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- di Lorenzo Lari

Adios a Luis Aragonés, El Sabio de Hortaleza.


El Sabio (Il Saggio) de Hortaleza.
Lo chiamavano cosi Luis Aragonés, padre della Spagna oggi campione di tutto. Lo chiamavano si, perchè "il Saggio" ha deciso che a questo calcio e a questa vita aveva ormai ben poco da dare. Si è spento stamane, all'alba, all'età di 75 anni, in una clinica di Madrid.

Spagna in lutto. Spagna che a questo iroso e a volte esagerato allenatore, deve tanto se non tutto. Esagerato si, in quanto frasi indimenticabili come il "Digli a quel negro di merda, a quel figlio di puttana, che sei meglio di lui" urlato a Reyes durante un allenamento nel 2004 e riferito al suo compagno di squadra Henry, che costò 87.000 dollari alla federazione spagnola, resta incredibilmente di cattivo gusto. Lui si giustificò spiegando come fosse semplicemente un modo per motivare il suo giocatore, ma la macchia resta. Anche su Gattuso nel 2006 ebbe parole di disprezzo che a noi italiani restano ancora sul gozzo.
Personaggio poco politically correct se vogliamo, ma amante del calcio e del bel gioco come ce ne sono pochi.

La leggenda delle furie rosse è incominciata con lui. E' incominciata agli Europei del 2008, in Austria e Svizzera, con la Spagna finalmente campione e il ricordo indelebile di lui un "nonno" lanciato in aria dai suoi ragazzi.

Spesso si sottovaluta quanto sia difficile vincere, quanto sia complicato portare il proprio gruppo al successo. Ecco, ancora più difficile è iniziare a vincere: iniziare a vincere quando non ci si è abituati, iniziare a vincere dopo anni di batoste a destra e a manca (e contro noi italiani la Spagna prima del 2008 le prendeva pure a Subbuteo). Convincere i propri giocatori di essere in grado di farcela, che fosse finalmente arrivato il loro momento.
E' vero la nazionale spagnola un Europeo l'aveva già nel proprio palmares, ma parliamo del 1964: tutt'altra generazione e una combricola di giocatori dal talento nettamente inferiore alla generazione d'oro dei giorni nostri.

Quell' Europeo del 2008 vuol dir tanto, se non tutto.
Ricordo come fosse ieri il quarto con l'Italia, se vogliamo la partita che ha sancito il passaggio di consegne di paese calcisticamente dominante all'interno dell' Ue (Germania permettendo..). Palla sempre in possesso Spagna, tiki taka devastante, ma che non incideva. Dall'altra parte la solita Italia umile e compatta, che dava l'impressione pure stavolta di potercela fare. Eravamo inferiori è innegabile, ma la Spagna era ancora bloccata, ancora subiva un maledetto complesso di inferiorità nei nostri confronti. Loro fanno la partita e creano, ma la più grossa occasione è nostra e capita al 61esimo a Camoranesi: miracolo di Casillas e niente da fare, è 0 a 0. Nei supplementari (come spesso accade) succede poco: calci di rigore. Qua il destino e "cuor di leone" Di Natale ci condannano all'eliminazione.
Dopo questa partita la Spagna nelle due competizioni principi per nazionali, nelle partite ad eliminazione diretta ha sempre vinto e mai con l'aiuto dei calci di rigore.
Impressionanti e complesso d'inferiorità che resta solamente un brutto ricordo.

L'uomo che, volente o nolente, ha aperto quindi una pagina nuova nella storia del calcio, oggi non c'è più.
Mi piace ricordarlo con questa immagine, troppo simbolica e tanto significativa per un uomo sempre burberoso, qua finalmente felice e in festa con la squadra.
Adios Aragonés, hasta siempre.

aragones-2008


 

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Nato a Rimini l’11/06/1990. Laureato in Giurisprudenza, adora disquisire di sport ed America. Ogni tanto scrive, solitamente legge. Sogna un giorno di poter assistere ad una partita allo Staples al fianco di Jack Nicholson.

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