Interventi a gamba tesa

I 3 problemi da risolvere in casa Milan

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In un campionato dove l’unica posta sul tavolo è la lotta al quarto posto, bisogna essere certi di riuscire a consolidarlo. Un punto solo di vantaggio sulla Roma è troppo poco per rilassarsi: la bagarre è accanita, tra il quarto e l’ottavo posto ci sono solo 3 lunghezze di distanza. E sebbene la difesa del Milan pare essersi assestata – ne sono la prova i 5 clean sheet nelle ultime 7 partite, come nelle precedenti 27 – ci sono ancora alcuni nodi da sciogliere.


1) Çalhanoğlu o chiunque si spacci per lui in questo momento

Nel girone d’andata Çalha ci è sembrato un lontano parente del giocatore rivitalizzato la scorsa stagione da Gattuso, quel jolly in grado di piazzare tre gol e quattro assist nelle ultime quattro giornate del campionato. Le uniche partite nelle quali il dieci rossonero ha giocato ai suoi soliti livelli sono state quelle contro la Roma, nell’ultima mezz’ora contro l’Olympiacos e contro il Sassuolo. Per il resto è stata una discreta agonia, macchiata da un gioco poco preciso e scarsamente incisivo, nonostante corsa e impegno non siano mai mancati.

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Il turco rappresenta una pietra miliare del tridente d’attacco rossonero ed è forse il pupillo più assoluto di Gattuso, che probabilmente ne apprezza il piede tanto educato. È vero che i suoi cambi di gioco disorientano spesso le difese avversarie creando azioni pericolose, ma è anche vero che si tratta del giocatore che ha tirato di più in Serie A senza andare mai a segno: 38 tiri di cui solo 10 nello specchio della porta. Totalmente insensibile alle statistiche, il turco continua a battere le punizioni, come se fosse mestier suo, schiantandole regolarmente con metodo assoluto sulla barriera difensiva. Al di là dei problemi familiari – si spera abbondantemente superati – l’esterno rossonero manca assolutamente di carattere e di personalità. Il tiro di prima è impensabile e forse un breve ripasso di esercizi sul primo controllo non gli farebbe poi cosi male. Infatti, negli ultimi 20 metri Çalhanoğlu pare perdere tutte le sue capacità tecniche e qualsivoglia lucidità, senza mai riuscire a chiudere i triangoli, saltare l’uomo o quantomeno stoppare decentemente la palla.

I fischi di San Siro durante la sua sostituzione nella partita contro il Napoli sono un chiaro campanello d’allarme che i tifosi sono stanchi e che forse un turno in panchina possa giovargli parecchio. Del resto, il suo posto non rimarrebbe vacante: Paquetà può essere provato nel ruolo da esterno d’attacco e anche Castillejo, seppur tecnicamente meno dotato, è apparso molto più propositivo del turco nell’ultimo periodo. Se poi volessimo persino azzardare un cambio modulo – diciamolo piano che non ci senta il mister – i problemi forse sarebbero ancora meno. Ma questo è un altro discorso.

2)  Convivenza Cutrone/ Piątek

Il miglior realizzatore del Milan a confronto con uno dei quattro migliori realizzatori di Serie A, una bella gatta da pelare per Gattuso. Anzi, il mister ha risolto la questione dicendo che non è questo il momento per azzardare questi esperimenti. Parliamo poi di due punte, mica di schierare il figlio Galliani in porta.

La ragione di questa repulsione del tecnico milanista al doppio 9 deriva dai traumi subìti nel combinare Cutrone con Higuain, dove probabilmente il vero problema non era tanto il modulo, quanto Higuain stesso. In realtà, la maggior parte delle volte si trattava sempre di un 4-3-3 con Cutrone largo a sinistra, senza apportare grandi rivoluzioni al solito schema di gioco. Gattuso sostiene, però, che uno schieramento a due punte imponga di giocare con un centrocampo a 4 e il Milan non avrebbe nella rosa i mediani richiesti per svolgere tale ruolo con dignità. Questo argomento pare inopinabile, partendo tuttavia da una premessa data per scontata, ossia che in quel centrocampo a 4 ci devono essere per forza quei due esterni che ci stanno facendo penare tanto, ossia Suso ed il turco. Basterebbe semplicemente fargli scaldare la panchina un attimo e posizionare Paquetà sulla trequarti dietro alle punte, posizione che già di fatto il brasiliano occupa la maggior parte del tempo nel corso delle partite.

A questo punto il vero problema è che rispetto a Higuain, che è un attaccante più alla Hernan Crespo, Piatek sembra molto simile a Cutrone, con il conseguente rischio che i due vadano a pestarsi i piedi in area piccola. A questo si deve obiettare, tenendo a mente che si tratta di due ragazzi giovanissimi con ampi margini di crescita. Pertanto, farli giocare insieme può, e deve essere, un momento di crescita per entrambi. Non deve trattarsi necessariamente di una soluzione stabile, ma di una degna alternativa, perché non si può dipendere sempre dall’umore di due esterni metereopatici.

3) Rifornimenti all’attacco

Una delle questioni più battute nella breve epoca milanista di Higuain verteva intorno all’incapacità della squadra di fornire un sufficiente apporto di palloni all’attaccante sì da metterlo nella condizione di far gol. Gattuso stesso ha ammesso che avrebbero potuto servirlo meglio, ma avrebbe potuto far meglio anche lui d’altro canto. Anche perché questa argomentazione cedeva inevitabilmente di fronte alle prestazioni di Cutrone che, pur partendo spesso dalla panchina, cercava di trasformare ogni pallone in oro.

Tuttavia, si tratta di un problema tutt’altro che fittizio: la difficoltà del Milan di attaccare contro le difese schierate è più che reale e deriva probabilmente in parte dalla prevedibilità e macchinosità della manovra offensiva – che passa quasi sempre attraverso i piedi degli esterni d’attacco – e in parte dalla scarsa qualità tecnica dei centrocampisti. Non è un caso che la maggior parte di gol sia arrivata nel secondo tempo, quando le squadre si allungano e gli esterni godono di spazi maggiori per sviluppare la manovra offensiva. Infatti, Bakayoko è migliorato molto nella fase dell’impostazione e dell’interdizione ma sicuramente non è un regista, mentre Kessié sta subendo una seria fase di involuzione rispetto allo scorso anno, affaticato anche da una totale assenza di turnover. L’handicap più grave per questo Milan è l’assenza di Jack Bonaventura, uno dei pochi con visione del gioco, capacità di saltare l’uomo e più che altro abile ad attaccare la profondità, portandosi via un paio di difensori e creando in tal modo gli spazi per i compagni di reparto per andare in porta. Non meno importante, ma più breve, è anche l’assenza di Biglia, che da quando è entrato in condizione, si è fatto valere parecchio in mediana.

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Tuttavia, non sono le uniche falle nel sistema di gioco del Milan: la ritrovata stabilità difensiva impone a Gattuso molta cautela nella scelta dei terzini da schierare. Premesso che Rodriguez raramente attacca la profondità ma non è mai stato messo in discussione, rimane il tanto atteso ritorno di Conti da titolare fisso sulla fascia destra. Da quando è rientrato si è visto subito il netto divario tra lui e gli altri colleghi di reparto, quando ha fornito due assist di rara qualità nelle due partite consecutive contro la Samp in Coppa e contro il Genoa in campionato. Per un attimo ci è venuto in mente il “Pendolino” e non dico altro. Nostalgie tipicamente milaniste a parte, l’ex Atalanta potrebbe essere la vera arma segreta di Gattuso, che deve però lasciarsi andare finalmente e sperimentare un po’ di più, che tanto la panchina non la rischia più.


 

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Khrystyna Gavrysh, 4.9.90, nata in Ucraina e cresciuta in Italia. Laureata in Giurisprudenza a Ferrara ed attualmente dottoranda in diritto internazionale all’Università di Padova. Grande appassionata di diritti umani, di Quentin Tarantino e di sport. Milanista fino al midollo, ovviamente per colpa dell’usignolo di Kiev, e incapace di rivedere un gol di Superpippo senza farsi venire la pelle d’oca.