Interventi a gamba tesa

JaVale McGee, Happy Birthday Mr Pierre McDunk

javale magee

Il primissimo ricordo che ho di JaVale McGee è Tragic Bronson. Contropiede Wizards in campo aperto, palla nelle mani di McGee che cerca di metterla a terra e goffo turnover. Shaq che se la ride di gusto mentre lo trasforma nel Magic Johnson delle palle perse. Poi mi tornano in mente altre immagini. Cowboy JaVale che monta in groppa agli avversari, il bacio schioccato alla nonnetta seduta in prima fila, la Cinnamon Challenge con Nick “Swaggy P” Young. L’intera vita di JaVale McGee sembra costituita di memorabili epic fail. Talmente tanti da valergli 2 titoli MVP di Shaqtin’ A Fool vinti in back-to-back (record tuttora ineguagliato). Senza volerlo, JaVale è stata la stella più luminosa della comicità sportiva americana degli anni 2010, l’ Homer Simpson del NBA. Ma chi è l’uomo dietro Tragic Bronson?


La storia di questo simpatico saltimbanco inizia quando Pamela McGee, medaglia d’oro olimpica con la nazionale USA di pallacanestro, fa la conoscenza di John “Big Jim” Montgomery, ex 2° round-pick dei Blazers mai tramutata in giocatore NBA. La relazione tra i due cestisti dura giusto il tempo delle presentazioni e quando lei scopre di esser caduta “embarazada”, Big Jim si è già dileguato. Senza un compagno e con una carriera sportiva appena approdata ai palcoscenici europei, Pam torna a Los Angeles per abortire.

Stando ai suoi stessi racconti, ha già prenotato la clinica e terminato i preparativi, quando il sermone ispirato di un pastore ed una conversazione di 11 ore con la voce di Dio la convincono del contrario.
Così a Flint, Michigan, il 19 Gennaio 1988 nasce JaVale Lindy McGee.

Madre e figlio felici. Più o meno.

javale mcgee

11 mesi dopo, Pam è di ritorno in Europa e riprende a giocare senza mai separarsi dal figlioletto. JaValone nostro passa la sua infanzia tra uno spogliatoio e l’altro, cullato dalle compagne di squadra della madre, che ama chiamare zie. Il palazzetto è casa sua e in poco tempo si fa strada l’idea che sia un predestinato. A 3 anni supera i 70 cm d’altezza, a 8 viene soprannominato “JaVale Elevator” per le sue incredibili capacità di salto e a 14 sconfigge per la prima volta la madre in 1vs1, da sempre il suo personalissimo coach. Tornati in America, JaVale partecipa ai campionati NCAA per l’Università del Nevada facendo girare la testa dei talent scout e nel 2008 viene scelto dai Washington Wizards con la 18esima chiamata. E’ il primo figlio di una cestista WNBA ad entrare nell’Association. In seguito, Pam riuscirà a portare in WNBA anche la sorellastra di JaVale, Imani, divenendo la prima donna ad avere un figlio in entrambe le leghe.
I McGee non conoscono l’ordinarietà.

E anche Imani, come ampiamente prevedibile, non se la cava affatto male sul parquet.


A questo punto, con i suoi 2.13 m per 122 Kg abbinati ad un’apertura alare di 2.30m (la più ampia in NBA sino all’arrivo di Gobert) e ad una coordinazione pazzesca, il potenziale di JaValone è incredibile, tant’è che allo Slam Dunk Contest del 2011 entrerà addirittura nel Guinness World Records schiacciando 3 palloni in una volta sola.

Guardare per credere.

Sin da subito JaVale riesce ad essere un fattore in ogni partita a cui partecipi tuttavia, che poi sia positivo o negativo è piuttosto balzano e imprevedibile. Un giorno è l’ira di Dio con una tripla doppia da 12 stoppate contro i malcapitati Bulls, quello dopo è Pierre McDunk, il suo alter ego che si diverte a schiacciare mettendosi i baffi tatuati sul dito.

A Washington il suo rendimento è altalenante e gli 11.9 punti, 8.8 rimbalzi e 2.5 stoppate di media ad uscita non bastano per evitargli, nel 2012, lo scambio a Denver per Nenè. Giunto in Colorado col contratto in scadenza, partecipa ai playoff per la prima volta in carriera. Senza timori, gioca una buona serie (persa) contro i Lakers, dominando anche una Gara 5 chiusa con 21 punti, 14 rimbalzi, 2 stoppate regolari ed una stoppata in faccia a sua maestà Kobe Bryant con tutto il braccio dentro la retina del canestro. Ma questo è JaVale. I tifosi si strappano i capelli e i Nuggets, contagiati dalla follia, scelgono di confermarlo a 44 Milioni per 4 anni.

Tuttavia sulle montagne, lontano dall’oceano, l’asma di cui soffre sin da bambino peggiora. Le sue prestazioni calano, il suo minutaggio diminuisce e nel 2014 si frattura anche la tibia. Su internet ormai impazzano le compilation dei suoi Shaqtin’ A Fool e tra allenatori, GM e proprietari inizia a farsi largo l’idea che McGee sia un idiota. Forse il suo Q.I. non è troppo basso per un palcoscenico come l’NBA, ma di certo nessuna franchigia vuole più prendersi il rischio di essere derisa mentre McGee rientra in campo con i pantaloni della tuta ancora indosso. All’improvviso, non c’è più spazio per lui. In poco più di un anno, i Nuggets lo scaricano ai Sixers, i Sixers lo tagliano dopo appena 6 partite e lo stesso fanno i Mavericks. Di lui resta solo il ricordo del suo alter ego coi baffi.

Il meglio del meglio del meglio.

L’ultima assurda chance arriva dopo le Finals 2016, quando i Warriors, avendo perso tre centri per firmare Kevin Durant, cercano giocatori in saldo per completare il reparto. L’incontro è un colpo di fulmine, ma al momento della firma c’è scetticismo. I fan più ottimisti dichiarano di sperare quantomeno di finire inquadrati dietro qualche giocata alla Tragic Bronson. Nessuno immagina che la versione di McGee sbarcata nella baia è JaVale Elevator. In pochi mesi, JaValone nostro smentisce gli addetti ai lavori con le migliori percentuali al tiro in carriera e lo stesso Steve Kerr è costretto ricredersi, affidandogli un ruolo importante nella squadra che andrà a vincere 2 anelli consecutivi. Alla Oracle Arena è un idolo e i compagni lo elogiano davanti alle telecamere.

L’unico a rifiutare la rivalsa di McGee è l’artefice della sua celebrità, il bullo che per anni l’ha deriso in mondovisione portandolo sull’orlo del baratro. Shaq continua a deriderlo ed insultarlo, assomigliando più ad uno di quei bimbi che bruciano le formiche con la lente d’ingrandimento che ad un commentatore sportivo. Non capisce che lo scherzo non è più divertente e alla fine, con un’intera franchigia schierata contro, è costretto al passo indietro. JaVale McGee non verrà mai più menzionato in uno Shaqtin’ a Fool.

Javalone nostro!

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A Luglio 2018 si è unito alla corte di King James per partecipare alla rinascita Lakers, questa volta senza sorprendere l’opinione pubblica. I giudizi sul rendimento suo e della franchigia potremo trarli solo tra qualche mese, ma non mi sembra il caso di preoccuparsi in sterili valutazioni. Pierre McDunk ha portato il suo show a L.A.


 

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Giovanni Beltrami, nato a Rimini il 5 Ottobre 1993. Calciatore dilettante quando ancora si avevano i polmoni, cestista arrabattato dalla maggiore età in poi. Ha imparato il terzo tempo attorno ai 20 anni, ma ancora non lo sa fare di mano mancina. Per il resto, si diletta nell’organizzazione di tornei e campionati per la Pallacanestro Cooperativa Bologna, associazione di cui è co-fondatore.