Interventi a gamba tesa

John Isner, un gigante fra i campi da tennis


È risaputo che le persone molto alte sono meno agili di quelle più basse. Persino Usain Bolt concedeva qualcosa agli avversari quando si partiva dai blocchi (lui era circa un metro e novanta, gli avversari dieci-venti centimetri più bassi). Di conseguenza è complicato vedere persone molto alte capaci di eccellere in alcuni ruoli di alcuni sport.


Yao Ming non faceva il playmaker, e Jan Koller (per chi se lo ricorda), seppur più agile di altri giganti, non sapeva dribblare come Leo Messi, ma neanche come giocatori meno dotati.

Anche in uno sport come il tennis è fondamentale la reattività, sia per gli spostamenti, in avanti o laterali, sia nella preparazione dei colpi. Per fortuna il mondo è bello perché è vario. Infatti i giganti hanno una possibilità nel tennis. A beneficiare della stazza di un giocatore è principalmente un colpo: il servizio. Esiste quindi un numero di tennisti professionisti che praticano uno stile di gioco basato su prime di servizio che superano i 210 km/h e seconde che possono arrivare a 190. Kevin Anderson, Ivo Karlovic, Milos Raonic…

È un po’ più alto degli altri giocatori…

Oggi vogliamo parlare di un americano classe 1985, due metri e otto centimetri, circa centodieci kilogrammi di peso: John Isner. Originario del North Carolina, precisamente di Greensboro, si avvicina al tennis a undici anni. Ha un debutto tardo nel circuito professionistico, a ventidue anni, al Torneo ATP di Washington. È però un debutto da favola. Entrato come wildcard ed essendo all’incirca il numero 900 della classifica ATP, raggiunge la finale grazie a una serie di fortunati tiebreak nel terzo set, dove deve arrendersi a Andy Roddick, probabilmente il miglior giocatore statunitense del nuovo millenio. In un solo torneo guadagna settecento posizioni nel Ranking e arriva per la prima volta in top 200. Il suo 2007, anno del debutto, si conclude a ridosso dei primi cento del mondo.

Lasciamo perdere l’aspetto biografico, e invece facciamo due ragionamenti più in generale. Prima di tutto: è bello guardare una partita di John Isner? Ovviamente la risposta sarebbe “De gustibus”, ma devo essere sincero. NO. Dopo tre o quattro game hai visto tutto quello che c’è da vedere. Certo puoi tenere il conto di quale è la massima velocità raggiunta dal suo servizio, se dall’altra parte c’è un giocatore dotato di ottima risposta potrai vedere qualche colpo spettacolare (tirare un vincente rispondendo a un servizio che viaggia a più di 200 km/h è qualcosa di notevole…). Ma, in ultima analisi, il livello di intrattenimento scende, essendo la partita decisamente ripetitiva: il gigante tiene il servizio con bordate allucinanti, cerca di inventarsi qualcosa per brekkare l’avversario, e via di nuovo…

Torniamo al discorso con cui abbiamo cominciato, agilità e reattività. Sono i punti deboli di un giocatore di questa stazza. Se ha la possibilità di giocare un dritto comodo, Long John può fare molto male anche con questo colpo. Ma quando deve spostarsi repentinamente da un lato all’altro del campo, o se gli arriva un colpo “al corpo”, si notano tutte le difficoltà di un bestione di quasi due metri e dieci centimetri. Anche nei colpi a volo, per quanto rientrino nei suoi schemi più usati, non dimostra la stessa sensibilità dei migliori interpreti del genere. Ma forse la più grande lacuna del suo gioco è il rovescio,  con il quale spesso si appoggia su uno slice poco insidioso che può fornire ai suoi avversari un ottima base per dei colpi angolati e aggressivi, oltre che una strategia valida per tutto il match, cioè costringerlo a giocare questo colpo, probabilmente di gran lunga il più debole dei suoi.

Attenti che arriva la bomba!

Riassumendo: il gioco di Isner può essere noioso e ripetitivo, e presenta grosse lacune in mobilità e reattività. Cosa c’è di interessante su di lui allora? Prima di tutto perché, come abbiamo detto, i “Big Server” sono una categoria di giocatori che esiste e che è estremamente prolifica. John Isner ne è, insieme al decano Ivo Karlovic, il massimo esponente. E probabilmente, fra i big server puri, è anche il più vincente. Nel 2018, sebbene non più giovanissimo, ha vinto il suo primo Master 1000, in casa sua, negli USA, più precisamente a Miami. E ha anche raggiunto la semifinale a Wimbledon, dove ha perso dopo una maratona di più di sei ore da Anderson, un altro gigante di più di due metri. In secondo luogo, Long John è un professionista esemplare. Si tratta di un giocatore che si è costruito pian piano, cercando, nei limiti del possibile, di limare i suoi difetti (non avrà mai il rovescio di Djokovic, ma può provare a metterci una pezza). Cerca di sfruttare il suo servizio per applicare schemi di serve & volley, nonostante, come già detto, non sia un fenomeno a rete (la reattività è una componente fondamentale nel gioco di volo).

Una partita che è già storia.


Come ultima ragione, parliamo dei giovani emergenti e delle loro caratteristiche. A detta di molti i due talenti più puri presenti fra i “nuovi” del circuito ATP sono Nick Kyrgios e Alexander Zverev. Sasha è alto un metro e novantotto centimetri, e ovviamente è dotato di un servizio davvero potente. L’australiano, seppure più basso (ma comunque 1.93), è celebre per avere una battuta che “fa i buchi per terra”. Può essere un segnale per il futuro? I giocatori migliori del mondo saranno degli spilungoni con una prima di servizio paragonabile a quella di Isner ma con anche grande mobilità e sensibilità nel colpire la pallina? È presto per dirlo, ma la tendenza sembra questa per il momento (un altro giocatore molto talentuoso, Stefanos Tsisipas, è alto 1.91, ma dotato di un ottimo rovescio a una mano). Tutto questo senza menzionare Milos Raonic che ha raggiunto la finale di Wimbledon, costruendo dei buoni colpi quando, a inizio carriera, sembrava solo un altro big server di quasi due metri. Molto simile alla parabola di Raonic anche quella di Cilic, che ha vinto uno US Open dopo aver eliminato in semifinale Roger Federer a suon di prime di servizio e di grandi dritti. Il croato adesso è stabilmente ai primi posti del ranking ATP.

A rete ci prova e ogni tanto ci riesce…

John Isner può essere allora un quasi-precursore del futuro top-player? Un gigante che ha naturalmente un servizio potentissimo e che riesce a giocare con abilità anche gli altri colpi? Come prima, lo scopriremo solo vivendo, come cantava Lucio Battisti. Per ora siamo davanti a un ottimo giocatore, con uno stile davvero peculiare. Forse non è il giocatore migliore dal punto di vista dell’intrattenimento, però, quando sentiamo la notizia che un giocatore così fuori dagli schemi ha conseguito un altro bel risultato, un sorriso ce lo strappa sempre.


 

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Nato a Monza il 22/01/1992. Segue lo sport fin da bambino, soprattutto il calcio. Si innamora del tennis negli anni delle scuole medie, anche e soprattutto grazie all'immenso Re Roger Federer, di cui è fan sfegatato. Tifoso del Milan fin da piccolo. Laureato in Matematica. Segue anche lo sci durante la stagione invernale.