Interventi a gamba tesa

Dybala e Mertens: crisi, antidoti and other bullshit


Parlare di Dybala e Mertens è difficile. Parlare di giocatori in crisi è un rischio. Parlare di Dybala e Mertens in crisi è una follia. Stavo meditando questo pezzo da tempo, eppure convivevo con la sensazione netta di non doverlo scrivere, semplicemente per timore di essere smentito troppo presto e dover successivamente subire il “perculamento” dai miei amici e/o famigliari. Ora però lo sto scrivendo davvero, è un esperimento. Napoli e Juve giocano in contemporanea e io scriverò il pezzo negli stessi minuti. Dybala è titolare contro il Bologna, Mertens parte dalla panchina contro il Parma. Se l’Emilia Romagna resiste il mio pezzo resiste con lei. Ecco, appunto, mentre scrivo siamo al decimo minuto e Dybala ha fatto gol. In semi-rovesciata. Di destro. Vatti a fidare te dell’Emilia Romagna, dura la vita dell’aspirante giornalista…


Fortunatamente ho fatto questa premessa. Sì, perché mi permette di scrivere comunque qualcosa di vero (che Dybala e Mertens fossero in difficoltà lo ritengo piuttosto oggettivo e sotto gli occhi di tutti) pur senza incorrere nel rischio di ritrovarmi alla fine dell’anno con l’argentino ed il belga primo e secondo nella classifica cannonieri. In realtà sotto questa premessa un po’ seria e un po’ (tanto) no, c’è esattamente il succo della mia riflessione. Dybala e Mertens hanno indubbiamente le potenzialità per essere i capocannonieri di questo campionato, eppure c’è qualcosa che non va intorno a loro.

I due sembrano uniti da un filo sottile che sembra legarne gli stati di forma, hanno attraversato più o meno nello stesso periodo il picco di produttività e poi, insieme, sono scesi di rendimento fino ad essere considerati unanimamente dalla stampa come “calciatori in crisi”. Cos’è successo nel mentre? Cosa può portare due calciatori dal talento cristallino ad attraversare un periodo come questo?

Anche qui i destini della coppia paiono incrociarsi. In questo inizio di stagione, infatti, ciò che accomuna le difficoltà di Dybala e Mertens non sembra partire direttamente da loro, quanto dai cambiamenti del sistema in cui erano soliti muoversi e ad una sorta di resistenza a queste novità. È vero, la flessione era già iniziata nel finale della scorsa stagione: per Mertens un calo più prevalentemente fisico, arrivato in risposta ad un anno a ritmo forsennato che lo ha portato a trasformarsi come calciatore, ma anche a consacrarsi sulla scena europea. Per Dybala invece una difficile convivenza con la propria responsabilizzazione e con il suo status di fuoriclasse, di cui vi avevamo parlato qui, e perfettamente esemplificato dall’espulsione ricevuta nella sfida dello Stadium contro il Real Madrid.

Paulo, d’altronde, non poteva sapere al termine di quella partita che, proprio il calciatore capace di prendersi le luci della ribalta durante il match con una rovesciata a 3 metri d’altezza, sarebbe stato il suo compagno di spogliatoio e di reparto pochi mesi dopo. L’arrivo di CR7 ha senz’altro contribuito a quest’inizio difficoltoso di Dybala (pur ricordandosi che mentre io scrivo lo stesso sta giocando una partita da 7.5 in pagella), e l’ha fatto per due motivi: uno mentale ed uno tecnico. Mentalmente Cristiano Ronaldo è un giocatore in grado di far impallidire i giocatori dalla personalità poco spiccata e, in questo senso, il momento del suo arrivo non poteva essere peggiore per Dybala che, a seguito di un Mondiale da spettatore non pagante, si è trovato nella difficile situazione di dover decidere che cosa voler essere da grande, con al suo fianco uno dei più grandi e che a diventare grande non ha mai avuto problemi. Uscire da questa condizione spetta solamente a Dybala stesso e alla sua disponibilità di apprendere con occhi da studente dal suo “professore” con il numero 7. I post su Instagram, da questo punto di vista, sembrano dire che si è sulla strada buona. Tatticamente, però, il problema è un po’ più grande: le prime giornate di questo campionato hanno dimostrato e confermato l’imprescindibilità di Mandzukic per la Juventus e, soprattutto, per il gioco di Cristiano Ronaldo. Allegri ha frettolosamente dimenticato il 4-2-3-1 in favore del 4-3-3, ma Dybala non è, né sarà mai, un esterno d’attacco e dietro di lui Bernardeschi, Douglas Costa e Cuadrado scalpitano e l’hanno relegato alla panchina più volte. Allegri è disposto ad aspettarlo perché sa che ad un Dybala al top della forma (specialmente se dovesse raggiungere quella maturità “ronaldesca” di cui si parlava sopra) non si può rinunciare. Ma non lo può aspettare in eterno ed il rischio panchina è concreto.

E Dybala in panchina non sembra essere troppo a suo agio.

Contestualmente anche Dries Mertens è incappato in problemi simili. Per qualche mese Mertens è risultato probabilmente il centravanti più entusiasmante del panorama europeo e lo è diventato per due motivi: da una parte l’infortunio di Milik, che lo ha costretto ad una nuova dimensione e dall’altra la genialità di Sarri che sulle qualità del belga, ovvero velocità, dribbling e capacità di togliere il tempo al difensore nel momento del tiro, ha cucito un vestito nuovo al suo Napoli, in cui Mertens sfilava come se fosse sulle passerelle della Milano Fashion Week. Ora, però, Milik è tornato e Sarri non c’è più, mentre Dries non sembra più lo stesso. Il subentrante Ancelotti ha subito fatto capire di non vedere in Mertens un’autentica punta, bensì un ragazzo bravo a muoversi negli spazi e tra le linee con grande qualità negli ultimi 25 metri. La gestione Ancelotti ha inoltre dimostrato di voler fare un massiccio uso del turnover e proprio qui, secondo me, risiede il rischio più grande. Il difetto più marcato di Mertens, prima dell’esplosione, era la sua discontinuità. Adesso che il Napoli ha in rosa Insigne, Callejon, Verdi, Ounas, Zielinski ed anche un inedito Fabian Ruiz che Ancelotti questa sera sta usando come esterno, per Mertens le presenze stagionali potrebbero diminuire, impedendogli di trovare la continuità necessaria e costringendolo a doversi reinventare tatticamente un’altra volta. A 31 anni non è la cosa più semplice del mondo.

La pazzesca passata stagione di Dries Mertens.


Il futuro ci dirà cosa è scritto nel destino di questi due giocatori. Nel frattempo le partite di questa sera sono finite e il big match di sabato tra Juve e Napoli è vicino, tanto già lo so che finisce 2-2 (doppietta di Dybala e doppietta di Mertens), ma sono pronto: pronto ad essere “perculato” da tutti.


 

Se ti è piaciuto questo articolo, leggi anche:

Alessandro Ginelli, nato a Cremona il 23/11/1996, da quel giorno vivo grazie all’aria, al cibo e allo sport. Una presenza in serie D allo stadio Euganeo di Padova in Atletico San Paolo - Fiorenzuola è il ricordo più bello e romantico riguardo la mia carriera di calciatore, da lì ho peró abbandonato il sogno di fare del calcio un lavoro grazie ai miei piedi e da un paio d’anni sogno di farlo grazie alle mie parole e alle mie opinioni. Per questo obiettivo studio Comunicazione, media e pubblicità presso l’Università IULM di Milano e coltivo il sogno di diventare giornalista sportivo. Scegliere quali sport mi piacciano di più sarebbe piuttosto difficile, quindi facciamo così: non mi piace granchè il golf.