Interventi a gamba tesa

Un pallone sempre meno d’oro

Necrologio del Pallone d’Oro. Un premio blasonato e ambito da tutti i giocatori del pianeta. Almeno un tempo.


Perché dal 2010, da quando cioè viene assegnato in concerto dalla Fifa e la rivista francese “France Football”, si è trasformato a tutti gli effetti in un affare ristretto a due contendenti: da una parte Cristiano Ronaldo, che lunedì ha bagnato con le lacrime il riconoscimento ricevuto a Zurigo, il secondo della sua carriera, dall’altra Lionel Messi, dominatore incontrastato tra il 2009 ed il 2012. Del resto i numeri uno al mondo sono il 10 del Barcellona e il 7 del Real Madrid. “Giusto così” sembrerebbe la conclusione più ovvia. D’accordo, quei due esseri paranormali sono quanto di meglio lo sport della pedata possa offrire, ma il criterio per stabilire il vincitore è quindi il talento? O l’incidenza del giocatore nelle vittorie della sua squadra? Un dilemma che rischia di rimanere irrisolto, visto che da quando Fifa World Player e Pallone d’Oro si sono fusi nell’attuale “Pallone d’Oro Fifa” (inevitabile considerando che dal 2007, anno in cui per France football diventava eleggibile ogni giocatore partecipante alle competizioni Fifa, i due trofei quasi si sovrapponevano), più che mettere d’accordo carta stampata, commissari tecnici e capitani delle nazionali Fifa, si sono originati soltanto equivoci e sfumati i canoni di voto, ormai divenuti piuttosto vaghi.

 

Criteri… e non criteri. 

E dire che il premio, quello “distribuito in esclusiva” dal magazine transalpino fino al 2009 attraverso le preferenze di una giuria di giornalisti selezionati, godeva di un regolamento relativamente chiaro ed inequivocabile. 1) “Prestazioni individuali e collettive (palmares)”, 2) “classe del giocatore (talento+fair play)”, 3) “carriera” e 4) “personalità e carisma” i criteri elencati dall’articolo 9 per scegliere il vincitore. Tradotto in altre parole, per fregiarsi di tale titolo occorreva essersi distinti a livello tecnico e comportamentale. Meglio con uno o più campionati e coppe di squadra in saccoccia. La storia né è la fedele testimonianza, specialmente negli anni pari, scanditi da mondiali ed europei, il cui vincitore in ben 11 occasioni a dicembre ha sollevato al cielo pure il Ballon d’Or. Ovviamente l’articolo citato in precedenza non poteva mettere votanti e votati al riparo da discussioni e polemiche, ma questo perché trattandosi di una materia soggettiva, non esistono “verità assolute”, ma solo tesi e pensieri opinabili.

Più approssimativi invece i parametri di riferimento del “Fifa World Player of the year”, nato appunto nel 1991 per insignire il giocatore dell’anno. Perché il massimo organismo pallonaro non ha mai stilato codici tanto meno tracciato linee guida da seguire in sede di scrutinio, per cui capitani e commissari tecnici delle nazionali tendenzialmente hanno omaggiato il giocatore dal valore assoluto più elevato. E, al netto della persistente assenza di regole (sul sito della Fifa, come su quello di France Football, compaiono regolamenti concernenti esclusivamente la formulazione delle liste iniziali e tempistiche), lo stesso hanno continuato a fare nel momento in cui i due riconoscimenti sono stati accorpati.

 

2010: l’anno spartiacque

Emblematica l’edizione d’apertura del 2010, monopolizzata da Leo Messi. Certo, la pulce era (ed è) il numero uno al mondo per distacco, però aveva portato a casa una “misera” Liga, al contrario di altri concorrenti meno talentuosi, ma pluridecorati. Come il suo compagno di club Andrés Iniesta, che grazie ad un gol nella finale iridata ha piegato l’Olanda di Wesley Sneijder, protagonista indiscusso dei 5 titoli dell’Inter. Una svolta indelebile, una sorta di spartiacque che separa vecchi e nuovi vincitori. Perché se al tempo l’opinione pubblica si trovò in disaccordo, oggi invece una fetta consistente di tifosi e addetti ai lavori accetta il verdetto finale, sebbene CR7 non abbia conquistato nulla tra club e nazionale. Eppure Ribery, il più gettonato tra i giornalisti (523 punti contro i 399 di Cristiano), fedeli ai “vecchi canoni”, col Bayern Monaco ha vinto praticamente tutto, lasciando per strada solo la supercoppa di Germania, gara in cui oltretutto non ha giocato.

 

Favoritismi e brogli

Sempre in materia di voto, ci sarebbe da disquisire pure sulle scelte di almeno una parte della giuria, nello specifico allenatori e giocatori, dove, alla base del giudizio, più che un parere tecnico, sembra prevalere l’amicizia, il campanilismo o l’appartenenza allo stesso club. L’esempio più lampante è il caso di Yaya Touré, il centrocampista del Manchester City, piazzatosi al 12° posto con 48 punti. Ebbene, delle 22 preferenze totali ricevute dal trattore della Costa d’Avorio, 18 provengono, guarda a caso, dal continente africano e la diciannovesima da Vincent Kompany, suo compagno di squadra.

A completare questo quadretto poco limpido, da non dimenticare poi la scadenza di consegna dei voti prorogata dal 15 al 29 novembre perché, parole della Fifa, “non tutti erano riusciti a recapitare la propria preferenza in tempo”. Il tutto (che coincidenza!) mentre il 19 novembre Cristiano Ronaldo si giocava gli spareggi mondiali e, grazie ad una roboante tripletta ai danni della Svezia, ha fatto suo in un sol colpo visto per Brasile 2014 e Pallone d’Oro.

Sullo sfondo inoltre le denunce di brogli sollevate da Fiji, Kuwait, Repubblica Dominicana e Bolivia:“Hanno cambiato i nostri voti”, mentre il ct del Qatar Al Zarraa, tuona:“Il presidente della mia federazione mi ha spinto ad optare per Ronaldo per ripulire l’immagine di Blatter (il quale scimmiottò l’asso lusitano definendolo “un comandante su un campo di battaglia”, ndr), come ringraziamento per l’assegnazione dei mondiali 2022”.
L’ennesima sfaccettatura di un trofeo di anno in anno sempre più caotico meno luccicante.

 

classe ‘90 formatosi a Rimini. Calciofilo per inerzia, volleyballista (inteso come raccontaballe) per passione. Collaboratore al “Corriere di Romagna” dal 2009 al 2014, la Lega Pro da ormai troppo tempo è diventata il suo pane quotidiano. Valentina Arrighetti la sua dea, tradita soltanto per qualche sveltina con Fernando Torres e Earvin Ngapeth. Caporedattore Sportellate.it