’Arsenal, di nuovo in testa alla Premier.

Branislav Ivanovic

9) Barcellona-Valencia 2-3. Sottotitolo: la presunzione nel calcio si paga. Una lezione che dovrà tenere a mente la squadra di Martino, che dopo essere subito passata in vantaggio con Sanchez e spadroneggiato per mezzora, ha avuto il demerito di specchiarsi e tenere in vita un avversario derelitto, depotenziato da un debito di quasi 300 milioni di euro, che l’ha costretto a smantellare la rosa nel mercato di gennaio (via, oltre ai modesti Helder Postiga e Pabon, i ben più talentuosi Canales, Guardado e Banega). Valencia che al secondo affondo ha impattato con Dani Parejo e nella ripresa ha calato il tris con Pablo Piatti e Paco Alcacer. Inutile il centro dal dischetto, tra l’altro inventato, di un Messi più umano del solito. Idem l’assalto finale dei blaugrana.

10) Off topic: seguo poco il tennis, ma ammirando gli Australian Open in tv mi piace pensare che Federer assomigli a Messi, e Nadal a Ronaldo. Perché lo svizzero così come l’argentino si appoggiano su un talento sconfinato, che permette loro quasi di prescindere dalla tattica. Lo spagnolo e il lusitano invece convergono nel loro strapotere fisico e nella ferocia con cui aggrediscono le partite.

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