Interventi a gamba tesa

Nel cuore del tennis: la storia romantica di Stefanos Tsitsipas 


È caratteristica del tennis, più che di altri sport, che i suoi campioni siano definiti dai loro avversari. Con una produzione mitopoietica degna dei drammi omerici, le sfide sono celebrate con topos narrativi che mettono in scena una sfida epica tra due guerrieri. I giocatori di tennis si scontrano sul rosso della terra, il verde dell’erba o l’azzurro del cemento, ma è al di là del rettangolo fisico in cui si muovono che l’immagine del campione prende corpo. 


Borg e McEnroe, Sampras e Agassi, Federer e Nadal fanno parte delle tradizione di questo sport e il canone esige che allo spuntare di ogni nuovo campione se ne cerchi subito l’antagonista. In termini di strategia, di personalità, di colpi messi a segno. Con un occhio anche all’abbigliamento, visto che il guerriero fa sua una comunicazione fatta di pantaloncini, scarpe e look che non sfugge al pubblico, né tanto meno ai giornalisti che ne raccontano le storie. La nuova stella di oggi è Stefanos Tsitsipas ed è già l’eroe romantico che assomiglia all’Orlando Bloom dei pirati dei Caraibi e che batte col cuore e risponde con il coraggio  di un ragazzo di appena venti anni. 

L’infanzia è quella tipica di chi ha tutti i numeri per diventare un campione. Una famiglia che mastica tennis e vive di tennis. Il padre Apostolos è un coach professionista che continua a seguire il figlio. La madre Julia è stata negli anni ottanta campionessa russa di tennis raggiungendo una posizione vicina alla numero 100 del ranking mondiale. Il nonno materno è stato allenatore della nazione sovietica di calcio. Un ambiente in cui lo sport è di casa e in cui le storie tragiche alla Agassi, le rocambolesche e drammatiche avventure di un Ivan Ljubicic oppure i colpi di fortuna alla Milic sono lontani anni luce. 

La parabola di Tsisipas fin dall’infanzia è di quelle che ci si aspetterebbe o perlomeno su cui tutti noi avremmo, se scommettessimo, buone probabilità di vincere. Il talento già, ma quello, come ci ricorda Michael Jordan nella sua biografia, si costruisce allenandosi più degli altri, giocando più palle degli altri e dedicando ogni momento libero alla propria preparazione. Si sacrificano le relazioni con gli amici, si sta per molto tempo lontano da casa e tutto questo per inseguire non tanto un sogno, quanto piuttosto quello che ci riesce di fare meglio: vale a dire, nel caso di Stefanos Tsitsipas, giocare a tennis.

La relazione con il padre è piuttosto singolare nel caso di Stefanos. I due vanno d’accordo. Se in una narrazione epica il complesso edipico fa da sfondo all’infanzia dell’eroe, in questo caso mettiamo da parte i drammi greci oppure quelli più moderni alla Agassi, per raccontare una relazione solida e duratura visto che è cominciata nell’infanzia e prosegue ancora oggi. Padre e figlio formano una coppia solida, impossibile non vederli insieme ai tornei. Studiano insieme ogni palla perché credono che più che di quantità un campione abbia bisogno di qualità. Ragione per cui ogni colpo viene ripetuto tanto quanto ce n’è bisogno per assimilare la tecnica visto che quella palla in un match potrebbe determinare la vittoria o la sconfitta. Da questa preparazione nasce il rovescio a una mano così romantico e vintage di Stefanos, la sua solidità e forza nel colpire dalla linea di fondo e una naturale propensione a non abbattersi mai tipica del popolo greco.

Stefanos e padre.

Stefanos infatti gioca per sé, come è ovvio che sia, ma come ogni eroe che si rispetti la sua forza ha radici più profonde, fatta di scelte che hanno poco in comune con il business del tennis. Sarebbe stato facile per lui prendere la cittadinanza russa della madre e accedere alla ben più ricca e dotata di mezzi federazione tennistica russa. E invece si sente greco e decide di restare ad allenarsi in terra ellenica. Avrebbe potuto anche accarezzare e concretizzare l’idea di allenarsi con coach di altissimo livello e invece se il confronto è stato fatto si è svolto giusto il tempo di acquisire qualche suggerimento, in compagnia del padre e ripartire subito alla volta della Grecia per allenarsi insieme. Un eroe romantico in cui più della fredda intelligenza contano il cuore e la passione. 

Lo Tsisipas di oggi, quello che i pronostici del sito di scommesse https://www.sportpesa.it/ davano tra le possibili rivelazioni al torneo di Toronto (rivelazione che si è concretizzata nella finale con Nadal), nasce nell’Ottobre del 2016 quando ad Anversa raggiunge la prima semifinale della carriera e batte il tennista belga David Goffin, nella top ten mondiale. E se l’avversario definisce il futuro campione, Goffin nel corso della settimana avrebbe battuto prima Nadal e poi Federer. Tanto sarebbe bastato per alzare anche se di poco il livello di arroganza a cui ci hanno spesso abituato i Next Gen del tennis. E invece Stefanos va dritto per la sua strada con quella faccia da bravo ragazzo che viene descritta così tanto che non si capisce più se rappresenti una qualità o una debolezza. 

6 minuti da godersi tutti d’un fiato.

È il 2017 comunque l’anno di transizione che definisce la futura promessa del tennis da meteora a corpo celeste in grado di esercitare una crescente forza di gravità sia tra gli spettatori che rispetto agli avversari. Nel Settembre del 2017 vince il Challenger di Genova e nella mente di Stefanos avviene uno switch fondamentale. Inizia ad avere consapevolezza dei propri mezzi che per un giocatore significa: posso battere i miei avversari. Nel dicembre di quell’anno Tsisipas arriva a piazzarsi al 91° posto nel ranking mondiale. 

Quando si diventa campioni? Per Tsitsipas la risposta coincide con l’anno in corso, un 2018 che lo ha visto affermarsi senza perdere la testa, ma macinando vittoria su vittoria e sconfitte che non lo hanno mai scoraggiato. Facile dire questo, ma l’atteggiamento di Stefanos nei confronti della competizione sembra nascere da una grandissima pazienza e una ricerca costante nel perfezionamento di tecnica e psicologia di gioco. Perché da sola la forza non basta per affrontare gli avversari. Occorre cuore come abbiamo detto, ma anche una grande capacità di gestire gli errori. E infatti in Qatar supera le qualificazioni, ma poi perde con Dominic Thiem. Ad Auckland è eliminato al primo turno bloccato da Denis Shapovalov di un anno più giovane. Nell’Open Sud de France non ha nemmeno il tempo di abituarsi al cemento. E poi le cose iniziano a cambiare. Sono svolte come queste a definire la differenza tra una promessa del tennis e un futuro campione. A Barcellona raggiunge la sua prima finale in un torneo del circuito maggiore e perde contro Nadal. All’Estoril Open entra in semifinale, mentre a Wimbledon è 31° testa di serie e ottiene il suo miglior risultato in uno Slam con gli ottavi di finale. 

E oggi già stiamo parlando della sconfitta alla finale della Rogers Cup di Toronto con parole così entusiastiche che fatichiamo a capire chi sia davvero il vincitore. Perché Stefanos ha battuto in Canada quattro top 10 di fila nello stesso torneo, diventando il giocatore più giovane della storia a centrare questo obiettivo. Perché se arrivi in una finale e te la giochi come se l’è giocata Tsisipas contro Nadal i meriti superano i freddi numeri del cartellone. Se giochi contro una “bestia, un mostro” (parole di Tsitsipas) beh allora va da sé che gli avversari definiscono i campioni. E l’eroe non ha davvero perso, è solo in attesa di affermarsi come tale. 

Gli highlights della finale persa contro il “mostro” Nadal.


 

Se ti è piaciuto questo articolo, leggi anche:

La redazione di Sportellate.it nasce in un attico riminese nell'estate del 2012. Oggi è la voce di una trentina di ragazzacci da tutta Italia. Non ama prendersi troppo sul serio.