Interventi a gamba tesa

Il Profeta Hernanes: dal Brasile alla Cina, ma con il cuore in Italia.

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Pechino è una metropoli strana: un giorno ti ritrovi nella più infima delle bettole a mangiare i migliori Jiaozi (tipici ravioli cinesi con all’interno un ripieno che può variare) della Cina, mentre quello dopo sei a bere un drink elaborato in uno degli Hotel a 5 stelle della città con una spesa economica altrettanto ridicola. Nella seconda delle situazioni, ho avuto la fortuna di incontrare Anderson Hernanes de Carvalho Viana Lima, meglio noto come il “Profeta” Hernanes.


Riconoscerlo non era da tutti: abbigliamento casual con maglietta nera targata Adidas, niente cocktail in mano e nessun vezzo tipico del calciatore dei giorni nostri. Il Profeta se ne stava vicino a dei divani del locale in compagnia dell’amico d’infanzia Tulio, ora suo nutrizionista all’Hebei. Io e mio fratello ci avviciniamo, abbastanza convinti, nel buio del locale, che fosse lui, chiedendo una semplice foto.

Ecco, qua nel 99% dei casi il calciatore di turno una volta fatta la foto si dilegua, troppo preso dalle sue cose. Non il Profeta, che in modo cordiale ed inaspettato, inizia a porci una serie di domande sul nostro soggiorno in Cina. Questo porterà, mio fratello (che non era come il sottoscritto in semplice vacanza) a stringerci amicizia, ed il sottoscritto ad avere l’opportunità qualche mese dopo di intervistarlo rigorosamente tramite We Chat, il social senza la quale vivere in Cina è semplicemente impossibile.

Lui impeccabile, noi meno.

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Ne è scaturita una chiacchierata simpatica a suon di messaggi vocali, in cui Hernanes ne esce come una delle persone più educate ed intelligenti con cui ho avuto la fortuna di parlare di pallone.

Buona lettura.

Profeta, è un grande piacere. Partiamo dagli esordi e dal Brasile: dopo aver giocato all’età di 14/15 anni nel piccolo club della tua città, vieni tesserato dal San Paolo in cui prima fai parte del settore giovanile, e poi, dopo un anno in prestito al Santo Andrè, esordisci in prima squadra. Correva l’anno 2005: cosa ricordi con più affetto di San Paolo e di quei primi anni da calciatore professionista?

Mamma mia il 2005, quanto tempo è passato. E’ l’anno in cui ho esordito con la prima squadra in una partita ufficiale. Il ricordo è, ovviamente, bellissimo. Quel San Paolo era una squadra fortissima che quell’anno aveva vinto praticamente tutto: dal Campionato Paulista alla Libertadores. Avevamo grandi giocatori ed è stato un periodo sicuramente molto divertente. Personalmente ero giovane, con una grande voglia di spaccare il mondo ed un’intera carriera davanti. In più come ti ho accennato, mi ritrovavo in una squadra che giocava un gran calcio e per la quale ero pronto a sacrificarmi in qualsiasi ruolo. Pensa che riuscii pure a segnare 3 gol, il primo dei quali giocando come terzino destro.

Ricordo con affetto anche il periodo di prestito al Santo Andrè: è stato un periodo importante, dove ho avuto l’opportunità di crescere sia come persona, sia come calciatore.

Dopo 5 anni di calcio brasiliano ai massimi livelli e il primato nella classifica 2009 del Times come miglior calciatore Under 23 al mondo, sbarchi nel nostro paese. Prima Lazio, poi Inter ed infine Juventus. Diverse realtà, diversi obiettivi e diversi ruoli. Dando per scontato che il migliore Hernanes visto in Italia sia stato quello del periodo laziale, volevo chiederti quanto Reja e una piazza sì ambiziosa ma non quanto le tue due seguenti, ti hanno aiutato nell’approccio alla Serie A?

Verissimo. Nella Lazio ho vissuto le annate migliori da un punto di vista calcistico. Non che dopo sia stato male a Milano e Torino, anzi. La differenza è semplicemente una: alla Lazio ho avuto l’opportunità di fare le cose che più mi piaceva fare. Giocavo nella mia posizione di trequartista, avevo l’occasione di incidere in fase offensiva e di segnare tanti gol. Non era neanche tanto una questione di obiettivi o pressioni: per me era proprio speciale giocare nel ruolo dove avevo sempre sognato di giocare, in uno dei campionati più importanti del mondo.

Riguardo al rapporto con Reja è stato subito molto buono, ma in generale con tutti i compagni il legame era ottimo. Per non parlare dei tifosi: la loro accoglienza appena arrivato in Italia è stata una cosa che ancora oggi mi porto dentro.

Regalo per i tifosi laziali. Tutti i gol di Hernanes con la maglia biancoceleste.

Dopo la parentesi nerazzurra, arriva a sorpresa la Juventus. Una domanda che mi sorge spontanea dopo aver letto qualche tua dichiarazione dove non ti ritenevi soddisfatto del ruolo di play basso davanti alla difesa che Allegri aveva ritagliato per te, è questa: oggi a distanza di anni da tali dichiarazioni, sei ancora convinto della tua idea? La mia impressione è che dopo un primo anno complicato, il secondo eri diventato parecchio affidabile in quel ruolo. A parte il fatto che avevi la dote unica di passare e calciare il pallone indifferentemente di destro o di sinistro, col tempo mi sembravi diventato anche un maestro sul piano delle letture difensive.

Guarda, il secondo anno di Juve è stato veramente interessante. Ho imparato a guardare il calcio in un’altra maniera: a leggere ed interpretare le partite diversamente. Da quel punto di vista, nulla da dire, bellissimo. Però sono onesto: non mi pento di quelle dichiarazioni. Il punto è questo: quando hai certe caratteristiche devi sfruttarle. Pensa che all’inizio della mia carriera, come ti dicevo, avevo iniziato da terzino destro ed il primo gol che ho segnato nel calcio che conta l’ho segnato da terzino destro. Con il Brasile avevo già giocato da centrocampista difensivo. Quindi partiamo dal presupposto che per me giocare veniva prima di tutto e anche alla Juve la pensavo alla stessa maniera. Detto questo, ad oggi, ripensando alla mia carriera, i migliori momenti che ho vissuto sono stati quando ho giocato più avanti: vicino alla porta. E’ lì che mi sentivo a mio agio. E’ lì che mi sentivo veramente importante per squadra e compagni. Tra l’altro come hai sottolineato, calciare con entrambi i piedi è una dote che ho sempre avuto e vicino alla porta potevo sfruttarla ancora maggiormente. Ho sempre pensato che la mia più grande qualità fosse il tiro.

Per caso hai mai parlato della cosa con Allegri?

Ad un certo punto con il mister ebbi un bel confronto. Ammisi che non mi dispiaceva giocare davanti alla difesa, ma chiesi di poter giocare nella mia posizione. Lui mi rispose che con la crescita esponenziale che avevo avuto come play basso davanti alla difesa, sarebbe stato difficile spostarmi da lì. Accettai senza polemica, ma resto dell’idea che le caratteristiche  migliori di un giocatore vanno sfruttate.

Chiarissimo. Ora due curiosità di carattere più tecnico e personale, fondamentali per saziare il mio interesse. Nella tua carriera, tra nazionale e club, hai giocato con innumerevoli campioni, quale quello più forte? Quale invece quello che più ha deluso le tue aspettative?

Bella domanda. Allora, premetto che io sono un amante dello stile e dell’eleganza. Non mi basta che un giocatore sia forte, sia veloce, faccia gol… per me è fondamentale valutare anche come lo fa. Detto questo, la risposta per me può essere solo una: Paulo Dybala. E’ sicuramente il giocatore che mi ha più stupito da questo punto di vista: il suo stile ed il suo modo di toccare il pallone, sono speciali. A me piace da impazzire. Inoltre, altro punto a suo vantaggio, io amo per natura i mancini, quindi quando in allenamento lo vedevo colpire il pallone in quella maniera e di sinistro, per me era un grande spettacolo. Con questo non voglio dire che sia stato il più forte, ma di sicuro era quello che mi faceva godere di più mentre ci allenavamo.

Giocatore che mi ha deluso, faccio fatica a dirti e anche mi venisse in mente qualcuno non sarebbe comunque carino nominartelo (ride n.d.r.).

Che il sinistro di Dybala sia magico, pochi dubbi al riguardo.

Chiusura sulla Cina. Sinceramente: dove vedi il calcio cinese tra dieci anni? Veramente il futuro è qui?

Difficile. Dieci anni sono tanti, ma non credo siano abbastanza per arrivare al livello dei migliori campionati europei e sudamericani. Chiaro che, se continueranno ad investire come stanno facendo e continueranno con grande umiltà a migliorarsi in tutti i settori anche extracalcistici, mai dire mai. Però ecco, credo che a prescindere ci vorranno più di 10 anni.

Profeta, grazie mille. Speriamo presto di beccarci in Italia.

Grazie a te Lorenzo. E’ stato un piacere.


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Lorenzo Lari, nato a Rimini l'11 Giugno del 1990. Laureato in Giurisprudenza all'università di Bologna, le sue vere passioni sono sin dalla nascita ben altre. Allevato a pane e rock'n roll, è grande amante di musica, cinema e sport. Malato di Juve e di basket NBA, sogna un giorno di poter assistere ad una partita allo Staples al fianco di Jack Nicholson. Co-fondatore di Sportellate.it