Interventi a gamba tesa

Il mito del regista: abusi e interpretazioni di un ruolo chiave


Quante volte, guardando una partita in TV o commentando un post su Facebook, ci siamo imbattuti nell’ambigua parola del “Regista”, metafora cinematografica che rimanda al ruolo di un giocatore che deve saper fare regia, cioè guidare, attraverso visione di gioco e qualità tecnica, il possesso palla della propria squadra. Spesso, quasi sempre, si abusa di questo termine, come se giocare in quella posizione o indovinare un semplice lancio lungo possa essere garanzia della certificazione del ruolo (quale giocatore non ha mai azzeccato un lancio in carriera?). Ma, come ha anche sottolineato il buon Adani, “il regista non è un ruolo, ma bensì un compito“, facendo intendere con ciò che bisogna uscire dalla classica concezione secondo cui il regista, o presunto tale, è colui che gioca al centro del centrocampo, ma bisogna sforzarsi di concepire questo ruolo come l’influenza di un determinato giocatore sul possesso palla della propria squadra, più che la posizione all’intero del sistema di gioco.

In questo articolo si cercherà di analizzare brevemente la storia del ruolo e le differenze ed i vari interpreti che nè hanno ridefinito interpretazione e concezione.


Parlando di registi non può non venirci in mente il nome di Andrea Pirlo, probabilmente il giocatore a cui si è legata indissolubilmente l’etichetta di questo ruolo: un giocatore tecnicamente sublime, lento di gambe (motivo per cui all’Inter, nel ruolo di trequartista, non fece bene), ma non di pensiero, sempre pronto a premiare con un’incredibile precisione nel lancio lungo i movimenti dei compagni, senza contare l’incredibile qualità nel primo controllo, che faceva saltare la pressione di qualsiasi avversario; vederlo donava ai tifosi una sensazione di tranquillità senza eguali, una certezza quasi matematica che difficilmente qualcuno avrebbe potuto toglierli palla, soprattutto in una zona del campo nevralgica. Purtroppo difficilmente vedremo altri giocatori come lui, quindi dovremo farcene una ragione, anche se tutt’ora spesso nel valutare un regista il confronto viene costantemente fatto con “il Maestro“.

Ma prima di addentrarci nella descrizione di altri giocatori simili, facciamo una breve parentesi sui sistemi di gioco, sulle posizioni e sull’evoluzione dei ruoli, facendo inoltre chiarezza sul gergo tecnico.

Riferendoci alle posizioni del centrocampo, possiamo sinteticamente distinguere:

  • un centrocampo a 2 (es: 4-2-3-1 o 4-4-2), con i 2 mediani o “doble pivolte”: in questo caso facciamo spesso riferimento a 2 giocatori che dovrebbero essere complementari, viene cioè affiancato al regista un giocatore più muscolare, cioè un incontrista (es: Gattuso, Makelele, Vieira, Davids, Kantè), un giocatore tecnicamente grezzo ma utile in fase di non possesso, forte fisicamente, bravo nell’intercetto, nel contrasto e con grandi capacità aerobiche.
  • centrocampo a 3 (es: 4-3-3 o 3-5-2), con il centrocampista centrale (chiamato spesso play maker) che è solitamente il regista e viene quindi affiancato da 2 mezzali: queste sono solitamente una mezzala abile nell’inserimento (mezzala incursore, es: Gerrard, Hamsik, Rakitic) ed un’altra più propensa ad aiutare il regista nella costruzione della manovra (mezzala di possesso, es: Verratti, Seedorf, Modric)

Appare evidente quindi come una netta categorizzazione non è mai troppo utile se non viene contestualizzata, altrimenti il calcio non sarebbe lo sport più bello del mondo. Nonostante ciò l’intento è quello di capire le differenze in base allo stile di gioco della squadra e dei giocatori.

Un altro termine che viene frequentemente usato è quello del “METODISTA“: possiamo definirlo come un mediano di regia, che unisce, senza eccellere, le doti del regista e dell’incontrista; si fa riferimento a questo ruolo quando parliamo del classico giocatore che gioca davanti alla difesa, ad esempio nel 4-1-4-1, sistema di gioco utilizzato da molte squadre soprattutto in fase difensiva. Questa posizione è probabilmente la più antica e ricca di storia: il termine si rifà al “Metodo”, un sistema di gioco in voga negli anni 30′, numericamente definibile con un 2-3-2-3, che vedeva nel centromediano metodista (L. Monti il più celebre) la figura di riferimento, un giocatore che arretrava per marcare il centravanti avversario (come uno stopper) e dava il via alla manovra con i propri lanci lunghi.

Il Metodo ed il suo protagonista L. Monti.

Attualmente questo ruolo è interpretato ottimamente da Jorginho, difatti spesso viene spesso considerato un giocatore d’altri tempi, anche se certamente non ha le adeguate caratteristiche in marcatura per poterlo davvero definire tale.

Giocatori simili possono essere considerati Carrick, Cambiasso, T. Motta, Van Bommel, Busquets, De Rossi, Mascherano, Biglia, Gago, Casemiro, Magnanelli, Henderson, Torreira, Fernandinho, A. Herrera, ecc.

La principale differenza che generalmente contraddistingue questi giocatori dai veri e propri registi è la minore creatività, che li porta ad un gestione della sfera più oculata e conservativa, volta a ridurre i rischi ed a mantenere il possesso senza prendersi troppi rischi.

Fiorentina posizionata con un 4-1-4-1 in fase difensiva, con Badelj a fare da schermo davanti alla difesa

Situazione simile all’immagine precedente, con Montolivo da metodista

Un sinonimo tecnico, usato soprattutto in Sud America e di derivazione argentina, è quello del VOLANTE, sempre per definire un mediano difensivo, un giocatore che staziona davanti alla difesa e che deve essere bravo in entrambe le fasi. Questo termine è un omaggio all’inventore di questo ruolo, Carlos Martin Volante, che con la maglia numero 5, divenuta marchio di fabbrica di questo ruolo, ha anche militato in Italia negli anni 30′; si può differenziare dal classico metodista italiano in quanto il volante argentino è sicuramente dotato di minore forza fisica ed aggressività, ma abbina migliori capacità cerebrali e tattiche.

Carlos Volante ed il Sistema della “Diagonal” del Flamengo di Kürschner (1938-1943)

Con intelligenza tattica si può intendere un movimento preventivo atto a chiudere o comunque sporcare una linea di passaggio, che può spesso considerarsi più efficace, anche se meno spettacolare da guardare, di una scivolata. Facciamo quindi attenzione nel valutare negativamente un calciatore che non entusiasma per stile di gioco, ma che attraverso una previsione dell’azione di gioco, riesce sempre ad essere posizionato nel miglior modo possibile ed a leggere quindi anticipatamente lo sviluppo dell’azione.

Pjanic posizionato male, non taglia la linea di passaggio verso Messi

Dybala scherma ottimamente Jorginho, impedendo il suo coinvolgimento nel giro palla del Napoli

Di derivazione argentina è anche il ruolo dell’enganche: il 10 sudamericano, regista offensivo che gioca a tutto campo, solitamente dalla difficile collocazione tattica, che rimanda ad un calcio romantico d’altri tempi, in cui intensità e pressing non erano prioritari e ciò permetteva una libera espressione di questo ruolo.

Il più grande interprete è sicuramente stato Riquelme, ma non dimentichiamo Bochini, Sivori e Aimar, mentre tornando al presente abbiamo Pastore, Banega e Paredes, anche se l’evoluzione tattica moderna spinge spesso i giocatori con queste caratteristiche verso posizioni più arretrate.

Più che veri e propri registi vecchio stampo si possono considerare come dei trequartisti d’altri tempi, eccellenti nella rifinitura e nella tecnica, ma difficilmente posizionabili come centrocampisti centrali in quanto, oltre alle scarse attitudini difensive, la loro grande creatività rischierebbe di sfociare in una gestione del possesso eccessivamente rischiosa e verticale (a tal proposito prenderei d’esempio gli ottavi di finale di Champions League 2017/18 tra Psg e Real Madrid, in cui Emery schierò a sorpresa Lo Celso come regista, salvo poi pentirsi e sostituirlo con T. Motta, mossa che migliorò nettamente entrambe le fasi di gioco dei francesi: http://www2.squawka.com/football-player-rankings#performance-score#player-stats#champions-league|season-2017/2018#psg#midfielder#16#40#0#0#90#12/09/2017#26/05/2018#season#1#all-matches#total#desc#total)

Un’azione di Riquelme che racchiude bene la definizione di “regista a tutto campo“.

Andando in Inghilterra abbiamo invece il mito del centrocampista “box to box“, del tuttocampista che riesce a svolgere tutti i compiti che gli si richiedono, dal recuperare palla nella propria area all’andare a concludere in rete con un tiro da fuori o un inserimento.

Esempi classici possono essere Neeskens, Gullit, Gerrard, Lampard o Yaya Toure.

Ora che abbiamo una visione completa dei termini e delle culture di provenienza, dobbiamo fare una contestualizzazione riguardante alcuni giocatori che sono difficilmente collocabili in ognuna di queste categorie, questo poichè posseggono caratteristiche intermedie tipiche di ogni ruolo, che nè fanno giocatori unici nell’interpretazione: parlo dei vari Pogba, Milinkovic Savic, ma anche K.P. Boateng, Vidal e Nainggolan, questi ultimi inquadrabili come trequartisti-incursori, che abbinano a grandi qualità difensive ottime capacità realizzative. Possono considerarsi un’evoluzione del ruolo che un tempo veniva chiamato mediano di spinta (es. Tardelli), evoluzione dovuta al fatto che oggi il pressing viene spesso portato in avanti e questi giocatori consentono di sporcare la costruzione della squadra avversaria fin dalle prime fasi, coniugando a ciò un’ottima capacità d’inserimento.

Sottolineo ancora una volta come queste categorie siano pienamente opinabili e spesso cangianti, voglio cioè dire che non si può certo escludere  che un mediano come Mascherano possa trovare il goal attraverso un’inserimento da dietro, ma che certamente mi aspetterei questa giocata da un giocatore più offensivo e propenso alla rete come Vidal.

Allo stesso modo bisogna considerare che molti giocatori si riciclano in un nuovo ruolo e questo permette loro di allungare la carriera, ovviando ai limiti fisiologici dovuti all’eta: è il caso dei vari De Rossi, Gerrad, Fabregas o Marchisio, calciatori che negli ultimi anni della loro carriera hanno arretrato il loro raggio d’azione fino a giocare davanti alla difesa, divenendo di fatti dei metodisti.

Ora, ritornando al discorso iniziale, sono davvero pochi i calciatori che oggi giocano come centrocampisti centrali e che possiamo annoverare come l’evoluzione di quello che un tempo era il ruolo del regista, ruolo reso celebre dai vari Didì, Falcao, Saurez, Veron, Redondo, MatthaeusPirlo, Xavi, Xabi Alonso ecc., anche se la stessa interpretazione del compito da parte di questi giocatori era personale, c’era cioè chi la esercitava affidandosi soprattutto alla precisione dei propri lanci lunghi e chi invece preferiva impostare attraverso passaggi corti.

Probabilmente è un ruolo destinato a scomparire, poichè oggi in mediana si richiedono giocatori sempre più eclettici, performanti e fisicamente forti, ma le tendenze tattiche non si possono mai prevedere con certezza.

La finta con cui Falcao manda a vuoto tre giocatori italiani e segna a Zoff, nella finale mondiale dell’82, comunque persa dai brasiliani.

Oggi possono essere considerati tali i vari Kroos, Weigl, Kampl, Fabregas, T. Alcántara, ma anche Parejo, Cazorla, Sahin e Drinkwater, mentre in Italia gli ultimi esponenti del ruolo sono stati Lodi, G. D’Agostino, C. Zanetti, Liverani, D. Pizarro e Ledesma.

Tra i migliori giocatori  che svolgono il ruolo di registi occulti anche se di fatto non giocano come centrocampisti centrali possiamo considerare:

  • i difensori centrali Bonucci, Hummels, Pique, D. Luiz, T. Silva, Alderweireld e Ramos
  • i terzini D. Alves, R. Guerreiro, S. Roberto, Kolarov e Marcelo
  • i trequartisti mobili Eriksen, Isco, Ozil, Banega, B. Valero, J. Rodriguez, Verratti, D. Silva e Dybala
  • le mezzali di possesso Iniesta, Coutinho, Modric, Pjanic, Verratti e Bonaventura

Nel panorama calcistico odierno determinati giocatori, come il regista difensivo Bonucci, non possono avere la giocata libera, altrimenti questi sono i rischi.

La versatilità di alcuni giocatori (come ad esempio Pjanic, che nel 4-2-3-1 bianconero ha svolto il ruolo del regista pur non potendolo effettivamente considerare tale) è dipendente dal sistema di gioco e dai sincronismi che si vengono a creare. L’abilità dell’allenatore sta proprio quì, nel capire dove, quando e come un giocatore rende meglio, evitando equivoci tattici clamorosi (mi viene in mente Kondogbia all’Inter a cui veniva chiesto di impostare invece che di interdire ed inserirsi oppure Verratti schierato come regista).

Uno dei più grandi dilemmi tattici per noi italiani è l’eredità di Pirlo: Verratti può farlo o bisogna ripiegare verso soluzioni diverse? Alcuni dati (come la pass accuracy), se interpretati bene, possono aiutarci a capirne qualcosa: https://www.google.it/search?biw=1280&bih=842&tbm=isch&sa=1&ei=3zdgW72mKI_6wAL6pbPoBw&q=regista+calcio+jorginho&oq=regista+calcio+jorginho&gs_l=img.3…11131.12927.0.13151.8.8.0.0.0.0.200.591.0j2j1.3.0….0…1c.1.64.img..5.0.0….0.9jrfco3XoXc#imgrc=isFlQTQf7Bw2gM:

Tutte queste differenze sono sicuramente tenute in considerazione dagli allenatori, anche se questi, quando c’è da scegliere chi schierare nel proprio centrocampo, valutano principalmente questi fattori:

  • interdizione
  • abilità nell’inserimento
  • abilità in palleggio
  • intelligenza tattica
  • prestanza fisica

Pare quindi ovvio che il centrocampista perfetto non possa esistere, in quanto è praticamente impossibile eccellere in ogni aspetto di gioco, ma la preponderanza verso una determinata qualità determina la caratteristica e la posizione più adatta di un calciatore, sempre in relazione al sistema ed ai principi di gioco: non si può chiedere ad un giocatore come Busquets di difendere ampie porzioni di campo, cosa che invece è bravissimo a fare Kantè, eppure entrambi sono dei mediani, ma dalle qualità completamente differenti.

Il termine mediano si rifà comunque ad un calciatore dalla grande fisicità e facilità di corsa, ma anche quì le sottocategorie sono varie: andiamo dai classici incontristi fisicamente eccelsi (Matic, Wanyama, D. Pereira, W. Carvalho, Ndidi, Nzonzi) ai cursori (Can, Bakayoko, Kessie, Paulinho, N. Keita) fino ad arrivare ai quei giocatori più tattici (J. Martinez, Dier, Illaramendi, L. Leiva) o più propensi alla corsa ed alla fatica (Kantè, Matuidi, Allan).

Nonostante tutte le classificazioni del caso, non potremo mai sfuggire all’imprevedibilità del gioco del calcio, alla casualità e alla varietà di soluzioni che si possono palesare, ma ci sembra comunque opportuno cercare di mettere ordine nel caos del qualunquismo tecnico-tattico, visto che tra l’altro i mass media non aiutano in questo.


 

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Nato a Mesagne il 6/7/1995 ma vive ad Erchie. Laureando presso la facoltà di scienze motorie di Urbino, calcio-dipendente al punto da dedicarvi la propria carriera universitaria e non solo, si diletta nelle analisi tattiche. Tuttora calca i peggiori campi di provincia nei diversi campionati dilettantistici e, tra una scivolata ed una sportellata, trova anche il tempo di allenare i ragazzi e festeggiare i numerosi trofei che la Juventus gli sta regalando. Collaboratore Sportellate.it