Interventi a gamba tesa

Pagelle dal GP della Cina

pagelle

Il 1000° Gran Premio della storia della Formula 1 vede trionfare Lewis Hamilton davanti a Valtteri Bottas. Ancora Mercedes, ancora doppietta. Terzo Sebastian Vettel con una Ferrari costretta a inseguire e a “sacrificare” la gara di Charles Leclerc. Ecco le nostre pagelle dalla Cina.


Se i primi due Gran Premi della stagione ci avevano regalato emozioni e fatti stare incollati al monitor, la millesima gara della storia della F1 è stata una passerella per i piloti Mercedes che portano a casa la terza doppietta della stagione. Hamilton, cha ha bruciato Bottas al via, ha tagliato per primo il traguardo, riprendendosi la testa del mondiale, proprio davanti al compagno di squadra. Gli altri, a partire da Vettel, terzo grazie alla strategia Ferrari, non sono mai stati in grado di impensierire i due battistrada e neanche la vivacità di Verstappen, quarto alla fine, ha potuto ravvivare un Gran Premio all’insegna della noia. Ma noi, come al solito, proviamo a divertici con le nostre pagelle.

Pagelle dalla Cina

Hamilton, voto 9. Sembra si diverta a giocare a gatto e topo. In qualifica cede la pole a Bottas e gli regala un’illusione che vive solo una notte. Alla domenica, allo spegnersi dell’ultima luce rossa, scatta come un felino e si piazza davanti a tutti. Saluta la compagnia e dà appuntamento a fine gara per un brindisi in suo onore. Lui si diverte quasi sempre, gli altri un po’ meno. Serve un antagonista, preferibilmente con altra vettura, subito!

Bottas, voto 8. L’abbiamo scritto quindici giorni fa, lo ribadiamo ancora. Il carnevale è finito e Valtteri è rientrato nei ranghi, ora anche nella classifica mondiale, dove cede il primo posto ad Hamilton. In Cina il finlandese non ha demeritato però: ha portato la sua Mercedes numero 77 in pole e ha dimostrato di poter tenere il ritmo del compagno di squadra. La gara la perde nei primi secondi quando si fa saltare da Hamilton. Il biondo scandinavo è già scritturato per il prossimo film della saga di Batman nel ruolo di Robin.

Albon, voto 8. Nell’ultima sessione di libere assaggia per la prima volta che sapore ha un incontro ravvicinato con le barriere. Un botto che distrugge la sua Toro Rosso ma non abbatte il morale del thailandese che, partito dai box, risale giro, dopo giro fino ad arrivare in zona punti e rimanerci. Decimo alla fine con la palma di Driver of The Day che per quanto conti poco è una bella soddisfazione.

Gli Highlights di una gara meno spettacolare delle due precedenti.


Verstappen, voto 7. In qualifica cade nella trappola Mercedes ed è costretto a rinunciare all’ultimo giro lanciato, un giochetto che lo relega in quinta posizione. Lo aspetta quindi una gara d’attacco e il timore di un errore per eccessiva foga torna a far capolino sugli specchietti. Ma Verstappen è maturato e riesce a gestire un gran premio che solo un anno fa, probabilmente, avrebbe avuto un esito diverso. Guida con sagacia, calibrando strategia e aggressività. Alla fine arriva quarto riuscendo a impensierire Vettel, tentando un sorpasso dei suoi. La Red Bull di oggi è un filo dietro alle Rosse ma la completa maturazione del pilota olandese nasconde questo gap. Come Copperfield: illusionista.

Raikkonen, voto 7. Nono al traguardo e altri due punti in cascina per lui e l’Alfa Romeo. Un mastino che non molla la presa neanche per prendere fiato, neanche se deve fare i conti con dei ragazzini che a differenza sua non guidano per hobby. L’Iceman di queste ultime stagioni diverte in pista e continua a essere personaggio nel paddock. Indispensabile in un Circus di piloti fatti con lo stampino.

Gasly, voto 7. Alla fine chiude al sesto posto, ancora dietro a Verstappen, ma si prende la soddisfazione di stampare il giro più veloce della gara. Un punto in più che fa classifica ma soprattutto morale.

Vettel, voto 6. Non è gara per le Ferrari, lo si capisce da venerdì. Nonostante tutto il tedesco, anche aiutato dal box che gli cuce addosso la migliore strategia possibile, raccoglie il massimo e agguanta un terzo posto che ha il sapore del brodino dell’ospedale. Bravo a tener testa a Verstappen, a non cedere al nervosismo dopo l’esitazione in partenza. Guida con intelligenza capendo che quei due davanti li avrebbe visti solo con il binocolo. In tempo di guerra, diceva il proverbio, ogni buco è trincea. A patto che la guerra duri poco, aggiungiamo noi.

Leclerc, voto 6. La Cina non è il Bahrein, la sua Ferrari è lontana dalle Mercedes ma almeno stavolta non gli riserva brutte sorprese. A quelle ci pensa il muretto della Rossa che decide di sacrificare la sua corsa, ritardando per due volte il suo rientro ai box per il cambio gomme, facendogli perdere la possibilità di giocarsi il podio e regalandogli un post gara al sapore di Maalox.

Giovinazzi, voto 4. Che la sfiga sia con te. Il pilota di Martina Franca incappa in un weekend nero: in qualifica la sua power unit lo abbandona, costringendolo a partire dall’ultimo posto senza aver girato. Da lì è come scalare una montagna e purtroppo al pilota italiano non riesce l’ascesa. Chiude quindicesimo, davanti soltanto alle due Williams ma soprattutto lontano dalle prestazioni di Raikkonen. Sembra di assistere alla stagione di Zanardi in Williams del 1999, tante aspettative, zero risultati. Urge smentita.

Strike per Kvyat


Gran Premio della Cina, voto 3. L’edizione 2019 entrerà nella storia perché la matematica e il fato hanno deciso che il millesimo Gran Premio della Storia della F1 dovesse corrersi nella terra del colosso asiatico. Per il resto l’andamento della gara ha fatto pendant con il colore generale, un grigio che più anonimo non si può.

Kvyat, voto 2. Dalla F1 al bowling il passo è breve. Scherzi a parte, la gara del russo si chiude al primo giro quando centra in un colpo solo le due McLaren di Norris e Sainz. Danno al musetto e drive-through di penalità; il resto è una via crucis fino al ritiro. Nel giorno in cui il compagno di squadra Albon è eletto pilota del giorno, al buon Daniil resta soltanto la tentazione di rifugiarsi nella Vodka e dimenticare tutto.

Mercedes, voto 0. Perché, gira che ti rigira, le Frecce d’argento hanno fatto tre doppiette su tre gran premi, dando l’impressione – Bahrein escluso – di essere ancora il team da battere, ma soprattutto le principali indiziate ad ammazzare il campionato, come successo troppo spesso negli ultimi anni.


Se ti è piaciuto questo articolo, leggi anche:

Francesco Andreose, classe 1984, veronese di nascita, milanese d’adozione. Oggi si occupa di comunicazione e social media, ma la sua vera passione è il pallone, soprattutto quello che rotola in provincia. Più bravo con la penna che con i piedi, simpatizza con i perdenti e quando può non si esime dall’essere bastian contrario. All’aridità di numeri e statistiche preferisce la descrizione di un’emozione, la narrazione di un gesto che infiamma una curva. Il tifo per l’Hellas Verona gli ha insegnato a soffrire fin da piccolo.