Interventi a gamba tesa

La squadra ideale di Gasperini

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Indipendentemente dal raggiungimento o meno della zona Champions, e con in ballo anche una eventuale finale di Coppa Italia (giovedì si giocherà al gara di ritorno contro la Fiorentina dopo il 3-3 dell’andata), l’Atalanta avrà disputato una stagione spettacolare. Dopo i primi mesi in salita a causa dell’eliminazione ai play-off di Europa League in quella serata stregata di Copenaghen, i nerazzurri stanno offrendo, per il terzo anno consecutivo, un grandissimo spettacolo, unito ad importanti risultati.


L’artefice numero uno di tutto ciò è Gian Piero Gasperini, tecnico che ormai conosciamo bene e per il quale sono già stati versati fiumi di inchiostro. Questa a Bergamo non è però la sua prima grande impresa da allenatore. Anche al Crotone e al Genoa, Gasperson ha lasciato un’impronta indelebile. In Calabria festeggiò  nell’estate 2004 il grande ritorno in Serie B, mentre a maggio 2009 riportò il “grifone” in Europa dopo ben diciotto anni di assenza. Il suo più grande pregio? La notevole capacità di esaltare le squadre non solo a livello di gruppo, ma anche di far esprimere al meglio i diversi singoli giocatori.

Così, noi di Sportellate.it abbiamo provato a stilare un undici titolare ideale, con annesse riserve, del tecnico di Grugliasco. I giocatori scelti sono coloro hanno reso al meglio delle loro possibilità e/o sono cresciuti maggiormente sotto la guida del Gasp Il modulo è ovviamente il 3-4-3, suo marchio di fabbrica.

PORTIERE

RUBINHO – Durante il lungo periodo da terzo portiere della Juve è stato spesso oggetto di diversi post ironici sul suo non contributo ai grandi successi dei bianconeri di questi ultimi anni. Tuttavia, non va dimenticato che l’estremo difensore di quel Genoa classificatosi quinto in classifica nella stagione 2008/2009 era proprio lui. Rubinho era infatti stato autore di un’annata molto positiva, risultando sempre sicuro e affidabile. E’ stato un vero peccato che proprio dopo quei nove mesi esaltanti, ossia quando a luglio 2009 era passato al Palermo, non si sia più riconfermato a quei livelli.

Le migliori parate dei suoi anni a Genoa.

DIFENSORI

ARMANDO IZZO – Ora al Torino, anno dopo anno lo scugnizzo di Scampia si sta consacrando come uno dei migliori difensori italiani. All’interno della squadra granata di Mazzarri, in piena lotta per l’Europa League, è un elemento imprescindibile. Ma il suo exploit è iniziato, a piccoli passi, nella stagione 2014/2015, quando era appena approdato al Genoa, e sotto la guida di Gasperini. Dopo i mesi di squalifica per un presunto coinvolgimento nello scandalo calcioscommesse nel 2014, ossia nel periodo in cui vestiva la maglia dell’Avellino, è tornato in campo ancora più forte di prima.

MATTIA CALDARA – Non è di certo un momento facile per il giovane difensore classe 1994, ingaggiato dal Milan in estate nella trattativa che ha (ri)portato Leonardo Bonucci alla Juventus. A causa del brutto infortunio subito al Tendine d’Achille a ottobre, l’ex Atalanta non ha ancora giocato una gara di campionato in maglia rossonera. La sfortunata stagione non toglie però che il calciatore in questione sia uno dei migliori centrali italiani del ruolo. A svezzarlo a Bergamo è stato proprio il tecnico nerazzurro nella prima parte del campionato 2016/2017, e Caldara aveva ripagato la fiducia a suon di gol e di ottime prestazioni. Non per nulla era entrato nel giro della Nazionale e successivamente acquistato dalla Juventus, anche se non ha mai fatto in tempo a esordire con gli stessi bianconeri.

Non è che per ritrovarsi Mattia avrebbe bisogno del Gasp?

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DANIELE GASTALDELLO – Ora al Brescia in Serie B, Gastaldello è stato uno dei primi giocatori lanciati da Gasperini. Cresciuto nelle giovanili del Padova, è stato proprio durante i diciotto mesi al Crotone che l’attuale capitano del Brescia aveva iniziato a mettere in luce le proprie qualità. Proprio il periodo in Calabria è stato il suo trampolino di lancio, che gli ha consentito di giocare poi numerose stagioni da titolare in Serie A, specie con la maglia della Sampdoria.

CENTROCAMPISTI

ANDREA CONTI – Quasi come Caldara, si è infortunato nel momento clou della carriera. A giugno 2017 il Milan lo aveva ingaggiato dal club di Percassi per 24 milioni, ma un grave infortunio al legamento crociato, con successiva ricaduta a marzo, lo aveva tenuto fuori per tutta la stagione. Nei mesi scorsi è rientrato, e a piccoli passi si sta inserendo nel nuovo scacchiere di Gattuso. Se recupera pienamente, potrà diventare un giocatore fondamentale per i rossoneri.

THIAGO MOTTA – Approdato al Genoa nell’estate 2008, il centrocampista italo-brasiliano era un giocatore da recuperare, in quanto la rottura menisco interno del ginocchio sinistro – avvenuta dodici mesi prima, quando aveva appena esordito con l’Atletico Madrid – ne aveva quasi compromesso il percorso calcistico. Ma grazie a Gasperini, che in Liguria gli aveva dato sin da subito fiducia, Thiago Motta era tornato ad essere quel mediano di quantità, cervello e sacrificio apprezzato ai tempi del Barcellona. Dopo un anno da protagonista in maglia rossoblu si trasferito all’Inter di Mourinho. Pur avendo dovuto saltare la finale di Champions per squalifica, è tuttora uno degli eroi dello storico “triplete“.

BRYAN CRISTANTE – Considerato cinque anni fa una delle più grandi promesse del vivaio del Milan, nelle successive annate al Benfica (che alla fine di agosto 2014 lo aveva acquistato proprio dai rossoneri), nonché nei periodi trascorsi al Palermo e al Pescara, il mediano si era letteralmente perso. In campo sembrava un corpo estraneo alla manovra delle rispettive squadre. La svolta arriva a gennaio 2017 quando, per sostituire Roberto Gagliardini (appena ceduto all’Inter), l’Atalanta lo ingaggia dagli abruzzesi. A Bergamo ritrova fiducia e in un anno e mezzo diviene una delle più abili mezzali della Serie A, segnando anche diversi gol. Importante è stato il suo contributo per lo storico ritorno in Europa dei nerazzurri. E infatti quest’estate è passato alla Roma per più di 30 milioni di euro.

La stagione 2018 di Cristante all’Atalanta, probabilmente finora la sua migliore in carriera.

DOMENICO CRISCITO – Una buona fetta di carriera l’ha trascorsa in Russia, precisamente tra le fila dello Zenit San Pietroburgo, con cui ha totalizzato più di 150 presenze. Ma l’anno del suo exploit è stato nel 2008/2009, ossia in quell’Euro-Genoa, quando si era consacrato come uno dei più bravi esterni italiani. E’ uno dei simboli del “grifone“, dove otto mesi fa è tornato per la terza volta. Il suo mentore è Gasperini, il primo a puntare seriamente su di lui.

ATTACCANTI

DIEGO PEROTTI – Il suo rendimento alla Roma, dovuto anche a numerosi infortuni, è stato molto di alti e bassi, poiché ha alternato giocate incredibili a partite da vero e proprio fantasma. Il trequartista argentino era arrivato in Italia ad agosto 2014, quando il Genoa lo aveva ingaggiato dal Siviglia. In panchina sedeva Gasperini, tornato al “Ferraris” dopo le negative esperienze all’Inter e al Palermo, e il calciatore – reduce da un brutto infortunio che nei mesi precedenti gli avevano fatto collezionare solo 2 presenze con la maglia del Boca – aveva disputato una gran bella annata assieme al compagno di reparto Iago Falque. E non a caso quel Genoa era arrivato in zona Europa League, poi sfumata a causa della mancata concessione della licenza Uefa.

DIEGO MILITO – E’ difficile non inserire Duvan Zapata in questo undici ideale dell’allenatore piemontese: la stagione dell’attaccante colombiano è di quelle a dir poco fantastiche. Tuttavia, da calciatore Diego Milito – attuale dirigente del Racing Club – ha trovato la defintiva consacrazione a 29 anni, e (neanche a dirlo) sempre nel Genoa formato Europa 2008/2009. L’ex centravanti era già stato nel club ligure alcune stagioni prima, ma è stato sotto Gasperini che aveva iniziato davvero a esprimersi ai massimi livelli. Senza i suoi gol, il “grifone” non avrebbe centrato il quinto posto: le marcature da lui segnate erano state in totale 26 in 32 presenze. Non è poi un mistero cosa ha vinto all’Inter nelle stagioni successive…

Senza Gasperini chissà come sarebbe andata…

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JOSIP ILICIC – L’attaccante sloveno è a lungo in Italia: il Palermo lo aveva acquistato dal Maribor ad agosto 2010. Sia in Sicilia e che alla Fiorentina – dove ha giocato dal 2013 al 2017 – il suo rendimento è stato molto altalenante, in quanto ha alternato giocate incredibili a periodi di buio totale. Ottimo talento, ma gli mancava sempre quel qualcosa per essere determinante e fare la differenza. Cose che ora gli riescono alla perfezione all’Atalanta, che lo aveva acquistato dai viola nell’estate 2017. Poco più di un anno fa, così si era espresso Gasperini su di lui, in un’intervista rilasciata a “Sky Calcio Club“: “L’exploit di Ilicic? Ha più cattiveria rispetto ai tempi in cui lo allenavo al Palermo, lì andava a corrente alternata e non aveva gli stimoli che ha trovato a Bergamo. Adesso è diventato un trainante, un leader“.

LE RISERVE

Come ogni squadra, anche un’ipotetica formazione dell’allenatore di Grugliasco conta delle riserve. Il secondo portiere è Pierluigi Gollini: pur se all’inizio dell’esperienza a Bergamo ha fatto panchina a Erit Berisha, in questa seconda parte di stagione è lui che difende i pali dell’Atalanta, e con ottimi risultati. Potrebbe crescere in maniera molto interessante, anche in ottica Nazionale. Quanto ai difensori, è doveroso inserire Abdoulay Konko, ex terzino destro e per il quale Gasperini è stata decisivo, in quanto suo allenatore nella Primavera della Juventus e successivamente al Crotone, al Genoa e all’Atalanta. Non va nemmeno dimenticato Sokratis Papastathopoulos: attualmente all’Arsenal, che in estate lo ha acquistato dal Borussia Dortmund, il giocatore greco – approdato in Italia nell’estate 2008 da perfetto sconosciuto – aveva dato il suo contributo alla qualificazione europea del Genoa, seppur non sempre da titolare. Le stagioni in Liguria sono state due, e Gasperini era stato abile a farlo crescere e a inserirlo gradualmente nel campionato italiano.

Passando ai centrocampisti, i primi da menzionare sono Franck Kessie e Roberto Gagliardini. Compagni di squadra in quella prima Atalanta dei miracoli 2016/2017, i due sono ora rispettivamente al Milan e all’Inter. Entrambi, soprattutto Gagliardini, alternano un ottimo rendimento a partite dove incidono poco, ma il futuro è dalla loro parte. Impossibile poi non citare Ivan Juric e Matteo Paro. Il primo, ex allenatore di Mantova e Genoa, è stato il fedelissimo per antonomasia di Gasperini: prima suo giocatore al Crotone e al Genoa, poi suo collaboratore tecnico. Il secondo invece, cresciuto nel settore giovanile della Juventus, ha avuto una carriera piuttosto sfortunata, in quanto costellata da infortuni. Ma suoi periodi migliori sono stati con Gasperini, ovvero nella Primavera bianconera e al Crotone. Tra le fila degli “squali“, durante l’annata 2004/2005, era risultato uno dei migliori centrocampisti della Serie B, con 39 presenze e 3 gol che gli valsero la chiamata in A del Siena nella stagione successiva.

Il maestro e l’allievo.

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Quanto all’attacco, il primo sostituto di Milito è Duvan Zapata che, dopo annate non troppo esaltanti all’Udinese e alla Sampdoria, si sta affermando come una delle punte più prolifiche della Serie A: nonostante un inizio in salita, l’attaccante colombiano è già arrivato a quota 25 gol in 40 presenze. In passato non aveva mai superato i 13 gol… Altro attaccante che non può mancare è Giuseppe Sculli, ex attaccante esterno ritenuto una grande promessa ai tempi delle giovanili della Juventus. La sua migliore stagione è stata nel 2008/2009: dopo un lungo girovagare tra Modena, Chievo, Brescia e Messina, con la casacca del Genoa, dove era arrivato due anni prima, era stato uno dei più positivi attaccanti esterni, con all’attivo 8 gol in 35 presenze. In una intervista del 2016, rilasciata a “Il Corriere dello Sport“, Sculli ha voluto ricordare così Gasperini: “Arrivai alla Juventus a 14 anni e lui fu il mio primo allenatore. Mi ha guidato nei Giovanissimi, negli Allievi e nella Primavera, è stato fondamentale per la mia formazione. Al di là della bravura sul campo e della cultura del lavoro, ne apprezzai subito la disponibilità: ero l’unico della squadra che veniva da fuori, così spesso passava a prendermi al convitto e mi portava al campo […] Attentissimo alla tattica, meticoloso in allenamento, equilibrato nella gestione: alternava bastone e carota, sapeva quando rimproverarti e quando elogiarti. L’ho avuto anche dopo, al Genoa, abbiamo vissuto insieme momenti importanti e la stima è diventata ancora più forte […]”.

L’ESCLUSO

Per alcuni sembrerà assurdo, ma chi scrive si sente di non includere Alejandro Gomez, meglio conosciuto come “El Papu“. E’ vero, con Gasperini è cresciuto molto, ma non è altrettanto falso che già dai tempi del Catania il fantasista argentino aveva messo in luce ottime qualità tecniche. Alla prima stagione all’Atalanta, guidata da Colantuono, c’era (probabilimente) stato un equivoco tattico, in quanto giocava in fascia nel centrocampo di un 4-4-1-1, posizione non sua, perché per rendere al meglio ha bisogno di giocare vicino alla porta.


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Raffaele Campo, nato a Padova il 21/6/1989. Diplomato al Liceo Classico Statale "Concetto Marchesi" di Padova (ma non chiedetemi nulla di latino e greco) e attualmente studente di giurisprudenza presso la facoltà di Ferrara. Vado matto per il calcio, ma soprattutto per l´Inter, seguo anche la Premier League e non disdegno la Liga spagnola. Altre passioni e interessi sono leggere, libri di storia e di cronaca italiana del ´900 in primis, e viaggiare (ho visitato più di dieci Stati europei, ma ce ne saranno ancora tanti altri che visiterò). Collaboratore Sportellate.it