Interventi a gamba tesa

Gli improbabili vincitori della Champions League

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La Champions League sta per riprendere: i quarti di finale si avvicinano e con essi la fase finale più calda della competizione europea. Ajax, Juventus, Manchester United, Manchester City, Barcellona e Liverpool sono le squadre che potrebbero vincere la competizione quest’anno e con loro, logicamente, i giocatori in rosa. Ogni squadra ha sempre con sé un giocatore che, pur mettendoci impegno e abnegazione, sembra un po’ fuori posto in fase di premiazione. Per questo oggi vogliamo ricordare tutti quegli improbabili giocatori che hanno sollevato la coppa dalle grandi orecchie almeno una volta in carriera, in maniera inaspettata e per alcuni di loro anche del tutto dimenticata.


La mia porta la farei sempre difendere da Albano Bizzarri

Partiamo dal più improbabile degli improbabili. Per diversi anni in Serie A l’unico portiere ad aver difeso i pali della propria squadra e ad aver vinto la Champions League è stato Albano Bizzarri. Parliamo di anni che fanno riferimento anche a quello scorso, quando l’argentino ha scalzato Scuffet nell’Udinese: qualche anno al Chievo Verona, ma prima ancora Genoa e Lazio. Ora Bizzarri gioca al Perugia, in prestito, dopo esser andato a tentare la fortuna a Foggia, in Serie B, in maniera un po’ vana. Eppure nel suo palmares, che annovera soltanto una Coppa Italia (con la Lazio, vinta in finale contro la Sampdoria) e una Supercoppa Italiana, entrambe da dodicesimo e mai in campo, si trova anche la Champions League del 1999/2000. Era il Real Madrid di Vicente del Bosque, che in porta aveva Iker Casillas e in attacco la coppia formata da Anelka e Morientes, accompagnati da Raul, Redondo e McManaman. Altro calcio, altre tattiche, quelle con ancora il libero in campo, un Ivan Helguera al suo primo anno in blancos, dopo il trasferimento dall’Espanyol e appena nove presenze nella Roma. Bizzarri in quella Champions League giocò cinque volte, subendo tre gol: non disputò la finale, ma parte di quella vittoria gli spetta di diritto. Altro che Buffon, altro che Handanovic: in Serie A per anni l’unico ad avere una Champions in tasca è stato lui.

Cosa ce ne facciamo di undici giocatori se abbiamo Ciccio Cozza?

Ha fatto sognare le tifoserie di Salernitana e Reggina, con entrambe le città che per poco non lo hanno eletto santo patrono: Francesco Cozza, passato agli onori della cronaca come Ciccio, nella stagione 1993/94 arrivò al Milan di Fabio Capello, che proprio alla fine di quella stagione conquistò la quinta Champions League della sua storia. Una finale vinta 4-0 contro un Barcellona che doveva ancora iniziare il suo regno di successi sotto l’egida di Pep Guardiola: anche qui, un altro calcio. Cozza era stato acquistato dalle giovanili della Reggina nell’estate del 1992 e dopo due anni nella Primavera rossonera era stato promosso in prima squadra da Capello. Prima di iniziare un peregrinare in tutt’Italia che lo portò a Vicenza, Lucca, Cagliari, Lecce, Genova sponda Genoa e Siena, l’attuale allenatore del Team Altamura, era tra i convocati di quella finale vinta contro il Barcellona. Per chi se lo stesse chiedendo la risposta è sì: nel suo palmares da giocatore c’è soltanto la Champions League del 1993/94, nient’altro. Percentuale di successi pari al cento per cento, insomma, per Ciccio Cozza.

Quella di Ronaldo era finita

Giacomino Poretti in un momento felice della propria vita, a ridosso di un triste matrimonio, venne immediatamente ricoverato per ricevere la diagnosi dal dottore improvvisato Aldo Baglio. Costretto a letto, in ospedale, ricevette da Giovanni Storti un improbabile pigiama: la maglia di Ronaldo era finita e lui fu costretto a indossare quella di Ciriaco Sforza, un giocatore che è passato alla cronaca più per questa funzionatissima gag di Tre uomini e una gamba, film di Aldo, Giovanni e Giacomo, che per i successi sportivi. Eppure Ciriaco, che in carriera si è anche poi difeso abbastanza bene come allenatore dell’ultimo Grasshopper memorabile nel campionato svizzero, una Champions League l’ha portata a casa. La meteora dell’Inter, di sangue e nascita svizzera, nell’estate del 2000 tornò al Bayern Monaco, dove nell’estate successiva alzò la coppa proprio a San Siro, nella finale contro il Valencia. In Baviera ci rimase un altro anno, poi terminò la propria carriera al Kaiserslautern. Diversamente dai precedenti, Sforza nel suo palmares ha un campionato svizzero, vinto da giocatore col Grasshopper, ma anche una Coppa Uefa e una Coppa Intercontinentale, sempre col Bayern Monaco, squadra con la quale vinse anche un campionato tedesco e una Coppa di Lega tedesco. Una bacheca non male per Ciriaco.

Quando uno sguardo vale più di una Champions


Wanda Nara i più giovani la ricollegano immediatamente a Mauro Icardi, ma chi ha una memoria più ferrea e una maggior passione per il gossip si ricorderà che la signora Icardi prima di legarsi al numero 9 dell’Inter era la moglie di Maxi Lopez. Grandi amici, inseparabili connazionali, Lopez e Icardi trascorrevano talmente tanto tempo insieme che alla fine si ritrovarono a contendersi la stessa donna, che nel mentre era madre di due figli, avuti proprio con Lopez. La carriera di quest’ultimo è un saliscendi di emozioni, con la Sampdoria che in Italia lo stava per consacrare grazie alla gestione Mihajlovic, mentre le sue stagioni al Milan e al Catania risultano molto meno memorabili. Lontano dall’Italia, però, Maxi Lopez ha vinto, come tutti gli altri in questa improbabile lista, una Champions League. Era il Barcellona del 2005/06 e Maxi Lopez scese in campo una volta sola in quell’edizione della coppa, che i blaugrana vinsero in finale contro l’Arsenal. Gli è bastata per fregiarsi del titolo di campione d’Europa. Cosa che a Icardi non è riuscita, fino a ora. 1-0, Wanda Nara al centro.

Quando il Milan distribuiva trofei ai suoi giovani


Da Monza con furore, figlio d’arte del forse meno ricordato Roberto Antonelli, col quale il Milan vinse il decimo scudetto, Luca Antonelli è uno di quei giocatori che in rossonero, in maniera inaspettata, ha alzato la Champions League. Non per sminuire le qualità del giocatore, sia chiaro, ma la sua carriera è stata abbastanza una parabola discendente, tanto da ritrovarsi ai margini del progetto Empoli quest’anno. Nella sua carriera in sei anni di Nazionale sono state 13 le presenze con la maglia azzurra, senza dimenticare quattro stagioni da protagonista al Genoa, prima del tanto sperato ritorno al Milan: tre anni per 53 presenze e 4 gol, con la speranza di legarsi a vita al rossonero, sulle orme del padre. Così non è stato, ma quella parentesi è bastata per mettere nel palmares una Supercoppa italiana, quella del 2016, e una Champions League, quella del 2006/07. Era il suo primo anno nei professionisti, per lui che è un classe ’87, e quell’anno riuscì a collezionare soltanto tre presenze tra campionato e Coppa Italia: non trovò mai spazio in Champions, ma era nella lista che Ancelotti consegnò all’Uefa per sollevare la coppa.

Un talismano che non vuole fermarsi


Chiudiamo la nostra rassegna di talenti improbabili con un giocatore che quest’anno potrebbe effettivamente vincerla di nuovo, la Champions League. Parliamo di Martin Caceres, che la coppa l’ha vinta col Barcellona nel 2008/09, dopo un’ottima stagione nel Recreativo Huelva. Un anno soltanto in blaugrana, con 24 presenze, di cui 3 in Champions League. Sicuramente il giocatore che maggiormente ha contribuito alla vittoria della coppa rispetto ai precedenti, e che forse la Juventus ha ripreso proprio come talismano. Con i bianconeri ha vinto praticamente tutto (5 scudetti, 3 supercoppe italiane e 2 coppe Italia), tranne quella coppa dalle grandi orecchie. Chissà che non possa arrivare la seconda in carriera.


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Nato a Salerno nel 1990. Ha scoperto il calcio grazie a Eugenio Corini, a Zinedine Zidane ma soprattutto ad Antonio Cassano. Tifoso della Sampdoria, dirige SampNews24.com dal 2012 ed è uno degli autori del Televideo della Rai. Sognava di diventare Jonathan Woodgate, ma ora fa il Reto Ziegler dei poveri al calcetto. Pubblicista dal 2012 lavora nella comunicazione per il cinema e i videogiochi. Ha studiato sceneggiatura e vede un film in qualsiasi granello di polvere.