Interventi a gamba tesa

Innamorarsi della Premier League


Siete persone a cui non piacciono le partite con gli stadi completamente sold-out? Non apprezzate giocatori che sputano l’anima dopo interi match a ritmi disumani? O magari siete solo contro le follie di un calciomercato ormai del tutto inflazionato? In ogni caso abbiamo la soluzione: ecco altri 5 buoni motivi per non lasciarsi scappare nemmeno un secondo della nuova stagione di Premier League, al via nel weekend.


Ripartire dalla fine: la lotta per il titolo

Come inizio è un pò scontato. Non si può non seguire la lotta al vertice di un campionato che si prospetta come più combattuto che mai. L’equilibrio ai piani alti sembra ormai essersi definitivamente spostato verso il nord del Paese con i due club di Manchester e i Reds che sono senza dubbio una spanna sopra alle rivali della capitale, Chelsea, Arsenal e Tottenham. La sfida tra il City di Guardiola e il Liverpool di Klopp sembra in particolare quella decisiva per il titolo. Entrambi i manager, a suon di acquisti a cifre più che discutibili, sembrano aver trovato la quadratura del cerchio. Guardiola ha polverizzato in una stagione qualsiasi record statistico esistente, mentre Klopp ha portato il Liverpool fino ad una finale di Champions, decisa poi dall’inadeguatezza di un singolo giocatore. Se il Manchester City sembra ancora un passo avanti rispetto ai rivali lo si deve senza dubbio ad un pacchetto offensivo in grado di segnare qualcosa come 106 gol la scorsa stagione (lo United secondo si è fermato a 68). L’acquisto di Ryad Mahrez, da questo punto di vista aggiunge un ulteriore soluzione offensiva ad una trequarti a tratti letteralmente ingiocabile.

Nel frattempo Momo Salah sembra già carico per l’inizo del campionato.

Il Liverpool dovrà essere bravo a mantenere la continuità in un campionato a tratti logorante e con partite mai decise in partenza. I suoi campioni poi dovranno fare il resto. Dai neo acquisti Alisson e Naby Keita, fino ai 32 gol di Salah, la squadra di Klopp dovrà essere in grado di confermare quanto di buono fatto vedere la scorsa stagione, puntando sempre ad un pressing asfissiante, anche per gli standard di Premier, e alla velocità in transizione.

In mezzo a questo duello, occhio a Josè Mourinho. Dopo due anni con più ombre che luci sulla panchina dell’Old Trafford, siamo arrivati alla stagione decisiva per lo Special One sulla panchina dei Red Devils. Mou ha costruito una squadra che fa della superiorità fisica e atletica la sua arma migliore, ma finora ha pagato la poca continuità in campionato. Mai dire mai però, sopratutto quando hai un certo Paul Pogba nel motore…

Il Sarrismo a Stamford Bridge

Il motivo per cui, personalmente, quest’anno seguirò con più attenzione del solito la Premier. In un campionato da sempre povero di proposte di calcio innovative, o semplicemente diverse dalla solita sfida sull’intensità, l’arrivo di Sarri è una ventata di aria pura. Lontano sia dal gioco di posizione guardiolista che dal gegenpressing alla Klopp, il calcio di possesso dinamico che si è visto negli ultimi tre anni al San Paolo sarà una novità assoluta anche per i puristi del calcio d’Oltremanica. Il cambio di panchina ha portato sostanzialmente ottimismo in quel di Kensington. L’enfasi posta da Sarri, già dalla prima conferenza stampa, sul calcio come divertimento è stata subito posta in contrapposizione dai tabloid inglesi con il clima di tensione creatosi con Conte nell’ultimo anno. Se poi la rosa del Chelsea riuscirà ad adattarsi ai dettami del tecnico rimane tutto da vedere. L’arrivo di Jorginho, la vera cinghia di trasmissione del Sarrismo sul campo, ha già facilitato le cose. Nelle amichevoli estive la mano del tecnico toscano già si è vista: 4-3-3 come modulo di partenza, Jorginho inamovibile davanti alla difesa, e tentativi di risalita del campo tramite la formazione di triangoli sulle due fasce. Zappacosta e Marcos Alonso sono due terzini di spinta, che sembrano perfetti per il gioco di Sarri, così come N’Golo Kantè è pronto a rivestire il ruolo di “nuovo-Allan” nel nuovo centrocampo a tre dei Blues.

Nonostante ciò qualche ombra ancora rimane. Sopratutto nell’amichevole persa 2-0 contro il City si è vista una squadra non ancora in grado di difendere compatta in meno di 30 metri, assieme a meccanismi di pressing tutti ancora da rodare. Anche la profondità della rosa suscita più di una preoccupazione nei tifosi dei Blues, soprattutto in previsione del logorante impegno dell’Europa League ogni giovedì. Se Fabregas sembra poter essere il rincalzo perfetto per Jorginho, su altri elementi come Drinkwater o Loftus-Cheek, Sarri avrà molto da lavorare. Con la probabile cessione di Bakayoko nelle ultime ore di mercato e la risoluzione della Courtois situation (terminata nell’acquisto di Kepa per la modica cifra di 80 milioni), Sarri si è anche liberato di un centrocampista disfunzionale alla propria idea di calcio e al giocatore più scontento della rosa. Con le conferme di Hazard e Willian, i veri pezzi da 90 della squadra, rimane solo da vedere se il calcio fluido e dinamico visto al San Paolo riuscirà ad attecchire in un ambiente, quello della Premier, da sempre più attento alla sostanza, piuttosto che alla forma. Nel frattempo, a Stamford Bridge, la rivoluzione Sarrista è già cominciata.

Non siamo ai livelli del Napoli, ma la mano di Sarri già si vede nella posizione di esterni e mezzali

Boring, boring Arsenal

“E’ dolce, quando i venti sconvolgono le distese del vasto mare, guardare da terra il grande travaglio di altri”. L’incipit del De Rerum Natura di Lucrezio riassume perfettamente il motivo per cui non bisogna perdersi nemmeno un secondo della stagione dei Gunners. Se l’avventura di Wenger a Londra si è chiusa con un paio di stagioni al di sotto delle aspettative, la prima di Emery sulla panchina dell’Emirates, si candida prepotentemente ad essere quella della crisi. Ma mentre, almeno inizialmente, il vedere la sorte accanirsi contro l’Arsenal a suon di sorteggi con il Barcellona agli ottavi di Champions faceva principalmente provare tristezza, con i roboanti fallimenti degli ultime campagne, non c’è più alcuna traccia di compassione. Non solo gli errori di un Wenger palesemente a fine ciclo da almeno 5 anni, ma anche gli abbagli di una dirigenza troppo distante, hanno trasformato ogni partita dei Gunners in qualcosa di catartico. Come se osservare le difficoltà dell’Arsenal, e i tremendi cross di Nacho Monreal, rendesse ben più insignificanti i nostri problemi quotidiani.

Detto questo, tutti pronti con pop corn e tanta buona volontà a seguire le avventure dei ragazzi di Emery in Premier. Perchè? Perchè nel momento in cui serviva un allenatore di polso, in grado di raccogliere un’eredità ingestibile e di fare gruppo nello spogliatoio, è arrivato Emery, uno che ha fallito con il PSG per il fatto di essere un pessimo comunicatore. Perchè il secondo acquisto più caro del mercato (20 milioni) è arrivato per il portiere, Bernd Leno, nell’unico ruolo in campo in cui non sembrava servissero innesti. Perchè invece in difesa, dove sarebbe servito un profilo di livello assoluto, è arrivato Sokratis. Perchè, in definitiva, il fantasma di Wenger continuerà ad infestare l’Emirates Stadium per tutta la stagione, e ben oltre.
In sintesi le aspettative per la stagione dell’Arsenal sono talmente basse che potrebbero aiutare finalmente la squadra di North London ad esprimersi al meglio. Lontana dalle pressioni di vittoria che aleggiavano sulle ultime uscite con Wenger in panchina, un ritorno al vecchio “Boring, boring Arsenal” dei primi anni ‘90 potrebbe solo che giovare ad una squadra ad oggi finalmente più defilata dalle luci della ribalta. Emery rimane comunque un tecnico coraggioso, assolutamente a proprio agio con sperimentazioni estreme, distante quindi anni luce dall’idealismo rigido dell’ultimo Wenger. Nel buio e anonimo mercato dell’Arsenal, l’acquisto di Lucas Torreira è una luce letteralmente abbagliante (e ne parleremo più avanti). L’ossatura della squadra poi non è sostanzialmente cambiata e davanti la qualità non di sicuro non manca.

E comunque non dimentichiamoci di Mesut Ozil.

Con la consapevolezza di essere un spanna sotto alle principali contendenti per il titolo, i Gunners potrebbero finalmente ritrovare quella serenità che da troppo tempo manca nel nord di Londra. Per inserirsi nella lotta per il titolo poi servirebbe uno sforzo ben maggiore. Ma male che vada, ci faremo due risate osservando le disgrazie dell’Arsenal dalla terraferma.

Le possibili sorprese

Nel campionato più ricco del mondo (per distacco), si fa presto a trasformare una squadra di operai in una macchina da guerra. Proprio per questo parlare di possibili sorprese è un compito più che arduo. Potenzialmente potrebbero stupire tutti i 14 club che rimangono escludendo le big six.

Fuori da qualsiasi apparente logica bisogna però partire dal fondo. Da due neopromosse. Sono infatti Wolverhampton e Fulham le due squadre che più di altre si candidano prepotentemente, a suon di milioni, ad una stagione da protagoniste. Per chi è abituato a neopromosse che per salvarsi si affidano ad un esercito di giocatori in prestito da team più blasonati (vedi Frosinone, Parma e Empoli), i 70 milioni in acquisti spesi da Cottagers e Wolves suonano quasi come un insulto. I soldi spesi invece per giovani promesse mai veramente realizzate (Adama Traorè e Mitrovic), per campioni sul viale del tramonto (Moutinho) e giocatori di culto delle Ligue 1 (Le Marchand e Seri) rivelano non solo la ricchezza della Premier, ma anche il coraggio di dirigenze pronte ad andare subito in all-in pur di confermarsi in un campionato di vertice. Ora tutto è nelle mani di due manager esperti come Nuno Espirito Santo e Slavisa Jokanovic, che dovranno dimostrare le proprie qualità da trascinatori per restare subito fuori dalla lotta per la relegation. La caccia ai piani nobili della Premier è ufficialmente aperta.

La top 3 dei migliori acquisti

Alireza Jahanbaksh
Ok, lui è in questa lista solo per gusti personali. Il mercato dei Seagulls è stato però ciò di più vicino ad una partita di Football Manager che si potesse immaginare. Sono arrivati giovani giocatori sconosciuti ai più, a cifre quasi sfacciate. Jahanbaksh ne è l’esempio perfetto. Arrivato per 19 milioni dall’Az Alkmaar, l’ala iraniana è un giocatore da tenere senza dubbio d’occhio. Capocannoniere del campionato olandese nella scorsa stagione con 21 gol e 12 assist all’attivo (numeri impressionanti per un esterno di destra), il numero 10 del Team Mellì è l’identikit perfetta del giocatore costruito apposta per giocare in Premier e per resistere ai ritmi infernali del calcio made in UK: buona corsa, soprattutto in allungo, ottime capacità di dribbling nello stretto e qualità con entrambi i piedi. Per quanto fatto vedere in Olanda il suo profilo ricalca molto quello di Ryad Mahrez, per la capacità di essere incisivo pur partendo da una posizione molto defilata. Se Chris Hughton sarà sufficiente bravo ad inserirlo gradatamente in un contesto molto più competitivo dell’Eredivisie, Jahanbaksh potrebbe rivelarsi come qualcosa di più di una semplice aggiunta per permettere al Brighton di salvarsi con tranquillità.

E comunque Jahanbaksh sarebbe un destro naturale.

Alisson Becker
No caption needed, non servono descrizioni. Alisson è l’acquisto che consentirà al Liverpool di giocarsi il campionato sostanzialmente ad armi pari con chiunque. Se gli 80 milioni spesi dal Chelsea per Kepa sono un esagerazione per un portiere, i quasi 75 sborsati dal Liverpool alla Roma, sembrano soldi ben spesi, fino all’ultimo centesimo. L’arrivo dell’estremo difensore della Selecao copre l’ultimo bisogno evidente rimasto nella rosa di Klopp, ovvero quello di un portiere in grado di gestire lo spazio alle spalle della propria difesa come fosse il giardino di casa propria e in grado di far ripartire l’azione con precisione, un must per una squadra che fa della velocità in transizione la propria carta vincente. Ora sta a Klopp riportare ad Anfield un titolo che manca ormai da troppo tempo.

Lucas Torreira
Come già detto l’unica nota positiva di un mercato, quello dell’Arsenal, in cui è regnata davvero poca logica. L’avventura di Torreira in Premier è invece tutta da seguire sia per quanto bene potrebbe fare sia per quanto rumorosamente potrebbe fallire. Sulla carta l’ex regista della Sampdoria è il giocatore perfetto per una squadra che da sempre fatica ad uscire palla al piede dalla difesa (grazie a difensori ruvidi come Mertesacker o Koscielny). La qualità di Torreira nello smistare il pallone in uscita e nel farsi trovare sempre pronto per riciclare qualsiasi possesso potrebbero rivelarsi come la chiave di volta per una squadra da troppo tempo in difficoltà quando pressata ad inizio azione. La stessa andaturari compassata del regista di Montevideo potrebbe però essere un grave limite nel momento in cui inevitabilmente si ritroverà fagocitato dei vertiginosi ritmi della Premier.

Nonostante i dubbi, per il valore assoluto del giocatore, divenuto in un paio d’anni un punto fermo del proprio club e della Celeste, Torreira rimane l’acquisto più intrigante che potremo vedere sui campi inglesi questa stagione. Good luck, Lucas!


 

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Studente di economia, classe '93, nato e cresciuto a Rimini. Si avvicina al calcio sin da piccolo, grazie ad un certo Roberto Baggio e ai Mondiali del 2002. Tifoso rossoblù per adozione, dopo aver vissuto per qualche anno a Bologna. Si limita a giocare a calcetto la domenica, data la poca qualità con il pallone tra i piedi, e a seguire qualsiasi campionato visibile in TV. Altre passioni: MLB, sci alpino e la settima arte.