Interventi a gamba tesa

Chi sono i “tifosi da tastiera”?

tifosi da tastiera

I tifosi della Juve? Spocchiosi e superiori. E quelli dell’Inter? Sognatori illusi. Una breve disamina per dare risposta ad una semplicissima domanda: chi sono i “tifosi da tastiera”, ovvero quelli che volontariamente passano più tempo sui social network parlando di pallone e non solo.


Questo articolo, a differenza di quelli che normalmente leggerete qui, inizierà in modo inconsueto: un piccolo monologo, una premessa necessaria al fine di spiegare la finalità di esso. In primis, ho passato gli ultimi venti giorni circa nel leggere quasi ventimila commenti su Facebook (ovviamente pagine neutrali e non comiche, come le varie testate giornalistiche) e siti sportivi, e circa diecimila tweet, con un solo obiettivo: rispondere ad una semplicissima domanda. Per noi tifosi, appassionati di questo sport in maniera viscerale, ogni battuta, frecciata, frase ironica, è vista come la normalità, un ciclo di “insulta-vieni insultato-insulta più forte” in cui nessuno vince. Ma per un qualunque osservatore esterno, questa enorme mole di commenti, come viene decriptata?

La risposta, più o meno ironica, è questa:

Il tifoso juventino

Il tifoso medio da tastiera (espressione che da ora in poi indicheremo con MDT) juventino ha alcuni tratti imprescindibili: un senso di superiorità umana derivante direttamente dal fatto che la sua fede è bianconera, una sociologica mania di grandezza, la necessità di mettersi in mostra in quanto tifoso attraverso l’utilizzo di hashtag facilmente riconducibili (dal classico #Finoallafine ai mai dimenticati insulti agli avversari) e di immagini-simbolo, in particolar modo Cristiano Ronaldo e Mario Mandzukic. Il tifoso juventino sente la viscerale esigenza di autocompiacimento, è intollerante alle critiche a prescindere se esse siano fondate o meno. Inscindibile è l’odio verso le altre tifoserie, in particolare quelle interiste e napoletane, spesso considerate per l’appunto “razze inferiori”. Spesso inoltre, il profilo con cui si lascia andare ad insulti verso tutti i suoi obiettivi è un falso creato ad hoc per dare libero sfogo alla propria morbosa passione: l’offesa libera e gratuita verso tutti i non eletti (nota a margine: l’eta di coloro che ricorrono a questo escamotage o è molto bassa, o è l’esatto opposto).

Inoltre, dato non da trascurare, il tifoso MDT bianconero si divide in due macrofrazioni: il ricco ed il povero.
Il tifoso ricco è un vincente della vita, sa di avere o di poter ottenere qualsiasi cosa, e deve necessariamente tifare la squadra più vincente, unico specchio in cui può fondere e crogiolare la propria natura perfetta. Raramente scade nell’insulto volgare, preferisce le sottili sfumature: d’altronde, lui avrà sempre qualcosa di migliore rispetto a te.
Il tifoso povero è un uomo che va ammirato: onesto lavoratore, uomo di sani valori, coerente sia politicamente che filosoficamente, nelle sue parole trabocca l’amore verso quei colori e la crudeltà della propria condizione sociale. Nella fede calcistica, egli vede un’occasione di riscatto sociale, in cui elevarsi allo stato divino a dispetto dell’infima quotidianità in cui è irrimediabilmente immerso; questo tipo di tifoso è facilmente provocabile, reagisce ad ogni parola con insulti spesso illogici, storpia i nomi dei giocatori e delle squadre avversarie (tralasciando volutamente ogni riferimento a Calciopoli e Moggi, anche se quest’ultimo a volte viene nominato come speranza per un futuro radioso appena prima di dormire), è pronto ad offendere personalmente il proprio interlocutore, soprattutto sulle questioni spinose (ad esempio, questo tipo di tifoso è solito dare del prescritto al tifoso MDT interista, tralasciando il proprio passato).

“Io vinco e voi nooo!”cit.

tifosi da tastiera

Il tifoso interista

Bisogna necessariamente spezzare una lancia in favore degli interisti: ci vuole coraggio, molto coraggio nel tifare questa squadra. Perché il tifoso MDT interista è un sognatore, è vecchio dentro, cresciuto prematuramente a suon di delusioni. Ogni anno cancella il 5 Maggio dal calendario (e no, nessuno ci crede che voi ricordiate quel giorno per la vittoria della Coppa Italia nel 2010), in casa non ha nulla di rossonero e tiene nel portafogli, tra il bancomat e la carta d’identità un santino di José Mourinho, solo perché la moglie/compagna/madre/marito/compagno/padre ha impedito loro di costruire un tempio in casa dove pregarlo ogni mattina appena sveglio. Il tifoso MDT interista è passionale, ha il bisogno di sentirsi in un ambiente caldo e sicuro, come se il mondo si fosse fermato nel 2010 e gli ultimi anni fossero solo un tiepido, sbiadito e lontanissimo ricordo. Vive anch’esso di meme e immagini provocatorie contro gli odiati cugini “zozzoneri” e i bianconeri di cui abbiamo parlato. In maniera a dir poco sorprendente, spesso si dimostra aperto al dialogo tecnico-tattico, salvo poi lasciare emergere la propria natura marcia ad ogni critica sulla situazione attuale con l’ormai abusato “TRIPLETE” ed affini, riprendendo vecchie coreografie della curva nord e tirando fuori ogni scheletro negli armadi altrui, ma nascondendo ben bene quelli propri (facile parlare di Agricola quando si ha l’ombra di Herrera eh?). Egli è nostalgico, malinconico, costantemente negativo: vota in ogni sondaggio la squadra avversaria, sarebbe capace di scommettere la propria casa sulla sconfitta della propria, insulta ogni giocatore al primo passaggio, salvo poi cancellare ogni traccia della propria bipolare natura ed esaltare oggi questo, oggi quello.

Inoltre anche qui, abbiamo una dicotomia piuttosto significativa: il tifoso giovane e il tifoso adulto.
Il tifoso MDT interista giovane è fresco, ben avvezzo alla dinamica insulta-vieni insultato-insulta, sguazza in esso aspettando la prima occasione in cui tirare fuori la propria collezione personale di immagini da condividere: l’esultanza di Mourinho allo Stadium (poco importa che non alleni la propria squadra da quasi un decennio), la Champions League alzata da Zanetti, e gli ormai abitudinari meme contro le squadre avversarie. Vive questa esperienza in maniera totalitaria, passionaria e terrificante: soffre per ogni attacco alla propria fede più di quelli personali, venderebbe la propria madre per una foto con il ciuffo perfetto dell’attuale vicepresidente nerazzurro, lotta sul filo del rasoio di questa terribile guerra virtuale, si sente come in trincea pronto al trionfo per sfinimento o per patetismo, ad ergersi come portatore unico della verità assoluta. Spesso si sente vittima di un sistema contro di lui, perennemente circondato da nemici invisibili, al centro di un complotto per rendere la squadra del suo cuore perdente, al limite tra gli ossessionati e gli psicopatici. Il tifoso MDT interista adulto soffre ancora per gli errori degli anni ’90, ricorda con emozione il gol di Ronaldo alla Lazio nella finale della Coppa Uefa (per ovvi motivi, l’unico vero Ronaldo per lui esistente), di Roberto Carlos ricorda ogni virgola fino alla sua cessione, la cavalcata di Nicola Berti contro il Bayern, l’Inter dei record di Trapattoni. Questo tipo di tifoso ha sofferto così tanto, che spesso limita il proprio utilizzo social con tono rassegnato ma speranzoso, non insulta molto e lascia insulti, analisi, critiche agli altri: ha già sofferto troppo per il proprio amore da perdersi in quisqulie, sa che ogni sport è fatto di cicli e prima o poi avrà il coraggio di rivedere Lazio-Inter senza piangere di dolore come Luis Nazario De Lima. Forse.

tifosi da tastiera

Il tifoso milanista

La vita del tifoso MDT milanista è tremendamente difficile, una specie in via d’estinzione: per vederlo in attività è necessario aspettare una vittoria della squadra a cui egli ha dedicato la propria anima (e spesso la tessera elettorale, sperando che il Cavaliere tra un bunga bunga e un processo trovasse il colpo da novanta) ha bisogno di una scintilla, che essa sia la sconfitta degli odiati cugini, una vittoria in Europa League contro una squadra mista scapoli/ammogliati, eventi casuali che lasciano emergere questa figura diventata con il tempo quasi mitologica. Nel proprio portafogli ha la tessera del Milan Club e quella di Forza Italia, ogni natale rivede i cinepanettoni solo per la presenza di Massimo Boldi, storico tifoso rossonero, e invece di “Una poltrona per duerivede la finale di Manchester, esultando ogni volta esibendosi in una poderosa scivolata tra una portata e l’altra del cenone. Ha tatuato da qualche parte che lui ha vinto più Champions di ogni altra squadra italiana (controllate bene, a volte per mimetizzarsi lo fanno in luoghi angusti, quali ad esempio la suola del piede o sotto il labbro), si fa forte del motto “il Milan ai milanisti”, è rimasto illuso dall’arrivo di Mr. Li e vede nell’americana Elliot una nuova speranza di rinascita, che spesso sul campo si traduce nel nulla cosmico, tipico del gioco rossonero. Esalta il Gattuso giocatore criticando ogni minimo aspetto del Gattuso allenatore, compreso il colore degli scarpini. Odia nel profondo del proprio cuore Montolivo, un odio così radicato che nemmeno egli ricorda il perché, ma preferirebbe un’evirazione pubblica piuttosto che vederlo in campo. Piange in maniera pietosa vedendo la fascia che fu di giocatori del calibro di Baresi e Maldini sul braccio di questo o quello, sogna ancora l’esplosione dell’attaccante di turno (da Blisset e Kluivert, diventati un must dei fenomeni parastatali della Gialappa’s, passando per José Mari e il grande amore chiamato Pato) e infine, qualunque squadra egli alleni, proverà sempre una certa simpatia per Ancelotti, eroe dei due mondi, anello di congiunzione tra il rosso ed il nero. Non ci sono divisioni specifiche in questa categoria, piuttosto varie sfumature che via via scemano nell’inesistenza, unite come se fosse un patto di sangue dall’odio verso i cuginastri al grido di FOZZA INDA, motto ripreso e diventato un must di altre tifoserie in particolare quella juventina, accanto alla storpiatura anala. Infine, ogni vero tifoso milanista tiferà Monza, e almeno una volta avrà immaginato di condividere la propria donna con Adriano Galliani. Ovviamente in prestito gratuito con diritto di riscatto. Con quest’ultimo che entra in gioco solo nel caso in cui il Milan vinca la Libertadores. Cioè mai, ma non importa: il fascino del condor è terribilmente appagante.

Il tifoso napoletano

Antropologicamente il tifoso napoletano rappresenta un caso di analisi stupendo: è l’unico di cui si può stabilire precisamente il giorno di nascita. Prima del 5 Luglio 1984 non ci sono tracce nella storia del calcio di tifosi o semplici simpatizzanti di questa società. Quindi possiamo affermare con assoluta certezza che il tifoso del Napoli è emigrato dalla Spagna insieme a quel tizio lì, avete capito. Inoltre, ogni tifoso del Napoli che abbia avuto un figlio tra il 1984 ed il 1991 ha almeno un figlio chiamato Diego/Armando/Diego Armando (anche se vi sarebbero dei casi in cui uomini coraggiosi, nel caso in cui disgraziatamente il nascituro fosse di sesso femminile, la piccolina sia stata battezzata direttamente come Maradona). Anche in questo caso però bisogna spezzare una lancia in favore di questo tipo di tifosi: spesso vengono attaccati in maniera sbagliata, essi percepiscono ogni offesa razziale come una fucilata, alla quale prontamente reagire con numerosi insulti, o almeno così credo dato che il dialetto campano è spesso intraducibile. Il tifoso MDT napoletano è nato recentemente, con l’improvvisa escalation della società di De Laurentiis nel calcio nostrano, ha cominciato a fumare dopo aver visto un allenamento di Sarri e ogni anno crede che sia l’anno giusto. Ha un profondo odio naturale verso il tifoso juventino in ogni sua forma e dimensione, considerandola come una lotta servo-padrone, in una sorta di Civil War in salsa politico-sportiva, roba che Berlinguer dall’aldilà. Il tifoso MDT napoletano è sognatore, un costante illuso, la rappresentazione vivente del pendolo di Schopenhauer: brevi, intensi momenti in cui è lecito crederci, salvo poi accontentarsi del ruolo di eterno secondo. Anche qui non sono presenti dicotomie: nonostante spesso tacciati di essere solo criminali o disoccupati, il tifoso MDT napoletano cresce con sani valori: amore, famiglia, un lavoro onesto, far pipì se lo chiede il D10s.

Hanno le loro ragioni. Mettiamola così…

Il tifoso fiorentino

Un modello da seguire e perseguire. Radicato come il tifoso napoletano quasi esclusivamente nel proprio territorio, egli prende il calcio per quello che è: uno sport, si vince e si perde. L’importante è che ci sia carne e vino nel post partita, per festeggiare o per consolarsi. Solo in pochissime occasioni si risveglia l’istinto primordiale, quell’odore di caccia che in confronto Bloodborne è un giochino per bambini: quando bisogna ospitare la Juventus. Il tifoso viola si trasforma, concentrando in sé tutti gli aspetti più macabri del tifo calcistico: dalle scritte offensive verso questo o quello (morti inevitabilmente compresi) ad una razionale e lucidissima caccia al tifoso da insultare in ogni modo possibile. Finita quella partita con l’ormai solita sconfitta, torna nel suo microcosmo. Anche qui, il campione visto è misero per poter dare un’analisi più accurata, ma sono gli unici a ricordare che in quel 4-2 contro la Juventus di Conte, oltre a Pepito Rossi segnò anche Joaquin. Chapeau a loro.

Conclusioni

Cosa rimane alla fine di queste parole? Nulla. L’intento volutamente ironico e satirico del tutto, voluto e cercato in ogni aspetto, vogliono mettere in evidenza solo una cosa: la totale incapacità di capire quanto le parole siano forti e pesanti per un argomento che spesso tocca soltanto di riflesso le nostre vite. Non ci si identifica più come tifoso di questa o quella squadra, ma come persona che odia qualcuno/qualcosa. Non si ha la cognizione di quanto ogni insulto sia perseguibile, di quanto certe parole digitate velocemente su di una tastiera per insultare il volto del nostro “nemico” siano di una cattiveria inaudita, inconcepibile ed inaccettabile. Questi insulti spesso sono rivolti a giornalisti, gente tacciata di tifare questo o quello pur di dare un motivo alle masse cibernetiche informi, illogiche e irrefrenabili la possibilità di offendere, liberamente e senza pudore. In questi commenti, pieni di odio, di immaturità, di totale perdita di coscienza della realtà, ci sono anche professionisti del settore, uomini e donne che si fregiano del titolo di giornalista, e fa male vedere quanto questa nobile arte, da tanti compreso il sottoscritto sognata fin da bambino, violentata da certe bestie immonde senza nessun colore. Indistintamente, uomini e donne, adulti e ragazzini, hanno reso i social media il più grande vettore di odio della storia di questo sport, una caccia all’uomo in cui la passione e la fede vengono sacrificate in cambio di un like.

E questa desolante prospettiva, è una sconfitta per ogni amante del calcio.


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Siciliano Doc classe '92, laureato in comunicazione. Cresciuto a pane e sport, innamorato del Giro d'Italia e della pista di Spa, fruitore di ogni campionato di calcio, amante degli attaccanti alla Aduriz e di ogni sport in generale. Cresce coltivando il desiderio di diventare giornalista sportivo sognando di toccare l'erba di San Siro.