Interventi a gamba tesa

Le 10 notti magiche del Napoli in Europa


Alla vigilia dell’attesissimo doppio scontro che vedrà affrontarsi Napoli e Arsenal, che si giocheranno a cavallo fra 11 e 18 aprile l’accesso alle semifinali di Europa League, su Sportellate proviamo nel nostro piccolo a “ispirare” gli azzurri verso l’impresa, ricordando le 10 migliori partite degli azzurri in campo continentale. D’altronde, con la Juve ha funzionato, quindi perché non tentare?


La storia del Napoli con le coppe europee germoglia in tempi piuttosto recenti: il club partenopeo infatti è una presenza fissa delle manifestazioni calcistiche europee solo a partire dalla stagione 2010/2011: da allora i partenopei si sono qualificati per due volte ai gironi di Europa League, cinque volte a quelli di Champions League e, a completare il computo totale delle partecipazioni europee del Napoli post-fallimento, una partecipazione a testa ai preliminari di Champions e di Europa League.

Preliminare di Europa League, disputato ad agosto 2010, rimasto nella memoria collettiva dei tifosi solo per le prime due reti in azzurro del “Matador” Cavani

Un Napoli che, nonostante nello stesso periodo di tempo sia riuscito solo tre volte ad andare oltre il primo turno a eliminazione diretta di una competizione europea (quest’anno ovviamente e durante le due stagioni targate Benitez, sempre in Europa League), ha comunque il grosso merito di essere diventata una presenza fissa nel panorama europeo come mai nell’epoca pre-fallimento. Tuttavia la storia europea del Napoli ha radici più profonde, non legate soltanto alla gestione De Laurentiis: anche negli anni passati, pur meno frequentemente di adesso (complici i diversi e più rigidi regolamenti che nei decenni passati regolavano l’accesso alle competizioni UEFA) il Napoli ha preso parte più volte alle competizioni europee, centrando persino una vittoria in Coppa Uefa nel 1989.

Maradona solleva al cielo di Stoccarda la Coppa Uefa, unico trofeo ufficiale del Napoli in campo europeo.

Una storia, quella del Napoli nelle competizioni europee, discontinua, spesso fugace, ma ricca se non di trofei (eccetto il trionfo del 1989) sicuramente di grandi prestazioni e bei momenti di calcio che hanno fatto sognare un’intera tifoseria, anche se solo per una notte.

Noi, di notti del genere, ne abbiamo trovate addirittura dieci, che Ancelotti deve assolutamente provare a replicare se si vuole eliminare l’Arsenal, squadra inglese ricca di talento, stabilmente ai piani alti del campionato più competitivo al mondo e con uno storico decisamente più glorioso di quello degli azzurri lungo il continente, che anche quest’anno è annoverata da tutti come una delle più serie pretendenti (insieme ai concittadini del Chelsea) per sollevare la coppa a Baku. Per scrivere una pagina importantissima della propria storia, per arrivare a Baku e in un certo qual modo dare un senso a questa stagione, il Napoli deve sfoderare una prestazione all’altezza della situazione, come ha dimostrato anche in questa stagione di saper fare.

10) Valencia-Napoli 1-5, 16 settembre 1992 – andata trentaduesimi Coppa Uefa 

Il 16 settembre 1992 il Napoli torna in Europa dopo un anno di assenza: si tratta di Coppa Uefa, in virtù del quarto posto ottenuto nel precedente campionato sotto la guida di Claudio Ranieri, capace di cavare il meglio dalla squadra azzurra, ormai priva di Maradona ma con ancora parecchi reduci del secondo scudetto partenopeo. L’urna non è benevola con gli azzurri e sceglie il Valencia come primo ostacolo per la squadra partenopea, con esordio al Mestalla. La sfida, pur temibile visto il valore degli avversari, viene preparata magistralmente dal tecnico testaccino, bravo ad attendere gli avversari per poi colpirli in contropiede, dove gli azzurri possono approfittare degli ampi spazi concessi dalla formazione blanquinegra. Più che un capolavoro di squadra però, la gara è il monologo di un unico, grandissimo attore: Daniel Fonseca, attaccante uruguaiano prelevato in estate dal Cagliari per affiancare il non più giovanissimo Careca, autore di ben cinque reti che archiviano immediatamente la pratica.

Quello di Fonseca non è l’unico one-man-show di un azzurro in Europa: vent’anni dopo l’impresa del Mestalla un altro uruguaiano, Edinson Cavani – ça va sans dire – siglò tutti i 4 gol col quale il Napoli sconfisse gli ucraini del Dnipro.

Sembra l’inizio di una marcia trionfale, ma il cammino azzurro verrà interrotto il turno successivo: un ancora semisconosciuto George Weah siglò con una doppietta l’eliminazione del Napoli per mano del PSG. Quella del Mestalla fu l’unica, grande notte di una stagione amara conclusa con soli due punti sopra la zona retrocessione e i primi, pericolosi segni della crisi finanziaria che portò un decennio più tardi al fallimento.

9) Napoli-Bruges 5-0, 17 settembre 2015 – fase a gironi Europa League, 1ª giornata

Fu la prima giornata di una prima fase esaltante per il Napoli, che centrò due record della competizione: quello di punti (18) e quello di reti realizzate (22, quest’ultimo tuttora imbattuto) in un girone di UEL.

Le ultime tre stagioni sono state caratterizzate dalla figura carismatica di Maurizio Sarri, il tecnico che ha saputo come pochi altri unire l’ambiente (e, una volta terminata la sua esperienza partenopea, altrettanto bene ha saputo dividerlo fra estimatori fino al limite dell’idolatria e detrattori a tutti i costi) e soprattutto valorizzare la rosa ben oltre le aspettative (riuscendo ad esempio a tirar fuori da Mertens il fantastico centravanti di cui aveva assolutamente bisogno) e condurla non lontano da uno storico scudetto. Tutto questo portando avanti (cosa per la quale è maggiormente ricordato in riva al golfo) una proposta di gioco offensivo spettacolare fatta di lunghe fasi di possesso e palleggio, densità in zona palla e attacco del lato debole.
Tuttavia non è sempre stato tutto rose e fiori per Sarri durante la sua triennale esperienza al Napoli: l’inizio della sua avventura azzurra è stato infatti da incubo, con due soli punti nelle prime tre giornate, un gioco che stentava a decollare e i primi, rumorosissimi mugugni della piazza.
In soccorso del tecnico di Bagnoli arriva però l’inizio dell’Europa League, che vede i suoi uomini esordire fra le mura amiche contro i belgi del Bruges: per l’occasione Sarri mischia le carte e rinuncia a due suoi dogmi, ovvero l’ex Empoli Valdifiori (al suo posto viene schierato per la prima volta Jorginho) e il 4-3-1-2, varando per la prima volta il tridente d’attacco, con Callejon e Mertens ai lati di Higuain. Il risultato è eccezionale: complice anche la pochezza degli avversari il Napoli vola grazie alle sue ali, con due gol a testa per Mertens e Callejon (di Hamsik il gol che completa il tabellino), ma soprattutto fa vedere per la prima volta quelle caratteristiche che da lì in poi saranno il marchio di fabbrica della squadra.
Per quanto possa sembrare assurdo – alla luce del rapporto alquanto conflittuale che il suo Napoli avrà con le competizioni internazionali – il Sarrismo nasce ufficialmente in un giovedì di Europa League.

8) Napoli-Manchester City 2-1, 22 novembre 2011 – fase a gironi Champions League, 5ª giornata

Una delle pellicole italiane di maggior successo durante gli anni ’50, a firma Dino Risi, fu “Poveri ma belli”: un titolo utilizzatissimo anche dalle prime pagine sportive all’indomani dell’impresa degli uomini di Mazzarri contro gli inglesi di proprietà dello sceicco Mansour.

A seguito di un’eccezionale cavalcata in campionato, trascinato dai “tre tenori” Hamsik, Lavezzi Cavani, il Napoli si presentò nel 2011 da esordiente assoluto ai nastri di partenza della Champions League (o di un ritorno dopo 21 lunghi anni, se consideriamo il vecchio format della Coppa dei Campioni). Come prevedibile per una squadra di quarta fascia, l’urna di Nyon non trattò poi molto bene il Napoli, sorteggiando i partenopei con Bayern Monaco, Villarreal Manchester City. Un girone proibitivo secondo i più, che però sottovalutarono gli attributi infiniti della squadra di Mazzarri, che dimostrò anche in Europa quanto fosse poco saggio vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso.

Alla vigilia della penultima partita del girone la classifica vede il Napoli a 5 punti, a due sole lunghezze dal Manchester City (col quale il Napoli aveva esordito pareggiando 1-1 dopo esser passato in vantaggio col solito Cavani) e con la prospettiva di uno scontro diretto decisivo ai fini della qualificazione da giocarsi fra le mura amiche.
Trascinato dal pubblico del San Paolo, il Napoli parte a spron battuto e mette alle corde la squadra inglese, sorpresa dal ritmo tambureggiante imposto dagli azzurri. Il gol, dopo averlo sfiorato più volte, arriva al quarto d’ora di gioco, con Cavani che attacca il primo palo e con la nuca devia in rete un corner. L’unico errore del Napoli costa caro, visto che permette a Balotelli di trovare il gol dell’insperato pareggio, ma alla fine è ancora Cavani, con un tiro di prima intenzione dopo una bella azione iniziata da Lavezzi e rifinita da Dossena, a fissare il risultato sul 2-1 che porta il Napoli al secondo posto del girone e virtualmente agli ottavi di Champions a 90′ dal termine della prima fase.

7) Wolfsburg-Napoli 1-4, 16 aprile 2015 – andata quarti di finale Europa League

Gli azzurri, vestiti per l’occasione con l’inconsueta e discussa tenuta jeansata (di cui il sottoscritto pare essere uno dei pochi ammiratori), vivranno una notte magica in Germania, che rievoca ricordi dolcissimi vissuti nello stesso paese e nella stessa competizione molti anni prima.

Può una competizione, giocata a causa di uno dei più fragorosi fallimenti (il preliminare perso contro l’Athletic Bilbao) di un’intera gestione tecnica, essere ricordata per aver regalato una delle più grandi notti della storia del club?
La risposta è sì, ma andiamo con ordine: la stagione 2014-2015 del Napoli si apre, sin dalle primissime battute, sotto fosche nubi a causa di una campagna acquisti invernale più di indebolimento che di rafforzamento; scintilla che diede modo al malcontento della tifoseria, desiderosa del tanto atteso salto di qualità che ancora una volta non avvenne, di deflagrare in maniera definitiva.
Ben presto le fosche nubi si trasformano in un temporale: 
con la Champions League finita ancor prima di cominciare e la prospettiva di un campionato di tenore inferiore rispetto agli ultimi anni (con il Napoli costretto a lottare solo per il terzo posto valido per l’accesso ai preliminari di Champions, fallendo anche qui miseramente) , agli azzurri resta solo l’Europa League (oltre alla vittoriosa notte in Supercoppa) come oasi felice in cui rifugiarsi per trovare fiducia in sé stessi e vittorie, arrivando fra le prime otto quasi senza incontrare resistenza. A questo punto però l’urna mette di fronte al Napoli il peggior avversario possibile: contrariamente a quanto il nome privo di apparente blasone lasci pensare, il Wolfsburg era una squadra più che temibile (paragonabile all’Eintracht di quest’anno, a voler fare un esempio), con un organico niente male che poteva contare su gente del calibro di Schurrle, Perisic De Bruyne, il cui cammino fino ad allora era parso inarrestabile.
In Sassonia però Benitez prepara la gara perfetta: gli azzurri, schierati col classico 4-2-3-1 tanto caro allo spagnolo, scendono in campo con la giusta convinzione, facendo vedere il meglio del loro repertorio offensivo fatto di accelerazioni e cambi di posizione che hanno mandato letteralmente in tilt la difesa teutonica. La pratica si sbriga già dopo 15 minuti con Higuain, cui seguiranno la doppietta di Hamsik (miglior prova dello slovacco in un ruolo, quello del trequartista, mai amato dall’ex capitano azzurro) e la rete di Gabbiadini ad archiviare la qualificazione già al primo round.

6) Napoli-Anderlecht 1-0, 6 aprile 1977 – andata semifinali Coppa delle Coppe

La prima grande impresa azzurra in campo internazionale.

La storia del calcio a Napoli è inevitabilmente segnata dall’arrivo, il 5 luglio 1984, di Diego Armando Maradona alle pendici del Vesuvio. Un evento che fa in un certo senso da spartiacque, al punto da poter dire che esiste un era maradoniana, caratterizzata dai due scudetti conquistati con il pibe de oro in campo, e un’era pre-maradona: quest’ultima caratterizzata da campioni che hanno onorato la casacca azzurra (fra tutti Omar Sivori, José Altafini e Ruud Krol), allenatori innovativi (Vinicio fu profeta della zona in un calcio italiano ancora legato ai vecchi dettami della marcatura a uomo) e da due vittorie in Coppa Italia, nel 1962 (prima e finora unica squadra militante in Serie B a riuscire nell’impresa) e nel 1976. Proprio quest’ultimo trofeo concede agli azzurri il pass per la Coppa delle Coppe, competizione ormai soppressa che vedeva sfidarsi le squadre vincitrici delle coppe nazionali: il Napoli di Pesaola, pur non essendo una squadra eccezionale, disponeva di un gioco collaudato che basava tutto su una difesa organizzata e su un attacco capace di convertire in gol le fulminee ripartenze che gli azzurri, una volta entrati in possesso palla, imbastivano. Fu così che il cammino degli azzurri proseguì spedito, eliminando senza troppi patemi Bodø Glimt, APOEL Wroclaw fino a giungere in semifinale, dove al San Paolo è ospite per la gara d’andata l’Anderlecht campione in carica.
La partita, sentitissima dal pubblico che fece registrare il record stagionale di presenze allo stadio, vide il Napoli mettere alle corde la quotatissima squadra belga (che poteva vantare il fiore della prima generazione di talenti belga e campioni nel giro della gloriosa nazionale olandese come Haan Rensenbrink) e trovare il gol vittoria, al termine di un lungo assedio, a 10 minuti dal triplice fischio grazie a una delle rarissime sortite offensive di Giuseppe Bruscolotti, “in arte” Palo ‘e fierro.

511 presenze (record battuto solo di recente da Marek Hamsik) e 11 gol, di cui uno che avrebbe potuto fare la storia.

Il migliore in campo al San Paolo, capace di annullare Rensenbrink e di siglare il gol decisivo, purtroppo guarderà solo dagli spalti (causa squalifica) la gara di ritorno, durante la quale i belgi (forti della complicità di un arbitraggio non esattamente trasparente da parte dell’inglese Matthewson) riuscirono a ribaltare il risultato, rendendo così vana l’impresa del San Paolo.

5) Napoli-Juventus 3-0, 15 marzo 1989 – ritorno quarti di finale Coppa Uefa

La partita che diede al Napoli la convinzione di poter arrivare fino in fondo

È un Napoli diverso dai precedenti quello che arriva a giocare la Coppa Uefa 1988/1989: è un Napoli sicuro dei propri mezzi, ricco di campioni (Maradona su tutti, ma anche Careca, Alemao, Carnevale, Ferrara…), che ha maturato negli anni una buona esperienza europea (risale alla stagione precedente l’esordio assoluto in Coppa dei Campioni, con l’immediata doppia sfida al Real Madrid) ma che, soprattutto, ha dimostrato di poter vincere e ha voglia di farlo ancora.
Tuttavia il cammino europeo del Napoli non prevede poi grossissimi ostacoli: non serve assolutamente il miglior Napoli (che infatti non si vede) per avere la meglio nell’ordine di PAOK, Lokomotiv Lipsia e Bordeaux.

Fino ovviamente ai quarti di finale, quando l’urna decide che è tempo per lo scontro fratricida fra Napoli e Juventus, un’altra fra le favorite per la vittoria finale: l’andata al Comunale di Torino dice male per gli azzurri, che cadono sotto i colpi di Bruno e l’autorete di Corradini. C’è ancora il ritorno a Fuorigrotta, ma per il Napoli l’impresa è ai limiti del proibitivo: tuttavia il tifo azzurro risponde bene e affolla gli spalti del San Paolo per spingere i propri beniamini verso l’impresa. Il Napoli ingrana subito la quinta, pressando a tutto campo e giocando con ritmi insostenibili, e dopo 45 minuti si è già rimesso in pari, grazie ai gol di Maradona e Carnevale. Nel secondo tempo i ritmi rallentano, con la Juventus ancora scossa dai due colpi subiti e il Napoli che deve recuperare le forze dopo l’estenuante pressing iniziale. Si va dunque ai supplementari, durante i quali il canovaccio non cambia: proprio quando i rigori sembrano inevitabili Careca scodella in mezzo il pallone della disperazione sul quale arriva la testa di Renica che indirizza il pallone alle spalle di Tacconi per il 3-0 finale, che regala agli azzurri derby italiano e semifinale.

4) Bayern Monaco-Napoli 2-2, 19 aprile 1989 – ritorno semifinali Coppa Uefa

Doppietta di Careca e Napoli in finale

La rimonta vincente contro la Juventus trasforma il Napoli, che viene finalmente allo scoperto e si candida con prepotenza come una delle favorite d’obbligo per alzare la coppa a fine stagione. La trasformazione più evidente si ha però sul piano delle prestazioni: se nei primi tre turni la modalità risparmio energetico era stata più che sufficiente per proseguire il cammino europeo, la batosta dell’andata costringe la squadra di Bianchi a giocare a carte scoperte e dar fondo a tutte le sue residue scorte di talento per non doversi fermare sul più bello e sfruttare l’occasione irripetibile di portare a casa un alloro internazionale. L’esame di maturità sottopone al Napoli il tostissimo Bayern Monaco (che seppe come il Napoli rimontare una sconfitta per 2-0 all’andata, eliminando così dalla coppa l’Inter di Giovanni Trapattoni), ultimo ostacolo per gli azzurri prima della finalissima. L’andata è un trionfo partenopeo: il miglior Maradona visto finora in Coppa Uefa sale in cattedra con due assist per i gol di Careca e Carnevale.

Si va quindi a Monaco di Baviera per il secondo atto di questa grande semifinale. Prima però c’è bisogno di un adeguato riscaldamento: Maradona lo sa bene e ci guida negli esercizi a bordocampo.

Ciò nonostante, il ritorno in Baviera (a dispetto di un punteggio di sola parità) fu una notte ancor più indimenticabile di quella del San Paolo: la gara dell’Olympiastadion segna forse il picco più alto mai raggiunto dai partenopei per mentalità da grande squadra; con gli azzurri che seppero giocare al gatto col topo, invertendo così i ruoli che uno si aspetterebbe da copione, disputando una partita di intelligente attesa e sapiente lucidità quando giungeva il momento di affondare. Il 2-2 finale, con doppietta del solito Careca per i partenopei, sta fin troppo stretto al Napoli, non rendendo giustizia del dominio tecnico, tattico, fisico e mentale con il quale Maradona e soci hanno affondato, in maniera fin troppo netta, la corazzata tedesca.

3) Napoli-Stoccarda 2-1, 3 maggio 1989 – andata finale Coppa Uefa

Si arriva dunque alla finale, anch’essa da giocare per i regolamenti vigenti all’epoca in due manches: a dividere gli azzurri dalla coppa c’è lo Stoccarda, terza squadra tedesca affrontata dal Napoli lungo la competizione. A differenza dei due turni precedenti però il Napoli si trova nell’insolita situazione di essere favorito d’obbligo per i pronostici, cosa che non può fare altro che aumentare ancor più la pressione cui è sottoposta la squadra di Bianchi alla vigilia della partita più importante della sua storia. Pressione che, quantomeno all’inizio, viene accusata dal Napoli: i partenopei iniziano contratti e non riescono a giocare come sanno, pur avendo il primo match-ball della partita con Carnevale che spedice fuori di testa dopo uno schema ben orchestrato su calcio piazzato. Pressione che gioca un brutto scherzo specialmente a Giuliani, che si lascia sfuggire un non irresistibile tiro da lontano di Gaudino, attaccante teutonico dalle evidenti origini italiane (campane per la precisione: il papà veniva da Orta di Atella mentre la mamma da Frattaminore, entrambi a una manciata di chilometri dal capoluogo partenopeo) che porta in vantaggio gli svevi. Una notiza pessima per gli azzurri, non solo perché il gol segnato al San Paolo concede agli avversari un considerevole vantaggio, ma anche perché i teutonici, già venuti al San Paolo con l’intenzione di non prenderle e rimandare il tutto al ritorno in casa, adesso costruiscono un fortino quasi invalicabile a difesa del portiere Immel. L’assedio azzurro perdura anche nel secondo tempo, quando l’ingresso di Crippa per Corradini cerca di dare la consueta sterzata alla gara, ma i tedeschi resistono fino al 68′, quando una furbata di Maradona inganna l’arbitro, che concede un rigore piuttosto generoso agli azzurri trasformato dallo stesso asso argentino. Il pareggio cambia l’inerzia della partita: il Napoli che adesso ci crede e, a tre minuti dal termine, trova il vantaggio con Careca che riceve in area da Maradona, controlla e insacca facendo esplodere di gioia un San Paolo gremito in ogni settore.

2) Napoli-Chelsea 3-1, 21 febbraio 2012 – andata ottavi di finale Champions League

La sproporzione di valori iniziale, unita al risultato finale, fanno pensare all’episodio biblico in cui Davide che batte il gigante Golia.

Una volta superato il girone di ferro ai danni del Manchester City, agli ottavi tocca a un’altra inglese affrontare il Napoli, ovvero il Chelsea di Villas-Boas. Una squadra temibile per il roster a sua disposizione, che vede dalla sua parte campioni assoluti del calibro di Drogba e Lampard, ma che vive un momento di profonda crisi: in Champions i blues hanno sì vinto il loro raggruppamento, ma realizzando in tutto 11 punti, gli stessi dei Mazzarri-boys; in più la situazione in Premier League è addirittura peggiore, in quanto la squadra staziona solo al quinto posto.
Non potrebbe vivere un momento più diverso l’ambiente Napoli: l’entusiasmo è enorme e pervade sia la squadra che la tifoseria, che risponde alla chiamata e supera abbondantemente le 50000 unità per l’appuntamento dell’andata in scena al San Paolo.

Napoli’s Argentine forward Ezequiel Ivan Lavezzi celebrates vwith Urugayan Cavani and Napoli’s Slovak midfielder Marek Hamsik (back) after scoring during the Champions League round of 16 first leg football match, Napoli vs Chelsea at San Paolo stadium in Naples on February 21, 2012. AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI (Photo credit should read ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

La gara col Chelsea fu, senza dubbio, la migliore dell’intera gestione Mazzarri sulla panchina partenopea: l’atteggiamento della squadra, aggressivo fin dalle primissime battute, costrinse gli inglesi sulla difensiva, non riuscendo a gestire i ritmi frenetici imposti dal Napoli, tanto che Cech deve superarsi fin da subito per mantenere lo 0-0.
Nel calcio però si sa che la beffa è dietro l’angolo: cross senza pretese di Sturridge che Cannavaro sbuccia malamente, lasciando Mata da solo davanti a De Sanctis a segnare il più facile dei gol. La reazione degli azzurri però è fin da subito veemente: bastano solo dieci minuti a Lavezzi, imbeccato da Cavani, per far secco Cech con un destro preciso. Il gol dà la convinzione che serviva al Napoli per credere nell’impresa, e sul finire della prima frazione Cavani porta in vantaggio i suoi. La seconda frazione è un tripudio azzurro, che è mortifero in contropiede e trova il 3-1 con Cavani che serve ancora una volta Lavezzi, che con una doppietta corona una serata magica, rovinata (ma solo ricordando a posteriori quella partita, alla luce del risultato della gara di ritorno) soltanto dal mancato colpo del KO fallito da Maggio qualche minuto più tardi.

1) Stoccarda-Napoli 3-3, 17 maggio 1989 – ritorno finale Coppa Uefa

La partita che consegnò il Napoli alla storia: primo (e finora unico) titolo internazionale arrivato nel golfo

Tutte le strade, nel nostro caso, portano a Stoccarda: la notte del Neckarstadion non poteva che occupare il primo posto in questa nostra graduatoria e segnare l’ultima tappa di questo lungo viaggio nel tempo.

Le due squadre scendono in campo con gli stessi uomini di due settimane prima a Fuorigrotta, eccetto l’attaccante Klinsmann in luogo dello squalificato Buchwald per i padroni di casa: le intenzioni dunque sono ben chiare per lo Stoccarda, ovvero quello di sfruttare la spinta del pubblico di casa (pur se l’impianto è gremito di tantissimi tifosi azzurri, sia partiti dal capoluogo partenopeo sia residenti in Germania, dove la colonia di immigrati italiani era già allora piuttosto folta) per rimontare lo svantaggio, pur minimo, accumulato dopo la gara d’andata.
Il Napoli però non resta a guardare, anzi rispetto alla gara di andata l’atteggiamento è cambiato radicalmente, e gli uomini di Bianchi iniziano subito a colpire duro: dopo una breve fase di studio sono gli azzurri a passare in vantaggio con Alemao che parte palla al piede per una lunga discesa solitaria e, dopo uno scambio col connazionale Careca, batte con un sinistro non pulitissimo il portiere Immel. La partita virtualmente finisce qui, visto che adesso allo Stoccarda occorrerebbero tre reti (senza subirne altre) per conquistare il titolo, tuttavia è proprio Klinsmann (che tra l’altro al momento della partita aveva già firmato con l’Inter) a cercare di dare una scossa ai suoi, e con un perentorio colpo di testa riporta in parità la gara. C’è ancora tempo, prima che l’arbitro comandi il riposo, per un corner a favore degli azzurri in seguito al quale un colpo di genio di Maradona porta al gol di Ferrara: si va al riposo sul 2-1, per la gioia dei tifosi azzurri presenti allo stadio. 
Se già la prima frazione è stata a tinte azzurre, nella seconda non c’è storia, e gli azzurri legittimano ulteriormente le loro ambizioni di vittoria: al 62′ è Careca a mettere la parola fine ai giochi, siglando il 3-1 su assist del solito Maradona lanciato in contropiede. A onor di cronaca arrivano altri due gol dello Stoccarda (causa di due ingenuità madornali del centrocampista De Napoli, tra cui un’autorete del mediano irpino), ma si tratta per l’appunto di appunti buoni solo per le statistiche che non cambiano la sostanza: il Napoli solleva la Coppa Uefa al cielo di Stoccarda al termine di una doppia sfida che quasi non ha avuto storia.


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Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.