Interventi a gamba tesa

St. Ambroeus F.C.: nome meneghino, sangue misto


Il St. Ambroeus F.C. è la prima squadra di calcio di richiedenti asilo a essere affiliata alla FIGC e il prossimo 26 settembre debutterà in Terza Categoria. 


Il St. Ambroeus F.C. – Foto dalla pagina Facebook ufficiale del club.

Il sole ancora estivo riscalda l’aria che già porta con sé il fresco dell’autunno e rende piacevole stare all’aperto, prendere a calci un pallone. Allenarsi nelle condizioni ideali per smaltire un periodo di inattività, testare il fisico, provare i primi schemi. È una bella giornata anche al campo Sportivo Milanese Corvetto, un fazzoletto di erba verde lontano dalla Milano in giacca e cravatta, dalla metropoli che non si ferma mai nella sua rincorsa al business che non può perdere, lontano dalle pailette e dal glamour. Lontano da tutto questo, ma casa: terreno amico. E poco importa se per arrivarci si deve passare per una stradina di ghiaia sconnessa, se gli spogliatoi sono angusti e un po’ attempati, se la tribuna è soltanto un’impalcatura di pali d’acciaio e seggiolini vissuti. Qui non gioca Cristiano Ronaldo. Questa è la casa del St. Ambroeus F.C., la squadra più inclusiva della città: nome meneghino DOC, sangue che più misto non si può. Sì perché il St. Ambroeus non è un club come tanti, è la prima squadra composta da richiedenti asilo a essere iscritta alla FIGC e a debuttare nel Campionato di Terza Categoria. Una società che è la punta di diamante di un progetto che va avanti da anni e che vede coinvolti più soggetti, uniti dalla passione per il calcio e dalla convinzione che questo sia il collante ideale per avvicinare culture diverse. Abbattere muri. Il calcio è il mezzo, l’inclusione il fine.

Ma partiamo dall’inizio: il St. Ambroeus nasce come naturale sbocco di tre progetti calcistici che come comune denominatore hanno l’inclusione e che si riconducono ai Black Panthers, ai Corelli Boys e al Sankhara F.C.. I primi che portano il nome del celebre movimento statunitense antirazzista e d’emancipazione nera sono l’espressione calcistica dei ragazzi ospitati nella Caserma Montello, i secondi del centro per richiedenti asilo di Via Corelli a Milano, mentre il Sankara F.C. è il progetto nato all’interno del centro di accoglienza di Trezzano sul Naviglio. Tre realtà che calcisticamente erano attive nella UISP (Unione Italiana Sport per Tutti), un contesto amichevole, dove la competitività passa in secondo piano, dove il risultato conta fino a un certo punto. Quest’anno le tre realtà decidono di unire le forze e di fare il grande salto: l’affiliazione alla FIGC e una società nuova zecca pronta a dar fattezze concrete a un sogno nato in contesti in cui il calcio è soltanto una valvola di sfogo per alleggerire la testa da pensieri troppo pesanti. Nuovo club, quindi ma anche nuovo nome e nuovo logo: un piccione che si staglia su un pallone d’altri tempi, quelli che qualche volta si rimpiangono. Una scelta che non è stata semplice ed è giunta solo dopo lunghi confronti. “Volevamo omaggiare il St. Pauli, che è il nostro modello, – ci racconta Gian Marco Duina, 24 anni, uno dei dirigenti del St. Ambroeus – ma tenere un legame anche con la città. In un’intervista il nostro presidente Kalilou Koteh, primo presidente africano di una squadra FIGC, ha ricordato che il nome è un omaggio al patrono della città di Milano perché il St. Ambroeus è la squadra di tutti i nuovi milanesi. I colori sociali sono quelli della città: il bianco e il rosso, mentre nel simbolo abbiamo inserito un piccione, perché è l’emblema del viaggio, della migrazione.”

Ma il St. Ambroeus non è solo un progetto sociale, è una compagine con degli obiettivi ben precisi e anche se dalla Terza Categoria non si può retrocedere la voglia di stupire è tanta. Soprattutto c’è la volontà di diventare una vera squadra capace di essere compatta sia quando vince sia quando arrivano le prime sconfitte. La vera sfida, ce lo ripete Gian Marco, è fare in modo che il gruppo rimanga unito e che non si squagli quando giungeranno le prime inevitabili difficoltà, vittima di una visione individualistica che troppo spesso caratterizza il calcio in Africa, continente da cui provengono, soprattutto dalla parte Occidentale, la maggioranza degli atleti del St. Ambroeus.

Per questo motivo, e con questa missione, è stato scelto Luis Patino, allenatore peruviano con un passato da portiere di buon livello; nel suo paese ha vestito le maglie di San Román e Macusani arrivando in Serie B. Patino, che ricorda nel fisico un Chilavert soltanto un più basso, ha già le idee chiare in fatto di tattica: il St. Ambroeus scenderà in campo con un classicissimo, e poco sudamericano, 4-4-2 ma sarà pronto a mutare a seconda dell’avversario, passando a un più offensivo 4-3-3 che sfrutti le fisicità e la velocità presente in una rosa giovane la cui media si attesta sui 23-24 anni. “L’idea tattica c’è, ci sono i giocatori, ho buon materiale da cui partire per fare un buon campionato e dare filo da torcere a tutti”, ribadisce Patino che arriva dall’esperienza in panchina con i Corelli Boys ed è consapevole di cosa vuol dire allenare ragazzi come questi. Sa che prima di essere un allenatore deve essere un amico, un padre anche, e soprattutto, fuori dal campo; è conscio che se ci riuscirà la sua squadra lo seguirà e potrà togliersi soddisfazioni che da queste parti può voler dire vedere uno dei propri calciatori salire di categoria, magari trovando un contratto con una squadra di livello superiore.

E chissà se durante questo campionato gli capiterà di assistere a un gol “da arco a arco” come quello che racconta di aver fatto lui in Perù, qualche anno fa, quando, aiutato anche dal vento favorevole, riuscì a segnare direttamente dalla sua porta, rendendo onore a quella tradizione tutta sudamericana dei portieri goleador. Per intanto di certo c’è che ai suoi ragazzi la confidenza con il gol non manca come dimostra la recente e larga vittoria per 5 a 2 nell’amichevole contro il Club Milano, squadra che, come il St. Ambroeus, prenderà parte al campionato di Terza Categoria che scatterà il 26 settembre prossimo.

Una fase di allenamento – Foto dalla pagina Facebook del St. Ambroeus.

Ma i pochi giorni che mancano al debutto serviranno anche per fare l’ultimo scatto: completare una rosa che è numericamente appena sufficiente ed allungare così la coperta di Patino. Ad oggi infatti il St. Ambroeus può contare su quattordici elementi in regola con quanto richiesto dalla FIGC; per poter essere tesserati infatti è necessario avere permesso di soggiorno valido, carta d’identità e certificato di residenza o di ospitalità presso il centro di accoglienza di riferimento. Una trafila burocratica che per gli extracomunitari diventa ancora più lunga visto che tutta la documentazione deve essere inoltrata agli uffici della FIGC di Roma che impiega circa un mese a dare il via libera al tesseramento.

Ad occuparsi di queste procedere c’è il vicepresidente del St. Ambroeus, Giuliano Facchinetti, anche lui giovanissimo, che ci spiega come il processo non sia lineare e rapido ma che ci sono altri 5-6 tesseramenti in dirittura d’arrivo così la squadra sarà al completo giusto in tempo per l’inizio del campionato. Una stagione che il St. Ambroeus si accinge ad affrontare con lo spirito battagliero che caratterizza chi si è fatto da solo. “Ci siamo mossi in completa autonomia – racconta non senza una punta di orgoglio Giuliano – non cercando sponde con le istituzioni perché vogliamo rimanere indipendenti. Abbiamo trovato questo campo, che paghiamo, e abbiamo raccolto i fondi necessari per affrontare la stagione grazie a un’operazione di crowdfunding che ha avuto un buon successo”.

Ma la nostra visita al campo del St.Ambroeus è arrivata in un momento particolare per il club, giusto una settimana dopo il famoso allenamento sotto la prefettura di Milano organizzato dalla società nel nel giorno dell’incontro tra il Ministro degli Interni Matteo Salvini e il Primo Ministro ungherese Viktor Orbán. Una sgambata di protesta per manifestare la contrarietà alla decisione del ministro leghista di far diventare il centro d’accoglienza di via Corelli un centro per il rimpatrio e per testimoniare attivamente una visione politica diametralmente opposta.
Il centro di Via Corelli – spiega Duina – è il fulcro del nostro progetto, è dove è nato e dove i nostri ragazzi vivono. Chiuderlo e disperdere così i ragazzi significa la fine del nostro progetto”. Nel mentre in campo la squadra di Patino si allena come ogni martedì, come se tutte le vicende extracalcistiche di questi giorni non ci fossero mai state. A bordo campo questa volta ci sono anche i fotografi e i cameramen della RAI che vogliono raccontare questa storia unica nel panorama calcistico italiano. Probabilmente tra un tiro in porta e un dribbling di troppo, i ragazzi dell’F.C. St. Ambroeus si sono già portati sull’1-0 e anche se la partita è ancora lunga, l’inizio fa ben sperare.


 

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Francesco Andreose, classe 1984, veronese di nascita, milanese d’adozione. Oggi si occupa di comunicazione e social media, ma la sua vera passione è il pallone, soprattutto quello che rotola in provincia. Più bravo con la penna che con i piedi, simpatizza con i perdenti e quando può non si esime dall’essere bastian contrario. All’aridità di numeri e statistiche preferisce la descrizione di un’emozione, la narrazione di un gesto che infiamma una curva. Il tifo per l’Hellas Verona gli ha insegnato a soffrire fin da piccolo.