Interventi a gamba tesa

Gattuso e l’ardua scelta del modulo


Dalle stalle alle stelle. Nemmeno due mesi fa il Milan rischiava di rimanere fuori dall’Europa League e chissà forse anche peggio viste le vicende personali dell’ex patron Li Yonghong. Oggi, a calciomercato finito, si è di fronte ad una delle più rosee prospettive degli ultimi anni. Sì, decisamente meglio dell’anno scorso. Il Milan ai milanisti è una formula che paga, almeno sulla carta.


La rosa che si va costruendo inizia finalmente ad avere un senso, ad avere un volto, ad avere un’identità ben definita. La completezza dell’organico, con tanto di ricambi discretamente all’altezza, rende il compito di Gattuso tutt’altro che facile. Non si tratta più di mettere insieme undici di scappati di casa per una scorribanda e sperare di farla franca. Ora bisogna fare delle scelte tecniche precise, avendo nitidamente in mente l’assetto tattico di cui si vuole dotare questa squadra.

Tra le altre cose, incomberà sempre sul mister uno dei nodi principali della scorsa stagione, ovverosia la cosiddetta Suso-dipendenza. È reale, è mai esistita per davvero?! Ammesso e non concesso che la risposta a questa domanda sia positiva, potranno i rossoneri pensare di sacrificare l’esterno mancino per cercare soluzioni di manovra diverse che possano prescindere dagli intermittenti lampi di genio dello spagnolo?

Una cosa è senz’altro vera, qualunque sia il modulo che il mister deciderà di adottare, bisognerà assicurarsi che il piede, sia esso destro o sinistro, di Higuain venga rifornito adeguatamente di passaggi potabili. Non alla Montolivo, per intenderci (ah tra l’altro l’unica macchia nera di questo calciomercato è proprio quella di non essere riusciti a sbarazzarcene). Però Bonucci non c’è più e un altro “regista” specializzato nel giocar sul lungo i rossoneri non ce l’hanno in rosa. In assenza di lanci lunghi ad innescare il centravanti, l’unica strada percorribile è quella di affidarsi a un gioco basato sui fraseggi corti, sulle ripartenze veloci palla al piede e sugli inserimenti dei centrocampisti.

Veniamo, dunque, alle soluzioni tecniche che possano assicurare alla squadra di Gattuso un gioco fluido e non avido di risultati.

Partiamo dal lascito della scorsa stagione, l’unico modulo che abbia veramente funzionato, il 4-3-3. Sembrava quasi innaturale azzardare un’altra impostazione tattica, fioccavano disastri su disastri. Sicuramente si tratterà di una quasi obbligata base di partenza anche quest’anno. Stanti così le cose, i dubbi più grandi riguardano i pretendenti al posto di terzino sinistro e a quello in mediana davanti alla difesa. Nel primo caso il ballottaggio è tra Rodriguez e Laxalt. Quest’ultimo, appena giunto alla corte di Gattuso, è reduce da una bella stagione con il Genoa oltreché da un ottimo mondiale, ove peraltro ha giocato proprio come terzino sinistro in diverse occasioni (Uruguay-Francia e Uruguay-Russia fra tutte). Giocatore in grado di coprire tutta la fascia, giocando anche come ala o come esterno d’attacco. D’altro canto, Rodriguez non ha mai brillato nelle ripartenze. Si può dire che sia quasi l’esatto opposto dell’ex Genoa, macchinoso nella manovra e talmente limitato da quel suo mancino che ogni volta che tocca la palla di destro Serginho si ficca una forchettata nell’occhio. Ragion per cui lo svizzero probabilmente verrà messo in discussione, ma forse neanche tanto, viste le condizioni cardiache di Strinic e l’esigenza di battagliare su più fronti.

Il secondo ballottaggio è tra Bakayoko e Biglia per quel ruolo da mediano tanto tribolato. Biglia della scorsa stagione è di certo più simile a Bakayoko che a Pirlo, o persino che a se stesso. Di regista non ha nulla, lui stesso lo ammesso, e le sue prestazioni migliori erano basate su molta interdizione e tanto lavoro sporco. Una formica da centrocampo insomma. Il mediano francese, ultima stagione a parte, fa tutto questo e in più è molto più fisico e, ora come ora, forse anche più bravo palla al piede, oltre ad avere una discreta visione del gioco. Per non parlare della capacità d’inserimento, elemento fondamentale all’interno di una manovra che si sviluppa sulle fasce e si poggia su un centravanti di “peso”, capace di portarsi via l’uomo. Gli spazi si aprono e Bakayoko o Kessiè, che dir si voglia, vi si inseriscono ch’è una meraviglia. Per il resto, a parte l’ovvio rientro o quasi esordio, si può dire, di Conti al posto di Calabria che è cosa quasi scontata e la formazione dell’anno scorso dovrebbe restare invariata. Se non fosse per quel Higuain là davanti, al posto del baby prodigio Cutrone.

L’alternativa è il 3-5-2, un altro modulo provato diverse volte nella prima parte della scorsa stagione – in particolar modo da Montella – senza convincere mai del tutto, complice una condizione non ottimale dell’ormai ex capitan Bonucci. La quantità e la qualità dei difensori centrali in rosa, unite all’esperienza del neo arrivato Caldara nello schieramento a tre, consentirebbe di spostare in avanti il baricentro della manovra offensiva e di garantire una maggiore copertura nella fase di non possesso. Tutto ciò a patto che gli esterni abbiano gamba e ossigeno a sufficienza per reggere 90 minuti di corsa non stop. Ecco che vengono in mente tutti i limiti di Suso nel tornare ad aiutare i colleghi del reparto difensivo. Sebbene lo spagnolo abbia notevolmente migliorato sotto il profilo del sacrificio, non può di certo dirsi che si sia magicamente trasformato in Wayne Rooney. Impiegarlo nel ruolo di mezzala invece lo priverebbe sicuramente dello spazio necessario per sviluppare la sua manovra. La maglia da titolare andrebbe quindi a Conti da una parte e Laxalt o, ancora meglio, Calhanoglu che ci ha già deliziato con diversi recuperi al limite nella scorsa stagione. A completare l’asse di centrocampo ci dovrebbero essere Bakayoko/Biglia, Bonaventura e Kessié. La vera svolta però sarebbe l’impiego di due punte. Idea alquanto stuzzicante provare ad affiancare Cutrone a Higuain, ma il rischio che i due si possano pestare i piedi è assai elevato. Tutto da scoprire.

A proposito di Rooney…


L’ultimo ma non meno importante, ed anzi, forse il più calzante, è il 4-2-3-1, ossia il 4-2 fantasia. Il modulo che tanto piace a Leonardo. Anche se le pedine non sono più i vari Seedorf, Ronaldinho e Pato, lo schema potrebbe funzionare, e anche bene. Con due terzini da spinta come Laxalt e Conti, la mediana a due con Biglia e Bakayoko permetterebbe di bilanciare meglio l’assetto tattico, evitando di subire dolorosamente le ripartenze degli avversari. La presenza dell’argentino assicurerebbe al compagno di reparto la possibilità di attaccare gli spazi nella fase di possesso. Dal canto suo il francese si addosserebbe il fondamentale compito di interdizione, permettendo a Biglia di tirare fuori un po’ di quelle qualità (molto) nascoste che stiamo aspettando di vedere da un po’ e quindi di creare un buon collante tra i reparti. La trequarti a tre consentirebbe a Gattuso di sprigionare tutta la sua creatività, vista la quantità di trequartisti/attaccanti esterni in rosa. Calhanoglu è perfetto nel ruolo di playmaker e sulle fasce se la giocano in tanti, Castillejo compreso, abile su entrambe le sponde d’attacco. Non è da escludersi nemmeno l’impiego di Cutrone a sinistra, soluzione già provata l’anno scorso. Resta da capire il ruolo da affidare a Halilovic: il croato, disperatamente in cerca di redenzione, nasce come trequartista salvo poi essere arretrato in mediana ed è dotato di un piede niente male, ma ha ancora molto da dimostrare prima di poter aspirare alla maglia da titolare. In ogni caso, il 4-2 fantasia assicurerebbe una buona fluidità di manovra e difficilmente lascerebbe il centravanti senza rifornimenti utili.


Il risultato contro il Napoli e l’incombente figura di Conte sull’avvenire del mister impongono urgentemente la ricerca di soluzioni nuove.

Non ci resta che attendere.


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Khrystyna Gavrysh, 4.9.90, nata in Ucraina e cresciuta in Italia. Laureata in Giurisprudenza ed attualmente dottoranda in diritto internazionale presso l’Università di Padova e tirocinante presso il Tribunale di Ferrara. Appassionata di diritti umani e di buona cucina. Milanista fino al midollo, ovviamente per colpa dell’usignolo di Kiev, e incapace di rivedere un gol di Superpippo senza farsi venire la pelle d’oca. Occasionalmente interessata ad ogni altra disciplina sportiva e, in particolare, Formula 1, Moto Gp e tennis.