Interventi a gamba tesa

L’ultima corsa di Fernando Alonso

fernando alonso

Con il Mondiale che ha emesso tutti i suoi verdetti con la doppietta Mercedes-Hamilton, la gara di Abu Dhabi è stata solo una passerella per ufficializzare e consegnare agli annali la stagione 2017/18. Una passerella che ha avuto però una nota stonata, perché nel tripudio di fuochi d’artificio e festeggiamenti c’è chi ha salutato definitivamente il mondo della Formula1. Infatti dopo 17 anni e 313 Gran Premi all’attivo Fernando Alonso lascia e con lui va via un pezzo di storia di questo sport.


Abu Dhabi, la capitale emiratina che tanto affascina turisti da tutto il mondo per il lusso e le sfarzosità, sta diventando una città di addii. Lo è stato l’anno scorso per Felipe Massa, lo è stato quest’anno per Fernando Alonso. Si, perché il pilota iberico ha deciso di lasciare. Lo sapevamo da tempo, lo ha annunciato il 14 agosto a stagione ancora in corso e il momento è arrivato.
Dal prossimo anno le cose saranno diverse, niente più “vamos”, niente più litigate con il muretto, dall’anno prossimo il n. 14 non sarà più lui.

Saluta a 37 anni, 17 dei quali passati sulla monoposto, 313 gare, 97 podi, 32 gran premi vinti e 2 mondiali. E’ stata una carriera lunga, piena di alti e bassi, una carriera iniziata nella Minardi, la scuderia che lo ha lanciato, proseguita poi con la Renault che, invece, lo ha consacrato con le due vittorie consecutive nelle stagioni 2005 e 2006.

fernando alonso

I numeri però non gli rendono giustizia. Alonso è stato tra i migliori piloti della sua generazione, se non il migliore, e ha dato a questo sport tutto sé stesso ricevendo meno di quanto il suo talento avrebbe meritato. Ha pagato sicuramente tante scelte sbagliate negli anni, come quella di tornare in Renault nel 2008 dopo un solo anno in McLaren, ed è stato sfortunato approdando in Ferrari negli anni in cui quest’ultima era un po’ alla ricerca di sé stessa.

Finisce nel modo in cui non vuoi che finisca, finisce con quattro anni senza un podio, cinque senza una vittoria.
Finisce con lo spagnolo che ci prova, ma che non riesce.

Mi dispiace non vederti felice mai, esultare mai”, canta così Francesca Michielin nella canzone dedicata a lui. In poche frasi, in qualche strofa sono racchiusi gli ultimi anni del pilota iberico: anni di rabbia e di frustrazione con scelte sbagliate e una macchina inadatta (a tratti imbarazzante).

fernando alonso

Con il senno di poi tante scelte non si farebbero, con il senno di poi avremmo preso altre strade, avremmo lottato un pò di più per quello che amavamo, o forse, ci saremmo fermati prima. Con il senno di poi, però, è troppo facile. Perché spesso dire addio non è facile, soprattutto quando hai voglia e ambizione e conosci la sensazione della vittoria. Ancor più difficile è avere il tempismo giusto nel dire addio, scegliere il momento più opportuno, ma l’abbiamo detto, in quanto a scelte Alonso non è sempre stato impeccabile.

Dicono che i pugili siano i primi ad accorgersi quando è il momento di dire basta, ma sono gli ultimi a farlo. Beh in questo caso forse lo spagnolo è stato un po’ un pugile, perché l’impressione che volesse dire addio la si aveva da tempo, la sensazione che non fosse più felice l’aveva lasciata trapelare, perché chi è abituato a lottare per vincere mal si adatta alla vita da comparsa.
Quel giorno però presto o tardi che sia, in tempo o no, è arrivato. E permettetemi di dire, è un giorno triste.

Il futuro non è certo: non si è sbilanciato, non si sa dove correrà il prossimo anno, quello che è sicuro è che non sarà in Formula1. Quello che è sicuro è che nella prossima griglia di partenza non ci sarà il suo nome e che dopo 17 anni qualcosa sarà diverso.

fernando alonso

Come abbiamo già detto, non sarà stato il pilota più titolato ma è stato sicuramente uno vero, che ha dato tanto a questo sport.

A gente così non resta che dire grazie e buona fortuna.


 

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Andrea De Amicis, nasce a febbraio del '96. Laureato in Economia Aziendale frequenta un corso di laurea magistrale in "Management e sostenibilità d'impresa". Studente per professione (per ora), portiere per diletto, cresce in Puglia con una grande passione per il calcio, la F1, il basket. Tifoso del Lecce e dell'Inter, il cuore appartiene a Zanetti, Milito e Toldo così come a Chevanton, Giacomazzi e Rosati.