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- di Michele Bosco

Garcìa e il punto d'equilibrio della Roma

 

Alzi la mano chi ci avrebbe scommesso qualche euro ad inizio stagione. Faccia un passo avanti chi avrebbe predetto alla Roma di Rudi Garcìa l'andamento che ha avuto fino ad ora.


Dopo le stagioni mediocri vissute con Luìs Enrique e Zeman, Sabatini aveva l’ultima carta da giocare. Chi ama l’azzardo sa che in questi casi si usa il jolly. Il DG giallorosso, invece, ha calato l’asso. Già, perché se c’è un “responsabile” per il campionato dei capitolini quello è sicuramente l’allenatore francese.

Arrivato nello scetticismo generale, l’ex trainer del Lille è riuscito in pochissimo tempo a plasmare la squadra mettendo tutti i tasselli al posto giusto. Sarà un caso o forse no, sta di fatto che i calciatori più importanti della Roma sono Totti e De Rossi, e la “ristrutturazione” giallorossa è partita proprio dai due uomini più rappresentativi.

Il capitano giallorosso ha iniziato la sua carriera come seconda punta o trequartista, a seconda dei casi, deliziando i suoi tifosi e non solo con le sue giocate. Ma è diventato anche un “assiduo” marcatore quando Capello lo schierò centravanti sito di aiuto in coppia con Cassano, ormai un bel pò di anni fa. E la consacrazione definitiva, in quel ruolo, arrivò con Spalletti quando quest’ultimo, causa i tanti infortuni nel reparto offensivo, lo posizionò al centro dell’attacco con alle spalle Taddei, Perrotta e Mancini, liberi di inserirsi negli spazi creati proprio dallo stesso Totti.

Luis Enrique lo vedeva trequartista mentre Zeman, con l’integralismo che lo contraddistingue, continuava a schierarlo esterno sinistro nel suo tridente offensivo, considerando la potenza del suo tiro ma dimenticando che in questa seconda fase della sua carriera Totti non poteva più garantire “tagli”, movimenti e soprattutto rientri come quando aveva vent’anni. Addio equilibrio.

Troppo facile ricordare anche le panchine di De Rossi col boemo. Che non considerandolo un regista puro, non lo “vedeva” centrale nei tre di centrocampo, preferendogli a volte addirittura Tachtsidis. Come rovinarsi con le proprie mani.

Ed è lì, dalle posizioni in campo dei simboli della squadra, che il mister d’oltralpe ha ritrovato il punto d’equilibrio della Roma. Lì dove erano iniziati i guai dei suoi predecessori.

Garcìa ha riposizionato De Rossi davanti alla difesa, sfruttandolo al meglio per le sue caratteristiche, e facendolo diventare il perno della squadra. In fase difensiva si abbassa a protezione dei due centrali, oscurando le linee di passaggio altrui, o addirittura si schiaccia in mezzo ad essi formando una linea a cinque. Risultato? 1 gol subìto nelle prime 10 partite ed attualmente la miglior difesa del campionato. Ma capitàn futuro, in quella posizione, è anche il primo organizzatore di gioco. Che sia in ripartenza o con manovra “ragionata” è lui che detta i tempi.

Totti, invece, è stato rimesso dove riesce ormai a rendere al meglio. Centravanti, così come si diceva ai vecchi tempi. In una versione, però, molto vicina a quella di “spallettiana” memoria. Da punto di riferimento offensivo, il “pupone” dà sfogo a tutte le variabili del gioco della Roma “venendo incontro” ai centrocampisti, portandosi dietro i difensori avversari e lasciando campo agli attaccanti esterni, lanciandoli in profondità per la conclusione oppure aprendo lateralmente il gioco per questi ultimi che con la loro velocità e le sovrapposizioni dei terzini, Maicon in primis, possono rimettere in mezzo palloni invitanti per gli inserimenti dei centrocampisti e dello stesso “core de Roma”.

Alcuni sostengono che in una squadra di calcio l’allenatore incida al massimo al 30%. Probabilmente la percentuale è molto molto più alta. E casi come quello di Garcìa sono prova inconfutabile di questo.

Oggi come oggi, la figura del “mister” è diventata centro totale dell’intera società di calcio e le “skills” che deve avere sono in continua evoluzione: psicologo, manager, poliglotta oltre che preparazione tattica e tecnica.

Ma la cosa più importante resta sempre il campo. E’ lì che parte tutto ed è li che, se arrivano i risultati, tutto diventa perfetto come per magìa. E’ lì che si gioca e c’è poco da “inventare”. Ma, soprattutto, è lì che tutto è più semplice se i giocatori sono al loro posto


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