Interventi a gamba tesa

Morata e la maledizione del cricket


Se nasci a Madrid e intraprendi la carriera del calciatore, non ti aspetti che un giorno il tuo nome potrà avere qualcosa a che fare col cricket. Eppure è il beffardo destino di Alvaro Morata. Nato a Madrid nel 1992, cresciuto nelle giovanili delle merengues, esordisce in prima squadra a 18 anni entrando al’88’ il 12 dicembre 2010 nella partita vinta per 3-1 contro il Real Zaragoza. Nella terza stagione con il Real, arriva la prima rete, determinante nella vittoria per 2-1 sul Levante. Il 18 marzo 2014 realizza la sua prima rete in Champions League contro lo Shalke 04 vinta per 3-1. Nel 2014 il giovanissimo Alvaro chiude la prima esperienza a Madrid con un bottino di 52 presenze e 11 reti, la migliore media gol del campionato 2013-2014 superiore anche a Messi e Ronaldo. Sembra l’inizio da enfant prodige di una carriera brillante. La “maledizione del “cricket” è ancora molto distante quando a luglio 2014 si trasferisce in Italia.


L’esperienza in Italia

Il Real Madrid lo cede alla Juventus per 20 milioni di euro ma conserva il diritto di riacquisto, perché il giovane 22 enne ha mostrato qualità molto interessanti. E’ un attaccante che unisce tecnica e atletismo. Ottimo controllo di palla con entrambi i piedi, sembra inarrestabile quando avanza palla al piede in spazi aperti. Ottimo finalizzatore, Wyscout lo definisce istintivo: “Quando dribbla, passa e corre non prende sempre la decisione ottimale”. Insomma un talento su cui lavorare in termini di consapevolezza tattica, ma che ha dalla sua un grande istinto del gol.

L’esperienza alla Juve sembra confermare tutte le impressioni positive del giovane talento. Particolarmente brillante nelle gare di coppa, con i gol segnati proprio alla sua ex squadra sia all’andata che al ritorno della semifinale di Champions League tra Juventus e Real Madrid. Gol fondamentali per garantire alla Juventus l’accesso alla finale con il Barcellona. Sembra un calciatore che non teme la pressione, anzi uno di quei calciatori che dà il meglio nei momenti di massima pressione.

Un’azione che ben rappresenta le grandi doti dello spagnolo.

Sono questi gli aspetti che convincono i blancos ad esercitare il diritto di riacquisto nel giugno del 2016. Nella sua Madrid, Morata vince campionato e Champions, battendo proprio la Juventus in finale e concludendo la stagione con 43 presenze e 20 reti. Non bastano però a convincere i dirigenti madridisti di essere all’altezza dei galacticos.

La maledizione del cricket

A luglio 2017 Morata si trasferisce al Chelsea. Le aspettative sono elevate, il Chelsea ha pagato un prezzo importante per affidare ad Antonio Conte l’attaccante che aveva dato il meglio di sé in bianconero. Una società che punta su di lui, qualche anno di esperienza in più alle spalle, sono gli elementi che contribuiscono ad alimentare la speranza che a Stamford Bridge Morata potrà mostrare che l’enfant prodige è diventato un vero top player.

Ma l’Inghilterra è la patria del cricket, sport praticato con mazza, palla e guantone, che può sembrare simile al baseball ma in realtà non lo è. Nel gergo dello sport di sua Maestà, sbagliare una presa facilissima è indicato con “to miss a sitter”. L’espressione è stata mutuata al calcio, definendo “sitter” il calciatore che sbaglia gol che sembrano già fattiAlvaro Morata in Inghilterra è diventato famoso come “the sitter. Se cercate sul web troverete migliaia di video che mostrano tutti i gol falliti dallo spagnolo nella sua esperienza oltremanica.

L’avventura di Morata inizia col piede sbagliato dall’esordio, il 6 agosto 2017 nel derby contro l’Arsenal in FA Community Shield in cui il Chelsea perde ai calci di rigore con l’errore di Morata. Lo spagnolo sembra riprendersi nelle prime partite in cui realizza qualche gol. Ma concluderà la stagione con 48 presenze e 15 reti. Morata soffre la mancanza del gol. Viene spesso ammonito. La stagione negativa del Chelsea e i malumori dello spogliatoio nei confronti dell’allenatore italiano non lo aiutano.

L’errore di Alvaro e la reazione di Antonio.

Sarri al Chelsea e le lacrima di Alvaro

L’arrivo di Sarri ai blues viene accolto dai giocatori con un sospiro di sollievo. Probabilmente non tanto per la fama dell’allenatore che ha mostrato un grande calcio a Napoli, quanto per l’insofferenza dello spogliatoio nei confronti di Antonio Conte. Sono tanti i calciatori che hanno dichiarato di essere stati con la valigia pronta in caso fosse rimasto l’ex tecnico bianconero. Tra questi David Luiz, relegato ai margini della squadra, Willian che aveva addirittura cancellato Conte dalla foto che aveva pubblicato sul suo profilo social in occasione dei festeggiamenti per la vittoria in FA Cup. Lo stesso Morata ha dichiarato che il gioco troppo diretto di Conte non lo valorizzava, costringendolo a difendere la palla su lanci lunghi, in un fondamentale che non è il suo forte. Sarri lo schiera sempre titolare nelle prime giornate, complice il rientro tardivo di Giroud dal mondiale vittorioso con la nazionale Francese. Morata sembra ripagare la fiducia con un bel gol nel derby con l’Arsenal vinto per 3-2. Poi però ritorna nel buio. Sarri gli preferisce Giroud che sembra più funzionale al gioco di sponda con Hazard. Morata viene impiegato in Europa League dove fallisce un paio di occasioni nella trasferta con il Paok e negli ultimi venti minuti contro il West Ham in cui fallisce un’occasione spedendo il pallone letteralmente in faccia al portiere.

Nella gara con il Videoton Morata viene schierato dal primo minuto. Al minuto 16 si libera sulla linea del fuorigioco e viene servito ottimamente da Pedro. E’ tutto solo davanti al portiere. Tocca la palla una, due, tre volte. Poi la spedisce al lato. Un’altra occasione sprecata da aggiungere alla collezione degli orrori. Le telecamere inquadrano Morata, il volto sconsolato.

Ma a metà del secondo tempo, il Chelsea ancora bloccato sullo 0-0, Willian mette al centro una palla di testa e Morata trova la zampata vincente. Corre dal compagno di squadra brasiliano e scoppia in lacrime.

Sarri nella conferenza stampa ha dischiarato “E’ molto importante per lui segnare. Alvaro deve giocare per la squadra come stasera. Io penso che possa ripartire da questa performance”.

Non sappiamo se basterà un gol a scacciare i fantasmi dalla testa di Morata. Di certo questa stagione potrebbe essere l’ultima chiamata per dare la svolta decisiva alla sua carriera e scacciare la “maledizione del cricket”.


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