Interventi a gamba tesa

Il Financial Fair Play: come opera


Nel 2009, vista la situazione economica del calcio europeo, la UEFA ha deciso di introdurre una regolamentazione finanziaria con lo scopo di migliorare la sostenibilità economica per i Club che volevano prendere parte alle competizioni Europee; questa regolamentazione è il Financial Fair Play (FFP). Il FFP è diventato operativo dalla stagione 2013/2014, stagione in cui i primi club hanno avuto le prime sanzioni a causa della loro situazione economica. Lo scopo principe della regolamentazione è come detto migliorare la sostenibilità finanziaria dei club calcistici. In aggiunta a questo obiettivo si possono rintracciare, leggendo i documenti relativi al FFP, altri due scopi: l’autofinanziamento dei club e lo sviluppo del calcio giovanile.

Dopo quasi 10 anni dalla sua ideazione e ormai 5 anni di operatività, c’è da chiedersi se il Financial Fair Play abbia raggiunto o meno i suoi obiettivi iniziali.


Per capire se il FFP è sulla strada del successo rispetto ai suoi obiettivi iniziali o ha bisogno di un’evoluzione, bisogna innanzitutto capire come opera la regolamentazione stessa.

Al fine di monitorare il rispetto della regolamentazione la UEFA ha introdotto una camera di sorveglianza la “UEFA Club Control Body. Questa controlla che i club che richiedano la licenza UEFA abbiano rispettato i requisiti della regolamentazione. L’articolo 68 del “Financial Fair Play Regulations infatti sottolinea come sia questo organo decisionale a prendere le decisioni in merito alle punizioni da proporre ad un club in base ai parametri violati dallo stesso. La UEFA CFCB può anche predisporre di patteggiare la pena con i club proponendo il Settlement Agreement.

Il Settlement Agreement (S.A.) prevede pene concordate con i club al fine che gli stessi riescano in un determinato periodo di tempo, solitamente 3 anni, a rientrare nei parametri del FFP e in particolare a rispettare la regola del break-even requirement. In particolare, la UEFA CFCB al fine di concedere l’S.A. deve verificare i seguenti requisiti: la grandezza e l’andamento del break-even result, la proiezione del break-even result,  la situazione del debito, le cause di forza maggiore, i cambiamenti macroeconomici e la situazione della Lega di appartenenza. Dal 2015 è stata aggiunta la possibilità da parte dei club di richiedere il Voluntary Agreement (V.A.), che fin’ora non è mai stato concesso a nessun Club. Infatti per ottenere il V.A. serve che il club non si sia qualificato alle competizioni UEFA la stagione precedente la richiesta dell’accordo volontario, che la società abbia rispettato il requisito di pareggio nel periodo di monitoraggio antecedente la richiesta del V.A. e che il club richiedente abbia cambiato la proprietà o il controllo nei 12 mesi antecedenti la richiesta di Voluntary Agreement, oltre ad non aver sottoscritto accordi con la UEFA o aver avuto sanzioni dalla stessa. Inoltre per ottenere il V.A. la società deve presentare un piano aziendale di lungo periodo, dimostrare la continuità aziendale e presentare un impegno in denaro o come garanzia pari ad almeno tutto il deficit dei periodi in considerazione dalla UEFA CFCB.

La differenza tra i due agreement è sostanzialmente una: nel caso del V.A. la società va dalla UEFA, sapendo di aver sforato i paletti del FFP, e chiede un programma per rientrarvi; mentre nel S.A. è la UEFA che chiede un programma di rientro. In entrambi i casi le pene sono concordate tra club e UEFA, ma nel caso del Voluntary Agreement l’accordo dovrebbe essere più morbido, questo purtroppo non possiamo saperlo poiché, come detto, non è mai stato concesso.

Quando un club inizia a intraprendere la strada per il FFP deve sapere che è una strada lunga e fatta di “Plusvalenze”

Come detto inizialmente il FFP si è sviluppato in due fasi, la prima fase fino alla stagione 2013/2014 prevedeva che i club qualificati alle competizioni UEFA dovevano dimostrare di essere in regola con i pagamenti verso gli altri club, con i loro giocatori e con le autorità fiscali del paese. Con la stagione 2013/2014 ha preso il via la seconda fase del FFP, quella più operativa e che ormai tutti conosciamo. Questa introduceva due concetti chiave la regola del Break-Even (Break-Even Requirement o BER) e  il bilanciamento tra entrate e uscite da calciomercato. Per verificare il rispetto della regolamentazione i club sono sottoposti a un periodo di sorveglianza di 3 anni rispetto la richiesta della licenza UEFA.  Qual’ora non rispettassero i requisiti, i club andrebbero in contro a sanzioni in base allo sforamento da semplici avvisa, all’esclusione delle coppe UEFA. Nella maggioranza dei casi si arriva all’accordo tra le parti, ovvero al Settlement Agreement.

Prima di vedere come opera il Break-Even Requirment UEFA, capiamo cos’è il Break-Even. Si parla di Break-Even quando si ha un punto di pareggio, sia che si tratti di un Conto Economico che di un finanziamento. Nel caso che ci interessa, ovvero il Conto Economico, il Break-Even è quando non vi è né utile né perdita, ovvero quando le entrate dell’anno di una società sono pari ai costi sostenuti nello stesso anno. Quindi con il BER UEFA, la Camera di Controllo controlla che i ricavi e le spese delle società siano pari e che quindi una società riesca ad autofinanziarsi nel corso dei vari anni. In concreto, spendo quanto incasso. Nelle prossime righe capiamo meglio come funziona in concreto la regolamentazione UEFA.

Quello che la UEFA controlla nel monitoring period è espresso negli articoli 58 – 68 nella regolamentazione. In particolare al fine della BER controlla i ricavi e le spese rilevanti. La UEFA non considera quindi al fine della regolamentazione alcune voci di Conto Economico. Tra queste troviamo: costi per il settore giovanile (anche i cartelli di giocatori di età inferiore ai 18 anni non rientrano in questo computo), spese per attività sociali, per il calcio femminile e per le infrastrutture. Come si può vedere quindi una società può essere in perdita, ma raggiungere il pareggio UEFA, che comunque può essere sforato per un massimo di 5 milioni.  Questo sforamento vale per tutte le società, non solo quelle sotto FFP. Lo sforamento può essere però superiore, fino ai 30 Milioni, se negli anni precedenti la società ha accumulato utili.

La BER è la chiave di volta della regolamentazione, ma non è l’unica cosa che la UEFA controlla. Ad esempio viene controllato il rispetto dei pagamenti verso i dipendenti e le altre società oltre che verso lo stato. In aggiunta, la UEFA negli ultimi anni ha iniziato a controllare la situazione debitoria dei club oltre che la solidità finanziaria della proprietà come si è visto con il caso del Milan.

La bandiera UEFA continua a sventolare in nome del FFP, ma siamo sicuri che questa regolamentazione sia giusta per il futuro del calcio Europeo?

Concludendo quindi, possiamo dire che il FFP opera in 3 periodi in cui le società devono raggiungere il pareggio di bilancio ai fini UEFA e il rispetto dei pagamenti. Se le società non rispettano tali vincoli vanno incontro a sanzioni o raggiungono accordi con la UEFA stessa per un rientro programmato nei paletti della regolamentazione, ovvero il S.A., che oltre a queste regole include vincoli più restringenti come ad esempio il non aumento degli ammortamenti dei calciatori. Ecco perché alcune società sotto S.A. non possono investire durante del Calciomercato.

Nei prossimi articoli riguardanti il FFP cercheremo di capire gli effetti che questo ha avuto sul settore calcistico e se il FFP ha diminuito o aumentato le disuguaglianze presenti nel calcio europeo.


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Nato nel 1994 a Treviglio (BG), laureato in Management presso l'Università L. Bocconi. Tifoso interista dalla nascita e amante del calcio, un poco di buona musica non guasta mai. Collaboratore @Sportellate.