Interventi a gamba tesa

L’evoluzione di Brozovic: da separato in casa ad imprescindibile metronomo

Brozovic

Probabilmente il giocatore che più di tutti sotto la gestione Spalletti è cresciuto, trovando definitivamente il suo spazio, è Marcelo Brozovic. Dal possibile addio nel Gennaio dello scorso anno a regista, faro e punto focale delle manovre nerazzurre: analizziamo insieme la sua crescita da quando è sbarcato in Italia.


11 Febbraio 2018, minuto 58: Spalletti ordina il cambio, entra Rafinha al posto di Brozovic. Il croato, all’ennesima prestazione indolente ed insufficiente, viene sotterrato di fischi da San Siro. A quel punto, il numero 77 nerazzurro alza le mani al cielo ed ironicamente applaude i tifosi, i quali si inferociscono ancor di più. Sembra la fine di un amore mai realmente sbocciato. Ironicamente, proprio qui esplode la carriera di Marcelo Brozovic: da giocatore talentuoso, fumoso, discontinuo e con un ruolo non ancora chiaro, a vero e proprio cardine del gioco spallettiano, metronomo dei tempi d’azione, un regista puro che all’Inter non si vedeva da tanto, troppo tempo.

E pensare che Brozovic arrivò in una sessione di mercato esplosiva per l’Inter: Thohir voleva regalare al nuovo tecnico Mancini un paio di elementi di spessore per centrare l’obiettivo qualificazione in Europa. Arrivarono nomi che accesero l’entusiasmo dei tifosi come Podolski e soprattutto Shaqiri, entrambi ancora ricordati come due flop clamorosi. Ma fu proprio in quella sessione che l’Inter riuscì a battere la concorrenza di Napoli, Arsenal e soprattutto Milan, prelevando in prestito per 18 mesi, pagando appena 3 mln (con obbligo di riscatto a 5 mln per un totale di 8 mln) il giovane Brozovic. Il quale nei primi mesi soffre terribilmente il complesso di Kovacic: indolente, incostante, tanta corsa a vuoto e poca, pochissima concretezza. Un solo gol nei primi 6 mesi in Italia, nell’ultima giornata contro l’Empoli, una stagione che l’Inter chiuderà mestamente all’ottavo posto.

Passano gli anni, e arriviamo di nuovo a quell’11 Febbraio: Brozovic è cresciuto ma non abbastanza. I tifosi non vogliono più vederlo in campo, e forse lo stesso croato si sarà chiesto perché la società una decina di giorni prima non abbia accettato l’offerta del Siviglia, che avrebbe fatto carte false pur di portarlo in Andalusia. Scampolo di partita contro Genoa e Benevento, poi arriva la sfida al Napoli. 11 Marzo, un mese dopo la sceneggiata contro il Bologna Spalletti rilancia Brozovic titolare, stavolta non da trequartista ma come regista, nei due davanti la difesa. L’Inter soffre ma regge, trascinata nella burrasca del gioco di Sarri da un Brozovic mai così incisivo. Mentalmente perfetto, non sbagliò praticamente un passaggio, dando equilibrio e geometrie che mancavano come il pane ai nerazzurri. Mai più sostituito, protagonista della cavalcata che ha portato per un soffio l’Inter in Champions League.

Conclusa la stagione in maniera assolutamente positiva, il Mondiale non ha fatto che confermare la crescita esponenziale di Brozovic, protagonista insieme a tutta la sua nazionale della splendida Croazia tanto ammirata e celebrata da tutti. Respinte le sirene che lo volevano vicino all’Arsenal, ha ripreso l’Inter in mano conducendola fino all’attuale quarto posto. I numeri inoltre, dimostrano l’incredibile evoluzione avuta dal croato: secondo i dati forniti dalla Lega è il giocatore con più km percorsi (una media superiore ai 12 km a partita!) e recupera più palloni (primato in Serie A condiviso con Koulibaly). Inoltre, mantiene una media di passaggi riusciti che tocca il 90%, rendendolo dati alla mano il miglior regista dell’attuale campionato.

Parlando di numeri, per comprendere al meglio l’importanza del numero 77 nerazzurro nei meccanismi dell’Inter, abbiamo analizzato tramite Wyscout quelle che secondo noi sono state la migliore e la peggiore prestazione di Brozovic in questa stagione. Nella prima (il 3-0 esterno all’Olimpico contro la lazio) possiamo notare come la percentuale di passaggi riusciti sia un mostruoso 94% (84 tentati, 79 riusciti) che nel secondo tempo si alza al 100% (37/37), così come impeccabili sono i numeri relativi ai lanci lunghi (13 tentati, 10 riusciti, 77% di media complessiva; nel secondo tempo 5/5). Anche il dribbling è perfetto, 2/2, il tutto condito da una rete con l’unico tiro in porta di tutta la sua partita. Numeri simili li troviamo anche la settimana successiva, nel rotondo 5-0 con cui l’Inter vince in casa contro il Genoa. Ma poche settimane dopo, nella decisiva sfida con il PSV Brozovic regala una prestazione a dir poco sottotono. Eppure i numeri dicono che i passaggi son sempre molto precisi (93%, 89 su 96). Il problema in realtà è molto semplice: i passaggi in avanti sono stati minimi, preferendo appoggiarsi dietro o lateralmente, non a caso i giocatori con i quali ha interagito di più in campo sono difensori (nello specifico: Asamoah, De Vrij, Skriniar). Il raggio d’azione dei passaggi è brevissimo, così come i tentativi di innescare gli offensivi dello schieramento nerazzurro. Infine, il dato che più risalta ai nostri occhi, è quello degli scontri persi: ben sette, di cui sei solo nella prima, disastrosa frazione (8 tentativi, 2 riusciti). Nonostante ben sei palloni recuperati, non è stato in grado di dare quella qualità di gioco, dando il là alla prima grande svolta della stagione nerazzurra.

La partita giocata all’Olimpico dal croato, resterà il fiore all’occhiello della sua stagione (credits to Wyscout)

brozovic

I margini di miglioramento ci sono, così come evidenti sono le lacune, spesso causate da compagni di reparto non all’altezza (Vecino e Gagliardini quest’anno parecchio sottotono), ma è innegabile che il coccodrillo nerazzurro sia sbocciato e debba essere riconosciuto come uno dei pilastri di questa Inter, nonché una certezza su cui costruire le prossime stagioni.


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Siciliano Doc classe '92, laureato in comunicazione. Cresciuto a pane e sport, innamorato del Giro d'Italia e della pista di Spa, fruitore di ogni campionato di calcio, amante degli attaccanti alla Aduriz e di ogni sport in generale. Cresce coltivando il desiderio di diventare giornalista sportivo sognando di toccare l'erba di San Siro.