Interventi a gamba tesa

Milan e il mancato salto di qualità: le ragioni


È arrivato il momento di quel tanto atteso appuntamento, ti tremano le gambe e ti chiedi chi te l’abbia fatto fare. Più o meno nella stessa maniera si sente il Milan quando deve affrontare una delle grandi di serie A, specie se si tratta di uno scontro diretto. Ma chi glielo avrà mai fatto fare?

E così la squadra di Gattuso si è presentata forse all’appuntamento più importante della stagione con una coreografia sugli spalti in pompa magna, una lunga serie di risultati positivi sulle spalle e un pizzico di arroganza di troppo. Per quanto io sia la fan numero uno della gestione Gattuso, proverò a riassumere le due possibili cause di questo, tutto sommato, “atteso” fallimento.


1) 4-3-3 tra gioie e dolori.

Si sa che la passione che Gattuso prova per lo schieramento a tre davanti non ha eguali. Del resto, si tratta pur sempre del modulo che ha consentito al Milan di raggiungere una notevole stabilità difensiva, risultando una delle migliori difese al livello europeo nel 2019, e una costante continuità di risultati. Ma come funziona questo 4-3-3 milanista? Ci si potrebbe aspettare una manovra basata sulle ripartenze, sfruttando la velocità degli esterni: di regola dovrebbe essere così, ma non nel Milan. Gli esterni rossoneri non sono né velocissimi né particolarmente abili a saltare l’uomo, ma in compenso sono bravi nei cambi gioco, che disorientano gli avversari, e – quando in palla – entrambi risultano dotati di un ottimo piede. Quindi principalmente la manovra nasce a centrocampo ove – prima grazie a Bonaventura e ora a Paquetà, coadiuvati dalle propiziatorie incursioni di Kessié ed impostazione di Bakayoko o Biglia – giace il cuore di questa squadra.

Nella partita di domenica sera, tutti i meccanismi in fase di costruzione sono saltati per via di un elemento “imprevedibile ed eccezionale”, rappresentato dalle continue falcate tra le linee di Vecino. Il pressing alto ed aggressivo dell’Inter ha schiacciato la mediana rossonera, mettendo in grave difficoltà entrambe le mezz’ali. A nulla è servita l’ottima prestazione di Bakayoko, che forse avrebbe avuto bisogno di Biglia al suo fianco per esprimere ancora di più le sue qualità. Messa fuori causa la manovra, gli esterni si sono trovati incapaci di adottare soluzioni alternative al solito compitino affidatogli dal mister, non si sono mai abbassati a cercare la palla e non hanno lottato sui contrasti. Pare proprio che per le peculiari caratteristiche di cui sono dotati i due pupilli di Gattuso, la loro posizione in campo li colloca eccessivamente lontani rispetto al centravanti e a rischio di rimanere tagliati fuori dal gioco nelle situazioni di basso possesso palla. Questa circostanza riguarda più Suso che Calhanoglu, che risulta essere ben più flessibile rispetto al collega spagnolo, le cui prestazioni sono del tutto impalpabili. È arrivato il momento di valutare le alternative per Gattuso!

Bene la coreografia (almeno quella…)

2) Gattuso e la crescita tecnica. 

Amo il mister con tutta me stessa dai tempi del glorioso Milan di Carlo Ancelotti e continuerò a farlo finché respiro. Gattuso sta facendo un ottimo lavoro e sta costruendo un bel gruppo, ma… Il derby ha riportato a galla tutti i limiti dei suoi ragazzi, come se in una notte si fossero appannati mesi e mesi di duro e minuzioso lavoro di perfezionamento di tutti i dettagli di un ingranaggio estremamente complesso. Ce lo aspettavamo. O meglio, non ci aspettavamo la sconfitta che mettesse a nudo tutti i limiti del Milan, ma aspettavamo una flessione di risultati. Del resto, sono mesi che vengono schierati sempre gli stessi 11, un po’ di stanchezza si sente e mantenere sempre massima la concentrazione non è facile. In più, i limiti nella qualità del gioco stavano già emergendo nelle ultime uscite in campionato, dove però in qualche modo (ossia principalmente grazie alle prodezze di Piątek) si riusciva a rimanere sempre a galla.

Il vero problema è che Gattuso non abbia avvertito l’esigenza di cambiare nemmeno un dettaglio, nonostante i moniti delle ultime prestazioni e nonostante la delicatezza della partita. Il vero problema è che Gattuso non aveva avvertito la necessità di rischiare e di fare il salto di qualità. Il mister ha avuto paura. Strano ma vero, anche Ringhio ha paura di qualcosa. Il Milan ha preteso di approcciare il derby nella stessa maniera in cui ha approcciato la partita contro il Chievo, sperando che in qualche modo potesse funzionare. Non ci si è posti lontanamente il problema che le manifeste e lungamente decantate qualità dei centrali interisti potessero mettere fuori uso le pistole di Piątek. Il nervosismo tra Kessié e Biglia è la prova della confusione generale provata dalla squadra in un momento di difficoltà. Tutto questo sicuramente crea un bagaglio di esperienza per il mister, che deve ancora maturare nella preparazione e nella lettura, anche in corso, di partite così delicate.


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Khrystyna Gavrysh, 4.9.90, nata in Ucraina e cresciuta in Italia. Laureata in Giurisprudenza a Ferrara ed attualmente dottoranda in diritto internazionale all’Università di Padova. Grande appassionata di diritti umani, di Quentin Tarantino e di sport. Milanista fino al midollo, ovviamente per colpa dell’usignolo di Kiev, e incapace di rivedere un gol di Superpippo senza farsi venire la pelle d’oca.