Interventi a gamba tesa

Dieci domande per il 2019 del circuito ATP

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Matthew Stockman/Getty Images/AFP


Fare delle previsioni è un lavoro dannatamente complicato, bisogna tenere in mente mille fattori e comunque ci si azzecca poco. Questo è poi il motivo per cui evito di scommettere. Oggi però, a modo di gioco, proveremo a dare una risposta a dieci quesiti per il 2019 tennistico. A dieci nostre domande, risponderanno nostre dieci previsioni riguardanti il circuito ATP.


  • Chi sarà il Numero Uno nel 2019?

Intendiamoci: sia come miglior giocatore, sia come numero uno del ranking ATP. Vincitore degli ultimi due Slam, miglior giocatore indiscusso da Luglio in poi, l’indiziato principale è solo uno: Nole Djokovic. Oltre allo stato di grazia di cui sta godendo il serbo nell’ultimo periodo, un importante fattore lo giocheranno i pochi (relativamente) punti che dovrà difendere nella prima metà dell’anno. Con un ottavo di finale agli Australian Open e un quarto al Roland Garros, uniti a risultati poco esaltanti nei Master 1000 del periodo Marzo-Maggio, un Djokovic in forma potrebbe presto ottenere i punti necessari per ottenere una solida leadership nel ranking.

Bentornato Nole.


È molto difficile anche solo pensare ad un’alternativa. Sulla terra Nadal potrebbe essere superiore, ma ha un’enormità di punti da difendere, quindi, dovesse anche vincere tutti gli scontri diretti, perderebbe ugualmente il confronto sul numero di punti guadagnati. Un discorso analogo vale per la superficie veloce degli Open d’Australia e per il cemento americano. Federer, Del Potro o Cilic potrebbero vincere la battaglia per un titolo, ma paiono chiaramente indietro nella lunga lotta per il numero uno. Riassumendo: ad oggi, Djokovic tutta la vita. Ah, non ci siamo dimenticati dei Next Gen (Zverev e Khachanov l’hanno battuto), ma ne parleremo più avanti. E comunque nessuno di loro sembra già così solido e continuativo da contendere il vertice del ranking.

  • Federer può vincere un altro titolo dello Slam?

Il miglior giocatore di tutti i tempi (ad avviso di chi scrive) sembra aver frenato bruscamente fra Wimbledon e US Open. Le inopinate sconfitte contro Anderson e Millman, oltre a quella netta contro Djokovic su un campo amico come quello di Cincinnati, hanno messo un enorme punto di domanda sul futuro dello svizzero. E il prossimo anno Federer compirà 38 anni. L’unico antidoto possibile sembra essere quello di accorciare ulteriormente la stagione, giocando ancora meno tornei. Tuttavia, nel tre su cinque per due settimane, le chances sembrano davvero poche. Per di più giocatori frenati da vari problemi fisici, come Djokovic e Del Potro, stanno tornando ad altissimi livelli. Con una simile concorrenza, e considerando l’andamento della stagione 2018, non possiamo esprimerci positivamente. Per Roger, considerando le caratteristiche dei campi, solo due slam sembrano davvero accessibili, Australian Open e Wimbledon. Unendo tutti questi fattori, la risposta è un convinto NO. Da grande tifoso dello svizzero lo dico con tristezza, ma a mente lucida lo ritengo lo scenario più probabile.

Hanno scritto, scrivono e scriveranno ancora per un pò la storia del Tennis.

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  • Nadal proseguirà il suo dominio sul Roland Garros?

Dopo undici titoli, Rafael Nadal non è sazio. Adagiarsi sugli allori non fa parte della sua natura. Il dodicesimo titolo è l’obiettivo naturale dopo l’undicesimo. Negli ultimi due anni, su terra, l’unico avversario “valido” è stato Dominic Thiem. L’austriaco è il secondo miglior giocatore sul rosso, l’unico a battere lo spagnolo su questa superficie, sia nel 2017 che nel 2018. Il ritorno di Djokovic, di questo Djokovic, però, lo eleva immediatamente a principale avversario dello spagnolo. Molto dipenderà dal fisico. Il maiorchino è sempre stato un maestro nell’arrivare al meglio della condizione nel periodo fra Aprile e inizio Giugno, soffrendo poi un fisiologico calo dopo gli US Open, quando i tornei diventano meno congeniali al suo gioco. Considerando tutto, credo che il favorito rimanga Nadal. La vedo difficile che non cerchi di preservarsi al massimo per l’obiettivo principe della sua stagione. La risposta è quindi Sì, anche se sono convinto che sarà un anno più complicato per lui (negli ultimi due Roland Garros, 2017 e 2018, ha concesso un solo set).

  • Cosa farà Andy Murray?

Dopo le risurrezioni di Federer, Nadal e Djokovic, ne manca una sola: Andy Murray. Nelle domande precedenti ho volutamente evitato di parlare di lui. Il motivo è semplice: Murray è imprevedibile. Il suo stop è stato lunghissimo. Da poco ha ripreso a partecipare ai tornei, ma è ancora anni luce lontano dal giocatore del 2016. Il talento c’è, la volontà pure (un campionissimo come lui vuole sempre arrivare al top, per di più se guarda quello che combinano gli altri tre…). Uno come lui potrebbe essere un serio competitor per ogni torneo dell’anno se è in forma. Tuttavia Andy Murray ha vinto, in carriera, solo tre Slam (due Wimbledon e uno Us Open). Anche nel suo momento migliore non è mai riuscito ad essere completamente dominante sugli altri tre. Non ha mai avuto stagioni come quella di Federer nel 2005, di Djokovic nel 2011 o di Nadal nel 2010. Per questo motivo sono convinto che lo scozzese non sarà in grado di arrivare al numero uno del mondo, anche se potrebbe risultare un serio pretendente al titolo per lo US Open o per Wimbledon, forse addirittura già agli Australian Open.

In sintesi: Andy Murray può mettere l’acuto, ma difficilmente arriverà al vertice del ranking.

  • Almeno uno Slam non lo vincerà un Fab 4?

Dal 2010 ad oggi solo Marin Cilic e Stan Warinka hanno strappato dei titoli dello Slam alla tirannia dei Fab 4. Nel 2009 c’è riuscito Del Potro. Prima bisogna tornare al 2005. Solo Cilic ha affrontato in finale un altro “umano” (Kei Nishikori allo US Open del 2014). Si è parlato di Next Gen, di mancanza di motivazioni, di ritiri…

Però alla fine, negli ultimi due anni, nell’albo d’oro leggiamo solo Federer, Nadal, Djokovic. Se dovessi proprio puntare su qualcuno, direi: US Open, Juan Martin Del Potro. Sta ricostruendo pian piano le sue certezze. A New York: semifinale nel 2017, finale nel 2018. Ha sempre detto che è il suo torneo preferito, ha dimostrato di potersela giocare con chiunque, venendo sconfitto sempre e solo dal futuro vincitore. L’anno prossimo potrebbe essere quello buono. Sugli altri: Wawrinka sta risalendo la china, ed è un cavallo pazzo per ogni occasione, ma non me la sentirei davvero di puntare su di lui; Cilic ha consolidato la sua posizione dentro o a ridosso della top 5, ma l’impressione è che, al momento topico, gli manchi qualcosa per farcela contro i migliori in assoluto. Infine occhio ad Alexander Zverev, finora nel tre su cinque ha deluso, ma uno come lui non può sbagliare per sempre, ne parliamo tra poco…

Doveva essere l’inizio di una grande carriera. È stato l’inizio di un calvario…

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  • Zverev funzionerà con Lendl?

Ivan Lendl ha ottenuto un certo rispetto come coach dopo il successo con Andy Murray. Lo scozzese, sotto la sua guida, è riuscito ad ottenere quel successo in uno Slam che gli mancava da sempre. In una situazione analoga è Alexander Zverev. Nonostante la giovane età ha già in bacheca tre Master 1000 e le Finals 2018. Tuttavia negli Slam non ha mai superato i quarti (raggiunti una volta). Per un giocatore che si è presentato con una testa di serie molto alta per più volte, questo è un bel problema. Mettiamo in chiaro una cosa: un giocatore come lui non può fermarsi per sempre ai quarti. Prima o poi uno Slam lo vincerà. Però c’è differenza se inizi a vincere a ventun’anni o a trenta.

Se il tedesco riuscirà a vincere già nel 2019, può davvero essere il decollo di una carriera fenomenale. Tecnicamente ha tutto, due colpi molto solidi da fondo e un gran servizio (grazie anche ai suoi 198 centimetri). Deve migliorare a rete, ma nel tennis moderno è una lacuna a cui ovviare non è impossibile. Per rispondere alla domanda: Lendl è capace e intelligente, con lui Sasha migliorerà e non poco, tuttavia non me la sento di chiamare la vittoria in uno Slam, per lui forse è ancora presto. Aspettiamoci dei risultati in crescendo, forse addirittura una finale. Ma per la vittoria per me si dovrà aspettare ancora.

  • E gli altri Next Gen?

Dove può arrivare la generazione di Shapovalov, Tsitsipas, Khachanov, ecc. nel 2019? È molto presto per pensare che la vecchia elité del tennis mondiale lasci il posto ai giovani, mettiamolo subito in chiaro. Aspettiamoci una crescita graduale. Più che dal punto di vista dei risultati assoluti (un Master 1000 non è impossibile, ma scordatevi uno Slam), dal punto di vista della continuità dei risultati. Meno uscite nei primissimi turni, più tornei di fascia medio bassa vinti (ATP 250 e ATP 500). Risultati più costanti e conseguente scalata della classifica. Potremo farci anche un idea più chiara su chi diventerà solo un “buon giocatore” e chi ha le capacità del “fenomeno”. Se proprio volete un nome per il risultato vi dico Kyrgios. Non è esattamente un Next Gen, ma ce lo mettiamo spiritualmente, perché ha ancora margine, e parecchio. Soprattutto per la continuità di rendimento.

Attenti comunque a russi e australiani. Sono buone scuole e da molto non producono dei giocatori vincenti. Stesso discorso per gli americani. Niente fuochi d’artificio, qualcuno potrebbe addirittura fare qualche passetto indietro. Ma niente paura, hanno ancora tanto tempo. Ne riparliamo per il 2020.

Se resta sul pezzo per due settimane filate… Beh, ne vedremo delle belle!

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  • E gli italiani?

Domanda complicata quanto interessante. Precisiamo subito: ripetere un exploit pari a quello di Marco Cecchinato al Roland Garros 2018 sembra quasi un miraggio. La nostra scuola sta tornando a popolare la top cento, con almeno quattro o cinque giocatori che possono starci senza troppi problemi. Giocatori come Lorenzo Sonego e Matteo Berrettini possono migliorare ancora, Fabio Fognini ha ancora tanto da dare e Andreas Seppi si può togliere qualche sassolino dalla scarpa. Come negli ultimi anni, probabilmente non ci saranno successi in tornei molto importanti, tuttavia i nostri potrebbero fare bottino negli ATP 250 e 500. Mi lancio nella previsione, vinceremo otto tornei (non è facile). Ultima osservazione: gli US Open juniores ci hanno fatto vedere che c’è qualcosa che si muove per il futuro più lontano, con due ragazzi che hanno fatto strada nel torneo.

Daje! Fabio, ti amiamo, ma non fare più scommesse che ti costringano alle treccine. Please.

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  • La nuova Coppa Davis funzionerà?

All’argomento ho dedicato un pezzo, dove ho analizzato pro e contro dei cambiamenti. Non ho fatto previsioni sul successo di questo evento però. C’è l’enorme ostacolo del calendario. Ho paura che molti dei giocatori migliori preferiranno andare prima in vacanza. Tuttavia il nuovo format è sicuramente attraente, e c’è il fattore novità. Potremo avere partite più interessanti, con scontri fra i top player che saranno presenti. Se dovessero farcela ad ottenere un buon riscontro di pubblico e di livello di tennis, potrebbe essere il trampolino di lancio per edizioni future di maggiore qualità. Mi aspetto un successo moderato, ma parzialmente amplificato dalla novità dell’evento. Ovviamente spero che sia un trionfo, ma non lo credo probabile.

  • Chi sarà la sorpresa e chi la delusione del 2019?

La domanda più difficile di tutte. Il punto è che nel tennis non c’è sempre una “sorpresa” che sfonda ad altissimi livelli. Quest’anno mi aspettavo grandi cose da Tsitsipas, ma solo in un Master 1000 è arrivato davvero in fondo. Chung e Cecchinato hanno fatto semifinale in uno Slam. E si potrebbero citarne tanti.

Per il 2019 vi confesso che non ne ho la minima idea. Per me a fare almeno un exploit in stile Tsitsipas a Montreal 2018, sarà Frances Tiafoe. L’americano è giovane ma ha tutte le caratteristiche per diventare un futuro top player. L’anno prossimo potrebbe segnare una svolta nel suo ranking e nei suoi risultati. Chi deluderà invece? Vado contro la mia religione, ma dico che il prossimo sarà l’ultimo anno di Federer, che non riuscirà a giocare più su quei livelli a cui l’abbiamo visto e deciderà di appendere la racchetta al chiodo, fra le cascate di pianto mie e di milioni di altri fan.

 


 

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Nato a Monza il 22/01/1992. Segue lo sport fin da bambino, soprattutto il calcio. Si innamora del tennis negli anni delle scuole medie, anche e soprattutto grazie all'immenso Re Roger Federer, di cui è fan sfegatato. Tifoso del Milan fin da piccolo. Laureato in Matematica. Segue anche lo sci durante la stagione invernale.