Interventi a gamba tesa

Tutti pazzi per Fabian Ruiz

fabian ruiz

Il nuovo acquisto del Napoli, il più caro dell’ultima campagna acquisti societaria visti i 30 milioni che gli azzurri hanno versato nelle casse del Betis Siviglia, ha pian piano conquistato tutti grazie alle sue innegabili qualità tecniche al servizio di un’intelligenza calcistica fuori dal comune. Fabian Ruiz è oggi un elemento imprescindibile della rosa di Ancelotti.


Non fosse stato per il prezzo del suo cartellino (comunque non esagerato, viste le cifre che circolano oggigiorno per accaparrarsi i migliori giocatori sulla piazza, basti pensare solo alle richieste avanzate da Lotito per il coetaneo Milinkovic-Savic), il suo trasferimento al Napoli sarebbe passato sotto silenzio: nel mercato dei Pastore e dei Nainggolan – limitandoci ai soli centrocampisti ovviamente – Fabian Ruiz arriva in punta di piedi, riservato come un ragazzo di 22 anni con una sola stagione da titolare in Liga all’attivo può essere nel momento in cui va ad inserirsi in un gruppo come quello del Napoli, cementificato da anni e anni passati a condividere lo spogliatoio.

Un arrivo che, sulle prime, pare circondato da un alone di mistero, a partire dalla sua posizione in campo: è l’unico innesto del centrocampo dei vice-campioni d’Italia che compensa, quantomeno numericamente, l’unico addio consumatosi in quel reparto rispetto alla passata stagione, ovvero Jorginho (che ha seguito al Chelsea l’ex allenatore azzurro Sarri); naturale che qualcuno pensi a un sostituto dell’italo-brasiliano anche per quanto riguarda le posizioni in campo. Altri invece, magari con maggiore cognizione, vedevano in lui un esponente di quella specie di calciatori nata Oltremanica nota al grande pubblico come centrocampisti box-to-box, ovvero dei calciatori capaci di giocare a tutto campo, un po’ come facevano a loro tempo Lampard e Gerrard: tuttocampisti che partivano da lontano e che, in fase offensiva, amavano aggredire verticalmente la difesa avversaria per dare un contributo anche in chiave finalizzativa. D’altronde i suoi 190 cm (una novità in una squadra notoriamente “piccola” come il Napoli) sembrano suffragare questa ipotesi.

Un fisico da lottatore pronto a dare battaglia in mezzo al campo: Fabian, quando le circostanze lo richiedono, sa sfruttare il fisico, ma non è questo lo strumento prediletto dello spagnolo.

Invece Ruiz è un esemplare strano, del tutto nuovo per il nostro campionato, abituato ad altri tipi di centrocampisti e per questo da considerare alla stregua di una specie protetta da allevare con mano sapiente. Quella che possiede indubbiamente il nuovo tecnico del Napoli Ancelotti, allenatore che ci ha sempre saputo fare coi centrocampisti di qualità e che ha un feeling speciale con il centrocampista spagnolo, visto che il numero 8 azzurro è in un certo senso un affare di famiglia.

Infatti Fabian fino a 14 anni giocava come trequartista, ruolo che immaginiamo svolgesse alla grande, visto che il paragone negli ambienti della cantera betica era addirittura con Messi. Poi la crescita, imperiosa e improvvisa: 30 centimetri in più in pochi mesi, e  una maniera di stare in campo per forza di cose da cambiare. Senza però rinnegare il suo imprinting calcistico, ovvero la scuola spagnola che predica il verbo del juego de posicionprediligendo quindi centrocampisti che siano più che mai associativi e capaci di garantire in primis una linea di passaggio facilmente percorribile  a inizio azione, ma soprattutto pulizia tecnica nel controllo del pallone e nell’esecuzione del passaggio.

Non è un caso che il talento di Fabian Ruiz sia sbocciato sotto la guida di Quique Setienuno degli allenatori più all’avanguardia dell’intera Liga: sotto la sua guida Ruiz è diventato un centrocampista totale, la cui influenza sul gioco inizia sin dal limite della propria area di rigore e si esercita fino ai pressi di quella avversaria. Parliamo infatti di un giocatore in costante movimento nel rettangolo di gioco, che segue la sua eccezionale intelligenza spaziale per farsi trovare nella posizione migliore per ricevere e rigiocare di conseguenza il pallone nella maniera più pulita ed efficace. Quasi come se fosse una tessera di un mosaico, Fabian Ruiz si muove di conseguenza ai movimenti dei compagni incastrandosi negli spazi creatisi o creandone altri col suo movimento incessante per facilitare il più possibile il possesso palla e il proseguimento dell’azione.

L’intelligenza di Ruiz applicata al mantenimento del possesso e allo sviluppo della manovra: prima viene incontro, suggerendo un appoggio facile per Mario Rui e orientando già il corpo verso il centro del campo, poi accetta l’uno contro uno prima con Parolo e poi con Leiva, creando così delle condizioni favorevoli per il dai e vai con Diawara prima e Milik poi, consentendo al Napoli di arrivare in maniera pulita dalla propria area a quella biancoceleste.

Quando parliamo di Fabian Ruiz insomma siamo costretti a cambiare la nostra prospettiva tradizionale: non è il modo di giocare ad essersi adattato a un corpo di 190 cm, che invoglierebbe chiunque a sfruttarlo per catalizzare i palloni su di sè per giocare di sponda oppure raccogliere i palloni vaganti in area, ma è il corpo ad essersi adattato alla filosofia di gioco, rivelandosi utilissimo con le sue lunghe leve per coprire enormi porzioni di campo ed essere sempre nel cuore della manovra in entrambe le fasi di gioco. Insomma un mix elettrizzante fra tecnica individuale, forza fisica e tattica collettiva che permette al centrocampista spagnolo di essere utilissimo in qualunque posizione del campo: Ancelotti infatti lo ha usato sia sulle fasce (sia a destra che a sinistra) nel suo 4-4-2 ibrido con licenza di venire dentro al campo in fase di possesso e agire in pratica da mezzala, ma anche da interno di centrocampo, dove con la sua profonda competenza tattica si è fatto trovare pronto anche in fase di non possesso.

Anche nel ruolo inedito di interno di centrocampo Fabian Ruiz ha saputo destreggiarsi esaltando i suoi punti forti: la lettura delle situazioni e la copertura degli spazi, quando si abbassa e si allarga coprendo l’uscita aggressiva di Diawara intercettando il passaggio di Luis Alberto, che a quel punto non aveva altre giocate disponibili; visione di gioco e pulizia nei passaggi, quando capovolge il fronte servendo l’inserimento di Zielinski con un passaggio che taglia le linee difensive laziali.

Un calciatore insomma molto creativo, le cui doti sono talmente riconosciute e apprezzate da essere punto fermo della Nazionale Under 21 che sarà avversaria degli azzurrini nel girone A degli Europei di categoria che si terranno la prossima estate proprio nel Belpaese, ma che con Ancelotti sta crescendo ancora di più: se fino alla scorsa stagione un sistema ben codificato come quello di Setien, che sembra cucito su misura per le caratteristiche dell’andaluso, aveva esaltato le sue qualità, in contesti differenti spesso si trovava in difficoltà, come suggerisce la non esaltante esperienza all’Elche in Segunda Division due anni fa (18 presenze non tutte da titolare e solo 1 gol), tanto che lo stesso Setien diceva a proposito del calciatore non più di un anno fa: «La sua crescita deve continuare anche con altri stili di gioco, allora potrà diventare davvero bravo.»

Quest’anno Ancelotti, che al Napoli sta cercando di trasmettere uno stile di gioco camaleontico che richiede ai calciatori di sapersi adattare a più situazioni diverse di partita in partita, se non addirittura nello stesso match, sta sfruttando il talento iberico in diverse porzioni di campo, chiedendogli certamente di fare ciò che gli riesce meglio, ma anche di cercare maggiormente la giocata individuale, cercando più spesso di avanzare in conduzione palla e di tentare il dribbling e la conclusione. Fabian Ruiz ha risposto presente, effettuando in media 3,3 passaggi chiave p90 (migliore fra gli azzurri in questa statistica) e 1.8 dribbling riusciti p90 (superato in questa statistica solo dal francese Malcuit).

Sempre contro la Lazio (per distacco la miglior gara di Ruiz e, non a caso, anche del Napoli in questo campionato) Ruiz mostra al suo tecnico come sappia essere pericoloso anche sotto porta.

Certo, Fabian Ruiz ha ancora molte cose da migliorare, innanzitutto per quanto riguarda il piede debole: se infatti il numero 8 azzurro usa il sinistro indifferentemente d’esterno o di interno, azzardando con questo dribbling, tiri e giocate anche ad alto tasso di difficoltà, col destro pecca invece pecca di sicurezza e precisione (nonostante abbia realizzato il suo primo gol in Serie A proprio con una gran conclusione di destro dal limite), limitandosi col piede debole a scarichi laterali decisamente più semplici ma anche meno pericolosi per non perdere il possesso. Inoltre all’andaluso manca ancora qualcosa in fase difensiva: la sua tendenza a difendere in avanti in maniera anche aggressiva infatti è tanto preziosa nelle prime fasi di pressing quanto potenzialmente pericolosa quando invece Ruiz viene schierato davanti alla difesa (ruolo dove giocherà sempre più spesso probabilmente, visto che le presenze di Hamsik vengono sempre più centellinate da Ancelotti per averlo al top nei big match), specie quando al suo fianco non ci sono calciatori più difensivi come Allan o Diawara ma Zielinski, come capitato nella partita contro il Milan.

Insomma piccoli difetti ma assolutamente da superare, se Fabian Ruiz aspira, come il suo talento calcistico esige, a diventare uno dei migliori centrocampisti d’Europa. Il percorso di crescita dello spagnolo, che ricordiamo non ha ancora compiuto 23 anni, è ancora in fieri, ma già adesso possiamo parlare di lui come di uno dei migliori interpreti nel suo ruolo nel campionato italiano.


Se ti è piaciuto questo articolo, leggi anche:

Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.