Interventi a gamba tesa

Gli effetti del Financial Fair Play


Nel 2009, vista la situazione economica del calcio europeo, la UEFA ha deciso di introdurre una regolamentazione finanziaria con lo scopo di migliorare la sostenibilità economica per i Club che volevano prendere parte alle competizioni Europee; questa regolamentazione è il Financial Fair Play. Il FFP è diventato operativo dalla stagione 2013/2014, stagione in cui i primi club hanno avuto le prime sanzioni a causa della loro situazione economica. Lo scopo principe della regolamentazione, come detto, è migliorare la sostenibilità finanziaria dei club calcistici. In aggiunta a questo obiettivo si possono rintracciare, leggendo i documenti relativi al FFP, altri due scopi: l’autofinanziamento dei club e lo sviluppo del calcio giovanile.

Dopo quasi 10 anni dalla sua ideazione e ormai 5 anni di operatività c’è da chiedersi se il Financial Fair Play abbia raggiunto o meno i suoi obiettivi iniziali.


Prima di iniziare ad indagare se e come il FFP abbia raggiunto gli obiettivi è doveroso far una premessa: quanto segue non è volto a criticare o esaltare quanto viene fatto da ogni singola squadra a livello contabile o come strategia di crescita, ma piuttosto si vuole cercare si esporre gli effetti che la regolamentazione ha avuto sull’intero settore calcistico europeo.

Iniziando quindi la trattazione, va sottolineato che per l’analisi dei dati numerici relativi ai bilanci delle società sono stati analizzate le squadre appartenenti alle top 5 leghe europee – Italia, Spagna, Inghilterra, Germania, Francia – andando a ricavare i dati, che verranno presentati in forma aggregata, da ogni singolo bilancio.

Per prima cosa va sottolineato come nell’ultimo decennio ci siano stati due trend esterni che hanno influenzato la crescita economica del settore: il primo è l’aumento dei ricavi da diritti televisivi, quindi una crescita del valore della trasmissione delle partite e un maggiore appeal del prodotto; mentre il secondo è l’ingresso di proprietà provenienti da Cina e East Asiatico e dal mondo arabo. Oltre all’introduzione del FFP che ha portato le società a lavorare in maniera differente.

Come detto in questo primo pezzo sull’argomento, il FFP opera principalmente sul Conto Economico delle società – sulla parte gestionale che raccoglie i risultati finanziari della parte sportiva. Di conseguenza il primo grafico di questa analisi riguarda le perdite aggregate del settore.

Andamento aggregato delle perdite del settore calcio europeo, dati UEFA – rielaborazione propria

Come si può vedere dal grafico le perdite del settore dall’introduzione del Financial Fair Play si sono ridotte notevolmente passando da 1,634 miliardi nel 2010 a 224 milioni stimati nel 2017 e per il 2018 si può ragionevolmente stimare che il settore possa far segnare un utile storico.

In aggiunta all’analisi dell’ultima riga di Conto Economico è importante analizzare se la voce principale di costo, ovvero gli stipendi, si sia ridotta rispetto ai ricavi o è in crescita. Questo ci potrebbe permettere di arrivare ad una conclusione preliminare sul raggiungimento degli obiettivi del FFP.

Andamento ricavi vs stipendi, dati UEFA rielaborazione propria.

Come si può vedere dal grafico, nonostante gli stipendi siano aumentati negli ultimi 9 anni il loro peso sui ricavi è diminuito notevolmente, passando da circa il 68% al 57% registrato nel 2017. Questo è sicuramente un trend positivo che dimostra come le società sembrino stare più attente ai costi.

Da questo primo sguardo si potrebbe facilmente dire che il FFP ha raggiunto i suoi obiettivi, almeno quelli legati alla parte finanziaria, ma chiunque voglia approfondire la questione potrebbe dire:”Ok, ma come si è arrivati a questo punto?”.

I due grafici sopra esposti ci mostrano come fondamentale per la riduzione del peso dei salari e per la riduzione delle perdite sia stata fondamentale la crescita dei ricavi delle società sportive. Per capire come questi sono cresciuti bisogna per prima cosa capire come questi sono composti. I ricavi delle società sportive sono principalmente composti da tre voci: ricavi da diritti televisivi, ricavi commerciali e “altri ricavi”. All’interno della voce di altri ricavi troviamo le plusvalenze che come si vedrà qui di seguito sono diventate una parte rilevante della componente ricavi.

Come detto inizialmente, sicuramente una parte della crescita dei ricavi è dovuta alla crescita dei proventi da diritti televisivi mentre per la restante parte di crescita la ragione si può dividere tra la crescita dei ricavi commerciali e gli altri ricavi, in particolare le plusvalenze. Per quanto riguarda i ricavi commerciali non si hanno evidenze di crescita di contesto generali in quanto dipendono dal tipologia di proprietà della società e dalla lega di appartenenza della singola squadra, quindi dal contesto geografico; mentre per i ricavi da plusvalenza si hanno evidenze settoriali come verrà dimostrato con i grafici seguenti.

Prima però di capire i trend capiamo come si realizzano le plusvalenze. Le plusvalenze vengono calcolate come differenza tra valore residuo iscritto a bilancio e valore di vendita dell’asset (in questo caso i calciatori sono considerati intagibles asset per le società sportive). Il valore residuo è dato dal valore di acquisto meno la quota di ammortamento, che è calcolata come rapporto tra quota di acquisto diviso numero di contratto.

Qui per capire il trend delle plusvalenze va capito come si evolve il trend dei costi dei singoli calciatori.

Il prossimo grafico ci mostra esattamente questa evoluzione. Infatti troviamo la numerosità dei trasferimenti per fascia di prezzo. Questo ci permette di capire l’andamento del costo medio per calciatore a livello europeo e di conseguenza l’andamento delle plusvalenze che verrà caricato in seguito.

Numero trasferimenti per fascia di prezzo, dati Trasmermarket.it rielaborazione propria.

Il grafico mostra chiaramente come il numero di trasferimenti oltre ad essere aumentato in quantità sia aumentato per costo medio. Infatti fino al 2011 i trasferimenti oltre i 50 milioni erano pari a 0 ora, al 2017, siamo arrivati a 11. Un incremento esponenziale (ricordiamo che nel valore di acquisto non sono inseriti i bonus in quanto si aggiungono in un successivo momento) che ha prodotto un aumento del costo medio per calciatore come dimostrato nel grafico successivo.

Andamento valore medio del costo per calciatore. Dati Transfermarket.it in milioni di Euro, rielaborazione propria.

Quindi si ha che il costo medio per calciatore è passato da circa 3 milioni nel 2010 a più di 8 milioni nel 2017 (sono compresi nel calcolo tutti i campionati e tutti i giocatori, anche quelli delle giovanili).

Arrivati a questo punto, se riprendiamo il concetto di plusvalenze e il suo calcolo iniziamo a intravedere che questo fenomeno impatta notevolmente sui bilanci delle società, in particolare sulla voce ricavi che crescono in maniera accelerata proprio grazie alle plusvalenze come il grafico seguente dimostra.

Rapporto tra plusvalenze e valore della produzione, dati aggregati UEFA rielaborazioni proprie.

Come si evince dal grafico l’aumento dei ricavi è trainato dall’aumento delle plusvalenze che permettono ai ricavi di crescere velocemente. Infatti il rapporto tra le plusvalenze e i ricavi passa da circa il 10% del 2010, primo anno di efficacia della regolamentazione, a più del 17% fatto registrare nel 2017. Questo trend va sottolineato in maniera negativa in quanto la crescita dei ricavi non è sostenibile nel lungo periodo in questo modo, in quanto il trend di crescita è fortemente influenzato da un trend che se interrotto potrebbe generare problemi di stabilità alle società con un alto valore delle plusvalenze; se il grafico soprastante non esplica in maniera chiara la negatività del fenomeno il grafico seguente ci permette di visualizzare in maniera migliore il problema.

Impatto calciomercato. Dati in milioni di euro aggregati dalla UEFA. Rielaborazione propria.

Il grafico riassume i tre valori principali dovuti al calciomercato che impattano il bilancio di un club. Come detto l’aumento del prezzo dei calciatori permette alle società di aumentare i ricavi grazie alle plusvalenze di cui per ogni trasferimento sono circa l’80% del valore, quindi se un giocatore lo pago 10 il valore a bilancio è 2 e 8 è plusvalenze, ma allo stesso tempo aumenta il valore degli stessi calciatori a bilancio: da circa 6 milioni per calciatore nel 2010 a 10 milioni per calciatore nel 2017. In questo modo si crea un circolo che spinge i prezzi verso l’alto permettendo alle società di aumentare i ricavi e ridurre le perdite ma aggravandone la solidità economica: infatti il valore delle plusvalenze non è un ricavo caratteristico, ma un ricavo una tantum.

Per cui da un lato il FFP è riuscito a ridurre le perdite complessive delle società calcistiche, ma allo stesso non è riuscita a impedire che il player trading esplodesse come pratica finanziaria. Infatti dall’introduzione del FFP le spese per calciatori e il loro impatto a bilancio, soprattutto in termini di plusvalenze, sono aumentati facendo crescere i ricavi in modo non stabile e sostenibile nel tempo.

Nel prossimo articolo sul Financial Fair Play cercheremo di capire se questi effetti sono distribuiti in maniera eguale tra le società o se, oltre a non aver portato una migliore sostenibilità economica, il FFP ha portato anche disuguaglianze; questo verrà fatto attraverso un’analisi dei Business Model delle società e dell’effetto che i trend qui sottolineati hanno sulle loro decisioni strategiche.


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Nato nel 1994 a Treviglio (BG), laureato in Management presso l'Università L. Bocconi. Tifoso interista dalla nascita e amante del calcio, un poco di buona musica non guasta mai. Collaboratore @Sportellate.