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- di Alberto Paternò

Chi controlla veramente la Roma?


Lamela si vende o non si vende? Una decisione che sembrerebbe dell’ ultimora, presa da Sabatini subito dopo la cessione di Osvaldo. Insomma il momento meno logico per vendere.
Se non dimentichiamo che i giallorossi stanno anche cercando di vendere Borriello, il tutto sembra ancora più assurdo.  E’vero le spese nella prima metà del mercato non sono mancate, Strootman in primis, ma non è un  mistero che con la cessione di Osvaldo la Roma sarebbe già tornata in attivo.


 

E dunque Perchè? Perchè? si chiede il tifoso romanista, non ci fermiamo qui?Cos’ha in mente Sabatini? E’ incompetenza? O c’è dell’altro? E Sabatini che direttive ha ricevuto dalla proprietà?
Lamela non è l’unico tentativo di far cassa. Prima di lui ci hanno provato ripetutamente con De Rossi e in contemporanea con Pjanic , aggiungiamo poi che è stato venduto un giovane difensore di 18 anni e che si sta mettendo in dubbio anche il rinnovo del capitano Francesco Totti; non viene risparmiato nessuno, si vende alla cieca.
Solitamente questi tentativi disperati di ottenere soldi, sono tipici di un´ emergenza, una squadra indebitata fino all’osso che cerca in ogni modo di sopravvivere. Per la Roma è così?
Si è parlato spesso dell’enorme debito della Roma, ma in realtà se andiamo a vedere i dati, il debito della società al 2010, ultimi anni dei Sensi, era di soli 9 milioni di euro. Una inezia rispetto ai debiti dell’inter per esempio.  E stando sempre ai dati del 2010 il bilancio netto della società vedeva un passivo di 20 milioni, per la mancata qualificazione alla Champions, ma a fronte di un attivo di circa 30 milioni di euro nei bilanci dei precedenti 4 anni.

Perchè allora si è dovuta vendere la società?
In realtà il debito c’era. La ItalPetroli, della famiglia Sensi al 2011 presentava ben 400 milioni di debiti, 320 dei quali nei confronti dell’Unicredit. Tutto questo ha inciso anche sulla Roma. Infatti i Sensi avevano fatto diventare la società italpetroli una holding,in cui far confluire tutte le loro proprietà, compresa l’A.S. Roma. Ne derivò che di fatto anche l´A. S. Roma in realtà presentava un debito immenso. La banca creditrice, l’Unicredit per ripagare il proprio debito, negoziò con i Sensi la proprietà di ItalPetroli, lasciando il 40% della Holding a Rossella Sensi. Di fatto però ben presto l´Unicredit acquisì il 100% lasciando ruoli di rappresentanza ai Sensi ( per esempio Rossella, Presidente della Roma, ma di fatto una prestanome)
Di conseguenza L’Unicredit era anche proprietaria della Roma e come ha fatto con la ItalPetroli, cercando di venderla per ripianare i debiti (in questo caso affidandosi all’ advisor Rotschild, una delle più grandi famiglie d’affari al mondo), così ha fatto con la società giallorossa.
Ritorniamo ai nostri giorni. Non c’è ora una proprietà  americana, che avrebbe dovuto ripagare i debiti e investire nella Roma? Di Benedetto e Pallotta. Due nomi italiani per due uomini di finanza che in realtà di italiano hanno solo il cognome.Entrambi  di Boston, l’unica passione sportiva per loro è rappresentata dai Celtics, probabilmente qualcuno ha dovuto spiegar loro anche cosa significa la parola calcio, tanta era la loro “passione” per la Roma. Nessuno di loro due sembra aver speso se non per acquisire partecipazioni nella società.
Come mai?
Prima di loro tanti furono gli acquirenti, il più importante di tutti : George Soros, il  più grande speculatore internazionale, e tra tanti anche un importante magnate  del petrolio russo. Anch’essi poco interessati al calcio, secondo alcuni dietrologi  finanziari, miravano in realtà ad ItalPetroli.
Dopo i 180 milioni spesi da  Franco  Sensi durante gli anni dello scudetto, nessuno sembra più interessato alla passione della magica. Tutti sembrano interessati agli affari. Prima fra tutti Unicredit, che giustamente fa di tutto per rimprendere i propri soldi, ed è proprio qui che dobbiamo guardare se vogliamo capire le scelte dell’attuale società. Non fatevi abbindolare dai giornali che titolano su acquisizioni di Pallotta e della sua Raptor Holding, come spesso accade in Italia, i nomi cambiano ma la sostanza è sempre la stessa: far cassa, ristrutturare e vendere.

Pallotta e il Raptor Fund, hanno l´incarico di valorizzare il marchio, di incentivare il marketing, e soprattutto di fare lo stadio (la chiavedi volta di tutta questa vicenda).Non hanno mai voluto (né potevano) interessarsi di vicende di uno sport che non conoscono, né capiscono.
Qualcuno ha detto loro che Baldini era molto capace (del resto presso la Football Association rivestiva un ruolo prestigioso) e molto amato dalla tifoseria : e a lui hanno delegato tutto ciò che riguarda l´area tecnica. Dopo Baldini hanno affidato tutto a Sabatini, ancora con la mentalità da Palermo,il quale cerca giovani su cui fare plusvalenze.
Pallotta non è certo insensibile, vedere la Roma in balìa delle correnti non deve affatto piacergli, soprattutto per i mancati introiti. Ma non farà nulla, perché  i patti non
prevedono un suo ruolo attivo nelle questioni di campo.
La Banca è quella che opera, agisce sul territorio italiano e romano, coinvolgendo per esempio Parnasi per la questione Stadio.

Lamela, Pjanic, Osvaldo ecc.. non saranno le ultime vittime sacrificali ( ammettendo che rimanga qualcosa), ma in questa  crisi può trovarsi l’opportunità di rendere finalmente la Roma una società moderna, al pari delle più grandi d’europa, non più una società secondo il modello padronale italiano.


 

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