Interventi a gamba tesa

Basket italiano: quando “partire dai bambini” non è una frase retorica


Siamo in un periodo storico in cui il basket italiano è a secco di risultati da ormai troppo tempo e la lega pare voglia nascondere più che promuovere lo sport. Gli errori commessi sono stati tanti, non sembrano arrestarsi e a pagarne le conseguenze è un movimento intero che è appassionato alla pallacanestro. Tuttavia c’è ancora una speranza, una luce in fondo al tunnel, una realtà federale che funziona e anche bene: il minibasket. Quando “partire dai bambini” non è una frase retorica.


Il basket è uno degli sport più belli al mondo, basta vedere quanta gente appassiona soprattutto (purtroppo) oltreoceano, basta ascoltare le telecronache del grande Flavio Tranquillo o sentire i racconti dell’avvocato Buffa. È uno sport in cui tutto può cambiare fino all’ultimo secondo, in cui i protagonisti sono atleti a 360°.

Tuttavia negli ultimi anni in Italia qualcosa non va, c’è una falla nel sistema di promozione dello sport, e la Lega in tutto questo ha grosse responsabilità. Ponetevi questa domanda: dove trasmettono le partite di Serie A1 maschile e femminile in Italia? Se non siete degli appassionati, forse, non conoscerete la risposta, perché con lo “zapping” non sarà facile trovare una partita in diretta sul vostro televisore.

Due partite a turno su Eurosport 2 (dall’orario variabile), una su Rai Sport (la domenica sera alle 20:30) e tutte e otto le partite di ogni giornata disponibili su Eurosport Player. 3 partite alla settimana in TV per il campionato più antico d’Italia, secondo solo al calcio, non sono sufficienti. Non sono sufficienti se vuoi incrementare la popolarità, non sono sufficienti se vuoi far appassionare nuova gente a questo sport. Le conseguenze di queste lacune sono già evidenti: la nazionale ha messo in bacheca l’ultimo trofeo nel 2004 quando conquistò l’argento ad Atene, se si parla di club invece, l’ultima a salire sul tetto d’Europa è stata la Virtus Bologna nella stagione 2000/2001.

Quest’anno Sky Sport ha perso i diritti per la trasmissione della massima serie, e ha inaugurato un canale interamente dedicato alla NBA spostando ancora di più l’attenzione mediatica oltreoceano.

Ora, non si ha sicuramente la pretesa di dire che il basket italiano possa essere paragonato ai fenomeni a stelle e strisce, ne’ tanto meno si sta parlando di farlo diventare lo sport più importante in Italia, perché sarebbe illusorio pensarlo. Tuttavia spesso sembra che si voglia farlo diventare uno sport di nicchia, come se debba essere seguito solo da chi ne è appassionato. Perchè se chiedendo in giro (e io l’ho fatto) molte persone non sanno chi ha vinto la scorsa stagione il campionato, beh allora qualcosa non va. Se pensando al basket femminile la prima persona che vi viene in mente è Valentina Vignali e non Cecilia Zandalasini, beh allora qualcosa non va. La “colpa” di tutto non è di chi non sa chi ha vinto, ne’ tanto meno della Vignali (che, anzi, almeno ne parla e prova a suo modo a promuovere): la “colpa” è di chi dovrebbe fare il possibile per provare a mettere in luce questo sport e invece sembra voler andare nella direzione opposta.

La “colpa” è delle scelte sbagliate fatte negli anni, della mancanza di iniziative per coinvolgere e attirare persone nuove nella realtà. Perchè, diciamolo chiaramente, l’abbonamento streaming per vedere la Serie A1 e A2 femminile, per quanto siano campionati entusiasmanti, lo fa solo chi ha un reale interesse, è qualcosa di ricercato, non è promozione.

La luce infondo al tunnel però c’è ed è il “minibasket”. In Italia la realtà minibasket è perfettamente funzionante ed è un modello che è studiato e adottato anche all’estero. La Federazione spagnola, ad esempio, ha importato il modello didattico italiano nella penisola iberica.

Non a caso “La Giornata Tipo“, la pagina che quest’anno si occuperà di promuovere e far conoscere il basket italiano, ha deciso di inaugurare la stagione con un video dedicato interamente ai bambini e al loro amore verso lo sport.

Ripartire dai bambini in questo caso non è retorica, bisogna promuovere lo sport per loro, ma anche per chi ama questo gioco e ci mette tutto se stesso per trasmettere la sua passione. Bisogna farlo per gli istruttori, per i coach, i telecronisti, i giocatori, i dirigenti, per tutti quelli che vorrebbero che le notizie di basket in un telegiornale sportivo non si trovino sempre poco prima la sigla finale.

Come ogni cosa, la breve analisi fatta ora potrà sicuramente essere opinabile, tuttavia mette in luce un dato di fatto per cui tutti quelli che hanno passione per questo sport dovrebbero lottare: la pallacanestro italiana non ha la visibilità che merita.

La speranza è che si faccia qualcosa al più presto per ridarle importanza.


 

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Andrea De Amicis, nasce a febbraio del '96. Laureato in Economia Aziendale frequenta un corso di laurea magistrale in "Management e sostenibilità d'impresa". Studente per professione (per ora), portiere per diletto, cresce in Puglia con una grande passione per il calcio, la F1, il basket. Tifoso del Lecce e dell'Inter, il cuore appartiene a Zanetti, Milito e Toldo così come a Chevanton, Giacomazzi e Rosati.