Interventi a gamba tesa

I 10 giocatori più sottovalutati dell’ultimo ventennio del Milan

10 giocatori più sottovalutati

Tra gli alti e i bassi negli ultimi vent’anni, il Milan è scivolato dal tetto del mondo per finire direttamente negli inferi più bui. Se un tempo eravamo abituati ad interpreti di una certa caratura, con gli anni ci siamo dovuti accontentare di giocatori di ben più modesto profilo. Ma tra queste due categorie esiste una zona grigia, riempita da quei calciatori di cui non si poteva far a meno, ma che allo stesso tempo non venivano apprezzati fino in fondo.


Mi sono divertita a ricostruire una virtuale classifica di questi 10 papabili, partendo dal primo scudetto alla cui conquista ho assistito da tifosa.

Li schierereste mai tutti insieme? Io sì!

In ordine di importanza.

10) Valerio Fiori

Una vita passata al Milan, prima come terzo portiere e poi come preparatore dei portieri, ruolo che ricopre anche attualmente. Basti dire che ebbe l’inaudita opportunità di disputare ben due gare in nove stagioni, subendo niente meno che quattro reti. Ebbe tutto il tempo infatti di prendersi persino una laurea magistrale a La Sapienza in legge. Mica roba da tutti. Ma non è che se avesse avuto l’opportunità di giocare qualche minuto in più avremmo anche scoperto che era bravo pure a parare e non solo a recitare i brocardi latini a memoria?! Quid iuris?

9) Philippe Mexès

Poco simpatico e molto scontroso, Philippe Mexès è uno dei più degni rappresentanti dell’epoca dei centrali impavidi da stinchi di ferro. Si andava poco per le sottili e fa niente se ogni tanto si rompeva qualche gamba: faceva tutto parte del gioco. Pur sembrando un bulgaro alla decima pinta, il francese dovette raccogliere la difficile eredità lasciatagli da Nesta e Thiago Silva nel 2012 e lo fece con una discreta dignità e senza troppi fronzoli. Di eleganza non se ne parlava neanche, ma la concretezza non gli è di certo mai mancata. E poi quelle acrobazie sotto porta… o meglio, addirittura fuori dall’area di rigore, ci hanno fatto sognare. Eppure il centrale non ha mai goduto di ottima considerazione. Sarà forse stata tutta colpa dell’invidia per le sue meshes platinate?

8) Antonio Nocerino

Non parliamo certo di Lampard della situazione, ma accanto agli uomini giusti (rectius, l’uomo giusto chiamato Ibrahimovic) il mediano riuscì nell’incredibile impresa di andare in doppia cifra nella stagione 2011-2012. Tutto questo, giocando da titolare quasi tutte la partite del campionato. Fu decisamente la stagione migliore nella carriera dell’italiano che, con il susseguirsi di interpreti “a caso” in quel ruolo, non ebbe più spazio per esprimere le sue qualità agli stessi livelli. Ma siamo proprio sicuri che era tanto da meno rispetto a quello che i nostri occhi hanno dovuto patire in questi anni?

7) Cristian Brocchi

In un certo senso considerato una bandiera del Milan, se non altro per la longevità del rapporto che lo ha legato ai colori rossoneri. La sfortuna volle che per compagno di ruolo si trovò niente meno che Gennaro Ivan Gattuso, uno che non vorresti mai incontrare per strada di sera, altroché trovarti a condividerci la maglia da titolare. In realtà i due sono sempre stati grandi amici, e il buon Brocchi dovette accontentarsi di spezzoni di partite giocate qua e là. E tutto sommato, ha vinto più Champions lui di Buffon, senza mai essere stato considerato un fuoriclasse.

6) Nigel De Jong 

Assai meno famoso rispetto al giovane connazionale Frenkie con il quale condivide il cognome, da poco acquistato dal Barcellona per una cifra folle e parecchio più alta di quella che valse il passaggio di Nigel a titolo definitivo al Milan, pari a 3.5 milioni di euro. Oggigiorno per quella somma non si acquista nemmeno il terzo portiere a fantacalcio. L’olandese fu il classico esempio di mediano incontrista, che riceveva la palla dal difensore ed impostava in maniera rudimentale ma precisa, garantendo una buona copertura ed una continua attività di interdizione. Tuttavia, egli non è mai stato particolarmente apprezzato da chi soffriva per il tragico addio di Pirlo in quel ruolo. Certo è che avere Poli e Muntari ai lati non gli ha di certo semplificato la vita.

5) Mathieu Flamini

Talvolta impiegato come mezz’ala, talvolta come mediano puro, a seconda delle esigenze, Flamini è un centrocampista estremamente duttile e spiccatamente fisico. Un degno prodotto del campionato inglese, di cui rappresenta la voracità e l’agonismo. Ebbe la sfortuna di giocare nel Milan negli anni a cavallo tra gli addii dei senatori e l’inizio della fine, fungendo sostanzialmente da tappabuchi e riuscendo ad assicurarsi un posto da titolare in maniera alquanto discontinua. Ciò nonostante, si fece sempre trovare pronto con il massimo di impegno e serietà. Uomo giusto, al posto giusto, al momento giusto, ma mai come protagonista.

4) Marek Jankulovski

Se chiedete ai milanisti chi è il loro terzino sinistro preferito, a parte Maldini nella prima parte della sua carriera, senza dubbio risponderanno Serginho. Senza considerare peraltro che la carriera del brasiliano nel Milan iniziò nel ruolo di centrocampista esterno, salvo poi essere arretrato sulla linea difensiva solo a partire dalla stagione 2005/2006, quella per l’appunto che vide approdare Jankulovski tra le fila rossonere. Coincidenza poco piacevole, considerando anche che la carriera del ceco è stata travagliata da diversi infortuni, alcuni dei quali piuttosto gravi. Ciò non gli ha di certo impedito ad alzare la Coppa dei campioni da titolare nel 2007 e a segnare anche nella finale di Supercoppa Europea un gol spettacolare di mancino al volo. Forse dovremmo dargli più spazio nei nostri ricordi.

3) Massimo Ambrosini

E qui la cronaca sportiva e la tifoseria rossonera si dividono in due sottogruppi, quelli che lo ritengono una bandiera indiscussa del Milan di Ancelotti e quelli che lo considerano solamente un buon centrocampista. Senz’altro si tratta di uno dei senatori, ma forse quello amato di meno in assoluto e sicuramente meno intoccabile degli altri. Laddove Gattuso era una divinità per il popolo rossonero, Pirlo reinventava un ruolo su misura e Seedorf diventava l’unico giocatore a vincere quattro Champions con tre squadre diverse, Massimo Ambrosini era solo Massimo Ambrosini: nulla di più e nulla di meno. Vi ricordo però che la torre per Inzaghi nel mitico 3-2 contro l’Ajax nel 2003, che valse la semifinale di Champions League per i rossoneri, fu proprio del buon vecchio Ambro. Se non fosse stato per lui, saremmo stati orfani di uno dei ricordi più spettacolari e malinconici della nostra vita.

2) Giacomo Bonaventura

Bonaventura confessò di aver pianto dopo il suo approdo del tutto fortuito al Milan nelle ultime ore di calciomercato estivo nel 2014. Io piango ogni volta che si fa male e rimane fuori per diversi mesi, perché so già che la manovra rossonera ne verrà pregiudicata irrimediabilmente. Dal momento in cui ha vestito la maglia rossonera, la costruzione del gioco passa principalmente attraverso i suoi piedi. È l’unico a non aver mai mollato, a non aver mai abbandonato la sua fede nei colori rossoneri, anche quando la fortuna non sorrideva affatto al Milan. Avrebbe meritato la fascia da capitano, solo se avesse avuto quel pizzico di autorità in più e forse un tono di voce più imperativo. Eppure in tanti lo considerano un giocatore mediocre, perché eccessivamente lezioso e troppo individualista. Però se non lo fosse, non avrebbe nemmeno fatto tutti quei gol e assist che lo hanno sempre qualificato tra i marcatori più prolifici della squadra. Irrinunciabile!

1) Billy Costacurta

Uno dei difensori più vincenti e più apprezzati della storia del calcio e contemporaneamente inserito dal Telegraph al secondo posto nella classifica dei venti calciatori più sottovalutati di sempre. Come sarà mai possibile una dicotomia del genere? Semplice: quando cresci calcisticamente di fianco ai mostri sacri come Baresi e Maldini, ti puoi anche fare 30 partite a stagione per 10 stagioni di fila, ma comunque verrai messo in ombra dai compagni di reparto. Specie se taluni ritengono che la causa dei tuoi successi sia proprio il fatto di giocare di fianco a quei due. E se poi, dulcis in fundo, trovi a giocarti pure il posto da titolare con Nesta, considerato uno dei difensori più eleganti e completi della sua generazione, non potrai che essere inserito nella suddetta classifica. Un pò ingiustamente forse?


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Khrystyna Gavrysh, 4.9.90, nata in Ucraina e cresciuta in Italia. Laureata in Giurisprudenza a Ferrara ed attualmente dottoranda in diritto internazionale all’Università di Padova. Grande appassionata di diritti umani, di Quentin Tarantino e di sport. Milanista fino al midollo, ovviamente per colpa dell’usignolo di Kiev, e incapace di rivedere un gol di Superpippo senza farsi venire la pelle d’oca.