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- di Raffaele Campo

Modello e esempio non conforme: Glik

 


Attualmente su riviste e quotidiani sportivi c´è la forte tendenza a esaltare ed elogiare in continuazione sempre gli stessi giocatori. Messi e Ronaldo in primis, con infiniti paragoni tra su chi trai due è il più forte, o giocatori che compaiono più nelle riviste gossip che sul campo di allenamento della loro squadra.

Ci si dimentica di tanti altri giocatori dai quali, quanto a impegno e professionalità, tutti questi calciatori-vip e i calciatori-fotomodelli strapagati dovrebbero solo prendere esempio e imparare.


Uno di questi corrisponde all´identikit di Kamil Glik. Ma partiamo direttamente dal "fatto storico". E´ la sera dell´1 Dicembre 2012 e a Torino c´è un evento particolare: dopo 3 anni di assenza torna di scena il "Derby della Mole". Primo derby allo "Juventus Stadium", secondo impianto italiano di proprietà dopo il vecchio "Giglio" di Reggio Emilia (ora ribattezzato "Mapei Stadium"). Siamo verso la fine del primo tempo e accade l´episodio che per forza di cose cambia la partita, cominciata ad arenarsi sullo 0-0: scivolata col piede a martello del difensore granata Kamil Glik sulla caviglia del centrocampista bianconero Giaccherini, nel tentativo di rubargli il pallone. Bruttissimo fallo e rosso diretto. Il match terminerà poi col risultato di 3-0 in favore della Juventus con reti di Giovinco e doppietta di Marchisio.

Dopo questo episodio Glik diventa l´idolo dei tifosi del Toro, che intonano il coro "Glik Glik Glik Glik Glik" e anche il rapper torinese Willie Peyote gli dedica la canzone "Glik", brano che consiglio a tutti di ascoltare.

Tanti altri invece, anche non tifosi della Juventus, non hanno esitato a etichettarlo, con superficialità e grande sufficienza, come un "macellaio" o uno "scorretto". Kamil in qualche modo si è reso "famoso" per quel fallaccio.

Ora mi rivolgo a questa seconda categoria di persone: vi sbagliate. Ma andiamo per gradi. Kamil Glik, difensore polacco classe 1988, arriva in Italia nell´estate 2012 acquistato dal Palermo. Debutta con i rosanero, giocando titolare, nei preliminari di Europa League contro gli sloveni del

Maribor, gara poi conclusasi 3-0 per i siciliani. Tuttavia nel Palermo non trova spazio e a gennaio 2011 viene girato in prestito al Bari. Con i "galletti" esordisce in Serie A il 6 Gennaio 2011 nel sentitissimo derby contro il Lecce, match terminato 1-0 per i biancorossi che espugnano il "Via del Mare". Glik termina la stagione collezionando 16 presenze.

L´estate successiva passa al Torino a titolo di compartecipazione dal Palermo.

La piazza granata è depressa, reduce da una stagione fallimentare culminata con la sconfitta casalinga per 2-0 ad opera del Padova targato El Shaarawy, partita che negò al Toro l´accesso alla fase finale dei play-off per la Serie A.

C´è bisogno di giocatori, oltre a capitan Rolando Bianchi, che lottino e sudino fino all´ultimo, che incarnino lo spirito granata. Ed è qui che Glik, prima ancora del "fatto storico", inizia a conquistare il cuore dei tifosi del Toro con il suo impegno, la sua grinta e la sua voglia di lottare fino all´ ultimo senza mai arrendersi.

Kamil deve essere un esempio per tutti, è arrvato in Italia e, semi-sconosciuto, è ripartito dalla Serie B. Quest´anno, con Rolando Bianchi in scadenza di contratto, è arrivato a ereditare la fascia di capitano del Toro, onore e prestigio che pochi hanno avuto. Vanta inoltre 21 presenze e 2 reti con la nazionale polacca. E tutto questo se lo è conquistato da solo, con la fatica e lo impegno. Calcisticamente parlando, nessuno gli ha regalato nulla. Giocatori come lui sono i veri fenomeni, non pseudo campioni coperti d´oro tra compensi e spot pubblicitari che per 1 milione di euro in meno hanno il "mal di pancia" e minacciano indirettamente la società di non rinnovare il contratto, o anche quei calciatori che diventano famosi collezionando veline o tatuandosi il corpo.

Glik commetterà, a volte, in campo interventi anche scomposti, ma è da giocatori come lui che bisogna prendere esempio. E´ con l´impegno e la fatica che si arriva a portare la fascia di capitano.


 

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