Interventi a gamba tesa

The Boring Bowl

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Una delle poche certezze che si ha quando si avvicina il Super Bowl, è che in un modo o nell’altro si avrà di che parlare anche quando, come quest’anno, lo spettacolo in campo è limitato.


Ogni Super Bowl che si rispetti, per distinguerlo da quelli precedenti e da quelli che verranno, è bene che venga identificato con uno o più soprannomi: il primo degli sconti tra NFC (allora NFL) e AFC (allora AFL) che vide trionfare i Green Bay Packers di Vince Lombardi, è ricordato come il Supergame; il Super Bowl XLVII, che vide affrontarsi i due fratelli Head Coach John e Jim Harbaugh alla guida rispettivamente di Baltimore Ravens e San Francisco 49ers, fu ribattezzato Brother Bowl; mentre tre anni fa la cinquantesima edizione dell’evento fu chiamata Golden Super Bowl. I soprannomi che si possono trovare per la partita di quest’anno, vinta dai New England Patriots sui Los Angeles Rams con il risultato più basso di sempre (13-3), sono almeno tre.

“The Boring Bowl”

Alcuni, probabilmente con troppa premura, lo hanno già definito il ‘più brutto della storia’ e, forse, in quanto a spettacolo visto in campo, salvo per gli amanti delle difese, la partita decisiva della stagione NFL è stata quantomeno noiosa. Se da una parte ci si aspettava delle difese forti e concentrate come è effettivamente accaduto, dall’altra non si poteva prevedere che due attacchi così esplosivi sarebbero stati ridotti al misero bottino di 13 punti in due. Il merito, come detto, va dato alle squadre difensive: quella dei Patriots è riuscita alla perfezione disinnescare, sfruttando l’approccio timido del giovane QB avversario Jared Goff, sia l’attacco aereo che il temuto duo di running back Todd Gurley-C.J. Anderson lasciati praticamente a bocca asciutta; d’altra parte la difesa dei Rams ha giocato una grandissima partita contro un attacco che, soprattutto nei playoff, aveva fatto scintille, non riuscendo però a produrre big play significative. Insomma una partita molto tirata che, come spesso e volentieri accade nel football è stata vinta grazie alla cura dei dettagli. Tutto questo, all’occhio del tifoso e dell’appassionato medio di football, non è potuto che risultare noioso: pochi punti, pochissime giocate spettacolari. Tanta tattica.

A LA non l’hanno presa troppo bene…

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“The Oldster Bowl”

Passano gli anni, gli allenatori, i giocatori ma Tom Brady, Bill Belichick e i New England Patriots non sembrano intenzionati a ‘passare’. Hanno vinto ancora: sesto titolo in diciassette anni di straordinaria collaborazione. Brady e Belichick erano già nella leggenda prima di questa partita e dopo lo sono ancora di più: il QB quarantunenne è il primo giocatore della storia ad aver vinto sei Super Bowl e, quando riceverà l’anello simbolo della vittoria, dovrà iniziare a riempire l’altra mano… Anche per il suo mentore/papà/coach Belichick è record di vittorie. Mai come quest’anno i Pats sono riusciti a portarsi a casa il Lombardi Trophy con l’esperienza e con l’astuzia di chi sa essere mentalmente più forte, soprattutto nei Playoff quando conta di più. Non è un caso che l’Head Coach dei Rams Sean McVay abbia dichiarato a fine gara di essere stato “outcoached” dal suo collega, ovvero letteralmente annichilito sul piano delle scelte. In queste partite, soprattutto quando sono così bloccate, l’esperienza è tutto: dato interessantissimo e determinante è notare che tra le fila dei nuovi campioni NFL c’erano ben 38 giocatori ad aver già disputato un Super Bowl, tra quelle dei Rams appena 4. La domanda che ci facciamo tutti, come sempre all’indomani di una nuova conquista di questa straordinaria e leggendaria squadra, è: chi o cosa li fermerà?

The Goat

 

“The Edelman Bowl”

In una partita dove, per larghi tratti, sono stati i punter ad essere determinanti, la differenza arriva dai dettagli. E ieri sera i dettagli sono stati magistralmente impersonificati da una sola persona: Julian Edelman. Lo storico ricevitore n°11 dei Patriots, come spesso gli accade in postseason, ha messo il mantello da super eroe. Due anni fa, nel Super Bowl LI, diede il via alla spettacolare rimonta sugli Atlanta Falcons con una ricezione clamorosa; quest’anno non fa nulla di trascendentale ma fa il suo dovere in modo così terribilmente cinico, efficace e costante in momenti cruciali della partita tanto da guadagnarsi la palma di MVP del Super Bowl, ampiamente meritata. Infatti non sono tanto le 141 yards ricevute in 10 passaggi in sè a stupire, quanto come queste yards sono state conquistate: otto hanno portato a un primo down e tre di queste su situazione delicata di terzo down. Giocatore simbolo di questi Patriots, spesso dimenticato ingiustamente sotto l’ombra di Tom Brady e Rob Gronkowski, si meritava un riconoscimento del genere e, probabilmente, si guadagnerà anche un posto nella Pro Football Hall of Fame.

Julian Edelman, MVP del Super Bowl LIII

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Anche quest’anno la NFL giocata chiude i battenti, consegnando al grande libro della storia un’altra stagione ricca di record, partite emozionanti e giocate spettacolari. Da oggi, per molti, si volta già pagina: prossimo appuntamento il 26 Aprile con il sempre atteso Draft. L’obiettivo è già chiaro: il Super Bowl LIV.


 

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Nato a Napoli da madre partenopea e padre svizzero-milanese: vivo da sempre all'ombra della Madunina. Classe '97, quinto di sette figli: tutti, in misura diversa, ossessionati dallo sport. Il calcio è il mio pane quotidiano: il rossonero è la mia seconda pelle, cantare "You'll never walk alone" ad Anfield il mio sogno, verosimilmente il primo tifoso italiano dell'Hoffenheim (dal lontano 2008). Il Football Americano è il mio vizio: sto in piedi la notte per seguire i Baltimore Ravens. Le Olimpiadi sono il giusto concentrato di emozioni che mi ricorda ogni due anni il perchè ogni sport non sia "soltanto uno sport". Fervente devoto, tra gli altri, di Roger Federer e Drew Brees