Interventi a gamba tesa

Il meglio della settimana di Coppe Europee


Le Coppe Europee entrano nel vivo, e questa settimana ci hanno regalato tre grandi partite


1) Pochettino 1-0 Guardiola

La sfida tra due degli allenatori più all’avanguardia del calcio mondiale supera i confini dell’Inghilterra per abbracciare il contesto europeo. Le partite tra Guardiola e Pochettino offrono sempre degli spunti tattici interessanti, e anche quella di martedì non ha fatto eccezione. Entrambe sono squadre che fanno del controllo del pallone uno strumento distintivo per attaccare la porta avversaria, ed è stato interessante vedere se una delle due decideva di lasciare il possesso all’altra o provare a contenderlo fin da subito. È stato il Tottenham a rinunciare al predominio sul possesso palla (43% finale) e impostare una partita diversa. La squadra di Pochettino non pressa ferocemente la prima costruzione del City e tiene un baricentro più basso, con l’obbiettivo di togliere le ricezioni nei mezzi spazzi ai giocatori dei Citizens  e ripartire con transizioni veloci una volta recuperata palla a centrocampo. Gli appoggi principali per risalire il campo sono stati Kane e Delle Alli e gli attacchi in profondità di Son. Anche quando partiva dal basso il Tottenham non disdegnava il lancio lungo da Lloris, che ha provato 14 lanci su 26 passaggi totali. E il gol di Son arriva proprio da un lancio lungo del portiere e conseguente recupero della seconda palla, consegnata poi a Eriksen che ha avuto troppa libertà nel giocare un passaggio in profondità per Son a difesa schierata.

Questo grafico esemplifica le difficoltà del Manchester City. La squadra di Guardiola è probabilmente quella che meglio riesce a costruire linee di passaggio dietro la linea di pressione avversaria, grazie ai meccanismi di gioco del suo allenatore e alla presenza di numerosi giocatori tecnici tra le linee. Martedì però non è riuscita a trovare le contromosse all’atteggiamento del Tottenham, che l’ha costretta a passare prevalentemente dalle fasce nell’ultimo terzo di campo, dove Sterling e Mahrez rimanevo aperti per ricevere vicino alla linea di fondo. Escluso l’inizio della partita, dove era Delph ad affiancarsi a Fernandinho e tenere le due mezzali più alte, Gundogan ha agito di fianco al centrocampista brasiliano, andando a comporre una linea a due con il solo David Silva a cercare ricezioni tra le linee. Forse Guardiola, con un atteggiamento un po’ più conservativo e l’inserimento di De Bruyne e Sane soltanto all’88’, ci ha fatto capire che avrebbe accolto con favore uno 0-0, e che la sconfitta per un gol di scarto può essere metabolizzata con discreta fiducia, visto che costringe i suoi ad una rimonta molto più fattibile di quella dell’anno scorso contro il Liverpool.

2) Alla Johan Cruijff Arena si giocano solo grandi partite

Durante la stagione della Juventus c’è una costante: la sofferenza contro squadre che pressano altissime e aggrediscono a tutto campo. Alla Johan Cruijff Arena una svolgimento della partita con questi contorni era ampiamente prevedibile, viste le caratteristiche dell’Ajax. Date le premesse si può affermare che la Juve, nonostante lunghe fasi di apnea, si sia comportata abbastanza bene, portando il ritorno sul risultato di 1-1. Anche ieri sera i lanceri hanno prodotto la solita enorme mole di gioco offensivo, tirando 17 volte (tutti i giocatori di movimento dell’Ajax hanno effettuato almeno una conclusione, a eccezione di Blind), producendo però solo 1.3 xG.

In possesso palla l’Ajax mira ad occupare tutti i corridoi di gioco, in ampiezza e in zona di rifinitura. In costruzione De Jong scala sulla linea dei difensori, i terzini si alzano mentre le ali si stringono vicino a Tadic e Van de Beek, che effettuano l’ormai classico movimento ad elastico per cui uno viene incontro al pallone mentre l’altro si alza ad occupare lo spazio lasciato libero dal compagno. All’interno del contesto verticale dell’Ajax, De Jong è fondamentale per far arrivare la palla il più velocemente possibile oltre il centrocampo. L’olandese partecipa alla prima costruzione ma poi si orienta subito in avanti per offrire una linea di passaggio pulita e verticalizzare sui giocatori offensivi. Considerata la sua tendenza ad abbassarsi sul centro sinistra, era Bernardeschi ad uscire su di lui per schermarlo ma non sempre lo seguiva una volta scaricato il pallone. L’olandese ha chiuso la partita con l’89% di precisione dei passaggi ed è stato fondamentale anche in fase di non possesso, recuperando 13 palloni. Più avanti, i componenti del quartetto offensivo si posizionano molto vicini in zona palla per combinare ad altissima velocità nello stretto, mettendo in mostra una tecnica quasi da strada, con i controlli di suola e i colpi di tacco di Tadic, le giocate di Ziyech e la sua conclusione di punta. In alcuni momenti l’Ajax è sembrato una riproduzione di Fifa Street nel mondo reale.

Le posizioni medie dell’Ajax. De Jong è il più cercato dai due centrali, Veltman rimane leggermente più basso rispetto a Tagliafico per ricevere i cambi di gioco del 21. Davanti, Van de Beek si connette bene con i i due esterni/trequartisti e Tadic e Ziyech si cercano molto (dati via Wyscout)

I bianconeri hanno sofferto questa situazione di gioco in diverse occasioni ma sono riusciti a evitare pericolose imbucate centrali, anche grazie al lavoro della linea di centrocampo, concedendo conclusioni di più difficile realizzazione (11 tiri da fuori area). La Juve, costretta a lunghe fasi di difesa posizionale, aveva due strade per attaccare la porta avversaria: eludere il pressing alto dell’Ajax attraverso un palleggio ragionato che portasse a giocargli dietro il centrocampo, o risalire velocemente il campo appoggiandosi sulle punte. Entrambe le strade sono state di difficile percorrenza per i bianconeri, data la densità in zona palla in fase offensiva dei giocatori biancorossi che attivano subito il pressing una volta perso il possesso, e l’aggressività dei centrali difensivi che si alzano fino a centrocampo (31 recuperi olandesi nella metà campo avversaria). Nell’occasione del gol, però, i bianconeri hanno fatto vedere come si dovrebbe sfruttare lo spazio concesso dall’Ajax, grazie ad una catena di scelte di gioco intelligenti e tecnicamente ben eseguite: Bentancur riceve a centrocampo, si libera dal pressing di De Jong e parte in conduzione centrale, poi serve Ronaldo, che pressato da Blind gira subito a destra per Cancelo che ha tanto spazio per salire, sfruttando lo sbilanciamento dell’Ajax dovuto alla pressione con tanti uomini sul lato sinistro della Juve; mentre il terzino portoghese si prende il corridoio interno, liberato dal movimento di Bernardeschi, Bentancur si inserisce in area costringendo De Ligt a seguirlo e liberando uno spazio in area di rigore, nel quale si butta Ronaldo inseguito affannosamente da Blind e De Jong. Grazie alla tecnica di Cancelo e Bentancur e ai sapienti movimenti di Ronaldo e Bernardeschi la Juve è riuscita ad eludere il pressing e a sfruttare gli spazi che l’Ajax concede quando esce in modo così alto con il centrale difensivo e stringe con tanti giocatori su uno dei due lati del campo per orientare la pressione.

Tra i bianconeri spicca anche Rugani, alla sua prima partita europea di questo livello da titolare, che ha vinto 7 duelli e intercettato 10 palloni, e più in generale ha giocato una partita di grande attenzione difensiva, leggendo bene tutte le situazioni. Cancelo ha anche causato l’errore che ha portato al gol e sono ripartiti subiti i commenti stucchevoli sulla sua fase difensiva, ma non ha fatto errori di posizionamento o letture difensive. Il terzino portoghese è una delle fonti di gioco primarie della Juve, e la confidenza con i suoi mezzi tecnici lo porta a provare giocate a volte rischiose, ma necessarie per eludere il pressing o portare vantaggi alla squadra. Nel calcio moderno le squadre di alto livello giocano con i terzini propositivi, che danno un contributo importante sia in fase di costruzione sia di rifinitura, sarebbe bello che anche in Italia si abbandonasse definitivamente l’idea che il terzino debba essere scarso coi piedi e debba occuparsi esclusivamente della fase difensiva.

3) Servirà l’impresa al San Paolo

Il quarto di finale di Europa League tra Arsenal e Napoli è il più interessante e tra i più combattuti sulla carta. Emery ha scelto Cech in porta, una difesa a 3 con Sokratis-Koscielny-Monreal, Kolasinac e Maitland Niles quinti a tutto campo, Torreira e Ramsey coppia di centrocampo con Ozil dietro Aubameyang e Lacazette. Ancelotti si è presentato a Londra con il 4-4-2, lasciando Milik in panchina e scegliendo un terzino più difensivo come Hysaj al posto di Malcuit. Nel primo tempo l’Arsenal ha fatto valere la dura legge dell’Emirates, giocando su ritmi altissimi e pressando in modo continuo i portatori palla del Napoli. La disposizione di Emery ha creato evidenti vantaggi contro quella di Ancelotti, generando superiorità o parità numerica in ogni zona del campo. In fase di impostazione la difesa a 3 garantiva costante superiorità contro le due punte del Napoli, e i difensori potevano giocare senza troppe apprensione la palla, coinvolgendo anche i laterali quando le linee di passaggio centrali risultavano schermate. In fase di non possesso, invece, i due laterali si alzavano sui terzini avversari, Lacazette e Aubameyang si orientavano su Koulibaly e Maksimovic mentre i tre centrocampisti aggredivano Ruiz e Allan. I due gol sono arrivati proprio da due recuperi a centrocampo, forzando all’errore prima Mario Rui poi di Fabian Ruiz. La transizione che ha portato al primo gol dei Gunners è stata spettacolare, con Ozil che non ha accellerato i tempi della giocata, scaricando poi sulla destra dove Ramsey, Lacazette e Maitland Niles hanno attaccato l’area di rigore. Il gol del gallese è un compendio di tutte le sue migliori caratteristiche: costruisce il gioco, segue l’azione e si inserisce in area di rigore.

Gol stupendo

Verso la fine del primo tempo il Napoli crea la prima vera occasione della partita, sfruttando una situazione di gioco che l’Arsenal soffre: l’attacco dello spazio alle spalle degli esterni. Nel secondo tempo il ritmo dei padroni di casa cala, e il Napoli riesce a gestire con più efficacia il pallone rispetto al primo tempo (66% di possesso nella seconda frazione), riportando Allan sul centro destra e Fabian sul centro sinistra, e occupando con costanza lo spazio lungo le corsie laterali, grazie a Callejon sulla destra e a Mario Rui a sinistra, che occupa più stabilmente l’ampiezza dopo essere rimasto troppo bloccato nel primo tempo. La squadra di Emery soffre sistematicamente lo spazio tra l’esterno e il difensore di parte, perché Kolasinac o Maitland-Niles sono spesso aggressivi lasciando spazio alle loro spalle, mentre Monreal o Sokratis sono occupati dai movimenti tra le linee di Insigne sulla destra e di Mertens o Zielinski sulla sinistra. Le occasioni più importanti sono arrivate da questa situazione di gioco, con Callejon abile ad attaccare la profondità. Nel secondo tempo la squadra di Ancelotti ha generato 5 delle 8 conclusioni totali, ma è stata troppo imprecisa nella finalizzazione, centrando solo una volta lo specchio della porta. Discorso opposto per l’Arsenal, che nelle 15 conclusioni totali ha preso lo specchio 7 volte, generando 2.76 xG. Se il passivo risulta meno pesante è grazie alla prestazione di Alex Meret, che ha effettuato 6 parate. Nella gara di ritorno il Napoli dovrà essere più abile a gestire il pallone sotto pressione (buona parte dei giocatori non ha raggiunto l’80% di precisione dei passaggi) e continuare a sfruttare il difetto congenito della formazione di Emery. Dopo la rimonta della Roma contro il Barcellona dell’anno passato e quella più recente della Juventus contro l’Atletico, il calcio italiano è chiamato ad un’altra grande notte europea.


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Luca Sausa nasce nel 1996 a Milano, vive a Monza ma è di origini meridionali (Sicilia e Puglia). Un passato da giocatore di tennis, si innamora del calcio a tal punto da provare a farne un lavoro per tre motivi: i gol di Alessandro Del Piero, le partite del Barcellona di Pep Guardiola e qualsiasi cosa fatta da Federico Buffa.