Interventi a gamba tesa

Grazie Alberto Bucci

alberto bucci

Sarà un breve pezzo, un breve ricordo, un saluto personale. Io e Alberto Mularoni non abbiamo la penna giusta per scrivere un affresco di una persona (prima ancora di un Coach) di questo livello. Non ci azzardiamo, ecco. Però due righe le volevamo scrivere perché Alberto Bucci è un amico della gente, dello sport, del Basket e anche di Sportellate. Saranno più video che – poche – parole, in realtà: ma vogliamo salutarlo, pur non avendo, al tempo stesso, la presunzione di poterne scrivere, proprio oggi che ci saluta per sempre.


Una breve introduzione scritta a quattro mani e poi una lettera personalissima di Alberto Mularoni, oggi responsabile marketing Virtus Pallacanestro Bologna, oltre che amico di Coach Bucci e famiglia.

“Io vi dico che quando mi hanno detto che avevo un tumore pensavo di morire. Ho pensato che mi portavo via: mia mamma, mio babbo (nei ricordi), mia moglie, le mie figlie, gli amici e qualche emozione. Non mi è venuto in mente di avere una macchina una casa e un orologio. Quando si va via dalla vita si portano via le cose più belle. Che sono queste.

Come molti ricorderanno due anni fa Alberto fu uno degli ospiti della prima edizione di Sport e Memoria”, evento che organizziamo di anno in anno con l’Associazione Alzheimer Rimini. Ma non è per questo che ne scriviamo. Basket City, anno 2006: Belinelli (maglia Fortitudo) e il Mago Bargnani (maglia Benetton) si giocavano lo Scudetto in una bella finale poi vinta da Treviso, ma soprattutto erano gli anni in cui noi frequentavamo Casa Bucci perché amici inseparabili e compagni di liceo di Carlotta, terza delle sue tre stupende figlie.

In quegli anni entrare da fortitudino in quella Casa non era roba da poco, ma il Coach, tra una merenda e una gag (di studio se ne faceva poco), non perdeva occasione per scambiare due battute con i cinni.

Ce lo ricordiamo sulla sua poltrona, in quei pomeriggi riminesi, a divorare VHS di Basket con l’occhio di chi, in realtà, per tutta la sua vita non è mai uscito dal campo, ma ha portato con sé, in giro per il mondo, il campo e tutti gli spicchi del pallone. Da riminesi – a Rimini Alberto si è stabilito con la sua famiglia – poi bolognesi di adozione, non possiamo forse far capire veramente, a chi non è di qua, l’importanza di Coach Bucci nella storia sportiva italiana e in particolare di questo pazzo spicchio di Stivale.

Inutile dire che si è spento il Presidente della seconda squadra di pallacanestro più titolata d’Italia, inutile anche dire che ha vinto molti campionati, derby, eccetera eccetera. Inutile dire che era il Coach della Stella: quello che ha permesso alle V Nere di cucire per sempre sulla propria maglia la Stella che gli vedete sul petto, a significare che nell’84, questo maestro, portò loro il decimo di una lunga serie di Scudetti.

È inutile, perché i record, per quanto importanti che siano, sono fatti per essere disintegrati. Dimenticati. Battuti. Roba fredda, bei ricordi, finita lì.

Alberto era invece roba calda, roba che hai la sensazione che ti stia per esplodere tra le mani come una bomba. Dinamite. Era vita. Era uomo diretto che faceva dei principi dello sport ma soprattutto dei valori più importanti, il proprio manifesto.

I riflettori non erano roba per lui. Avrebbe potuto eh, ma non lo ha fatto. Chi glielo faceva fare, a lui! Non ce n’era bisogno né voglia. Meglio spendersi per la sostanza, per le idee e i principi che si trasmettono quando si parla in pubblico anziché parlare in pubblico per farsi vedere, senza avere sostanza e idee da proporre. Odiava il successo nella sua accezione più moderna (“da settima di reggiseno al Grande Fratello”) e amava il talento, in tutte le sue forme.

Una scuola che non fa sport per lui, non era una scuola.

Come anticipato, un breve pezzo, poche parole.

Del resto non possiamo trasmettervi in nessun modo l’idea, anche lontana, della persona di cui stiamo parlando, a meno che non l’abbiate visto, ascoltato o conosciuto; però possiamo provare ad aiutare a sensibilizzare tutti nel senso che voleva Alberto. Lui non lo avrebbe mai ammesso, ma noi si: Bucci era un esempio di uomo (non di sportivo, ma proprio di uomo), un uomo in termini di valori che ormai nella società sono sempre più rari. Una persona che faceva della semplicità, dell’umiltà, dell’onestà, del lavoro e del sacrificio, dell’altruismo, nonché del rispetto, i valori da diffondere nei palazzetti nelle piazze e nelle scuole. Era un uomo che parlava alla gente, ai primi come agli ultimi. Che sapeva cosa è importante nella vita. Aiutare, condividere, apprezzare, amare: dare. E scusate se questo è poco.

“Avete bisogno sempre di cercare di riempire una giornata nella maniera migliore. Abbiamo fretta immediata di futuro: ma ricordatevelo vivete oggi, qui, adesso. E non sapete se domani ci siete. Perciò la vita va vissuta ogni giorno, bene. Da quando ci si alza la mattina e si comincia a fare; ogni cosa che faccio la devo fare nei migliori dei modi. Se no ho perso del tempo. Se no l’ho buttato via”.


“Ciao Alberto, ciao Presidente, ciao amico mio.

Alberto Bucci era un grande amico, uno che quando avevi bisogno c’era sempre pronto ad ascoltarti e pronto a trovare incredibilmente le parole giuste per tirarti su, per darti un qualcosa in cui credere.

La sua energia, la sua passione erano contagiose per tutti; aveva una capacità di trasmetterti sempre qualcosa e di lasciarti sempre qualcosa che ti porterai per sempre dentro.

Ogni volta che veniva in Virtus si sedeva accanto a me in ufficio ed io fermavo per ascoltare il mio Presidente: riusciva sempre a darmi forza, a rendere ogni problema semplice e ad affrontabile in un modo diverso.

Coinvolgerlo nelle varie iniziative che abbiamo fatto in questi due anni era un piacere, in primis per me, ma soprattutto per la gente che amava la Virtus e che apprezzava questo meraviglioso uomo per quello che era.

In questo ultimo anno lo chiamavo spesso al telefono e gli raccontavo i miei dubbi, le mie paure, i miei problemi sia sul lavoro che nella vita, e vi posso assicurare che lui era sempre un passo avanti a tutti: la sua sicurezza, la sua convinzione ti rendevano sereno, migliore.

Ad ottobre quando siamo andati a ritirare la sua auto in una concessionaria a Bologna, ha iniziato a parlare con il loro Direttore e minuto dopo minuto tutti i vari dipendenti erano accorsi attorno ad Alberto per ascoltare i suoi racconti; si, perché lui aveva davvero qualcosa da raccontare, qualcosa da dare agli altri.

Una persona unica, nessuno come lui, nessuno che brillava in maniera semplice e pura come Alberto Bucci.

La sua perdita è un qualcosa che non si andrà mai a colmare; ma i suoi insegnamenti, il suo enorme carattere me lo porterò sempre dentro, nel lavoro e nella vita di ogni giorno.

Quella foto nel mio ufficio con la sua giacca rossa mentre da indicazioni, splende sopra tutto e semplicemente guardarla mi responsabilizza, mi da una convinzione in quello che faccio senza eguali.

Grazie Alberto, grazie Presidente, grazie amico mio, lavorare con te e per te è stato sempre emozionante e, da oggi, lo sarà ancora di più perché so che da lassù ci guarderai e spingerai sempre più in alto la tua Virtus.”


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Giacomo, Bologna, 23/04/1989. Ex top 20 del ranking italiano cadetti di scherma. Ama lo sport e la buona cucina. Co-fondatore di Sportellate.it