Interventi a gamba tesa

Epifania calcistica: Sandro Tonali da Lodi


A volte basta solo un gesto, un azione, un modo di toccare il pallone, per accorgerti di avere davanti un predestinato.


La prima rivelazione è quella che non si dimentica più.

Estate 1990. L’Italia ospita la manifestazione sportiva più prestigiosa al mondo, sperpera e costruisce opere che poi diventeranno cattedrali nel deserto o si trasformeranno col tempo in impianti di gioco fatiscenti. Nella terza partita di quel Mondiale entra in scena un certo Roberto Baggio, da poco 23enne e che per il modo magico che aveva di accarezzare il pallone e plasmare lo spazio-tempo era detto il Divin Codino (oggi lo chiameremmo, ahimè, Doctor Strange). Baggio si fa dare la palla a centrocampo, scambia con Di Napoli e inizia un’ interminabile discesa sull’out sinistro tagliando in due il centrocampo avversario, si accentra, salta due uomini e beffa spiazzando con una finta il portiere di una Cecoslovacchia che partecipa unita per l’ultima volta a un torneo di questa portata (arrivando ai quarti trascinata dal futuro bomber del Genoa Skuhravy).

La seconda, anche quella è impossibile da dimenticare.

Il calciatore in questione non è solo un calciatore, ma è un pittore capace di rendere immortale un attimo come quello dell’1 aprile del 2001.
Si sta giocando Juventus-Brescia, il Divin Codino ha le sue – da sempre fragili – ginocchia usurate dal tempo, i muscoli estinti come granelli di sabbia sotto la spinta dell’ acqua marina ed è vittima inesorabile dello scorrere della vita che uccide il vecchio per sostituirlo con il nuovo.

Alle sue spalle cresce quello che diventerà il più forte centrocampista di tutti i (miei) tempi: Andrea Pirlo, o semplicemente Andrea Da Brescia, artista italiano – uno degli ultimi baluardi della rinomata scuola – che imprime quello che è il secondo momento indelebile della mia passione calcistica: un lancio millimetrico a scavalcare tutta la difesa juventina, Baggio, proprio lui con un solo gesto tocca la palla due volte e fa fuori Van De Saar e insacca. Un pittore che incrocia un prestigiatore, non è un invenzione da romanzo: è tutto vero.

Uno dei gol più iconici della nostra Serie A.

Olio su tela: Il destino a volte lascia per strada tracce inequivocabili e quando si incontrano Baggio e Andrea da Brescia tutto diventa più amplificato.

I cicli si ripetono, le strade si intersecano.

La nostra storia non percorre chilometri nello spazio, ma solo una ventina di anni attraverso il tempo. Siamo sempre a Brescia, dove cresce Sandro Tonali, un po’ Pirlo, per nulla Baggio, forse un po’ Guardiola. La rivelazione arriva poco alla volta; il palcoscenico importante deve ancora calcarlo, il numero che lo caratterizza non c’è (ancora) stato,  ma è bastato guardare le prime partite lo scorso anno del classe 2000 nato a Lodi per capire che quando sarò vecchio, mi terrò fortunato ad averlo visto giocare.
Giocatore superiore alla media – non solo dei suoi coetanei – dotato di classe innata, senso della posizione e naturale capacità di lettura e di posizionamento sulle linee tracciate per il passaggio dell’avversario, Sandro Tonali ha solo 18 anni e sarebbe già da far studiare a scuola per capire come deve giocare un regista basso.
Playmaker vecchio stampo, disciplinato, dalla giocata pulita.

Calciatore di pensiero, agisce con calma e precisione: a volte quando indirizza il pallone può ricordare Xabi Alonso, ma senza andare così lontano, è un Andrea Pirlo in costruzione per diventare semplicemente Sandro Tonali. Accarezza la sfera in quel modo: quello dei grandi pensatori con i piedi.

Tonali ha conquistato l’argento europeo con l’Under 19 quest’estate, è stato convocato da Di Biagio nell’Under 21, ma la speranza è quello di vederlo presto in Nazionale maggiore.

Ha personalità, grinta e coraggio. Destro naturale, giocatore dinamico, è già ben impostato e predisposto dal punto di vista tattico avendo notevoli doti di lettura del gioco. Baricentro basso, come i più forti,  ha bisogno di maturare dal punto di vista fisico, ma già ora in un campionato cadetto che gli sta stretto, è difficile togliergli la palla dai piedi. Riguardatevi Brescia-Perugia per credere, dove fa spallate con gente navigata e si prende il lusso anche di superare con un meraviglioso sombrero Valerio Verre, lui sì ex grande talento del calcio italiano. Gioca sempre a testa alta ha dimostrato di avere anche qualità balistiche non indifferenti. Quest’anno nelle prime due partite con il Brescia guidato da Suazo, sembra aver leggermente arretrato il suo raggio d’azione agendo nelle prime due partite da regista puro davanti alla difesa, cercando di coprire le escursioni offensive che a turno toccano a Ndoj e Bisoli, prediligendo il gioco sul corto con compiti più d’appoggio che di costruzione. Lo scorso anno invece, utilizzato in scampoli di partita da Boscagli anche da mezz’ala di possesso ha avuto licenza di rendersi più pericoloso entrando maggiormente nel vivo del gioco offensivo, riuscendo pure a segnare due gol.

Dopo l’esordio lo scorso anno in Serie B, non si è più spostato dalla prima squadra collezionando alla fine 19 presenze, 17 da titolare e 2 gol, ma è nell’Europeo Under 19 di quest’estate in Finlandia dove fa vedere le cose migliori della sua giovanissima carriera. Metronomo, piede sopraffino, capacità decisionali già da giocatore adulto e consumato, Sandro Tonali è l’unico insostituibile di una squadra che fino alla finale contro il Portogallo, fa ruotare spesso e volentieri anche gli altri pezzi pregiati (Zaniolo, Melegoni, Kean, Pinamonti). Pistone, biella e cilindro di quella nazionale, assume il ruolo di direttore d’orchestra azzurro e all’occorrenza sfodera armi di difesa, contro il nemico, inconsuete per un giocatore di quelle caratteristiche e di quell’età grazie alle succitate notevoli capacità di posizionamento, alla malizia e a una grande grinta.


Non voglio, cari lettori, tediare nessuno con fredde statistiche su quel poco (!) che Tonali ha fatto vedere in questo suo primo scorcio da professionista e quindi vi rimando ai video in fondo al pezzo. Se non vi bastano o se può sembrare il classico “su Youtube anche mio nonno sembra Ronaldo“, allora posso consigliare di seguire da vicino quest’anno il Brescia per poter dire anche voi un giorno di essere stati fortunati a vedere crescere e giocare Sandro Tonali da Lodi.

(l’immagine di copertina è tratta da http://www.fcinter1908.it)


 

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Classe '82 come Contador, Kakà e Gilardino, ma non ho mai vinto né Tour de France, né Champions League, né Mondiale. Ho praticato diversi sport, ma gli unici che mi si addicono davvero bene sono quelli da vedere sul divano. Juve, fumetti, cinema horror, ciclismo e cibi unti, le mie più grandi passioni.