Interventi a gamba tesa

Lucas Paquetá: il brasiliano nato per l’Europa

paquetá

Il ritorno di Leonardo nella dirigenza rossonera ha riaperto quel filo diretto col Brasile che in passato aveva dato grandi soddisfazioni al Milan, da Kakà a Ronaldinho, fino al grande rimpianto per quello che sarebbe potuto diventare Pato senza problemi fisici ed extra-campo. L’ultimo arrivato corrisponde al nome di Lucas Tolentino Coelho de Lima o più semplicemente Lucas Paquetá, che nel primo mese in rossonero ha già fatto intravedere colpi ed una grande intelligenza tattica che fanno sognare i tifosi.


Era lo scorso luglio quando Leonardo, dopo la famosa parentesi all’Inter e due anni al PSG ed il fugace passaggio all’Antalyaspor come allenatore, veniva annunciato come direttore sportivo nella nuova struttura societaria del Milan voluta dai vertici del fondo Elliot e non passò molto prima che girassero le voci che volevano il brasiliano al lavoro per portare in Italia un suo giovane connazionale, ancora poco conosciuto in Europa: Lucas Paquetà. Per il fantasista, allora al Flamengo, fu impostata una trattativa lunga e laboriosa, anche a causa dello spettro del FFP, che si concretizzò ad ottobre con l’acquisto alla cifra non banale di 35 milioni di euro e col giocatore pronto per sbarcare ufficialmente in Italia a gennaio. Ora è passato un mese dal suo esordio con la nuova maglia e già divide gli appassionati tra chi lo ritiene l’erede di Kaka, col quale in realtà ha poco da spartire e chi preferisce stare cauto prima di lanciarsi in affermazioni tanto importanti. Ma chi è veramente Paquetá?

Lo scricciolo atomico

Nato il 27 agosto 1997 nell’isola di Paquetá, vicina a Rio de Janeiro, da cui ha preso il nome, Lucas si trova nell’infanzia a vivere una situazione molto simile a quella che dovette affrontare un certo Leo Messi, caratterizzata dalla poca crescita ed importanti problemi a livello osseo che non gli permettono di avere un fisico all’altezza della grande capacità di giocare il pallone coi piedi, dimostrata fin da piccolissimo.

Bocciato dalle giovanili del Flamengo, in quanto ritenuto troppo esile nella fase adolescenziale, dove misura soltanto 153cm, il giovane calciatore e la sua famiglia non si arrendono e decidono di affidarsi ad un trattamento medico specialistico ed un regime alimentare tanto efficaci da farlo crescere di ben 27cm di altezza e fare quindi cambiare idea allo staff dei rossoneri sudamericani, che decidono di inserirlo nella propria squadra juniores.

In under-20, Paquetá contribuisce con la sua qualità alla vittoria della la Copa São Paulo de Futebol Júnior 2016, convincendo la società di appartenenza a portarlo in prima squadra già a marzo dello stesso anno, firmando un contratto che lo lega al Flamengo per quattro anni, con una clausola rescissoria di ben 50 milioni di euro. Il debutto arriva quasi subito, ma per il primo goal tra i grandi deve aspettare quasi un anno: a febbraio 2017, in una partita del campionato estivo Carioca contro il Madureira.

É a maggio dello stesso anno, però, che Paquetá ha la grande occasone per mostrare appieno le sue doti, quando il neo-allenatore della prima squadra Reinaldo Rueda, per affrontare uno stillicidio di attaccanti a causa di varie vicissitudini, decide di avanzare il suo raggio d’azione e schierarlo come falso-nueve, ruolo nel quale riesce subito a mettere i suoi dribbling ed il suo talento al servizio della squadra.

Mezz’ala o trequartista?

É proprio qui che nascono i primi dubbi sul suo ruolo naturale, gli stessi che s’è portato dietro anche in Italia. Se è vero che in questo ruolo si è guadagnato in Brasile l’etichetta di nuovo Kakà, anche a causa di una sua dichiarazione in cui ne parlò come uno dei suoi idoli, è altrettanto vero che il suo modo di interpretare questa posizione in campo è completamente diverso da quello dell’ex-idolo dei tifosi milanisti, che rispetto al suo giovane connazionale amava giocare maggiormente in verticale e sfruttare un grande cambio di passo, che invece non sembra fare parte delle caratteristiche di Paquetá.

La sua bravura nel saltare l’uomo, infatti, non è infatti basata sulla velocità, ma da un controllo di palla che gli permette di proteggere il pallone e trovare il modo ed il momento giusto per eludere le difese del proprio marcatore, con grande varietà di colpi: una tecnica che, se proprio vogliamo scomodare un altro grande campione brasiliano passato dal Milan, ricorda in qualche modo le giocate nello stretto di Ronaldinho. A differenza di quest’ultimo, però, non può vantare un gran tiro: cosa che lo rende molto più efficace come uomo-assist, piuttosto che come realizzatore, nonostante possa vantare qualche rete di pregio che viene ripresa dai vari video in cui vengono mostrate le sue skills.

Se questo non bastasse a confondere le idee sulle caratteristiche di questo giocatore, nel calderone delle sue capacità si annoverano una grande visione di gioco e generosità in fase di pressing: doti che all’inizio di quest’anno avevano convinto Mauricio Barbieri, passato nel frattempo al ruolo di allenatore del Flamengo, ad arretrarne nuovamente il raggio d’azione ed impiegarlo nel ruolo di mezz’ala in un particolarissimo 4-1-4-1, dove condivideva i compiti con un altro giocatore passato nel nostro campionato, pure senza lasciare il segno: l’ex-juventino Diego Ribas da Cunha.

L’idea era chiara: sfruttare le capacità difensive da mediano di Cuellar, loro compagno di reparto, per mettere in campo contemporaneamente due giocatori di qualità e dalle caratteristiche simili (in Europa ricordiamo la coppia Xavi/Iniesta come top del genere nel calcio dei giorni nostri), per non dare punti di riferimento alla squadra avversaria in fase di costruzione del gioco. Per attualizzare il tutto al Milan di oggi, sarebbe come piazzare Bakayoko a scudo davanti alla difesa, con Paquetá e Biglia mezz’ali e Calhanoglu/Suso ai lati, in appoggio a Piatek o eventualmente Cutrone.

La collocazione in rossonero

Detta così sembrerebbe semplice, visto che il regista argentino è vicino al rientro, ma la verità è che in Italia si gioca diversamente ed il modulo a cui è abituato lui non esiste, quantomeno nel modo di svilupparlo. Il 4-3-3 di Gattuso, che in fase di non possesso si trasforma in un 4-5-1, è improntato soprattutto a mantenere la squadra coperta e chiudere gli spazi, chiedendo grande sacrificio a tutto il centrocampo ed agli esterni offensivi. Fin dal primo match in rossonero, Paquetá ha dimostrato grande intelligenza tattica e spirito di adattamento, cercando subito di calarsi al meglio nella parte, ma questo ne ha limitato l’estro e soprattutto in più occasioni gli ha sottratto energie preziose, che ne hanno reso il rendimento poco costante nell’arco dei singoli match.

Pur comprendendo i timori del tecnico rossonero a cambiare qualcosa in un momento tanto delicato, soprattutto dopo il match che ha visto il brasiliano mettere a referto i suoi primi assist italiani, l’impressione è che spostare Paquetà in avanti di qualche metro nella posizione di trequartista potrebbe permettergli di giocare più vicino alla porta e diventare quel punto di riferimento di qualità che manca tremendamente al Milan, soprattutto quando si tratta di fare l’ultimo passaggio ed innescare il centravanti: un ruolo dove negli ultimi anni stanno soffrendo praticamente tutti, chi più chi meno, eccetto l’ultimo arrivato Piatek.

Se non si volesse stravolgere troppo l’assetto tattico, per esempio passando al rombo, si potrebbe sperimentare un 4-2-3-1, lasciando agli esterni il compito di alternarsi a stantuffo tra fase offensiva e difensiva e lui più libero di svariare sul fronte offensivo per cercare di creare superiorità numerica ed aumentare il potenziale offensivo della squadra, spesso troppo lenta e prevedibile. In uno scenario del genere, si potrebbe pensare ad utilizzare in determinate partite la coppia di mediani Kessié-Bakayoko per dare maggiore equilibrio, rinunciando alle geometrie di Biglia.

Una speranza per il futuro

In conclusione, è importante ricordare come Paquetá abbia soltanto 21 anni: un’età dove finisce la maturazione fisica, ma continua quella dal punto di vista tecnico e soprattutto tattico. Si tratta di un giocatore che da qualche mese è già entrato nel giro della nazionale maggiore, considerato dai suoi compagni verdeoro come una promessa dal sicuro avvenire, su cui scommette ad occhi chiusi anche un certo Neymar, che tempo fa diceva che sarebbe stato un affare per chiunque fosse riuscito ad assicurarselo.

In questa analisi sono stati fatti dei nomi altisonanti per aiutare a comprenderne le caratteristiche, ma se è vero che il giovane brasiliano deve ancora dimostrare tutto per essere anche solo accostato a grandi campioni del passato, è altrettanto vero che il tempo è dalla sua parte e abbia già fatto capire a tutti di essere un giocatore dalle caratteristiche uniche, che non vuole e non deve diventare il “nuovo” qualcuno, ma soltanto esprimere al massimo le sue potenzialità.

Dalle parti di Milanello ne parlano come di un ragazzo serissimo per la sua età, nell’epoca in cui molti giovani calciatori pensano più ad Instagram che ad allenarsi e questo non potrà fare altro che giocare a suo favore. Il resto lo potrà dire soltanto il campo.


Se ti è piaciuto questo articolo, leggi anche:

Matteo Tencaioli, nato a Varese (VA) il 16/07/1980. Da sempre diviso tra la professione di programmatore e l'amore per il giornalismo, ama parlare di sport, in particolare di calcio e tennis. Conteso tra lavoro e famiglia, suo più grande amore, fa a sportellate tutti i giorni con il sonno per trovare il tempo di coltivare anche le proprie passioni.