Article image
5 min

- di Matteo Briolini

Un calcio a pezzi. Da Juventus-Inter a Lazio-Torino, storia di un disastro su tutti i fronti


L' immagine del nostro calcio è a pezzi, sia sportivamente che dal punto di vista della governance. Tante, o forse è meglio dire troppe, sono le polemiche che hanno interessato questi ultimi mesi di campionato e non solo.


Juventus e Inter, neanche in terza categoria

Tutto quello che siamo stati costretti a vedere stride e anche tanto con il contesto generale calcistico odierno.

Un contesto che adesso, che ci piaccia o no, sta diventando sempre più simile a quello delle aziende, dove  aspetti  come  i bilanci, il marketing e il brand delle società non possono più essere visti come secondari, anzi arrivano ad avere un peso pari, se non addirittura superiore a quello dei risultati conseguiti sul campo.

L'Italia pallonara si sta adeguando, pur con enorme difficoltà, a queste logiche di mercato dalle quali non è più  possibile prescindere.

La Juve per prima facendo da apripista nel nostro calcio  ha iniziato questo percorso con lo stadio di proprietà e il più recente svecchiamento del brand con  conseguente cambio di logo.

Ora anche l'Inter sta seguendo il solco tracciato dai bianconeri con un imminente svecchiamento del proprio brand che modificherà il nome (da "Internazionale" a "Inter Milano") e il logo.

Sono ben note le vicende societarie dell' Inter con Suning sta cercando nuovi investitori e la società è stata data in pegno.

Dubito fortemente che liti come quella della settimana scorsa facciano bene al brand attraendo così nuovi partners. Anche la Juve, ovviamente,  subisce un grosso danno come società, ricordiamoci che Agnelli è presidente dell' Eca, associazione dei club europei  di cui anche i nerazzurri sono parte e  tutto questo potrebbe minare la sua posizione.

Dobbiamo incominciare a capire che per essere accattivanti all'estero è necessario essere meno "italiani" ed evitare di farsi riconoscere con queste sceneggiate plateali.

Non è più possibile vedere gli esponenti di club di questo calibro che si comportano come tifosi lasciando da parte la professionalità e facendosi trascinare dall'adrenalina della partita, le porte chiuse di certo non aiutano ma non possono essere usate come attenuanti per giustificare quanto accaduto.

A maggior ragione in un momento come questo serviva ancor di più che il calcio si facesse portatore dei sani valori dello sport, ma si è persa un'occasione, l'ennesima, per fare bella figura.

Lo strano caso di Antonio Conte

La vis polemica di Antonio Conte è cosa nota a tutti e ultimamente il tecnico salentino sta dando il meglio di sé in questo frangente.

Anche in occasione di questa intervista post partita, stavolta ai microfoni della Rai, ha chiesto più rispetto per chi lavora sul campo.

Di certo, in questa situazione specifica, c'è un chiaro concorso di colpa che potrebbe "giustificare" questa affermazione, ma resta comunque una predica che fa sorridere considerando che arriva dal pulpito di colui che a Udine non aveva di certo usato parole al miele per Maresca né in campo e poi nemmeno nel tunnel che portava agli spogliatoi a fine gara.

Non si può pretendere rispetto se non se non lo si dimostra per primi e non possono bastare errori non digeriti, come il rigore netto non assegnato dal sopracitato arbitro,  in occasione del pari interno contro il Parma o le divergenze di vedute con gli avversari per scatenare continue proteste plateali, alcune delle quali ingiustificate, come nel caso di Lautaro, finito a terra nell'area juventina dopo aver calciato il piede di Bernardeschi.

E' inaccettabile inoltre mostrare il dito medio in diretta a prescindere dal fatto che sia una reazione a insulti, altrettanto imperdonabili, un gesto impossibile da fraintendere e veramente brutto da vedere oltre che non scusabile da un momento di agitazione dovuto al furore agonistico.

Agnelli, è questo il tuo stile?

Sul banco degli imputati non può non esserci anche Andrea Agnelli, reo di aver rivolto, ad indirizzo di Conte, insulti pesanti, che la lettura del labiale sembra confermare.

Un errore gravissimo, quello del numero uno bianconero. Non è ammissibile che la figura più importante della società reagisca in tal modo alle proteste del suo ex allenatore nei confronti della squadra arbitrale, come un tifoso qualunque farebbe, preso dall'adrenalina della partita, allo stadio.

Quanto fatto da Agnelli è ancora peggiore se si considera quanto, in questi 11 anni di presidenza, abbia posto l'accento sullo "Stile Juve" e sul rispetto reciproco tra le componenti della governance del calcio italiano.

L'incoerenza è massima in questo caso e il prodotto ne risulta gravemente danneggiato, anche considerando che un presidente deve mantenere la compostezza richiesta dalla sua figura senza farsi trasportare dalle emozioni della partita.

Andrea Agnelli e la sua Juve sono forse l'immagine più riconoscibile all'estero del nostro calcio, era stato lui infatti a chiedere, facendosi promotore del VAR in Europa, più rispetto per le squadre italiane nelle coppe sul campo da parte degli arbitri.

Quanto successo non può che minare la sua credibilità, sgretolando la sua immagine di gentleman del pallone che era e che ora non è più e lasciando negli occhi di tutti quella di tifoso facilmente irritabile.

Lazio- Torino: figuraccia annunciata 

Lazio-Torino, la partita fantasma di martedì scorso non è che la ciliegina sulla torta amarissima del pallone a tinte tricolori dell'ultimo mese.

Un'altra dimostrazione di come all'unità di intenti necessaria per portare a termine il campionato, si preferisca troppo spesso opporre la rigidità dei protocolli anche quando, come in questo caso era evidente che senza un cambio di data non si sarebbe giocato.

In tal modo si è giunti alla situazione in cui si è ora, a mio modo di vedere evitabile con un rinvio preventivo.

Questa ipotesi non è così assurda se si considera che il Torino  è impegnato solo in campionato e la Lazio ha più di un piede fuori dalla Champions, dopo l'uno a quattro dell'andata contro il Bayern che sembra non ammettere repliche.

Preoccupante è anche la divergenza di vedute tra Gravina, presidente della federcalcio, che predicava  l'impossibilità di giocare la partita per una conclamata causa di forza maggiore e il Consiglio di Lega Serie A che ha preferito proseguire per la sua strada.

Altrettanto inquietante è il fatto che da parte della FIGC si riconosca la validità del protocollo, ammettendo però la competenza dell'ASL in materia di tutela della salute dei calciatori, mentre la Lega di A non sembri voler riconoscerne l'autorità.

Da segnalare che il caso in questione è diverso da quello famigerato di Juventus-Napoli del 4 ottobre scorso poiché questa volta la comunicazione dell'isolamento del Toro è stata data con netto anticipo: il gruppo squadra era infatti in isolamento dal 23 febbraio e l'isolamento scadeva allo scoccare della mezzanotte di due mercoledì fa.

Tutto questo è il preludio alla prossima telenovela della giustizia sportiva italiana, la seconda in pochi mesi, con la palla che è passata tra "i piedi " del giudice Mastandrea mentre l'auspicio era che i piedi fossero ben altri.

La decisione del giudice sportivo che è arrivata ieri, non ha sanzionato il Torino e sono stati rimessi alla Lega Serie A i provvedimenti necessari per garantire la regolare disputa dell'incontro.

La Lazio intanto annuncia che presenterà ricorso alla Corte Federale d'Appello. Insomma la querelle continua e il nostro calcio affonda.


 

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE...

Matteo Briolini, 19 anni, riminese doc. Ha frequentato il liceo classico e ora si accinge ad iniziare a studiare Giurisprudenza all'Università Cattolica di Milano, con l'obiettivo di diventare un giorno giornalista sportivo. Le sue grandi passioni sono il rock e lo sport. Adora lo storytelling sportivo.

Cos’è sportellate.it

Dal 2012 Sportellate interviene a gamba tesa senza mai tirarsi indietro. Sport e cultura pop raccontati come piace a noi e come piace anche a te.

Newsletter
Canale YouTube
clockcrossmenu