Interventi a gamba tesa

Croce e delizia: un saliscendi chiamato Sampdoria


In quel novero di squadre che galleggia a metà classifica e che una giornata si ritrova a ridosso della zona valida per la qualificazione all’Europa League e l’altra si ritrova nell’anonimato del purgatorio c’è sicuramente la Sampdoria di Marco Giampaolo. Reduce da tre sconfitte consecutive, una più assurda dell’altra, il Doria era arrivato a sfiorare i sogni di gloria fino a qualche settimana fa, quando, dopo aver tenuto testa alla Juventus, era arrivata in piena zona Europa League e a poche lunghezze addirittura dal quarto posto. Poi qualcosa si è rotto, come consuetudine degli ultimi anni.


A rompersi è l’intero giocattolo di Giampaolo, perché a febbraio le sue squadre si fermano, come se il campionato fosse ampiamente terminato. Però non è una questione di preparazione sbagliata, non si può addossare tutte le colpe a un aspetto meramente atletico, ma c’è da andare un po’ più in profondità per trovare gli errori che stanno caratterizzando questa ennesima stagione da saliscendi della Sampdoria. Che un po’ dona gioie, un po’ dona tristezza.

1. Il tempo di adattamento
Vi ricordate sicuramente di Jakub Jankto, la mezzala più richiesta di Serie A fino all’anno scorso. Su consiglio di Daniele Pradè, il giocatore ha deciso di provare una tappa intermedia nella sua carriera prima di approdare in una big. Questa tappa, però, lo sta pesantemente penalizzando. Lo stesso giocatore ha ammesso in un’intervista di aver impiegato molto a entrare negli schemi di Giampaolo, un perfezionista, ma anche allo stesso tempo un integralista del suo modo di giocare. Il Doria gira, gioca bene se indovina la partita, se tutto va come deve andare, ma così facendo complica l’inserimento di nuovi giocatori. Per questo a gennaio l’unico reale innesto è stato un attaccante, non un giocatore che crea gioco, e che tra l’altro conosceva già l’ambiente: Gabbiadini. Jankto praticamente è diventato l’ombra del giocatore che era a Udine, Tavares, arrivato in estate dal Brasile, ha giocato appena una partita da titolare – contro il Frosinone – e uno spezzone da subentrato, Ronaldo Vieira ha collezionato una manciata di presenze, complice anche la giovane età, e gli unici che possono effettivamente giovare di un buon numero di presenze, tra i nuovi arrivati, sono Colley, Ekdal e Tonelli, con quest’ultimo che proprio nuovo, agli occhi di Giampaolo, non era. Ci sarebbe anche Audero, ma il ruolo è diverso. Inserire un nuovo giocatore, insomma, non è per niente facile. Come abbia fatto Gattuso con Paquetà e Piatek è ancora un mistero, dalle parti di Bogliasco.

Jakub Jankto in cerca di una collocazione

2. La difesa sale, l’attacco scende
Giampaolo è un maestro della difesa. Fino alla decima giornata la Sampdoria aveva la seconda miglior difesa del campionato. Complice sicuramente Audero, che di partita in partita è migliorato e ha dimostrato di meritare i 20 milioni pagati da Ferrero alla Juventus per riscattarlo a gennaio; complice è stata la crescita di Andersen, l’ennesimo giovane che la dirigenza blucerchiata non vede l’ora di vendere per realizzare la classica plusvalenza estiva figlia di Mustafi, Skriniar e Schick; ma molto fa l’esperienza del tecnico con la sua famosa linea difensiva. Ne parlano praticamente tutti, ma è stato Colley è il giocatore che maggiormente ha voluto complimentarsi col suo allenatore: lo ha definito un maestro, capace di insegnargli moltissimo e di farlo migliorare altrettanto. Il cambiamento si vede, da quando è arrivato a oggi. Per non parlare di Murru: un giocatore che quest’anno sta dimostrando di avere talento e di aver decisamente cambiato passo rispetto allo scorso anno. Dall’altro lato, però, l’attacco non gira. Se Quagliarella non segna, gli altri non ci provano nemmeno. Nelle ultime tre partite la Sampdoria ha segnato appena una volta, con Gabbiadini, con una rete di rapina. Tolti, quindi, i 16 gol del capitano, Defrel ne ha fatti 6, di cui 2 alla seconda giornata, Caprari ne ha realizzati 5 e a quella cifra, ahinoi, si fermerà, poi Ramirez 4, ben distribuiti e uno su punizione. È pur vero che ci sono squadre che hanno segnato meno della Sampdoria e occupano posizioni più alte in classifica (Milan, Inter e Lazio, per esempio) ma ci troviamo anche dinanzi alla squadra che ha segnato il maggior numero di rigori in questo campionato (5, sui 7 concessi) e che ha vinto due volte 4-0. Insomma, Boskov diceva che è meglio vincere quattro partite 1-0 piuttosto che una 4-0, invece la Sampdoria di adesso preferisce vincerne una con largo scarto e perdere le altre tre.

Fabio Quagliarella, 16 reti fino a ora e record di Batistuta eguagliato. Poi si è spento.

3. Quei ruoli da cambiare per forza
A Giampaolo non piacciono i giocatori che arrivano alla Sampdoria con un ruolo già definito. Se io dovessi presentarmi a Bogliasco dicendo di essere un avvocato, probabilmente Giampaolo mi metterebbe a fare il pizzaiolo. Perché lui mi insegnerà come fare e io ci riuscirò. Forse. A Praet, a Caprari, a Sala è successo più o meno la stessa cosa. Sala era una buona mezzala che adesso gioca da terzino destro, quando il turnover glielo concede, Caprari era una seconda punta e ha giocato, fino all’infortunio, da trequartista e saltuariamente, pochissime volte, nel suo vero ruolo. Infine Praet, che su di sé porta anche la maledizione del numero 10, che dopo Pazzini non ha dato soddisfazioni più a nessuno: nato seconda punta in Belgio, adesso gioca da mezzala, con tanto gioco sporco, con tantissimi movimenti ombra, come se fosse il Thiago Motta di Genova. Purtroppo il belga indovina una partita ogni tre, circa, e non si esprime come siamo sicuri vorrebbe fare. Dopo aver visto anche Gabbiadini col Frosinone giocare praticamente da esterno d’attacco più spostato verso la trequarti che altro, direi che il quadro si è completato. Se fai l’attaccante, con Giampaolo potresti ritrovarti in porta.

Dennis Praet, sta studiando da portiere

4. L’impossibilità di cambiare modulo
Quando contro il Frosinone Giampaolo ha tolto Ekdal per inserire Sau, al 74′ di una partita completamente cestinata, è avvenuto un miracolo: il cambio di modulo. Dal 4-3-1-2 inciso nella pietra dei comandamenti, il tecnico abruzzese è passato a un 4-2-4 molto più arrembante che preciso, come è solita giocare la sua Sampdoria. Parliamo di un evento straordinario, perché i cambi di Giampaolo sono sempre molto statici: Ramirez per Saponara o viceversa, quindi un trequartista per un altro trequartista, Ronaldo Vieira per Ekdal, quindi un regista per un altro, le mezzali per altre mezzali, i terzini per altri terzini e così via. Il modulo non si cambia, non si varia, perché è quello e basta. Capita quindi di sentire spesso che la partita era stata preparata in un modo, ma il gol a freddo ha cambiato le carte in tavola e quindi la squadra non si è adattata al cambiamento, come d’altronde a Frosinone: al gol subito non è cambiato praticamente niente e la squadra ha continuato a fare il suo gioco. Quando, però, tutto va come era previsto, la Sampdoria effettivamente gira e lo fa bene. Basti vedere nella vittoria sull’Udinese per 4-0 o anche quella sul Napoli per 3-0 nel girone d’andata, senza dimenticare la buona prestazione contro la Juventus, nonostante la sconfitta, e quella con la Lazio o anche con la Fiorentina, sviste a parte. Insomma, anche qui: un saliscendi, che potrebbe dare molte più soddisfazioni di quante ne dia.

Anche Marco Sau si prepara: potrebbe finire terzino destro

5. Quell’ambizione dalla difficile interpretazione
La domanda finale è: la Sampdoria vuole andarci davvero in Europa? Viene da chiederselo perché ogni volta che la squadra doriana si ritrova a ridosso delle zone che contano, qualcosa si rompe, qualcosa non funziona più. È successo l’anno scorso, è successo quest’anno. Così come anche in Coppa Italia, quando il Doria ha praticamente alzato bandiera bianca dinanzi al Milan nei tempi supplementari a causa di due errori grossolani in difesa e un attacco praticamente sterile. Ferrero recentemente ha sbottato, dichiarando di essersi stufato delle voci di una possibile vendita della società e di voler tanto vincere qualcosa, ottenere un risultato: c’è da capire se queste sono dichiarazioni di facciata o se il presidente ci creda davvero, perché a conti fatti sembra che nessuno, alla Sampdoria, ci stia tenendo tanto quanto i tifosi. Perché lei viaggia spesso per l’Europa, sì, ma nel continente se la stanno un po’ dimenticando.


Nato a Salerno nel 1990. Ha scoperto il calcio grazie a Eugenio Corini, a Zinedine Zidane ma soprattutto ad Antonio Cassano. Tifoso della Sampdoria, dirige SampNews24.com dal 2012 ed è uno degli autori del Televideo della Rai. Sognava di diventare Jonathan Woodgate, ma ora fa il Reto Ziegler dei poveri al calcetto. Pubblicista dal 2012 lavora nella comunicazione per il cinema e i videogiochi. Ha studiato sceneggiatura e vede un film in qualsiasi granello di polvere.